Luso medico della cannabis ha una storia millenaria condivisa da molte culture nel mondo. Nella pianta sono state identificate oltre 750 diverse sostanze di cui 113 con struttura analoga ai principali cannabinoidi, alcuni dei quali con azioni contrapposte, la cui concentrazione e distribuzione può variare sensibilmente in funzione del profilo genetico della pianta e dello stress a cui è sottoposta durante la sua crescita.
Nella medicina moderna piuttosto che la combustione e inalazione delle infiorescenze essiccate della pianta, modalità tipica per il consumo ricreativo della pianta, si studiano e utilizzano preparazioni a base di cannabinoidi sintetici o estratti titolati dalla pianta, con cui è possibile eseguire adeguate sperimentazioni cliniche.National Academies of Science, Engineering and Medicine - The Health Effects of cannabis and Cannabinoids: The Current State of Evidence and Recommendations for Research Gli impieghi della cannabis ad uso medico sono presenti in studi clinici controllati e studi osservazionali, nelle revisioni sistematiche e nelle metanalisi della letteratura internazionale indicizzata. I risultati di questi studi non sono conclusivi sull’efficacia dell’uso medico della cannabis in alcune patologie; in molti casi le evidenze scientifiche sono di qualità moderata o scarsa, con risultati contraddittori e non conclusivi, mancano, inoltre, dati a supporto di un favorevole rapporto rischio/beneficio per la cannabis, tuttavia vi è l’indicazione a proseguire nelle ricerche per ottenere evidenze definitive.
Definizione
Nell'uso medico viene chiamata cannabis la pianta della canapa con contenuto di tetraidrocannabinolo superiore allo 0,2% , cioè diversa dalla canapa la cui produzione e coltivazione è destinata alla produzione di fibre o ad altri utilizzi industriali. Diverse varietà e chemotipi della cannabis contengono concentrazioni differenti dei principi farmacologicamente attivi e, conseguentemente, producono effetti diversi.
Storia
La cannabis, chiamata in cinese má 麻 (che significa "canapa") o dàmá 大麻 ("grande canapa") , è stata usata a Taiwan varie migliaia di anni fa. Il botanico Hui-lin Li ha scritto che in Cina "l'uso medico della cannabis probabilmente si è sviluppato molto precocemente. Poiché gli antichi esseri umani usavano semi di canapa come alimento, era naturale per loro anche scoprire le proprietà medicinali della pianta."
L'imperatore Shen-Nung ha scritto un libro sui metodi di trattamento nel 2737 a.C. che comprendeva i benefici medici della cannabis. Ha raccomandato la sostanza per molti disturbi, inclusa la stipsi, la gotta, il reumatismo. La cannabis è considerata una delle 50 erbe fondamentali nella medicina tradizionale cinese.
L'Ebers Papyrus (circa 1550 a.C.) dall'Egitto antico, secondo alcuni studiosi, descriverebbe l'uso della cannabis medica.
Testi sopravvissuti dall'antica India confermerebbero che le proprietà psicoattive della cannabis sono state riconosciute e che è stata usata per trattare una varietà di malattie e disturbi, tra cui insonnia, mal di testa, disturbi gastrointestinali e dolori, anche durante il parto.
Nel mondo islamico medioevale, i medici arabi hanno utilizzato le proprietà diuretiche, antiemetiche, antiepilettiche, antinfiammatorie, analgesiche e antipiretiche della cannabis sativa che hanno usato estesamente come medicinale dal VIII al XVIII secolo.
Al medico irlandese, William Brooke O'Shaughnessy, si attribuisce l'introduzione della cannabis nella medicina occidentale. O'Shaughnessy è venuto a contatto con la cannabis attorno all'anno 1830 mentre viveva in India, dove ha condotto numerosi esperimenti per indagare sulla sua utilità medica. Rilevando in particolare i suoi effetti analgesici e anticonvulsivi, ritornò in Inghilterra con una fornitura di cannabis nel 1842, dopo di che il suo uso medico si diffuse attraverso l'Europa e gli Stati Uniti. Prima del 1850 in Europa vengono pubblicate varie ricerche sulla sperimentazione ed utilizzo medico della cannabis.
