Il Lusus Troiae, anche riportato nelle fonti come Ludus Troiae e ludicrum Troiae (Gioco di Troia) era una manifestazione equestre che si teneva nell'antica Roma. Esso era uno dei ludi ("giochi"), che si celebravano in occasione di funerali imperiali, fondazioni di templi o vittorie militari.
Il lusus occasionalmente si svolgeva in concomitanza con i Ludi Saeculares, ma non era regolarmente legato allo svolgimento di una particolare festività religiosaDaniel P. Harmon, "The Religious Significance of Games in the Roman Age," in The Archaeology of the Olympics (University of Wisconsin Press, 1988), p. 250..
La partecipazione al gioco era un privilegio per i ragazzi della nobiltà (nobiles)John Scheid, Jesper Svenbro, The Craft of Zeus: Myths of Weaving and Fabric (Penn State Press, 1996), p. 41.. Esso era un'esibizione di abilità comune, non una competizioneFrancis Cairns, Virgil's Augustan Epic (Cambridge University Press, 1989, 1990), pp. 226 and 246 online..
Descrizione La descrizione più completa dell'esercizio è data da Virgilio nell'Eneide (V.545-603), come evento finale dei giochi svolti per commemorare l'anniversario della morte di Anchise, il padre di Enea. L'esercitazione è compiuta da tre truppe (turmae), ciascuna formata da 12 cavalieri, un condottiero e due armigeri, che eseguono esercizi intricati sui dorsi dei cavalli:
Complesse manovre di incroci in una esibizione di equitazione erano caratteristiche delle riviste della cavalleria romana durante le parate. Lo scrittore greco di arti militari Arriano le descrive nel suo libro Technē Taktikē ("L'arte della tattica militare"), riportando che ebbero origine dalle unità di cavalleria non romane fornite dagli alleati (auxilia), in particolare da Galli (cioè i Celti continentali, IberiCome descritto da Arriano, Technē Taktikē (in latino Ars tactica), 32–44; si vedano la descrizione e il diagramma in: Brian Campbell, Greek and Roman Military Writers: Selected Readings, Routledge, 2004, pag. 44, e in: A.M. Devine, Arrian's Tactica, in: Aufstieg und Niedergang der römischen Welt, II.34.1, 1993, pag. 331.. Il gioco di Troia era comunque puramente cerimoniale e coinvolgeva ragazzi troppo giovani per il servizio militare.
Storia e origine
Il lusus Troiae fu "resuscitato" da Giulio Cesare nel 45 o nel 46 a.C.Svetonio, Divus Iulius 39 ; Cassio Dione 43.23.6., forse in relazione alle rivendicazioni della sua famiglia di discendere da Iulo, il figlio di Enea, che nel gioco dell'Eneide cavalca un cavallo donato dalla regina cartaginese DidoneVirgilio, Eneide V.570-572; Petrini, The Child and the Hero, pag. 35..
Stante l'ambientazione mitologica, la descrizione del ludus Troiae nell'Eneide è verosimilmente il frutto della eziologia narrativa dei poeti d'età augusteaMark Petrini, The Child and the Hero: Coming of Age in Catullus and Vergil, University of Michigan Press, 1997, pag. 93.
Storicamente, la manifestazione non può essersi svolta prima dell'età di SillaTestimonianza del gioco al tempo di Silla è presente in: Plutarco, Cato Minor 3.. Salvo annotazione diversa, le citazioni delle fonti sono tratte da: Atze J. Keulen, L. Annaeus Seneca: Troades, Brill, 2001, pag. 403. e si è dubitato che il lusus presentato sotto Silla fosse il gioco di Troia. Pure non sicura come prova di una manifestazione molto anteriore è una manifestazione analoga che si svolse durante i ludi Romani al tempo della Seconda guerra punicaScheid and Svenbro, The Craft of Zeus, p. 40..
