Femminista cristiana, dedicò la vita a lottare contro ciò che ostacolava la dignità femminile in tutti gli ambiti: familiare, lavorativo, sociale ed ecclesiale. Fondò nel 1909 La Donna e il Lavoro, giornale dedicato alla donna impegnata in ambito lavorativo, che continuò ad uscire fino al 1927, anche dopo che il titolo fu cambiato nel 1918 in quello di Problemi femminili, per pubblicare articoli relativi alla promozione della donna nella società.

Di lei restano due romanzi, diversi saggi, moltissimi articoli e una nutrita corrispondenza, tutti scritti orientati a combattere l'errata concezione di inferiorità della donna, derivante dalla mentalità del tempo, diffusa anche negli ambienti cattolici e talora supportata dalle gerarchie ecclesiastiche.

Biografia Elisa nacque a Vicenza da Antonio Salerno e Giulia Menegazzi, in una famiglia ebraica dotata di solida base economica che gestiva un forno e un pastificio e possedeva un mulino e altri fabbricati. Era la sesta di nove figli - morirono tutti bambini fuorché la sorella primogenita Maria - e amava studiare; per motivi di salute però dovette lasciare la scuola dopo la terza elementare; riuscì poi a dare gli esami di quinta elementare a quindici anni. Ancora la salute cagionevole la ostacolò, quando aveva vent'anni, nel suo desiderio di farsi suora missionaria. Nel 1923 il padre morì e iniziarono i dissidi con la sorella; più tardi le due figlie di questa le vennero affidate e vissero con lei fino alla sua morteQuesti fatti sono narrati nel saggio Due sorelle - due nature - due sistemi, pubblicato nel 1927. .

Giovinezza ed esordi Per quasi sessant'anni visse a Vicenza in contrà Santa Lucia, nella popolosa parrocchia di Araceli. Molto religiosa, a 19 anni entrò nel Terz'ordine francescano, in cui esercitò funzioni di segretaria; cinque anni più tardi si iscrisse alla Società cattolica operaia femminile di Mutuo Soccorso..

La salute cagionevole e la necessità di aiutare i genitori ormai anziani la costrinsero ad abbandonare anche il sogno di diventare insegnante, ma la grande passione per la cultura la portò a studiare da sola il latino, il francese e il tedesco e ad avvicinarsi a discipline impegnative come la teologia e la filosofia i cui studi pubblici, a quel tempo, erano interdetti alle donneMichela Vaccari, Lavoratrice del pensiero. Elisa Salerno, una teologa ante litteram, Effatà Editrice, 2010.

Nel 1905 iniziò l'attività giornalistica - scrivendo un articolo in cui auspicava la nascita di un movimento femminista cristiano - su Il Vessillo Bianco, giornale dei cattolici progressisti vicentini, che però venne temporaneamente sospeso l'anno seguente. Grazie ad un accordo con il padre Antonio e con il tipografo Giacomo Rumor, collaborò per qualche tempo a Il Berico, giornale cattolico conservatore diretto da Adriano Navarrotto, che però non la ebbe mai in simpatia e ostacolò la pubblicazione dei suoi articoli femministi. Quando nel 1908 Il Vessillo bianco poté riprendere le pubblicazioni, Elisa ritornò a collaborare con questo giornale. In questo periodo entrò in rapporto con vari esponenti del movimento cattolico, tra cui Giovanni Veronesi, rettore del seminario vescovile, che fu suo direttore spirituale per anni, e Giuseppe Toniolo, fondatore dell'Unione delle donne cattoliche italiane..

Le prime lotte femministe Nel 1909 - aiutata economicamente dal padre, ma anche da numerose sottoscrizioni di esponenti laici ed ecclesiastici del movimento cattolico sociale di tutta Italia, e con alcuni contributi di Antonio Fogazzaro - fondò il giornale La donna e il Lavoro di cui assunse la direzione. Pur ottenendo un gran numero di collaborazioni e non registrando perdite, il giornale non ebbe comunque la diffusione sperata..

