Laborto (dal latino abortus, derivato di aboriri, «perire»: composto di ab, «via da», e oriri, «nascere») è l'interruzione, spontanea o procurata, della gravidanza nel periodo in cui il feto non è capace di vita extrauterina (negli umani, prima della ventesima o ventiduesima settimana). Generalmente ne consegue l'espulsione del feto o dell'embrione dall'utero; in caso contrario si tratta di aborto ritenuto.

Un aborto che avviene spontaneamente viene detto aborto spontaneo; l'aborto può essere anche causato intenzionalmente e viene quindi chiamato aborto indotto, aborto procurato, interruzione volontaria di gravidanza o anche solo "interruzione di gravidanza" o IVG. Sin dai tempi antichi, gli aborti sono stati realizzati utilizzando erbe medicinali, strumenti taglienti, con la forza o attraverso altri metodi tradizionali.

Una procedura di questo tipo effettuata quando il feto potrebbe sopravvivere al di fuori dell'utero, è invece definita "interruzione ritardata di gravidanza".

Caratteristiche generali relative all'essere umano Aborto spontaneo

Per aborto spontaneo si intende l'interruzione della gravidanza prima della 24ª settimana di gestazione. La gravidanza si considera interrotta quando:

il battito cardiaco, precedentemente visualizzato risulta assente all'esame ecografico l'esame ematico eseguito durante la prima fase della gravidanza, la bHCG, ha dei valori decrescenti in due prelievi successivi la camera gestazionale non compare nonostante il test di gravidanza sia positivo (aborto in fase biochimica) l'embrione non compare all'interno della camera gestazionale (uovo bianco)

Dopo il manifestarsi dell'aborto, la successiva espulsione del prodotto del concepimento può non essere immediata; nelle prime fasi più facilmente si manifesta una mestruazione con l'espulsione completa (aborto spontaneo completo), a volte persistono delle perdite o dei dolori o non è presente nessun sintomo ma al controllo sono presenti dei residui della gravidanza (aborto spontaneo incompleto); infine a volte anche se la gravidanza si è interrotta non intercorre la mestruazione (aborto ritenuto), in questo caso bisogna ricorre a un'aspirazione da parte del ginecologo. Quando l'aborto si manifesta dopo la 24ª settimana, si parla di morte endouterina fetale.

Una gravidanza che termina, dopo 24 settimane ma prima della 37ª settimana di gestazione, con la nascita di un bambino vivo è conosciuto come un "parto prematuro" o "nascita pretermine", si parla invece di "nato a termine" dalla 37ª alla 42ª settimana. Un feto che muore prima del parto è definito "nato morto". Le nascite premature e i nati morti non sono generalmente considerati aborti anche se l'utilizzo di questi termini a volte può sovrapporsi.

Solo dal 30% al 50% dei concepimenti progredisce oltre al primo trimestre di gravidanza. La stragrande maggioranza di quelli che non progrediscono vengono persi prima che la donna ne sia a conoscenza, e molte gravidanze vengono perse prima che i medici siano in grado di rilevare la presenza dell'embrione. Tra il 15% e il 30% delle gravidanze conosciute termina con un aborto spontaneo clinicamente evidente, a seconda della età e della salute della donna. L'80% di questi aborti spontanei accade nel primo trimestre.

L'aborto spontaneo è molto più frequente di quanto comunemente si ritenga: i più recenti studi indicano che circa un terzo delle gravidanze termina con un aborto spontaneo. In particolare, Lohstroh, Overstreet, e Stewart hanno rilevato che la somma degli aborti spontanei precoci, che avvengono prima della sesta settimana dall'ultima mestruazione, e degli aborti spontanei successivi alla sesta settimana, fornisce una percentuale totale di aborti spontanei del 35,5% su 100 fecondazioni rilevate.P. N. Lohstroh, J. W. Overstreet, D. R. Stewart, Secretion and excretion of human chorionic gonadotropin during early pregnancy, in “Fertility and Sterility” Apr. 2005, 83, pp. 1000-1011. Altre ricerche confermano il fatto che il livello percentuale di abortività spontanea delle gravidanze, rilevate mediante i livelli ematici di hCG (gonadotropina corionica umana, ormone prodotto in gravidanza), oscilla tra il 31% e il 35,5%.M. J. Zinaman, E. D. Clegg, C. C. Brown, Estimates of human fertility and pregnancy loss, in “Fertility and Sterility”, Mar. 1996, 65, pp. 503-509; A. J. Wilcox, C. R. Weinberg, J. F. O'Connor, Incidence of early loss of pregnancy, in “New England Journal of Medicine” 28 Jul. 1988, 319, pp. 189-194. Il periodo a maggior rischio è il primo trimestre. Si parla di probabilità, di stima epidemiologica, visto che molte interruzioni spontanee di gravidanza passano inosservate, senza che assumano una dignità clinica.

L'aborto ripetuto (due casi di aborto) interessa il 3% delle coppie che cercano di avere figli. L'1% delle coppie ha avuto almeno tre casi di aborto consecutivi (aborto ricorrente). Nel 12% dei casi clinicamente riconosciuti la madre ha meno di 20 anni, nel 27% più di quaranta.

Interruzione volontaria di gravidanza Diversi governi hanno posto limiti differenti sulla fase della gravidanza in cui l'aborto sia permesso. Le leggi sull'aborto e le visioni culturali o religiose su tale pratica sono diverse in tutto il mondo. In alcune zone l'aborto è legale solo in casi speciali, come lo stupro, malformazioni del feto, povertà, rischio per la salute della madre o incesto. In molti luoghi c'è un dibattito sulle questioni morali, etiche e giuridiche dell'aborto. Coloro che sono contro l'aborto spesso sostengono che l'embrione o il feto sia un essere umano con il diritto alla vita e quindi possono paragonarlo ad un omicidio. Coloro che favoriscono la legalità dell'aborto ritengono che una donna abbia il diritto di prendere decisioni riguardo al proprio corpo.

