Lavagna è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Genova in Liguria.
Geografia fisica Territorio La cittadina si sviluppa nella piana alluvionale sinistra del fiume Entella lungo la costa della Riviera di Levante, nel Tigullio orientale. Ubicato ad est di Genova, l'odierno abitato si sviluppa, oltre allo storico insediamento medievale, lungo il suo entroterra chiuso a monte da una serie di colline coltivate prevalentemente ad uliveti. A oriente la dividono da Sestri Levante le Rocche di Sant'Anna nella zona frazionaria di Cavi. Ad occidente il fiume Entella la divide da Chiavari. A Nord è confinante col comune di Cogorno.
Tra le vette del territorio il monte Rocchette (701 m), il monte Capenardo (693 m), il monte Costello (498 m).
Clima
Storia
Il borgoLe principali notizie storiche sono state confrontate con la , a differenza della vicina Chiavari che presenta evidenze pre-romane, pare essersi sviluppato in epoca romana con il nome latino di Lavania. Il nome è rimasto nei secoli inalterato fino a trasformarsi nei secoli successivi nell'attuale toponimo di Lavagna.
Contea dei carolingi e soggetta successivamente ai vescovi di Genova, fu roccaforte feudale del nascente ramo nobiliare della famiglia dei Fieschi creando, fino al 1198, una sorta di indipendenza giurisdizionale e politica da Genova. Questa famiglia, che avrà come sede il vicino borgo di San Salvatore di Cogorno, costruirà un vasto dominio nobiliare nel Levante ligure ed entroterra chiavarese.
Durante il medioevo innumerevoli furono gli scontri politici per il dominio di questa parte del Levante ligure tra i Fieschi e la Repubblica di Genova, che aveva nella vicina Chiavari una sempre fedele alleata e un caposaldo difensivo di confine. Sicuramente i più forti antagonisti della famiglia fliscana si rivelarono i Doria, signori della Repubblica genovese.
In questo contesto storico, la stirpe dei Fieschi ha potuto contare due papi eletti in Vaticano: papa Innocenzo IV, al secolo Sinibaldo Fieschi, asceso al trono nel 1243, e papa Adriano V, al secolo Ottobono Fieschi, eletto nel 1276.
Quando il borgo si costituì in libero comune, intorno al XII secolo, i signori fliscani continuarono, nei limiti, a svolgere il compito amministrativo e politico della cittadina. Nel XIV secolo, con l'assorbimento dei Fieschi nella più alta nobiltà genovese, si avviò un progressivo ridimensionamento dei domini lavagnesi. Nel 1564 il suo circondario fu saccheggiato dal turco Dragut, subendo devastazioni come in altre vicine località della costa del Tigullio già colpite dal "pirata saraceno" negli anni prima. Dopo l'incursione barbaresca vi si costruirono nuove fortificazioni dotate di artiglierie.
Nel 1797 con la dominazione francese di Napoleone Bonaparte la costituita municipalità rientrò dal 2 dicembre nel dipartimento dell'Entella, con capoluogo Chiavari, all'interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile del 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, Lavagna rientrò nel II cantone, come capoluogo, della giurisdizione dell'Entella e dal 1803 centro principale del I cantone dell'Entella nella giurisdizione dell'Entella. Annessa al Primo Impero francese, dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserita nel dipartimento degli Appennini con capoluogo ancora Chiavari.
Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del congresso di Vienna del 1814, che sottopose la municipalità di Lavagna nella provincia di Chiavari sotto la divisione di Genova. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nell'VIII mandamento omonimo del circondario di Chiavari dell'allora provincia di Genova, nel Regno d'Italia.
Con regio decreto del 12 maggio 1889 fu elevata al titolo di Città.
Simboli
Stemma Lo stemma è stato concesso con il regio decreto del 23 febbraio 1890.
Nel 1913 lo si trova descritto: d'oro, alla banda d'azzurro, mareggiata di argento (fiume Entella), accompagnata in capo da una torre di rosso, di due palchi, sostenente una grue al naturale, con la sua vigilanza.