Su questo giornale Elisa pubblicò a puntate la Trattazione della donna, un trattato in 46 puntate sulla condizione della donna in famiglia e nella società, sul suo lavoro e sulla sua emancipazione, sottolineando il suo diritto di partecipare ad un movimento sindacale cattolico. Proprio a causa di queste dichiarazioni la gerarchia cattolica iniziò a intervenire mettendo in dubbio la sua attendibilità; da questo momento ebbe inizio la sua lunga lotta femminista.

Le difficoltà del 1915-1918 La situazione economica familiare della Salerno peggiorò radicalmente durante la prima guerra mondiale, per il deprezzamento dei fabbricati di proprietà e l'aumento dei costi di mantenimento della famiglia.

Una svolta fondamentale nella sua spiritualità e nel suo pensiero avvenne nel 1915, quando lesse la Summa theologica di san Tommaso d'Aquino; ne fu sconvolta perché, mentre sulla base del messaggio evangelico credeva fosse compito della Chiesa affermare e difendere la dignità della donna, negli scritti di san Tommaso trovò una serie di affermazioni che invece la denigravano..

La reazione di Elisa a questa lettura fu la stesura nel 1916 dell'opuscolo Per la riabilitazione della donna sotto forma di un esposto-lettera indirizzato a papa Benedetto XV; in questo scritto essa analizzava e contestava le affermazioni dell'aquinate, traendone le conseguenze su quelli che avrebbero dovuto essere i rapporti tra l'uomo e la donna cristiani e le indicazioni della Chiesa. La pubblicazione nel 1917 dell'opuscolo suscitò una violenta reazione da parte degli ambienti cattolici ed ecclesiastici e il vescovo Ferdinando Rodolfi dichiarò che il giornale La donna e il Lavoro non apparteneva più alla stampa cattolica; la Salerno ritenne che la sconfessione fosse stata ispirata dal papa, a sua volta istigato dagli ambienti conservatori del Vaticano.

Nonostante la sua prima reazione a questo atto autoritario fosse di dolore e di sdegno, poco dopo essa presentò al vescovo "un regolare e completo atto di sottomissione". Tenuto conto dell'estremo rispetto che la Salerno nutriva per la Chiesa e per la sua autorità, la ritrattazione fu probabilmente un atto di obbedienza; nello stesso tempo essa non smentiva le proprie idee nella sostanza, tanto che le ripropose tutte negli anni successivi sulle pagine del nuovo periodico Problemi femminili, che nacque alla fine del 1918 in sostituzione del precedente La donna e il Lavoro..

Gli anni venti Al nuovo giornale - il cui sottotitolo era "Periodico nazionale delle operaie, impiegate, professioniste" - contribuirono alcuni dei collaboratori de La donna e il Lavoro. Il suo fine ultimo era la promozione della donna: "Noi tratteremo il problema femminile in tutte le sue parti, onde contribuire a rialzare le sorti della dignità della donna e rivendicare tutti i suoi legittimi diritti di donna e di cristiana, di madre e di cittadina" era scritto nel programma.

Tra il 1920 e il 1927 la Salerno diede alle stampe vari scritti, che generalmente in precedenza erano già stati pubblicati a puntate sul periodico. La maggior parte di essi ribadiva e ampliava i temi già esposti in Per la riabilitazione della donna e attaccava l'antifemminismo cattolico, mettendo anche in dubbio l'autorità dei vescovi e del papa, quando prendevano posizioni antifemministe; una delle polemiche più pesanti riguardò il catechismo scritto e pubblicato dal vescovo di Vicenza. Così nel marzo 1925 Rodolfi proibì con apposito decreto la stampa, la lettura e la vendita del periodico diretto dalla Salerno..

A differenza di quanto era avvenuto nel 1917, questa volta la Salerno rifiutò di sottoscrivere l'atto di sottomissione e accettò, seppure con grande sofferenza ma coerente con la propria coscienza, la conseguente condanna ad essere privata dei sacramenti.

