Biografia Attivo tra il 580 e il 640 circa, fu l'ultimo rappresentante della scuola neoplatonica di Alessandria, letterato della corte dell'imperatore Eraclio I e docente all'università di Costantinopoli; fu dedito all'insegnamento di geometria, aritmetica, astronomia e musica e scrisse commentari alle opere di Platone e di Aristotele..

Suo discepolo fu Sofronio di Gerusalemme, monaco, teologo e vescovo siriano che fu patriarca di Gerusalemme.

Stefano scrisse un commento al De interpretatione di Aristotele, un trattato astronomico-cronologico e una voluminosa opera ermetica con temi di alchimia dal titolo Stefano di Alessandria, filosofo universale e insegnante della grande e sacra arte. Sulla fattura dell'oro dove si evidenzia un fitto simbolismo:

Copie manoscritte del trattato di Stefano si trovano in diverse biblioteche in Europa con annessi quattro poemi, attribuiti a Eliodoro, Teofrasto, Ieroteo ed Archelao, ma per le caratteristiche stilistiche probabilmente composti dallo stesso autore su parti dell'opera di Stefano.Paolo Lucarelli, Abstracta, n° 45 (giugno 1990), pp. 14-21

Nel Testamentum di Morieno, eremita vissuto nella Gerusalemme al tempo della conquista araba, si parla di come Stefano, che è soprannominato Adfar, abbia influenzato e sia stato alla base dell'alchimia araba, che prende spunto da lui.

Potrebbe aver messo mano al Piccolo commento alle Tavole manuali di Tolomeo di Teone di Alessandria, includendovi uno scolio di Simplicio sugli epicicli (Commento al De caelo, 32.34-33.16) depurato della sua originale polemica contro Giovanni Filopono.

Opere

Sull'arte grande e sacra Sulla fabbricazione dell'oro Lettera di Stefano a Teodoro, che comprende le teorie alchemiche sviluppate fino a quel tempo

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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