Gonfalone
Il gonfalone, insignito dalla Presidenza della Repubblica della medaglia d'argento al merito civile il 5 giugno 2012, è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica dell'11 ottobre 1983.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Basilica collegiata di Santo Stefano nel capoluogo. Sede pievana dal X secolo e collegiata dal 1610, l'odierna chiesa fu ricostruita intorno al 1653 sotto la direzione dell'architetto ticinese Giovanni Battista Ghiso. I due campanili laterali della facciata furono completati nel 1657: a sinistra il campanile della parrocchia con il suo concerto di 8 campane e a destra quello del comune con la campana civica. Alle spalle della chiesa è ubicato il monumentale cimitero che, per le sue sculture funebri, è considerato uno dei più pregevoli e importanti del territorio. Santuario di Nostra Signora del Carmine nel capoluogo. L'attuale edificio fu costruito tra il 1617 e il 1631 ad opera dei carmelitani scalzi. Riaperta al culto religioso nel 1806, dopo la soppressione e allontanamento dell'ordine religioso per i noti decreti napoleonici, subì notevoli interventi di restauro e rifacimento nel 1835. L'annesso convento, oggi di proprietà comunale, è la sede della biblioteca civica "Giovanni Serbandini Bini". Santuario di Nostra Signora del Ponte nel capoluogo. Deve il suo nome al fatto di essere stata costruita ai piedi di un antico ponte in legno (trasformato in pietra per opera di Ugo Fieschi) che attraversa l'Entella. La sua storia e quella del ponte procedono di pari passo per molto tempo. Inizialmente i Fieschi fecero collocare sul ponte un altare con l'effigie di sant'Erasmo; successivamente fu edificata una cappella e gli stessi signori fliscani fecero sostituire l'immagine del santo con un quadretto raffigurante la Madonna. Su quella costruzione, più volte rimaneggiata, fu riedificata e consacrata nel 1492 l'attuale chiesa, ad una sola navata. Sul prospetto è visibile un grande affresco della Madonna della Misericordia; l'opera di Lorenzo Fasolo è stata recentemente restaurata. Il campanile, in stile simil gotico, raggiunge i 40 metri di altezza e ospita un concerto di 8 campane in RE. La chiesa fu particolarmente cara alla famiglia Savoia; la regina Margherita la visitò personalmente e le donò alcuni paramenti sacri; l'evento è ricordato in un affresco sopra la porta d'ingresso.
Chiesa parrocchiale di Santa Maria Madre della Chiesa nel capoluogo. Edificata nel 1974 su progetto dell'architetto Guido Campodonico e dedicata l'8 settembre del 1977, fu smembrata dalla parrocchia di Santo Stefano nel 1967 e creata parrocchia autonoma il 22 agosto del 1968. All'interno sono conservati una statua in legno policroma della Madonna, datata alla fine del XVIII secolo e restaurata nel 1980, un crocifisso in legno di noce ed una Via Crucis dello scultore lavagnese Francesco Dallorso. Oratorio della Santissima Trinità nel capoluogo. Situato in prossimità del centro storico lavagnese e risalente al XV secolo, l'oratorioFonte dal sito del Comune di Lavagna . fu nei secoli sede della locale confraternita della Santissima Trinità operante nell'assistenza ai poveri, al riscatto degli schiavi e alle funzioni liturgiche dei defunti; ancora oggi sono conservati gli scranni lungo le pareti dove si sedevano i confratelli durante le riunioni. All'interno sono custoditi una decina di cristi processionali, tra cui uno dello scultore Anton Maria Maragliano, diversi dipinti del pittore Luca Cambiaso e un organo del XVIII secolo. Cappella di Nostra Signora della Neve, poco oltre il cimitero e lungo la provinciale per Cogorno. Fu edificata nella prima metà del XVII secolo dalla famiglia Costaguta di Chiavari assieme all'attiguo palazzo signorile. Acquistata nel 1750 dai Grimaldi, passò poi per eredità al marchese Camillo Pallavicini Grimaldi che decise di adibire la cappella a sepolcreto della propria famiglia che si estinse con la morte dell'unico figlio Alessandro nel 1898. Gli ultimi eredi del marchese, ormai stabili in Portogallo e non essendo più interessati alla proprietà lavagnese, vendettero gradualmente i terreni e il palazzo; la cappella fu donata alla Parrocchia di Santo Stefano e, in seguito, su decisione della curia vescovile di Chiavari, alle dipendenze della Parrocchia di Nostra Signora del Ponte. Un'importante opera di restauro venne eseguita con maestranze locali, e il supporto economico degli stessi abitanti della zona, tra gli anni 1994 e 1995. Cappella di Benedetto Marini, edificata nel 1880 in stile neogotico nei pressi dell'odierno presidio ospedaliero lavagnese, mausoleo di Benedetto Marini che qui fu traslato il 3 novembre 1888. Cappella di San Benedetto, situata nell'omonima via, lungo il percorso pedonale per la frazione di Santa Giulia, potrebbe risalente ad un periodo tra il XVIII e il XIX secolo.
