La Fraschetta è una subarea storico-geografica della piana di Alessandria nel territorio piemontese della bassa pianura padana occidentale.
Toponimo
Come trascritto nella citazione iniziale, il primo a denominare l'area fu Strabone, geografo greco vissuto tra il 60 a.C. e il 23 d.C. Terminati i suoi studi a Roma iniziò i suoi viaggi nell'Impero per testimoniare ogni sua visita e all'interno del settimo libro della sua opera intitolata Geografia" descrive la Fraschetta come nel testo citato in questa pagina: «Al di là dei monti, c'è una terra piana e verde, coperta da frasche di bosco, abitata da uomini forti, domatori e allevatori di cavalli». Quella terra di cui scrive Strabone, coperta di frasche di bosco, era la Fraschetta, un'antica foresta di latifoglie, costituita da frassini, olmi, ontani, querce, e pioppi neri.
Geografia
Estensione e confini della Fraschetta La Fraschetta si trova nella provincia di Alessandria ad est dell'omonimo capoluogo ed abbraccia al suo interno gli otto sobborghi del Comune di AlessandriaGli otto sobborghi elencati definiscono inoltre la Circoscrizione amministrativa "Fraschetta": Cascinagrossa Castelceriolo Litta Parodi Lobbi Mandrogne San Giuliano Nuovo San Giuliano Vecchio Spinetta Marengo. La Fraschetta confina a nord con i comuni di Piovera e Sale, ad est con Tortona, a ovest con Frugarolo e Bosco Marengo, a sud con Pozzolo Formigaro.
Si può notare dalle mappe che la zona descritta è di colore rosso a causa della composizione prettamente argillosa del terreno, caratteristica principale che contraddistingue tutto il centro della regione. Come più avanti verrà descritto la composizione del terreno ha favorito e sviluppato la costruzione delle case utilizzando, appunto, la terra. L'area alessandrina della Fraschetta è quella dove si trova la maggior concentrazione di edifici in terra cruda posata con la tecnica della compressione in casseri o pisé.
Geografia fisica
La Fraschetta si trova nel cuore di una più ampia pianura alessandrina, che si estende dai piedi delle colline pre-appenniniche di Gavi sino al fiume Po. I limiti idrografici della piana sono definiti a sud dal torrente Lemme (parzialmente) e dal territorio di Novi Ligure, ad est dal fiume Scrivia, ad ovest dal torrente Orba, dal fiume Bormida (fiume) e dal fiume Tanaro, a nord dal Po nel tratto tra la confluenza con il Tanaro e lo Scrivia.
La Fraschetta, e più in generale tutta la pianura alessandrina orientale, è il risultato di numerose antiche alluvioni dello Scrivia. Dalle mappe si evince la forma triangolare dell'area del conoide di deiezione (conoide alluvionale) con alla base del triangolo una linea immaginaria che corre dalle colline tortonesi, a est, fin verso le colline di Montecastello, a ovest. Il vertice di questo triangolo è rappresentato da Novi Ligure. L'antico corso del fiume piegava a sinistra, mischiandosi più a nord con l'Orba, la Bormida e il Tanaro. La situazione di apparente acquitrino ha dilagato nella pianura prima di fermarsi davanti alle colline di Tortona. Questa tipologia di decorso è confermato dalle curve di livello dei 140, 135, 130 m s.l.m., con ampio arco verso nord-ovest che indica appunto l'antica via dello Scrivia. L'andamento della fiumara quaternaria verso il Tanaro è pure confermato dal conoide, visibile sulla mappa, sopraelevato rispetto al piano generale della pianura su cui si collocano: Novi Ligure (199 m s.l.m.), Basaluzzo (149 m s.l.m.), Fresonara (143 m s.l.m.), Pozzolo Formigaro (172 m s.l.m.), Bosco Marengo (121 m s.l.m.), Frugarolo (115 m s.l.m.).
Una mappa militare del XX secolo divide la Fraschetta in cinque terrazze: la terrazza di Pasturana (214 m s.l.m.) tra Gavi e Novi Ligure; la terrazza di Novi (197 m s.l.m.) tra Novi Ligure e Pozzolo Formigaro; la terrazza delle Bèttole (171 m s.l.m.) tra Pozzolo Formigaro e Rivalta Scrivia; la terrazza di Mandrogne (122 m s.l.m.) tra Rivalta Scrivia e San Giuliano Vecchio; la terrazza di Marengo (86 m s.l.m.) tra San Giuliano Vecchio e il fiume Po.