La cannabis è entrata nel dispensario farmaceutico degli Stati Uniti nel 1854, con l'avvertenza che era un potente narcotico e che ad alte dosi era pericolosa.
Nel 1887, Raffaele Valieri, medico primario dell'Ospedale degli Incurabili di Napoli, dà alle stampe un documento intitolato "Sulla canapa nostrana e sui suoi preparati in sostituzione della Cannabis indica", dove oltre a riportare le sue esperienze sull'utilizzo terapeutico in casi di emicrania, insonnia, isteria, gozzo esoftalmico anticipa una constatazione oggi ampiamente condivisa dalla comunità scientifica, cioè che la canapa indiana e la canapa che cresceva in Italia erano piante della stessa specie.
L'uso della cannabis in medicina sarebbe cominciato a diminuire verso la fine del XIX secolo a causa della difficoltà nel controllare i dosaggi e dell'aumento della popolarità dei farmaci sintetici e derivati da oppio. Inoltre, l'avvento della siringa ipodermica permetteva di iniettare farmaci con effetto immediato, in contrasto con la cannabis che non essendo solubile in acqua non può essere iniettata.
Negli Stati Uniti, l'uso medico della cannabis è diminuito ulteriormente con l'approvazione di una legge, il Marihuana Tax Act del 1937, che ha imposto restrizioni e tasse anche sulle prescrizioni medicali della cannabis. La cannabis è stata rimossa dalla farmacopea degli Stati Uniti nel 1941 ed è stata ufficialmente vietata per qualsiasi uso con il passaggio della legge sulle sostanze controllate del 1970.
La cannabis ha cominciato ad attirare un rinnovato interesse come medicina negli anni '70 e '80, in particolare a causa del frequente utilizzo compassionevole da parte dei pazienti affetti da tumore e AIDS, che hanno riportato giovamento dagli effetti della chemioterapia e dalla perdita di peso. Nel 1996, la California divenne il primo Stato Usa per legalizzare la cannabis medica in contrapposizione alla legge federale. Nel 2001, il Canada è diventato il primo paese ad adottare un sistema che disciplina l'uso medico della cannabis.
Il Canada, il 20 giugno 2005, è stato il primo paese ad autorizzare la messa in commercio di un estratto totale di cannabis sotto forma di spray sublinguale Sativex standardizzato per THC e CBD, per il trattamento del dolore neuropatico dei malati di sclerosi multipla e cancro. Nel 2006 il Sativex è stato approvato negli Stati Uniti per essere sottoposto a studi clinici di Fase III per dolore intrattabile in pazienti con tumore.
Assetto legale
La cannabis è sottoposta alle restrizioni e controlli delle sostanze elencate nella Tabella IV della convenzione unica sugli stupefacenti adottata a New York il 30 marzo 1961, come emendata dal Protocollo di Ginevra del 25 marzo 1972, ratificata e resa esecutiva in Italia in base alla legge n. 412 del 5 giugno 1974.
Tali restrizioni e controlli sono stati un grande ostacolo alla ricerca per lo sviluppo di un utilizzo terapeutico della cannabis in tutti i paesi che hanno ratificato la convenzione delle Nazioni Unite anche se era previsto che alcuni stati consentissero sperimentazione e uso medicale della cannabis.
La convenzione prevede che gli stati che consentano la produzione o l'uso della cannabis per la ricerca scientifica o per l'uso medicale devono operare con un sistema di licenza per tutti i coltivatori, i produttori e i distributori e garantire che il mercato totale della cannabis dello Stato non superi quello richiesto "a fini medici e scientifici".
Dal 2000 la legislazioni di alcuni stati che avevano adottato la politica proibizionista verso la cannabis sono cambiate.
Molti stati hanno adottato leggi che legalizzano l'uso medico della cannabis ed alcuni hanno depenalizzato anche il suo uso ricreativo.