Da questo momento la battaglia giornalistica di Elisa Salerno sui problemi del lavoro femminile e sulla promozione della donna divenne sempre più difficile. Al divieto ecclesiastico relativo alla pubblicazione del giornale, ribadito nel 1926, si aggiunsero la sempre più pesante azione censoria dell'autorità di polizia fascista e i problemi economici: dopo la morte del padre nel 1923 si trovò con rendite insufficienti al mantenimento proprio e delle due nipoti che vivevano con lei. Così Problemi femminili cessò di essere pubblicato nel marzo 1927..

Gli anni del silenzio Insieme con la chiusura del giornale cessò l'attività pubblicistica della Salerno, anche perché le restrizioni alla libertà di stampa da parte del fascismo non le permise più di pubblicare i suoi lavori. Continuò comunque la sua attività di scrittrice: tra il 1927 e il 1928 compose Due sorelle - due nature - due sistemi e Il neoantifemminismo e, alla fine degli anni trenta Storia della musica sacra in rapporto al diritto della donna e Le tradite, tutti testi che furono pubblicati soltanto nel secondo dopoguerra.

Molti altri suoi lavori rimasero a livello di manoscritti. In genere già ben composti in fascicoli rilegati o in quaderni, erano pronti per essere dati alle stampe; probabilmente non lo furono per ragioni economiche, anche se lo scopo di lucro non fu mai un suo obiettivo..

Elisa Salerno fu costretta al silenzio fino al 1945 e questo provocò un maggiore ripiegamento su se stessa e un approfondimento delle riflessioni spirituali; particolarmente devota fu in tutta la sua vita alla pratica della comunione quotidiana e soffrì moltissimo quando questa le fu impedita (si autodefinì "Elisabetta del sacratissimo Cuore agonizzante di Gesù"). Insieme con le due nipoti continuò con gli impegni presi nell'unione privata Vergini di Nostra Signora della Mercede, che aveva fondato negli anni venti..

La proibizione di pubblicare i suoi scritti non la scoraggiò nella sua lotta per la promozione della donna. Ne sono testimonianza, oltre alla stesura dei saggi che non venivano pubblicati, anche una notevole corrispondenza diretta, a partire dal 1939, al nuovo papa Pio XII; dal 1943 al 1947 scrisse anche ai domenicani, al tempo in cui stavano curando un'edizione italiana dei testi di san Tommaso, perché li purgassero dei passi che lei giudicava antifemministi..

Il secondo dopoguerra Dopo la seconda guerra mondiale la situazione economica della Salerno si fece sempre più seria; dovette lasciare la vecchia casa di famiglia e andare a vivere in un appartamento in contrà San Rocco, ricorrendo talora anche alla pubblica assistenza. Ciononostante nel 1947 e nel 1948 riuscì a pubblicare i libri scritti negli anni venti e trenta, ma ancora inediti. Con questi intendeva "arrivare al cuore della Chiesa"; rinunciando all'idea di diffondere i lavori fra qualsiasi sorta di persone e di metterli in commercio, ne spedì copia a vescovi e ad ecclesiastici, sperando in un riscontro e in un piccolo aiuto. Da questi però ottenne in genere disapprovazione e opposizioni tra le quali, ancora una volta nel 1952 dopo la pubblicazione di La donna in san Paolo Apostolo, la decisione del parroco dei Carmini di negarle la comunione..

Le sue condizioni di salute andarono sempre più peggiorando, costringendola a letto nell'ultimo periodo della vita, e le impedirono - anche se lo avesse voluto - di dare veste tipografica agli scritti rimasti ancora inediti.

Morì a Vicenza il 15 febbraio 1957.

Pensiero La formazione culturale Quali siano state l'origine e le fonti del pensiero femminista della Salerno lo si può comprendere dai libri e dalle riviste - conservati nella biblioteca da lei lasciata - e dalla sua corrispondenza. Si tratta di alcuni testi di autori francesi e italiani, fondamentali fonti di ispirazione del femminismo all'inizio del Novecento; altri testi riguardano problemi specifici sul ruolo della donna nella Chiesa e nella società; resta anche la raccolta completa del giornale Pensiero e Azione di Adelaide Coari, esponente del gruppo femminista milanese agli inizi del secolo.

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