Paspardo (Paspàrt in dialetto camuno) è un comune italiano di abitanti, della Val Camonica, provincia di Brescia in Lombardia.
È raggiunto dalla strada provinciale 88 che lo collega da un lato al vicino paese di Cimbergo, dall'altro a valle a Capo di Ponte lungo la strada della Deria.
Il territorio di Paspardo confina con diversi comuni: a ovest con quello di Capo di Ponte, a nord con quello di Cedegolo, a sud e ad est con quello di Cimbergo.
Geografia fisica Territorio Collocato su un pianoro a quota 1000 metri, in una incantevole posizione dominante la Val Camonica, è affacciato di fronte alla Concarena e incorniciato dalla catena del Tredenus e dal Pizzo Badile Camuno. Il paese sorge ai piedi del monte Colombé, sormontato dalla cima Barbignaga (Brögn), nei pressi del passo della Porta che permette di raggiungere il lago d'Arno (raggiungibile anche direttamente dal paese, attraverso il sentiero dei Tre Fratelli). Il territorio è caratterizzato a sud dal profondo gretto del torrente Re di Tredenus, che segna il confine con il territorio di Cimbergo; al di sotto del paese, in località Deria (Driva) si estendono ampi castagneti fino alle località di Campivo (Capo di Ponte) e Triplane.
Un tempo collegato ai paesi vicini, attraverso vari sentieri, fra cui il "Biàl dole Scale" (loc. Le Sante di Capo di Ponte), oggi è collegato dalla strada provinciale SP 88.
Storia
Etimologia:
Pasquartum (sec. XI) - Pascardo (sec. XII) - Paspardo (1597): in passato il nome Paspardo è stato associato alle parole latine "pascuum aridum" (pascolo arido), vista sia la posizione montana del borgo, con scarsità di estesi pascoli validi per l'allevamento del bestiame grosso, sia per la collocazione idrografica su un piccolo piano a strapiombo sulla media Valle Camonica.
L'esistenza di altri due paesi nella zona della media Valcamonica con nomi analoghi a quello di "pasquartum" (Pescarzo di Breno e Pescarzo di Capo di Ponte) potrebbe invece far supporre anche la derivazione da un termine comune, forse connesso alla morfologia del territorio (tutti questi paesi si trovano su un altopiano a mezza costa e sulla via di accesso a vari passi alpini: passo Campellio e passo Crocedomini - Pescarzo - Passo della Porta/Passo di Campo - Paspardo). Il suffisso -ardo potrebbe allora trovare riscontro nel germanico Bart (vigilato), unito al termine latino passus (strada, via, passo) o "pagus" (villaggio), facendo riferimento ad un valico o nucleo abitato difeso da qualche fortificazione. Potrebbe altresì derivare dalla comune formula latina "ad quartum" (ad un quarto di miglia) unita a passus (ad quartum passus : pas-quartum).
Altra ipotesi è la derivazione da un nome medioevale proprio di persona (di etimologia germanica) terminante in -hard/ardo.
Il nome "Pascardo", per quanto si conosca, compare per la prima volta in un atto del 10 febbraio 1123 con il quale papa Callisto riconosce a Pietro abate di S. Eufemia, privilegi e proprietà in numerose località. Analoga è la riconferma di una "sorte" allo stesso monastero in una bolla da Piacenza di Papa Innocenzo H. Dato che il monastero di S. Eufemia fu di fondazione vescovile tali notizie possono confermare la presenza del vescovo come feudatario di Paspardo già da lungo tempo. La dedicazione della chiesa a S. Gaudenzio, conferma la presenza vescovile nel territorio.
1298: I diritti feudali (dall'archivio Vescovile di Brescia, registri della Mensa vescovile, ad annum)
"Il signor Andrea, figlio del fu signor Arnemboldo di Saviore, il signor Federico, figlio del signor Giovanni di Andrista... devono dare e pagare all'episcopato un peso di pesci salati e secchi per il luogo dell'episcopato in contrada detta in Arno territorio di Saviore. Diedero fideiussione per loro Rosso di Paspardo e Adamo, detto Pollicino, di Paspardo. Il termine è a Natale e la carta è stata fatta da Stefanino Rossi Fatino di Cemmo nell'anno passato cioè 1298, l'affitto deve essere pagato nella terra di Cemmo secondo la volontà del vescovo".
