Nella tradizione cristiana i MagiGreco antico μάγοι magoi, derivato dall'antico persiano magush. (singolare Magio)La forma singolare (rifatta sul plurale magi) si trova nelle espressioni antiquate «stare come un magio» (rimanere stupefatto) e «stare ritto come un magio» (tenere una posizione eretta). La differenza tra mago/maghi e magio/magi, spiega il DELI (che cita da R. Schmitt in Glotta XLIX), «è intervenuta proprio per individuare univocamente i Magi del racconto evangelico da tutti gli altri maghi». Storicamente il magio era un «sacerdote dell'antica religione persiana, seguace della dottrina di Zaratustra, cultore di una religione politeistica, adoratore del fuoco e del Sole, e dedito anche a pratiche esorcistiche e divinatorie; costituí la casta sacerdotale del paese; talora esercitò anche il potere politico» (Battaglia). Le due parole, mago/magio derivano, attraverso la mediazione del greco e del latino, dal persiano antico magush, «sacerdote persiano». sono alcuni saggi astrologi che, secondo il Vangelo di Matteo (), seguendo «il suo astro»Il termine suo è riferito a Gesù. giunsero da Oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, il «re dei Giudei» che era nato.

Alcuni storici interpretano questo racconto evangelico come un particolare leggendarioMauro Pesce in Augias-Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2006., mentre altri storici e biblisti e il Magistero della Chiesa cattolica ne sostengono la veridicitàGiuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962. Più recente Carsten Peter Thiede, Jesus, Edizioni Messaggero Padova, 2009.. Il particolare ha comunque avuto una straordinaria fortuna artistica, in special modo nelle rappresentazioni della natività e del presepe.

Il racconto evangelico li descrive in maniera estremamente scarna e la successiva tradizione cristiana vi ha aggiunto alcuni particolari: erano tre (sulla base dei tre doni portati, oro, incenso e mirra) e si chiamavano Melchiorre, Baldassarre e GaspareUna delle fonti più antiche a riportare questi tre nomi è lExcerpta Latina Barbari, 51B, vedi Excerpta Latina Barbari - translation (in inglese). Stessi nomi si ritrovano, con alcune varianti, anche nel Vangelo armeno dell'infanzia. Esistono comunque anche tradizioni diverse, vedi Nomi tradizionali dei Re Magi.. Nel tardo medioevo si ritenne che fossero oltre che sapienti anche dei re, venuti simbolicamente a rendere omaggio al bambino Gesù dalle tre parti del mondo allora conosciuto: Asia, Europa e Africa. Secondo la simbologia bizantina spesso sono raffigurati come le tre età dell'uomo: il giovane, l'uomo maturo e l'anziano.

Il racconto di Matteo Il Vangelo secondo Matteo è l'unica fonte cristiana canonica a descrivere l'episodio. Secondo il racconto evangelico i Magi, al loro arrivo a Gerusalemme, per prima cosa, fecero visita a Erode, il re della Giudea romana, chiedendo dove fosse «il re che era nato», in quanto avevano «visto sorgere la sua stella», pensando che Erode ne fosse al corrente. Erode, mostrando di non conoscere la profezia dell'Antico Testamento (Michea ), o temendo di perdere il proprio regno, ne rimase turbato e chiese agli scribi dove doveva nascere il Messia. Saputo che si trattava di Betlemme Efrata di Giudea, li inviò in quel luogo esortandoli a trovare il bambino e riferire i dettagli del luogo dove trovarlo, «affinché anche lui potesse adorarlo» (). Guidati dalla stella essi arrivarono a Betlemme e giunsero presso il luogo dove era nato Gesù, prostrandosi in adorazione e offrendogli in dono oro, incenso e mirra (). Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, fecero ritorno alla loro patria per un'altra strada. Scoperto l'inganno Erode si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, dando luogo alla Strage degli innocenti (), ma Giuseppe, avvertito anticipatamente in un sogno, fuggì in Egitto () con la famiglia.