Il reticolo centuriale
Nella Fraschetta l'impianto centuriale si fonda essenzialmente su di un asse primario da nord a sud (grossomodo da Sale a Basaluzzo) di circa 25 km. L'asse appena descritto, almeno per la parte ancora percettibile e riscontrabile sulle cartine IMG in scala 1:25.000, ha una lunghezza di circa 17 km. Assolutamente rettilineo, copre di fatto l'area pianeggiante compresa tra il Po, il Tanaro, lo Scrivia e l'Orba. Dalla zona di Sale raggiunge San Giuliano Nuovo e, dopo un'interruzione di circa un paio di chilometri, riprende a San Giuliano Vecchio per terminare sulla ex strada statale 35 dei Giovi Alessandria-Pozzolo Formigaro.
Idrografia Qui di seguito i principali corsi d'acqua che delimitano e attraversano la Fraschetta: fiume Tanaro fiume Bormida torrente Orba fiume Scrivia rio Lovassina
Clima
Dati termometrici Le escursioni termiche della temperatura che si registrano nella Fraschetta sono significative: si passa da punte di -10/15 °C in inverno per arrivare a occasionali picchi di +35/40 °C durante l'estate. Generalmente le stagioni hanno un carattere ben delineato: si presentano inverni rigidi ed estati torride. Dati anemometrici Durante il periodo invernale spira frequentemente una ventilazione nordorientale dovuta al frequente instaurarsi di aree di bassa pressione sul vicino mar Ligure. All'inizio della primavera e in autunno possono avvenire intense irruzioni di fohn appenninico che si presenta molto intenso e rafficoso. Durante la primavera e la prima parte di estate si hanno sovente irruzioni di un vento di caduta appenninico detto "marino" che favorisce l'abbassamento dell'umidità e allontana verso nord le precipitazioni piovose. Questo tipico evento è solitamente associato al fenomeno della maccaja al di là dello spartiacque appenninico, ed è possibile prevederne l'arrivo in quanto si possono vedere le nebbie che si accumulano sui monti del versante Ligure dell'Appennino. Durante l'estate si possono avere giornate umide ed afose, favorendo la schiusa di miliardi di larve di zanzara, presenti nei vicini rii e canali di irrigazione del mais, vera e unica fastidiosa calamità estiva. Talvolta i venti sono forti, nonostante non causino danni agli edifici, raggiungendo come velocità massima gli 80 km/h, in special modo in primavera-estate. Dati pluviometrici Le precipitazioni sono comprese tra i 900/1000 mm annui dei distretti più prossimi ai rilievi appenninici e i 600/700 mm delle aree settentrionali, su un totale medio annuo di 30/40 giorni con precipitazioni. I valori medi mensili più elevati si riscontrano nel mese di ottobre e novembre (circa 80/90 mm.) e nel mese di aprile (70 mm.); i valori medi minimi si registrano in estate. La primavera e il tardo autunno si confermano le stagioni più piovose. In autunno e inverno è frequente la nebbia. Durante la stagione invernale cadono mediamente tra i 50 e i 100 cm complessivi di neve con andamento decrescente da sud verso nord. La nevosità invernale è soggetta a notevoli variazioni tra i vari anni e si conferma comunque in calo come in tutta l'Italia settentrionale. Dati igrometrici I valori oscillano tra l'8 e il 100 (%) di umidità relativa con valori massimi concentrati in autunno-inverno. Dati barometrici I valori barometrici oscillano tra i 981 e i 1030 Mbar. Dati relativi alla radiazione solare I valori si aggirano tra i 350 W/m 2 (inverno) e i 1295 W/m 2 (estate). Si tratta di una delle aree più soleggiate dell'Italia settentrionale, ciò ha favorito l'insediamento di numerosi campi fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.
Paesaggio Flora La terra tipicamente rossa ospita una macchia costituita prevalentemente dal gelso bianco, dal gelso nero (muróu-murón in dialetto alessandrino), dalla robinia (rubelia in dialetto alessandrino) e Prunus brigantiaca (marmòta in dialetto alessandrino). In antichità la Fraschetta era decisamente diversa rispetto alle condizioni del XXI secolo, la vegetazione si presentava fitta ed estesa.