Negli USA dove ancora permane in vigore la legge federale che considera il tetraidrocannabiolo tra gli stupefacenti controllati al pari di eroina e cocaina, ad agosto 2017, un totale di 29 Stati, il distretto di Columbia, Guam e Porto Rico consentono programmi pubblici per l'uso medico della cannabis. Essendo ancora una sostanza illegale e non essendo autorizzata dalla FDA paradossalmente anche negli stati USA dove è stato legalizzato l'uso medico della cannabis questa non può essere prescritta dai medici.
Via di assunzione
Nell'utilizzo medico le principali vie di assunzione delle preparazioni magistrali di cannabis sono per inalazione, senza combustione per mezzo di appositi inalatori, e per ingestione, sotto forma di decotto o compresse. Il Sativex, farmaco autorizzato in alcuni paesi, estratto di cannabis standardizzato in THC e CBD, prevede la assunzione come spray orale, considerando un assorbimento anche attraverso le mucose orali. L'assunzione inalando il fumo prodotto dalla combustione comporta la difficoltà di definire dosaggi riproducibili e prevedibili, oltre che maggiori rischi di effetti avversi e di abuso. Inoltre le prove di efficacia sono per lo più limitate o assenti a confronto di altri rimedi e farmaci.
Farmacocinetica Le proprietà farmacocinetiche della cannabis variano in funzione della dose assunta e della modalità di assunzione. Assunzione orale di cannabis o di THC sintetico (es. dronabinolo), soltanto il 10-20% di THC entra nel sistema circolatorio a causa di un esteso metabolismo epatico e della limitata solubilità del THC in acqua. Dopo somministrazione orale, sono necessari dai 30 ai 90 minuti per l’inizio dell’effetto farmacologico, l’effetto massimo si ottiene entro le 2-4 ore dopo l’assunzione. Dopo somministrazione orale di 20 milligrammi di THC si raggiungono concentrazioni plasmatiche massime tra 4 e 11 nanogrammi/millilitro tra una e 6 ore dopo la assunzione orale. Il CBD mostra una biodisponibilità ed un assorbimento orale simili a quelli del THC. Dopo l’assunzione orale di 10 milligrammi di CBD le concentrazioni di picco sono di 2,5 ± 2,2 nanogrammi per millilitro. Assunzione per via inalatoria di cannabis vaporizzata: la biodisponibilità del THC varia da un 10 ad un 35%, l’effetto farmacologico inizia dopo pochi minuti e ha un picco massimo a circa un’ora dall’inalazione e un declino in 3-4 ore. Le concentrazioni plasmatiche massime di THC si hanno entro dieci minuti dalla prima aspirazione. Il numero, la durata e l’intervallo delle aspirazioni influenza le concentrazioni massime plasmatiche e il tempo in cui si raggiunge il picco. In seguito all’assunzione per via inalatoria di 16 o 34 milligrammi di THC, le concentrazioni plasmatiche raggiunte entro i primi dieci minuti dalla somministrazione variano rispettivamente in un range da 50-130 e 70-270 ng THC per ml per scendere al di sotto dei 5 ng/ml dopo due ore dall’ultima inalazione Assunzione con spray orale: l'assunzione con spray orale comporta un assorbimento anche attraverso le mucose orali.A seguito di una singola somministrazione di Sativex (quattro spray pari a 10,8 mg di THC e 10 mg di CBD), la concentrazione plasmatica media di THC (~ 5,5 ng / mL) e CBD (~ 3 ng / mL) si verificano tipicamente entro 2-4 h, sebbene vi siano ampie variazioni inter-individuali nelle concentrazioni plasmatiche del cannabinoide di picco e nel tempo all'insorgenza e al picco degli effetti. Quando somministrato per via oro-mucosale, i livelli di THC e altri cannabinoidi nel sangue sono inferiori a quelli ottenuti per inalazione della stessa dose di cannabis fumata, ma i livelli ematici di THC sono stati paragonabili a quelli osservati con somministrazione orale.