L'affermazione che la manifestazione "risalga almeno al VI secolo a.C." è basata in parte su un oinochoe etrusco per la mescita del vino risalente alla fine del VII secolo e proveniente da Tragliatella (vicino a Caere, conosciuto negli studi come oinochoe della Tragliatella), che raffigura giovani a cavallo che escono da un labirinto con la legenda TRUIA, di cui uno dei possibili significati è TroiaHarmon, The Religious Significance of Games in the Roman Age, pag. 249. Il vaso per vino Truia è stato considerato una testimonianza chiave per tracciare la diffusione della raffigurazione del labirinto cretese dalla Grecia dapprima nell'Italia etrusca e di lì poi nell'Europa centrale e settentrionale, nelle isole britanniche e nella penisola iberica; si veda: John L. Heller, Stewart S. Cairns, To Draw a Labyrinth, in: Classical Studies Presented to Ben Edwin Perry by His Students and Colleagues at the University of Illinois, 1924-60, University of Illinois Press, 1969, pagg. 236-262; in particolare, sul labirinto Truia si vedano le pagg. 236, 238, 261-262, e ancora Heller, A Labyrinth from Pylos?, American Journal of Archaeology, 65 (1961), pagg. 57-62..
Virgilio confronta in maniera esplicita gli schemi della carica al Labirinto di Cnosso, cui era associato il geranos ("danza della gru"), danza insegnata da Teseo ai giovani ateniesi che salvò dal Minotauro. Nel mito e nel rituale, il labirinto, e di conseguenza il ludus, è stato interpretato come "un ritorno dal pericolo, un trionfo della vita sulla morte"Harmon, The Religious Significance of Games in the Roman Age, pag. 250. o più specificatamente come un'iniziazione ritualeH.S. Versnel, Apollo and Mars One Hundred Years after Roscher, in: Visible Religion: Annual for Religious Iconography. Approaches to Iconology, Brill, 1985–86, pag. 148.. Il geranos di Teseo serve come un "prototipo mitico per la fuga degli iniziati dai rigori dell'iniziazione"; i piedi degli armigeri sul vaso per vino Truia possono indicare dei passi di danzaThomas Habinek, The World of Roman Song: From Ritualized Speech to Social Order, Johns Hopkins University Press, 2005, pagg. 18–19, in cui si discute estesamente sul vaso Truia e, alle pagg. 1950-1951, si trova di più sulla danza della gru e il rapporto con il labirinto.. Un'iconografia dell'iniziazione similare a quella dell oinochoe etrusca si trova anche su un pannello del Calderone di Gundestrup, in cui si ritiene generalmente che vi sia rappresentato un soggetto celtico con un'influenza tracia nella lavorazioneKim R. McCone, Werewolves, Cyclopes, Díberga, and Fíanna: Juvenile Delinquency in Early Ireland, Cambridge Medieval Celtic Studies, 12 (1986) 1–22; John T. Koch, Celtic Culture: A Historical Encyclopedia, ABC-Clio, 2006, pagg. 908 e 1489–1490.. Almeno uno dei popoli celtici della Gallia centrale, gli Edui, rivendicò come i Romani un'ascendenza troiana e furono formalmente riconosciuti dal Senato romano come "fratelli" ed alleati di Roma molto tempo prima di essere incorporati nell'ImperoAeduos fratres consanguineosque saepe numero a senatu appellatos: Giulio Cesare, Bellum Gallicum, I.332; si vedano anche i passi I.36.5, 43.6, 44.9. È possibile che qui Cesare intendesse il "senato" eduo, in quanto così egli si riferisce al loro organismo politico equivalente. La rivendicazione più diretta di un'origine troiana degli Edui è riportata da Ammiano Marcellino, 15.9.5. Una rivendicazione simile fu fatta per gli Arverni da Lucano e da Sidonio Apollinare. Per una discussione completa di ciò, si veda: D.C. Braund, The Aedui, Troy, and the Apocolocyntosis, Classical Quarterly, 30 (1980) pagg. 420–425..
La designazione etrusca della manifestazione come "Truia", se questo è quanto il vaso effettivamente illustra, può essere un gioco di parole, poiché truare significa "muovere", con un significato specialistico nel vocabolario della tessitura: è stato ipotizzato che il ludus Troiae è il "gioco del filo che si muove", inteso alla riparazione del "tessuto sociale" di Roma dopo le recenti guerre civiliScheid, Svenbro, The Craft of Zeus, pagg. 45–48..
Il gioco di Troia era effettuato in un giorno di purificazione (dies lustri)Seneca, Troades, 777 sgg.. Virgilio utilizza due forme del verbo "tessere" per descrivere i movimenti equestri e, in alcune versioni del mito di Teseo, il ritorno dell'eroe dal labirinto è reso possibile dal seguire un filo fornito da AriannaTextum (V.589) e texunt (V.593). Claudiano descrive un evento simile nel suo Panegirico sul sesto consolato dell'imperatore Onorio, edizione di Bill Thayer su LacusCurtius, testo in inglese e in latino (linea 615 e sgg.), in cui le "ritirate intrecciate" (textas fugas, 623) sono comparate anche al labirinto cretese e al percorso del fiume Meandro vicino a Troia.