Il passo di Matteo non fornisce il numero esatto dei Magi, ma la tradizione più diffusa, basandosi sul fatto che vengono citati tre doni, parla di tre uomini. In realtà, il testo greco non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di "alcuni Magi dall'Oriente" (μαγοι απο ανατολων, magoi apo anatolōn), quindi l'unica informazione riportata è che erano più di uno. Il testo non specifica neanche l'intervallo di tempo trascorso tra la nascita di Gesù e l'arrivo a Betlemme dei Magi. Dal vangelo secondo Luca sappiamo che Giuseppe, Maria e Gesù rimasero a Betlemme 40 giorni, cioè sino alla Presentazione al Tempio; non è chiaro se la visita dei Magi sia avvenuta prima o dopo quest'episodio. Secondo alcuni autori che hanno proposto l'armonizzazione degli eventi raccontati dai Vangeli, la visita dei Magi e l'immediata successiva fuga in Egitto dovrebbero avere avuto luogo dopo la presentazione al Tempio (al termine della quale la famiglia di Gesù sarebbe rientrata a Betlemme), in contrasto con la tradizione liturgica, che lascia solo dodici giorni fra Natale ed EpifaniaSteven L. Cox, Kendell H. Easley, Harmony of the Gospels, 2007. D'altro canto, basandosi sul passo di Matteo che riguarda la Strage degli innocenti (), una delle poche cose certe è che la visita sia avvenuta entro due anni dalla nascita di Gesù, poiché Erode, informato dai Magi, decise di uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù.

Qualche autore moderno ha ipotizzato che la visita dei Magi sia avvenuta a Nazaret: essi si sarebbero recati a Betlemme, ma non vi avrebbero trovato Gesù, già ripartito con i suoi; usciti dalla città, sarebbero stati guidati dalla stella fino a NazaretJeffrey A. Gibbs, Concordia Commentary: Matthew 1:1-11:1, 2006. Secondo una variante di questa teoria, i Magi non si sarebbero spinti fino a Nazaret, ma l’incontro sarebbe avvenuto in una locanda di Betania, dove la Sacra Famiglia si sarebbe fermata a riposare dopo la cerimonia della presentazione al Tempio prima di avviarsi verso Nazaret.

Questi tentativi di armonizzazione non sono comunque ritenuti giustificabili da molti studiosi, anche cristiani. Per esempio il teologo Raymond Brown – che considera i due resoconti dell'infanzia, di Matteo e Luca, non storici e in contraddizione tra loro, tanto "che gli sforzi per armonizzare le narrazioni in una storia consecutiva sono del tutto infruttuosi" – ritiene che Matteo e Luca abbiano inserito, probabilmente dopo la stesura dei loro vangeli, tutto o parte dei racconti delle natività in base alle proprie necessità redazionali e teologicheRaymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 6, 35-38, 497, 562, ISBN 0-385-47202-1. e, in particolare, in merito al rientro a Nazaret della Sacra FamigliaMatteo narra dell'adorazione dei Magi, della strage dei bambini sotto i due anni e conseguente fuga e permanenza in Egitto della Sacra Famiglia, prima di giungere a Nazaret (); Luca, al contrario, dice esplicitamente che la Sacra Famiglia, poco oltre un mese dalla nascita di Gesù e l'adorazione dei pastori - fatti la circoncisione e i riti della purificazione con la presentazione al Tempio in Gerusalemme - si stabilì subito a Nazaret: "Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret". ()., al pari di molti altri studiosiJohn Dominic Crossan, Gesù una bibliografia rivoluzionaria, Ponte alle Grazie, 1994, pp. 38-43, ISBN 88-7928-270-0; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 154-155, ISBN 978-88-430-7821-9; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, note p. 2439, ISBN 978-88-10-82031-5; Bart D.Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 32-33, ISBN 978-0-06-186327-1., ritiene inconciliabili i due resoconti. Brown sottolinea, infatti, come "pure l'armonizzatore più determinato dovrebbe essere dissuaso dall'impossibilità di riconciliare un viaggio della famiglia da Betlemme all'Egitto con il racconto di Luca di portare il bambino a Gerusalemme quando aveva quaranta giorni e poi di andare da Gerusalemme a Nazareth dove risiedevano" e "questo ci porta all'osservazione che le due narrazioni non sono solo diverse, sono contrarie l'una all'altra in una serie di dettagli [...] Luca ci dice che la famiglia tornò pacificamente a Nazareth dopo la nascita a Betlemme (2:22,39); questo è inconciliabile con l'implicazione di Matteo (2:16) che il bambino aveva quasi due anni quando la famiglia fuggì da Betlemme in Egitto ed era ancora più vecchio quando la famiglia tornò dall'Egitto e si trasferì a Nazareth".Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, pp. 36, 189, ISBN 0-385-47202-1.