L'8 aprile 1299 i consoli della vicinia di Paspardo si recano a Cemmo dove è presente Cazoino da Capriolo, camerario del vescovo di Brescia Berardo Maggi. Qui giurano secondo la formula consueta fedeltà al vescovo, e pagano la decima dovuta.
Pochi giorni dopo il 12 aprile 1299 in Cemmo il vicario vescovile Cazoino dava in affitto al Comune, retto dal sindaco Bonafede fu Lanfranco, e agli uomini di Paspardo, unitamente a quelli di Cimbergo, alcuni possedimenti della Curia in quel di Zero, i cui abitanti vi avevano rinunciato non essendo essi in condizione di pagare i canoni convenuti. È registrato infatti un avvenimento catastrofico a causa della piena del torrente Re che sulla fine del XIII secolo avrebbe distrutto il villaggio di Serio o Zero, che sorgeva nei pressi della odierna Chiesa delle Sante.
Il 24 ottobre 1336 il vescovo di Brescia Jacopo de Atti investe iure feudi dei diritti di decima nei territori di Paspardo al Comune (vicinia) ed agli uomini di Paspardo.Tratto da: Dal 1308 e fino al 1421 risulta, da più documenti della Curia vescovile, che il paese e le sue terre (come altri borghi della montagna bresciana) dovevano sottostare a una lunga serie di adempimenti ed erano tenuti a versare le decime in favore della "mensa vescovile". Singolare il fatto che la sudditanza feudale dal vescovo comportava da parte degli abitanti di Paspardo e Cimbergo la cattura nei dirupi della montagna di nidi (aree) di falchi e sparvieri (falconum et accipitrum) per la caccia del vescovo di Brescia. All'avvocato risiedente "in curia Cemmi" gli abitanti erano obbligati a portare ogni anno un fascio di assicelle o scandole di legno (unum fassum scandularum) per coprire i tetti.
Viene riportato nelle "Provvisioni" del 1477, che dopo la pace di Lodi (9 aprile 1454) e negli anni successivi, la famiglia dei conti di Lodrone (con il permesso della Serenissima Repubblica Veneta a cui avevano fatto vari e svariati servigi nelle guerre contro il ducato di Milano) tentò più volte di appropriarsi anche della giurisdizione sui monti di Paspardo, dopo aver ricevuto l'infeudamento nelle vicine terre di Cimbergo. La sudditanza vescovile permise a Paspardo, di respingere i tentativi di usurpazione dei diritti feudali di Lodrone.
Gli abitanti erano principalmente dediti all'agricoltura e all'allevamento, altri emigravano per lavorare nelle miniere camune, altri ancora si recavano a Venezia come facchini, manovali, cestai, come documentato dal Da Lezze nel 1610.
Sono documentate la presenza storica di cave e miniere per l'estrazione di cadmio, rame o ferro:
- del 1488 è il famoso "Codice minerario" in cui sono descritte anche le miniere di rame e cadmio, che erano localizzate nelle terre di Paspardo. Non dovevano essere comunque di particolare rilevanza poiché, già nel 1610 nel suo famoso "Catastico", il delegato veneto Giovanni da Lezze, non riportava, descrivendo Paspardo e il suo circondario, l'esistenza di siti estrattivi ma solo di un'economia basata sull'agricoltura e l'allevamento. Nello stesso "Catastico" erano segnalati però due mulini e una segheria, segno questo di un certo benessere (tra la diffusa miseria presente in molti borghi della valle) che comunque resta anche attestato da alcune abitazioni signorili con dei portali datati 1576 e 1671 ancora visibili nel centro storico e da alcuni frammenti di affreschi presenti a casa Bonfadini.
- il 19 novembre 1674 è documentata l'investitura di una miniera di ferro a Gioan De Giacomi presso il "Dosso delle Fiere nel loco del Monastero".
