Belmonte Calabro (IPA: , conosciuta semplicemente come Belmonte, Bellimunti in dialetto belmontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

Il paese, situato nell'entroterra in posizione panoramica su una collina che domina un vasto tratto di mar Tirreno, venne fondato dagli Angioini nella seconda metà del Duecento. Il feudo fu governato dai Cossa, dai Di Tarsia, dai Ravaschieri, dai Pinelli ed infine dai Pignatelli. Nel 1619 venne creato il titolo di principe di Belmonte, soppresso solo dalla costituzione repubblicana del 1948.

Geografia fisica

Territorio Secondo la "Carta Geologica d'Italia" del Servizio Geologico d'Italia URL consultato il 22 luglio 2009 il territorio belmontese è in gran parte classificato come zona scf ("scisti lucenti"), mentre una parte consistente (il centro storico e le località di Bastia, Campo, Vadi, il corso del fiume Verre) è classificata come suolo a tipologia m2a ("arenarie con denti di squalo e bacchette di echini"), segno dell'antica presenza del mare anche a quote piuttosto elevate. La località Annunziata, il cimitero e le loro immediate vicinanze si trovano su un banco isolato di serpentino (s), chiamato localmente "marmo verde di Belmonte Calabro". Infine, la Marina di Belmonte e tutta la fascia della pianura costiera è una zona alluvionale (a).

Idrografia Il corso d'acqua più importante del territorio belmontese è il Verre (fiume)|fiume Verre, chiamato anche "fiume di Belmonte": esso scaturisce da diversi corsi d'acqua alle pendici di Monte Cocuzzo, presso la località significativamente chiamata Capo di Fiume ()Istituto Geografico Militare, Carta Topografica d'Italia 1:25.000, foglio nº 568 III (Nocera Terinese). e scorre in un suggestivo scenario di piccoli "canyon" e di antichi mulini ad acqua abbandonati fino alla località Acquicella, presso la quale sfocia nel mar Tirreno. Nell'ultimo tratto segna il confine meridionale del comune di Belmonte con Amantea.

Altri corsi d'acqua a carattere torrentizio che bagnano il territorio belmontese sono il torrente Santa Croce, corso d'acqua che delimita il confine settentrionale tra Longobardi e Belmonte, di lunghezza relativamente considerevole, che si origina dalle falde di Monte Cocuzzo ed è sottopassato dalla Strada statale 18 Tirrena Inferiore con una galleria subalvea; il torrente Santa Barbara, corso d'acqua che si origina da sorgenti situate presso la località omonima e Campo di Mare ed è sottopassato dalla Strada statale 18 Tirrena Inferiore con un'altra galleria subalvea; il torrente San Martino, corso d'acqua che si origina presso la località Piane e arriva al mare sovrappassando la Strada statale 18 Tirrena Inferiore che passa attraverso una galleria subalvea; il torrente Cozzino, corso d'acqua che si origina presso la località Petrone () e scorre verso il mar Tirreno scavando profondi "canyon"; il torrente Peopaio, corso d'acqua che si origina da due vene d'acqua presso il Cozzo Varallo, e nel suo corso scava profondi canyon nel suolo di arenaria; il torrente dell'Acqua della Chiesa, che solca l'omonimo vallone ed affluisce nel fiume Verre presso la località Palombelli.

Orografia

Nonostante il comune di Belmonte si estenda fino alle pendici di Monte Cocuzzo (), la cima dello stesso ricade tra i comuni di Mendicino e Longobardi segnando, nella parte inferiore, anche il confine con il comune di Fiumefreddo Bruzio. L'altitudine massima raggiunta pertanto in territorio belmontese è quindi quella del Cozzo Serralto (). Un'altra montagna che supera i metri di altezza è la Pietra del Corvo (), che assieme al Cozzo Pescato () ed al Cozzo Burrara () segna il confine con il comune di Lago.

