La basilica di Santa Chiara, o il monastero di Santa Chiara, è un edificio di culto monumentale di Napoli, tra i più importanti e grandi complessi monastici della città. e monumento nazionale italiano.

La basilica ha il suo ingresso su via Benedetto Croce (decumano inferiore), sorgendo sul lato nord-orientale di piazza del Gesù Nuovo, di fronte alla chiesa omonima ed adiacente a quella delle clarisse, un tempo quest'ultima facente parte del complesso monastico di Santa Chiara.

Si tratta della più grande basilica gotico-angioina della città, caratterizzata da un monastero che comprende quattro chiostri monumentali, gli scavi archeologici nell'area circostante e diverse altre sale nelle quali è ospitato l'omonimo Museo dell'Opera, che a sua volta comprende nella visita anche il coro delle monache, con resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti basilicali.

Storia

Voluta da Roberto d'Angiò e sua moglie Sancia di Maiorca, quest'ultima devota alla vita di clausura seppur impossibilitata a rispondere a tale vocazione, fu chiamato all'edificazione della chiesa l'architetto Gagliardo Primario che avviò i lavori nel 1310 per poi terminarli nel 1328, aprendo al culto definitivamente nel 1330 seppur la consacrazione a Santa Chiara avverrà solo nel 1341. La chiesa, costruita in forme gotiche provenzali, assurse ben presto a una delle più importanti di Napoli al cui interno lavorarono alcuni dei più importanti artisti dell'epoca, come Tino di Camaino e Giotto, con quest'ultimo che esegue nel coro delle monache affreschi su Episodi dell'Apocalisse e Storie del Vecchio Testamento. Assieme alla basilica fu edificato adiacente ad essa anche un luogo di clausura per i frati minori, divenuto in seguito la chiesa delle Clarisse.

Nella basilica di Santa Chiara, il 14 agosto 1571, vennero solennemente consegnati a don Giovanni d'Austria il vessillo pontificio di Papa Pio V ed il bastone del comando della coalizione cristiana prima della partenza della flotta della Lega Santa per la battaglia di Lepanto contro i Turchi Ottomani.

Nel 1590 fu a lungo custode del regio monastero Antonino da Patti, autore di varie grazie e miracoli sui malati che lo porteranno a diventare venerabile.

Tra il 1742 e il 1796 venne ampiamente ristrutturata in forme barocche da Domenico Antonio Vaccaro e Gaetano Buonocore. Gli interni furono abbelliti con opere di Francesco de Mura, Sebastiano Conca e Giuseppe Bonito; a Ferdinando Fuga si deve invece l'esecuzione del pavimento marmoreo, avvenuta nel 1762.

Durante la seconda guerra mondiale un bombardamento degli alleati del 4 agosto 1943 provocò un incendio durato quasi due giorni che distrusse in parte alcuni interni della chiesa e causò la perdita di tutti gli affreschi eseguiti nel XVIII secolo e gran parte di quelli giotteschi eseguiti durante l'edificazione dell'edificio, di cui si sono salvati solo pochi frammenti. Nell'ottobre 1944 Padre Gaudenzio Dell'Aja fu nominato "rappresentante dell'ordine dei Frati Minori per i lavori di ricostruzione della basilica". In seguito, i discussi lavori di restauro si concentrarono sull'architettura medievale rimasta intatta dai bombardamenti, riportando la basilica all'aspetto originario trecentesco e omettendo in questo modo il ripristino delle aggiunte settecentesche.

I lavori terminarono definitivamente nel 1953 e la chiesa fu riaperta al pubblico. Le opere scultoree sopravvissute, dopo la ricostruzione, furono spostate nelle sale del monastero, oggi Museo dell'Opera, mentre i sepolcri monumentali, per lo più reali, che invece caratterizzavano la basilica sono rimasti in loco, seppur alcuni di essi fortemente danneggiati.