Chiesa parrocchiale di San Pietro nella frazione di Barassi. In origine dedicata a sant'Eufemiano, così come attesta una bolla pontificia di papa Innocenzo VIII, la comunità parrocchiale fu assegnata ai padri olivetani di Quarto dei Mille, i quali, nel 1660, costruirono l'odierno edificio parrocchiale. Chiesa parrocchiale della Santissima Concezione nella frazione di Cavi, in località Cavi Borgo. Costruita nel 1757 e decorata da marmi lavorati, fu anticamente succursale della vicina parrocchia di Santa Giulia. Fu nel 1797 che venne resa indipendente da quest'ultima dall'arcivescovo di Genova monsignor Giovanni Lercari. Cappella di San Leonardo (già "dei Francesi") nella frazione di Cavi, in località Cavi Borgo. Edificata nel corso del XVIII secolo. Presso il promontorio Campanino, ai confini con Sestri Levante, già esisteva una cappella con annesso ospitale intitolata a san Leonardo dei Francesi; tale edificio fu di proprietà dei Cavalieri di Malta fino al 1665, quando passò alle dipendenze di Leonardo Frugoni che si occupò anche dei terreni annessi. I terreni, concessi in enfiteusi ai Frugoni, passarono poi ai Cambiaso e successivamente ai marchesi Negrotto. La primitiva cappella, dopo un suo uso come ricovero per animali, cadde definitivamente in rovina. L'attuale edificio sorse nel corso del XVIII secolo assieme al vicino palazzo della famiglia Cambiaso e poi dei marchesi Negrotto. Un'epigrafe relativa alle indulgenze concesse da papa Innocenzo XI in perpetuo (1689) fu recuperata dall'antica cappella e qui murata. Al suo interno, presso l'altare marmoreo, vi è una pala del pittore Bartolomeo Biscaino raffigurante la Madonna del Carmine col Bambino, sant'Erasmo vescovo e san Leonardo di Limoges. Chiesa di Gesù Risorto nella frazione di Cavi, in località Cavi Arenelle. Edificata nei primi anni del 1984 - su progetto degli architetti Cesare Lacca e Pietro Gaviglio - è stata consacrata nel 2000. Cappella di San Nicolò nella frazione di Cavi, situata sopra il centro abitato di Cavi Arenelle. Chiesetta di San Eufemiano nella località di Cerreto. Antica parrocchiale della località, succursale della parrocchiale di Barassi, è citata in alcuni documenti storici del XIII secolo e fu eremo dei monaci benedettini olivetani. Caduta successivamente in disuso, fu rimaneggiata nel 1987. La piccola chiesa, posta a 250 metri s.l.m., è raggiungibile a piedi attraverso un apposito sentiero. Chiesa di San Bernardo, situata nell'omonima località, la cui fondazione potrebbe essere risalente al 1582. Chiesa parrocchiale di Santa Giulia nella frazione omonima. La parrocchialeNotizie e dati tratti dal sito della Diocesi di Chiavari ., secondo alcune fonti, conserva le reliquie di santa Giulia portate nel 1724.