Storicità e significato teologico dell'avvenimento

Sull'evento non esistono prove storiche e gli studiosi discutono se sia realmente accaduto. L'esegesi storico-critica, a partire dal XIX secolo, ha proposto dei criteri per distinguere i fatti storici probabilmente accaduti da altri racconti creati dalle primitive comunità cristiane o dagli evangelisti stessi.

Per alcuni studiosi il racconto della visita dei Magi può essere originato da un avvenimento realmente accaduto e tramandato dalla tradizione, che sarebbe stato riportato e rielaborato da Matteo. I maghi non erano ben visti nella mentalità ebraica a causa della condanna della magia da parte della Bibbia, quindi la tradizione non avrebbe avuto nulla da guadagnare inventando l'episodio. Il racconto non si può però definire interamente storico, perché presenta diverse incongruenze, prima delle quali il fatto che i "Magi" erano "sapienti" interessati all'astronomia e all'astrologia, ma non coinvolti in pratiche magiche.Si veda ad esempio il sito Etymology online, s.v. «Magic (n).», che ricorda come il termine greco "Magos" indichi "one of the members of the learned and priestly class," from Old Persian magush, which is possibly from PIE root *magh- "to be able, have power." https://www.etymonline.com/word/magi Dal punto di vista astronomico, una stella non può avere fisicamente guidato i Magi, precedendoli, da Gerusalemme a Betlemme (che distano appena ) ed essersi poi fermata; nell'ipotesi, avanzata da alcuni astronomi, che si sia trattato di una congiunzione tra i pianeti Giove e Saturno, il movimento apparente di essi può accordarsi con il racconto evangelico (essendo visibili a sud, i due pianeti erano davanti ai Magi e quando culminavano allo zenit i pianeti sembravano essere fermi), ma l'idea che l'astro possa essersi fermato proprio sulla casa sarebbe frutto della tradizione popolare. Dal punto di vista simbolico, invece, Giove ben rappresenta il pianeta della regalità, identificato secondo una tradizione con Gesù stesso, come farà per esempio Dante Alighieri.«O sommo Giove / che fusti in terra per noi crucifisso» (Purgatorio, VI, 118).

Altre perplessità nascono dalle modalità del colloquio dei Magi con Erode e dall'apparente ingenuità del re, persona in realtà molto astuta, che invece di fare seguire i Magi gli chiede di ritornare per informarlo e così si fa raggirare da loro; non si capisce neanche perché "tutta Gerusalemme" dovrebbe essere in subbuglio ed avere paura di questa nascita. Queste circostanze avrebbero in realtà il fine di illustrare la teologia dell'evangelistaG. Michelini-G. Gillini-M. Zattoni, I Vangeli dell'infanzia di Gesù, San Paolo, 2016Don Mauro Orsatti, Il Vangelo dell'infanzia, in Corso di studi biblici, Vol. V, LDC, 1994. Secondo Ortensio da Spinetoli, è possibile che visitatori orientali si siano effettivamente trovati a Gerusalemme al tempo della nascita di Gesù, ma non si può dire con certezza se abbiano incontrato la Sacra famiglia o se siano stati successivamente confusi con i primi adoratori del Messia. Anche se fosse vero, l'episodio si sarebbe comunque svolto in una cornice più semplice e modestaOrtensio da Spinetoli, Introduzione ai Vangeli dell'infanzia, Il Pozzo di Giacobbe, 2018, p. 60.