- il 29 novembre 1803, richiesta da Giovan Battista Salari di esercitare "in contrada del Monastero una miniera di ferro già allora tale per quel che si deduce dei vestiggi esercitata ma abbandonata", istanza ripresentata quattro anni dopo con indicato il "dosso della Ferra". Il 20 aprile 1813 Bernardo Mottinelli segnala nella "contrada del Monastero una miniera di ferro con avanti un andito antico e abbandonato".
Sono registrate gravi inondazioni del torrente Re il 25 ottobre 1614, quelle ripetute nella seconda metà dell'ottobre 1738, gli straripamenti del Re nell'agosto 1757, che travolse mulini e strade, i gravi danni provocati nel 1779 da un incendio, che si ripeté ancor più distruttore nel 1833 distruggendo numerose case e molti documenti contenuti nel municipio.
In epoca napoleonica, nel 1805 il comune veniva soppresso e unito a quello di Cimbergo, ma con decreto del 12 febbraio 1816 veniva di nuovo ricostituito.
L'unità d'Italia aggravò la situazione economica di Paspardo rendendo impossibile dapprima e poi difficile l'accesso alle malghe che il Comune aveva nel Trentino. Tale accesso venne riconosciuto dall'Austria: nel 1870 i mandriani paspardesi potevano raggiungere le malghe pagando alla dogana austriaca venti centesimi per capo. Un certo qual respiro economico venne dal trattato fra Austria e Italia dell'11 febbraio 1906 che riconobbe i diritti e gli interessi dei comuni di Cimbergo, Paspardo e Saviore circa gli alpeggi in Trentino di proprietà fin da tempi remotissimi di tali comuni. Degli alpeggi dovette, tuttavia, di nuovo interessarsi, il vice presidente della Camera on. Carlo Gorio che nel 1908 riuscì ad ottenere via libera alla transumanza.
Almeno fino agli anni '60, alcuni mandriani si recavano annualmente, durante la stagione estiva, con buona parte delle greggi delle famiglie del paese, nelle malghe trentine (Pihìna) della val di Fumo attraverso un lungo tragitto (Sentiero dei Tre Fratelli, lago d'Arno, Passo di Campo), dove la vicinia di Paspardo possedeva ampie porzioni di Vallata: malghe Bissina, Ervina, Pietra Fassa, Latola. Anche le comunità di Cimbergo e Saviore avevano possedimenti in quelle terre, rispettivamente le malghe Leno, Gello, Gellino e le malghe di Campo di Sopra, di Sotto, Breguzzo, Re di Castello, Cerudine. La Malga Bissina venne venduta per la costruzione del bacino idroelettrico da cui si è formato il lago di Bissina; con la siccità degli ultimi anni e il restringimento del lago, tornano qualvolta in vista i ruderi di alcune malghe/cascine.
In epoca fascista, dal 1927 al 1947, Paspardo fu unita a Cimbergo nel comune di Cimbergo-Paspardo.
La Prima guerra mondiale segnò il paese, causando, fra Paspardo e Cimbergo, 23 caduti, nella seconda i caduti furono 16.
Feudatari locali Famiglie che hanno ottenuto l'infeudazione vescovile dell'abitato:
Famiglia Stemma Periodo Vicinia di Paspardo 1336 - ?
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 2 agosto 1982.
Il gonfalone è un drappo troncato di rosso e di giallo.
Monumenti e luoghi d'interesse Centro Storico
Nel centro storico è possibile osservare i caratteristici anvólcc (archi e volte di sostegno) e raólcc (strade voltate coperte), oltre agli antichi portali con iscrizioni; le case spesso celano al loro interno delle spaziose aie ("era"), in cui un tempo venivano svolte le attività artigianali/contadine (come la battitura del frumento). Alcune case presentano nonostante i rimaneggiamenti, pareti, soffitti, balconi e strutture in legno che un tempo dovevano essere molto più diffuse.
Il centro storico è diviso in varie contrade: Fontana, Plaha, Quadrobio, Rac, Scarolina, Sbaöla.
Strutture militari