Becchin'amor! - Che vuo', falso tradito? è un contrasto di Cecco Angiolieri.

Il testo – Becchin'amor! – Che vuo', falso tradito? – Che mi perdoni. – Tu non ne se' degno. – Merzé, per Deo! – Tu vien' molto gecchito. – E verrò sempre. – Che sarammi pegno?

– La buona fé. – Tu ne se' mal fornito. – No inver' di te. – Non calmar, ch'i' ne vegno. – In che fallai? – Tu sa' ch'i' l'abbo udito. – Dimmel', amor. – Va', che ti vegn'un segno!

– Vuo' pur ch'i' muoia? – Anzi mi par mill'anni. – Tu non di' ben. – Tu m'insegnerai. – Ed i' morrò. – Omè che tu m'inganni!

– Die tel perdoni. – E che, non te ne vai? – Or potess'io! – Tègnoti per li panni? – Tu tieni 'l cuore. – E terrò co' tuo' guai.

Analisi Nel sonetto Cecco Angiolieri riporta un dialogo tra il poeta stesso e la sua amata Becchina (diminutivo di Domenica): questa, probabilmente convinta di essere stata tradita da Cecco, lo respinge, mentre lui non vuole assolutamente perdere la donna e riesce, alla fine, a convincerla a non sciogliere i vincoli d'amore. L'intento parodico del sonetto, che fa il verso ai contrasti tipici della poesia medievale, è evidentissimo nell'accostamento di colorite espressioni popolari, come "che ti veng'un segno", e termini propri della tradizione cortese, tra i quali merzé, gecchito e pegno e nell'inserimento di questi in una scena assai meschina.

Bibliografia Cecco Angiolieri, Rime, Fabbri editori, 1995 Romano Luperini, Pietro Cataldi, Lidia Marchiani, Franco Marchese, il nuovo La scrittura e l'interpretazione, volume 1, Palumbo editore, ISBN 978-88-8020-843-3

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