Gran parte del territorio rimanente è caratterizzato da una notevole asperità del terreno: se la località più elevata, Campo, si trova a , la località più bassa, Marina di Belmonte, è a : in posizione intermedia si trovano la Sellina (una caratteristica alture "a due gobbe", delle quali una misura e l'altra 525), Palombelli e Cava (), Vadi (), Salice () e la dirimpettaia Spineto (), Buda (), Santa Barbara (, anche se il centro abitato è dislocato su più livelli, dai della Motta Vacanti ai 493 di San Pietro), Annunziata (), Viglia (), Bastia (), Campo di Mare (), Cuoco e Regastili (), Acquicella ( in comune di Belmonte, 52 in comune di Amantea). La chiesa dell'Immacolata Concezione al centro storico è situata a circa , la località Serra a : lo stadio comunale in località Oliveto, lungo il fiume Verre, è invece a . Il Vallone della Porta, infine, è a .

Clima

Origini del nome Il toponimo Belmonte deriva secondo l'ipotesi più accreditata dal nome del maresciallo del Regno di Napoli Drogone di Beaumont che nel 1270 fondò il castello.Gabriele Turchi, Storia di Belmonte, p. 20. Altre fonti invece lo farebbero derivare dal sito su cui sorge l'abitato, appunto un "monte", "bello" per via della posizione dominante sia sul mar Tirreno che sulla vallata del fiume Verre.

L'attributo Calabro venne aggiunto prima con delibera del Consiglio comunale del 1º novembre 1862 e successivamente con Regio Decreto 4 gennaio 1863Gabriele Turchi, Storia di Belmonte, p. 164., per la necessità di distinguere il paese da altre località italiane omonime, quali Belmonte Castello (FR), Belmonte del Sannio (IS), Belmonte in Sabina (RI), Belmonte Mezzagno (PA), Belmonte Piceno (AP).

Storia

Età antica Il sito dell'attuale abitato di Belmonte non fu in età antica, stando ai resti pervenuti ai giorni nostri, sede di alcun abitato pre-romano o romano. Tuttavia, nel vasto territorio belmontese sono state attestate presenze antiche, anche collegate a stabilimenti di coloni Greci nella zona. Il territorio belmontese era incluso all'epoca della colonizzazione greca e poi in età romana nel territorio della città di Clampetia, identificata o nel territorio di Fiumefreddo Bruzio o, secondo l'ipotesi più diffusa, nel territorio di Amantea.

In località Cuoco è stato attestato sorgesse in età pre-romana e poi romana un piccolo villaggio, stazione di posta sulla via Traianea. Presso quest'area è venuta alla luce negli ultimi anni del XX secolo una necropoli risalente all'incirca al II secolo a.C.Gabriele Turchi, Storia di Belmonte, pp. 16-17. Il reperto più interessante è rappresentato da un'anfora d'argilla alta 1.05 metri, conservata presso il Museo archeologico nazionale della Sibaritide a Sibari, in comune di Cassano all'Ionio, contenente lo scheletro di un bambino di diciotto mesi inumato secondo il rituale funerario punico dellenkytrismosIn greco antico εγχυτρισμος, dal verbo εγχυτριζω ("raccogliere in un'urna le ossa bruciate dei morti"). Gabriele Turchi, Storia di Belmonte, p. 17., introdotto dunque attraverso legami commerciali con Cartagine. Questi legami con altre zone del mar Mediterraneo sono anche testimoniati dai ripostigli di Belmonte Calabro, vasi di terracotta rinvenuti in località Serra nel 1935 contenenti in tutto ventitré monete provenienti dalle zecche di Locri, Crotone e Cartagine risalenti grosso modo all'età della seconda guerra punicaLe monete sono state custodite nel Gabinetto Numismatico del Museo Nazionale Romano di Roma. Gabriele Turchi, Storia di Belmonte, pp. 17-18..

In località Regastili, poco lontano dalla località Cuoco, sorgeva secondo alcune ipotesi un tempietto pagano o un'antica officina. Il toponimo Regastili infatti deriverebbeGabriele Turchi, Storia di Belmonte, p. 17. o dal greco antico εργαστηριον ("ergasterion", "officina, fabbrica") o dalla corruzione del greco antico δεκα στιλους ("dieci colonne"), nomi che farebbero pensare comunque ad una costruzione antica presente nel sito, di cui non si è trovata traccia.

Medioevo Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nell'846 i Saraceni conquistarono la città bizantina di Nepetia, collocata nel sito dell'attuale Amantea e il cui territorio comprendeva anche quello di Belmonte, e ne rimasero padroni dopo aver creato un Emirato fino all'885 quando i Bizantini al comando di Niceforo Foca il vecchio riconquistarono la città.

