Biografia Le origini Walther Jervolino nasce a Bondeno, in piena Seconda Guerra Mondiale. La famiglia si trasferisce dopo pochi anni a Torino, nel quartiere popolare di Borgo Vittoria, lasciando definitivamente la provincia di Ferrara.Lucio Scardino (a cura di), Cimicchi e gli altri. Surrealismi a Ferrara (1950-1980), Ferrara, 2025

Dopo aver frequentato l'Accademia delle Belle Arti sotto la guida di Mario Calandri e Giacomo Soffiantino, si trasferisce nel 1968 in Inghilterra, prima a Londra e successivamente a Derby, dove affina le sue abilità pittoriche, fortemente in contrasto con le avanguardie artisticheZuliani Stefania, Figure dell'arte 1950-2000, ISBN 978-88-7419-015-7 post-moderne.

Le prime opere Rielaborando le tecniche pittoriche rinascimentali e fiamminghe, torna in Italia nel 1970 e affronta i temi dell'anarchia e del disagio sociale e politico degli anni di Piombo con dipinti che risentono di una forte impronta surrealista. Comincia ad esporre in numerose gallerie negli Stati Uniti, in Germania, nei Paesi Bassi e in Francia, collaborando esternamente con la corrente pittorica legata alla rivista "Surfanta".

Lo stile pittorico Considerato da alcuni importanti critici "esotericocfr. Vittorio Sgarbi, Catalogo Mostra "Preghiere d'artista", 2013.", o artista le cui opere ci fanno avere "la sensazione di essere ai limiti del tempo in una dimensione tutta spiritualecfr. Concetta Leto, op. cit.", Jervolino riesce a sintetizzare la raffinatezza dei chiaroscuri caravaggeschi a tematiche tipicamente novecentesche, quali la perdita di valore dell'io e il sogno come unica dimensione in cui ritrovare i propri frammenti di sé.

La rivalutazione critica postuma Le sue opere continuano a essere incluse in importanti rassegne museali europee storiche, come la grande mostra sui Surrealisti Italiani al Mart di Rovereto curata da Denis Isaia da un'idea di Vittorio Sgarbi, dove i lavori di Jervolino sono stati esposti accanto a maestri come De Chirico e Alberto Savinio.

Sgarbi ne riconosce il valore all'interno di quella frangia della pittura italiana (vicina anche alle suggestioni torinesi del gruppo Surfanta) capace di unire il sogno, il paradosso visivo (celebre la sua serie sulla Morte di Pinocchio) e la critica sociale profonda.

La morte di Pinocchio All'interno delle sue opere, rimane celebre "La morte di Pinocchio" del 1986. Rielaborata successivamente in diversi altri dipinti, Jervolino esamina la figura di Pinocchio, famoso burattino creato da Collodi, immaginando un differente scenario per il finale: Pinocchio è barbaramente trucidato perché colpevole di numerosi crimini. Questo finale, tra l'altro, è in origine nelle intenzioni dello stesso Carlo Collodi, che aveva immaginato l'impiccagione finale di PinocchioEmma Nasti, "Pinocchio", libro per adulti, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 3, 1969..

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