Per secoli le popolazioni della regione si prodigarono con fatica a disboscare, per immettere nuove coltivazioni di frutti e ortaggi e, con l'arrivo dei Celti, di orzo. L'attività di disboscamento fu massiva a tal punto da rendersi necessario il rimboschimento. Dal III-IV secolo cominciò l'opera di piantumazione scegliendo il gelso nero che si affiancò a quello bianco. Il gelso, con una vita media di circa cento anni, era segno di ricchezza per cui tra le cascine esisteva una sorta di gara di predomino per possederne un numero sempre maggiore rispetto alle altrePare che la cascina Bianca contasse da sola cinquemila gelsi quando Desiderio, re dei Longobardi, la lasciò dopo vent'anni di permanenza.. Sino agli anni cinquanta del XX secolo il gelso ha offerto molteplici risorse, da combustibile per riscaldare e cucinareIl gelso può essere completamente potato in inverno senza soffrirne. fino al fogliame che era utilizzato per l'allevamento dei bachi da seta.
Fauna Il patrimonio faunistico della zona è stato limitato dal forte impatto antropico rispetto alle potenzialità tipiche delle zone limitrofe dove le modificazioni dirette ed indirette non sono state drastiche. L'insediamento urbano di tipo residenziale e i numerosi insediamenti industriali e produttivi, i nuclei urbani sparsi, il considerevole sviluppo della rete stradale e ferroviaria, l'agricoltura intensiva praticata, hanno ridotto moltissimo gli habitat di potenziale insediamento della maggior parte delle specie animali. Se ne avvantaggiano ovviamente specie più antropofile. È da notare d'altro canto che alcuni uccelli e piccoli mammiferi trovano proprio nei campi coltivati un'interessante opportunità alimentare, utilizzando le varie colture ed i prati come pastura (ambienti trofici).
Anche la rete idrica superficiale risulta piuttosto ridotta e non più integra negli elementi paesaggistici e geomorfologici (naturalità, sviluppo ed integrità delle sponde) e di interesse faunistico. Attorno a questi esistevano microambienti molto vari per quanto riguarda la fauna minore. Sia nei campi che lungo i corsi d'acqua l'intenso uso dei diserbanti, antiparassitari e concimi chimici, ha contribuito al degrado, ed in qualche caso alla scomparsa di interi popolamenti animali. Gli ambiti di vegetazione naturale o seminaturale in grado di ospitare specie animali vertebrate, appaiono circoscritti, limitati alle aree cespugliate, ai filari di alberi (esclusi quelli lungo le strade a maggior traffico) o ad alcuni giardini privati. La occasionale presenza di fauna selvatica è comunque legata, in zone poco distanti da quelle considerate, alla presenza di ambienti di insediamento che presentano un maggior grado di naturalità e risultano complessivamente meno turbati (ad esempio macchie boscate e cespugliate, canali e corsi d'acqua).
Potenzialmente l'area è abitata da volpi, lepri, donnole, faine, scoiattoli ed altri piccoli roditori, chirotteri, insettivori che si possono ancora trovare nelle limitate aree boscate. Sono presenti numerose specie di uccelli nidificanti, mentre si evidenzia in zona la presenza di mammiferi di piccola taglia a livello del terreno. Degni di nota sono il riccio, il ghiro, la lepre la cui presenza viene mantenuta con annuali ripopolamenti, scarse sono invece le lepri di cattura. Accertata la presenza del coniglio selvatico, incerti il tasso e la volpe. Lungo i fossi d'acqua si può trovare fra i rettili la biscia dal collare e tra gli anfibi la rana temporaria. Numerosi gli Insetti che si inseriscono nell'ambiente con i loro cicli vitali talvolta sconvolti dalle pratiche agricole e dagli insetticidi.
Demografia LocalitàAbitantiTotale della popolazione presente suddivisa per sobborghi al 30 settembre 2013 Cascinagrossa896 Castelceriolo1.707 Litta Parodi1.211 Lobbi962 Mandrogne1.686 San Giuliano Nuovo1.066 San Giuliano Vecchio1.714 Spinetta Marengo7.258Totale16.500
Storia