I primi abitati attestati nel territorio belmontese in età medioevale sono i casali di Santa Barbara, corrispondente con molta probabilità all'attuale frazione omonima, e Tinga, corrispondente probabilmente alle località attuali di Annunziata e Serra. Nel casale di Santa Barbara c'erano due chiese, Santa Barbara e San Pietro, menzionate per la prima volta nel 1097, quando il duca di Puglia e Calabria Ruggero Borsa concesse queste chiese in beneficio all'abbazia benedettina della SS. Trinità di Mileto. In seguito nel giugno 1202 Riccardo vescovo di Tropea concesse le stesse chiese all'abbazia florense di Fontelaurato di FiumefreddoGabriele Turchi, Storia di Belmonte, p. 19..

Durante il tentativo di Corradino di Svevia di conquistare il regno di Napoli, la città fortificata di Amantea, poiché si era ribellata agli Angioini, venne assediata e conquistata da questi ultimi nel 1269. Per mantenere sotto controllo la città irrequieta, Carlo I d'Angiò ordinò al maresciallo Drogone de Beaumont di costruire un castello di proprietà demaniale in territorio amanteano. Nacque così, tra il 1270 ed il 1271, Belmonte.

Dall'inizio del XIV secolo il castello di Belmonte vene infeudato ad alcuni esponenti della nobiltà napoletana. Tra il 1305 ed il 1338 fu sottoposto alla famiglia Mastroiodice o Mastrogiudice, tra il 1338 ed il 1367 ai Cossa o Salvacossa, dal 1367 al 1443 alla famiglia Sacchi. Negli stessi periodi, i casali di Santa Barbara e Tinga avevano una loro successione feudale, fino a che non scomparvero e vennero unificati anche loro nel territorio di Belmonte.

Un diploma della regina di Napoli Giovanna I di Napoli risalente al 1345 delimitò il territorio di Belmonte separandolo da quello di Amantea, sancendo de iure l'autonomia del primo paese dalla città costiera.

Età moderna La signoria dei Di Tarsia (1443-1578) La famiglia Di Tarsia entrò in possesso del castello e dei suoi casali nel 1443 e lo mantenne fino al 1578 tra alterne vicende.

Il 15 luglio 1562 viene posata la prima pietra del convento dei Padri Carmelitani, su un terreno donato appositamente dal barone Tiberio Di Tarsia e da sua moglie Ippolita CarafaGabriele Turchi, Storia di Belmonte, p. 52..

La signoria dei Di Tarsia si interrompe momentaneamente quando Tiberio Di Tarsia vende il feudo a Camillo Sersale per la somma di 15.000 ducati, con diritto di retrovendita dopo dieci anni. Nel 1570 Tiberio morì a Napoli senza eredi legittimi, e lasciò i suoi beni al nipote Cola Francesco Di Tarsia, che aveva dei precedenti con la giustizia spagnola. Il Demanio nel frattempo requisì Belmonte e gli altri feudi ai Di Tarsia, in forza del testamento di Galeazzo Di Tarsia che sanciva, in assenza di figli maschi di Tiberio, che i suoi beni sarebbero stati donati alla Corona.

Nell'agosto 1974 iniziarono i lavori di costruzione del nuovo -ed attuale- Municipio: per realizzare l'edificio, venne fatta saltare l'antica "praca" -l'ingresso- del Castello, simile a quella conservata davanti al Castello della Valle di Fiumefreddo Bruzio.

Simboli

Lo stemma è così descritto dallo Statuto Comunale:

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Collegiata di Santa Maria Assunta, edificata nei locali dell'antica Curia a partire dal 1585 per volere del conte Carlo Ravaschieri, nel 1759 fu elevata a Collegiata. L'attuale aspetto, dovuto ai lavori di rifacimento del XVIII secolo, è stato in parte modificato dopo il terremoto del 1908, nel quale crollò parte dell'alto campanile successivamente ricostruito. Chiesa dell'Immacolata Concezione. Edificata nel 1622 poco fuori dall'abitato per devozione della Comunità di Belmonte, all'interno si trovano resti di affreschi di scuola napoletana del Settecento in pessimo stato di conservazione. Tra il 2008 ed il 2012 la chiesa è stata sottoposta a restauri e consolidamento strutturale.