Monastero Il monastero di Santa Chiara, tra i più grandi della città, si sviluppa alle spalle della basilica. Esso ospita al suo interno il Museo dell'Opera omonimo, una vasta area archeologica di epoca romana ed è inoltre caratterizzato da quattro chiostri monumentali, una biblioteca, diverse sale conventuali (tra cui un refettorio, la sala di Maria Cristina, la sala capitolare e le cucine) e la chiesa delle Clarisse (ex refettorio dei Frati Minori). ██ Campanile ██ Chiesa ██ Coro delle monache ██ Sacrestia ██ Chiostro maiolicato ██ Sala di Maria Cristina ██ Sala capitolare ██ Chiostro di San Francesco ██ Sala delle cucine ██ Grande refettorio ██ Museo dell'Opera ██ Scavi archeologici ██ Biblioteca ██ Chiesa delle Clarisse ██ Chiostro dei Frati Minori ██ Chiostro di Servizio In origine il monastero comprendeva quattro chiostri: quello delle Clarisse (o maiolicato), quello di San Francesco, quello dei Frati Minori e quello di Servizio. Gli ultimi due divennero poi parte dello spazio destinato alla chiesa delle Clarisse, adiacente al complesso di Santa Chiara, a seguito del trasferimento nella struttura delle monache a scapito dei frati minori.

Il primo e più importante chiostro nonché vero e proprio elemento distintivo della basilica, accessibile dal cortile che si sviluppa sul fianco sinistro della basilica, è quello maiolicato delle Clarisse, progettato da Domenico Antonio Vaccaro e decorato con maioliche settecentesche di Giuseppe e Donato Massa e da affreschi seicenteschi su Santi, Allegorie e Scene dell'Antico Testamento.. Il chiostro scampò ai bombardamenti bellici e risulta essere quindi una delle poche testimonianze barocche della basilica.

Dal chiostro maiolicato è possibile raggiungere altri ambienti del monastero, nonché il chiostro di San Francesco, quest'ultimo più piccolo rispetto a quello maiolicato e che ha quasi del tutto perso l'originario aspetto trecentesco per via delle alterazioni strutturali a cui più volte è stato sottoposto, fino a diventare un forno. La sua destinazione d'uso originale fu ripristinata solo con i lavori di restauro post seconda guerra mondiale, quando il sito fu gravemente danneggiato a seguito di un bombardamento alleato, a cui scamparono solo i pilastri trecenteschi delle arcate.

La biblioteca si sviluppa sul lato nord e conta circa 50.000 volumi, con una importante sezione relativa alla storia e cultura francescana, e circa 40 codici del Cinquecento e Seicento.

Sul lato est si aprono una sala ospitante un presepe del Settecento, appena entrati al chiostro maiolicato, e la sala di Maria Cristina, con alcuni resti di affreschi giotteschi sulla Crocifissione; l'ambiente è così chiamato in onore di una esposizione fatta nel 1936 che proponeva i cimeli della regina Maria Cristina di Savoia, che nella stessa basilica si fece seppellire.

Dal lato sud del chiostro maiolicato si giunge invece alla sala capitolare (ex refettorio delle monache), anch'essa caratterizzata da un affresco trecentesco sulla Crocifissione, poi al grande refettorio, un tempo usato dalle monache coriste, datato intorno al Settecento nell'architettura, nella mobilia, negli affreschi di ignoti autori sulle pareti laterali ed in quelle frontali, mentre nella volta il San Pasquale Baylon e Santa Chiara che adorano il Sacramento, anch'esso di ignoto, è dei primi anni del Novecento, e poi alle sale delle antiche cucine, così chiamate in quanto la presenza di due canne fumarie fece pensare, erroneamente, che quegli ambienti potessero essere destinati alle cucine del monastero.