Il gioco può avere legami con Marte, che fu associato ai cavalli attraverso le sue festività di Equirria e il rituale dell'October equus, come patrono della gioventù guerriera. I giovani sacerdoti armati di Marte, i Salii, eseguivano passi di danza espressi dalle forme del verbo truare, qui forse con il significato di "eseguire una danza truia".
Il gioco di Troia si svolgeva sotto la supervisione dei Tribuni dei Celeres, che erano collegati ai Salii nei Fasti PraenestiniH.S. Versnel, Apollo and Mars One Hundred Years after Roscher, in: Visible Religion: Annual for Religious Iconography. Approaches to Iconology, Brill, 1985–86, pag. 148, ove si cita Festo 270 (Müller)..
Augusto stabilì che il lusus Troiae fosse una manifestazione regolareFrequentissime: Svetonio, Augustus 43.. La sua esecuzione faceva parte di un interesse generale per le origini troiane riflesse anche nella creazione delle Tabulae Iliacae o "tavolette troiane", bassorilievi che illustrano scene dell'Iliade, riportando spesso testi in forma di acrostici o palindromi, indicando un movimento schematico o labirinti letterariThomas Habinek, Situating Literacy at Rome, in Ancient Literacies: The Culture of Reading in Greece and Rome, Oxford University Press, 2009, pagg. 127–129, che include un diagramma; Piotr Rypson, Homo quadratus in labyrintho: The Cubus Visual Poem from Antiquity until Late Baroque, in European Iconography East and West. Selected Papers of the Szeged International Conference June 9–12, 1993, Brill, 1996, pag. 10.
Il giovane Tiberio guidò una turma durante i giochi che celebravano la dedicazione del Tempio del Divo Giulio, il 18 agosto del 29 a.C.Cassio Dione 51.22; Geoffrey S. Sumi, Ceremony and Power: Performing Politics in Rome between Republic and Empire, University of Michigan Press, 2005, pag. 23.. Il lusus fu tenuto anche in occasione della dedicazione del Teatro di Marcello nel 13 a.C.Cassio Dione 54.26.1; Svetonio, Augustus 43.5; Lawrence Richardson, A New Topographical Dictionary of Ancient Rome, Johns Hopkins University Press, 1992, pag. 382. e del Tempio di Marte Ultore, il I agosto del 2 a.C.Kathleen M. Coleman, Euergetism in Its Place: Where Was the Amphitheatre in Augustan Rome?, in: Bread and Circuses: Euergetism and Municipal Patronage in Roman Italy, Routledge, 2003, pag. 76..
I bambini in ambiti orientali rappresentati sull'Ara Pacis sono stati identificati talvolta come Gaio e Lucio Cesare in abbigliamento "troiano" in occasione del gioco del 13 a.C.I.M. Le M. Du Quesnay, Horace, Odes 4.5: Pro Reditu Imperatoris Caesaris Divi Filii Augusti, in Homage to Horace: A Bimillenary Celebration, Clarendon Press, Oxford, 1995, pag. 143; Mario Torelli, Typology and Structure of Roman Historical Reliefs, University of Michigan Press, 1992, pagg. 48–49, 60. Charles Brian Rose, The Parthians in Augustan Rome, in: American Journal of Archaeology, 109 (2005), pagg. 36–44, espone una lunga opposizione contro questa identificazione, ma discute "the uneasy interaction of Trojan and Parthian iconography" che può confondere "the founders of the Romans or their fiercest opponents".. Il gioco di Troia continuò ad essere rappresentato sotto altri imperatori della Dinastia giulio-claudiaSvetonio, Tiberius 6, Caligula 18, Claudius 21, Nero 7.. Seneca cita la manifestazione nella sua opera Troades (riga 778). Nerone partecipò nel 47 d.C., all'età di 9 anni, assieme a BritannicoKeulen, L. Annaeus Seneca: Troades, p. 9; Suetonius, Nero 7; Tacito, Annales 11.11.5 (ove la manifestazione è chiamata ludicrum Troiae). Il significato della partecipazione di Nerone è estesamente analizzato in: Ellen O'Gormon, Irony and Misreading in the Annals of Tacitus, Cambridge University Press, 2000, pagg. 162-175..