I metodi moderni di aborto fanno ricorso ai farmaci o alla chirurgia. Sebbene l'utilizzo dei farmaci possa funzionare anche nel secondo trimestre, la chirurgia ha un minor rischio di effetti collaterali. Quando consentito dalla legge locale, l'aborto è stato a lungo una delle procedure più sicure nel campo della medicina. Aborti non complicati non causano problemi mentali o fisici a lungo termine. L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che sia disponibile, per tutte le donne, ricorrere ad aborti legali e sicuri. Ogni anno nel mondo si praticano circa 44 milioni di interruzioni di gravidanza e poco meno della metà non sono eseguite in modo sicuro. Ogni anno gli aborti svolti in contesti non sicuri causano morti e 5 milioni di ricoveri ospedalieri.

I tassi di aborto, che erano sensibilmente maggiori nei decenni precedenti al 2000, sono cambiati poco tra il 2003 e il 2008, grazie a una migliore educazione sulla pianificazione familiare e sulla contraccezione. Al 2008, il 40% delle donne di tutto il mondo aveva accesso all'aborto legale senza limitazioni legate al motivo.

Interruzione volontaria di gravidanza in Italia In Italia la donna può richiedere l'interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Dal 1978 questo intervento è regolamentato dalla Legge 194/78, che descrive con chiarezza le procedure da seguire in caso di richiesta di interruzione di gravidanza:

esame delle possibili soluzioni dei problemi proposti aiuto alla rimozione delle cause che porterebbero all'interruzione della gravidanza certificazione invito a soprassedere per sette giorni in assenza di urgenza, sia entro che oltre i primi 90 giorni di gravidanza.

Esistono due tecniche per eseguire una interruzione volontaria di gravidanza:

metodo farmacologico metodo chirurgico.

1. Interruzione volontaria di gravidanza attraverso il metodo farmacologico È una procedura medica, distinta in più fasi, che si basa sull'assunzione di almeno due principi attivi diversi, il mifepristone (meglio conosciuto col nome di RU486) e una prostaglandina, a distanza di 48 ore l'uno dall'altro.

Il mifepristone, interessando i recettori del progesterone, necessari per il mantenimento della gravidanza, causa la cessazione della vitalità dell'embrione; l’assunzione del secondo farmaco, della categoria delle prostaglandine, ne determina l’espulsione.

In Italia è possibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico dietro richiesta della persona interessata.

Il 12 agosto 2020 il Ministero della Salute ha diffuso la circolare sull'aggiornamento delle Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine, passate al vaglio del Consiglio Superiore di Sanità, che il 4 agosto ha espresso parere favorevole al ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico con le seguenti modalità:

fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital.

Successivamente al parere del Consiglio Superiore di Sanità, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) il 12 agosto ha emanato la Determina n. 865 - Modifica delle modalità di impiego del Medicinale Mifegyne a base di mifepristone (RU486).

2. Interruzione volontaria di gravidanza attraverso il metodo chirurgico Anche se negli ultimi anni le donne ricorrono sempre più spesso al metodo farmacologico, l'interruzione di gravidanza, attraverso il metodo chirurgico, resta comunque molto praticata.

L'intervento può essere effettuato, in anestesia generale o locale, presso le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e le strutture private convenzionate e autorizzate dalle Regioni.

I numeri in Italia L'Istituto Superiore di Sanità pubblica periodicamente i dati relativi ai numeri delle interruzioni volontarie di gravidanza in Italia.

12 settembre 2023 è stata trasmessa al Parlamento la relazione contenente i dati definitivi 2021 sull’attuazione della legge 194/78 contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG).

Nel 2021, sono state notificate 63.653 IVG in Italia, pari a un tasso di abortività di 5,3 IVG ogni 1000 donne tra 15 e 49 anni rispetto al 5,4 del 2020, uno tra i più bassi a livello globale.

Nel portale online dell'ISS dedicato all'IVG si possono visualizzare i dati disaggregati, divisi per regione.

Nel dettaglio di ogni regione è possibile vedere i dati nel dettaglio con indicazione del numero totale di IVG per struttura e la percentuale di quante di esse con metodo farmacologico. Si rileva una grande disomogeneità sull'aborto farmacologico: in alcune strutture non viene affatto messo in pratica, in altre con percentuali basse, in altre costituisce il metodo principale o l'unico.

Storia

In epoche primitive l'aborto veniva utilizzato sia come strumento per limitare l'espansione delle famiglie sia per altri scopi e in genere non comportava alcuna sanzione per coloro che ricorrevano a tale pratica, mentre in epoca classica, il diritto greco non la includeva fra i reati solo se autorizzata dal capo famiglia. Vi era inoltre una lex regia, attribuibile a Numa Pompilio, secondo cui era fatto divieto di seppellire una donna incinta prima di aver estratto il nascituro dal grembo.

Nei tempi antichi gli aborti venivano tentati ricorrendo ad erbe medicinali, strumenti taglienti, pressione addominale o attraverso altri metodi tradizionali. L'aborto indotto ha una storia lunga e può essere fatto risalire a diverse civiltà, come la Cina sotto Shennong (c. 2700 a.C.), l'Antico Egitto con il suo papiro Ebers (c. 1550 a.C.) e l'Impero romano al tempo di Giovenale (c. 200 d.C.). Una delle prime note rappresentazioni artistiche dell'aborto è in un bassorilievo ad Angkor Wat (c. 1150) in Cambogia. Trovato in una serie di fregi che rappresentano il giudizio dopo la morte, raffigura la tecnica dell'aborto addominale.