La chiesa delle Clarisse, infine, il cui ingresso autonomo su piazza del Gesù Nuovo è avvenuto solo dopo i restauri che hanno interessato il monastero nel secondo dopoguerra, un tempo faceva parte del monastero di Santa Chiara giacché destinata all'ordine dei frati minori, per poi passare alle clarisse ed essere dedicata ancora successivamente (nel 2007) a Gesù Redentore e San Ludovico d'Angiò, diventando quindi corpo esterno al complesso monastico. La chiesa include al suo interno, in successione, un vestibolo, una cappella, ex sala capitolare del monastero, e il coro, un tempo refettorio dei frati minori; quest'ultimo ambiente è decorato da un affresco di grandi dimensioni di Lello da Orvieto datato 1340 circa raffigurante Gesù Redentore tra santi e donatori. Fanno inoltre parte della chiesa altri due chiostri che, fino al trasferimento delle monache in sede, a scapito dei frati, erano parte del monastero di Santa Chiara: il chiostro dei Minori e quello di Servizio. Il primo è importante per la varietà dei capitelli delle colonne, sormontati da archi a sesto acuto o ottagonali, alcuni corinzi, altri più semplici e vicinissimi alle forme romaniche (un'impronta rarissima in città); insiste sul fianco destro della basilica e funge da punto di unione tra il convento di Santa Chiara e la chiesa delle Clarisse. Il secondo invece è posto dietro lex refettorio ed è l'unico dei quattro chiostri che ha conservato la struttura gotica originaria del Trecento.

Descrizione Esterno

Facciata La basilica di Santa Chiara sorge con l'ingresso costituito da un grande portale gotico del XIV secolo, spostato nel 1973 di cinque metri più indietro rispetto al filo stradale. Questo presenta un arco ribassato e una lunetta priva di decorazioni, sormontata da un'unghia aggettante di lastre di piperno. Il sagrato antistante alla chiesa è recintato invece da un alto muro.

La facciata presenta una struttura a capanna ed è preceduta da un pronao a tre arcate ogivali, di cui quella centrale inquadra la porta d'ingresso in marmi rossi e gialli con lo stemma di Sancha. In alto, al centro, si apre il rosone, in gran parte reintegrato durante la ricostruzione post bellica.

Campanile Alla sinistra della chiesa si eleva la torre campanaria trecentesca, i cui lavori furono avviati nel 1338 ma tuttavia immediatamente arrestati, portando di fatto l'opera ad essere ad un terzo del suo completamento; i motivi del blocco furono che a seguito della morte di Roberto d'Angiò, avvenuta nel 1343, i finanziamenti per i lavori cessarono quasi totalmente. Continuando i lavori agli inizi del Quattrocento, dopo il terremoto del 1456 il campanile crollò quasi del tutto, rimanendo in piedi solo il basamento in marmo; fu in seguito rialzato in stile barocco, finché non fu completato solo intorno al 1604.

Il campanile è a pianta quadrata e si articola su tre ordini separati da cornicioni marmorei, seppur probabilmente il progetto doveva prevedere l'esecuzione di almeno cinque piani. Mentre l'ordine inferiore ha un paramento in blocchi di pietra, i due superiori sono in mattoncini con lesene marmoree, tuscaniche in quello inferiore e ioniche in quello superiore. Tra il secondo ed il terzo livello corre una trabeazione con fregi decorati con triglifi e metope con simboli liturgici francescani. La sola parte della torre originale del Trecento è quella inferiore, mentre i quadranti superiori appartengono ai restauri successivi, fino agli ultimi del 1604 dell'ingegnere Costantino Avellone..

Non si sa con certezza quale avrebbe dovuto essere la reale altezza della torre, o se questa ebbe mai raggiunto cinque livelli o da sempre solo tre, di certo si sa che alcune informazioni storiche lasciate da Bernardo De Dominici parlano di incompletezza dell'opera mentre altre ipotesi invece, supportate da caratteristiche fisiche del tetto e della facciata orientale del campanile, propendono per una perdita dei due livelli più alti a seguito di rivolte popolari della seconda metà del XVII secolo, in quanto era uso dell'esercito spagnolo posizionarsi sulla torre con l'artiglieria pesante, piuttosto dei ribelli di occupare quella postazione, magari successivamente abbattuta dai militari. Tra il basamento ed il primo livello ci sono quattro inscrizioni angioine che ruotano su tutte le facciate del campanile e che, in grandi lettere gotiche, narrano la storia della fondazione della basilica dal 1310 al 1340Anche se i lavori di completamento strutturale del monastero avvengono già nel 1330, sebbene gli avvenimenti siano ordinati in senso cronologico errato, forse perché riposizionati male durante i lavori di ricostruzione quattro-cinquecenteschi.