La chiesa della Natività di Maria Vergine è una chiesa parrocchiale di Talamona, in Lombardia.
Storia La chiesa di Talamona fino al 1900
Feliciano Ninguarda, che fu vescovo di Como dal 1588 al 1595, negli Atti della visita pastorale da lui compiuta in Valtellina, definiva la chiesa parrocchiale di Talamona "... elegantissime constructa, et optime ornata... " "costruita elegantissima e ottimamente ornata". Ancora lo stesso vescovo scriveva:
"Con il passare del tempo la comunità di Talamona adornò quella chiesa assai grande non solo con immagini e pitture, ma anche con suppellettili e calici e altre cose del genere in maniera tale che se ne trovano poche di simili in tutta la Valtellina".
Il suo successore, Filippo Archinti, vescovo di Como dal 1595 al 1621, visitò la parrocchia di Talamona il 29 dicembre 1614 e lasciò questa descrizione della chiesa parrocchiale:
"Questa chiesa è consacrata e il giorno della consacrazione è il 7 gennaio. È formata da un'unica grande navata e otto cappelle, quattro da entrambi i lati. Copertura in assito ben connesso, sostenuta da tre archi dipinti. Pareti in parte dipinte e in parte imbiancate. Pavimento in cotto.
La facciata della chiesa è in parte occupata: in alto c'è l'oratorio dei confratelli della beata Maria vergine. Dalle finestre si vede in chiesa; manca la legittima fondazione. In questa (facciata) c'è la porta maggiore. Ci sono due altre porte laterali, tutte con le acquasantiere. Nella chiesa ci sono sepolture, ma non sono in uso; si seppellisce, infatti, nel cimitero, coperto e ben recintato, fuori dalla chiesa."
La lettura di questi atti vescovili suona lusinghiera per Talamona: chiesa grande, bella, accuratamente compiuta e rifinita.
Una relazione del prevosto Giuseppe Cotta, redatta in occasione del suo ingresso nella parrocchia di Talamona, recita:
"Nella qualità di Proposto Coadiutore con la futura successione il Proposto Giuseppe Cotta di Morbegno è entrato nel regime di questa Parrocchia il 24 dicembre 1770.
In seguito ho esaminato bene lo stato di questa Parrocchia ed ho trovato bisogni e necessità di eseguire i disegni de fogli seguenti, con l'auto del Signore e del popolo”.
In centocinquant'anni le sorti della chiesa erano mutate. Le vicende storiche, i fenomeni meteorologici e forse l'incuria delle persone avevano ridotto la chiesa in condizioni assai diverse da quelle descritte dai vescovi Ninguarda e Archinti.
Il Prevosto Cotta diede mano a grandi lavori intorno agli edifici parrocchiali.
La descrizione che egli stesse redasse ne è eloquente prova:
"Mi è riuscito a far restaurare la chiesa e per sopire alcune contraddizioni un solo benefattore ha offerto tutta la calcina. Si è fatta un'alzata di braza diciotto e coperti di un tetto veramente forte, molti furono i benefattori.
Il popolo ben unito ha provveduto sabbia, sassi, legnami. Ha fatto molto".
Il tema dell'unità del popolo, così ben evidenziato, sarà una costante che accompagnerà i lavori riguardanti la chiesa di Talamona da quei tempi fino ai nostri giorni.
"Coro della Chiesa Parrocchiale L'ho fatto alzare in proporzione della chiesa, con volto maestoso, stuccato e dipinto. L'ho reso chiaro con belle finestre. L'ho esteso con un semicircolo.
Ho fatto dipingere il quadro della Natività di M.V.: a spese da me procurate, dal fu Sig. Can.co Ottini. Ho fatto dipingere i quadri laterali contornati di stucchi. Ho fatto contornare di marmo le due laterali portine. Ho fatto scavare due nicchie laterali con suoi contorni di marmo, una per le sedie de celebranti, l'altro per ripostiglio de paliotti e depositi di SS. Reliquie. Ho fatto fare la balaustra di marmo e il suolo tutto di pietra. Ho fatto collocare all'ingresso del Sagrato le due colonne di marmo con la sua cancellata di ferro, che prima esisteva all'ingresso dell'Oratorio. Un trono maestoso per la statua di M.V.: vestita a ricamo con manto di brocato d'oro e altri ornati.”.
Il Coro della chiesa parrocchiale di allora è l'attuale Sacrestia, dove è possibile ammirare ancor oggi i lavori sopra illustrati. Al centro dell'arco che univa il presbiterio alla vecchia navata, visibile ancor oggi, entro un cartiglio in stucco, è scritto: "Proposito Cotta- Edito anno 1799" "Edificato dal Prevosto Cotta nell'anno 1779". Successivamente in una nota dell'arciprete Ciaponi, si legge che, in occasione delle Missioni del 1874, "attesa la piccolezza della Chiesa, i primi otto giorni furono assegnati agli uomini e gli altri otto per le donne".
È questo il primo documento attestante che la chiesa parrocchiale, a meno di un secolo dall'ampliamento del prevosto Cotta, era diventata "piccola" e incapace di contenere il popolo talamonese. Quattro anni dopo, il 26 marzo 1878, ci fu la visita pastorale del vescovo Pietro Carsana il quale il 25 giugno dello stesso anno emetteva da Como il decreto seguente:
"Pietro Carsana per la Grazia di Dio e della S. Sede Apostolica Vescovo di Como nella Visita Pastorale da noi fatta alla parrocchia arcipretale di Talamona il 26 marzo 1878 abbiamo dato, come diamo, le seguenti disposizioni:
"Essendo la chiesa parrocchiale insufficiente a contenere la numerosa popolazione, si esorta a voler provvedere a tale bisogno o col fabbricarne altra più ampia o coll'ampliare l'esistente che ha bisogno in qualche punto di essere restaurata.
Vogliamo che le cose prescritte col presente Decreto siano eseguite nel più breve termine possibile.
La successiva visita pastorale fu compiuta il 18 aprile 1893 da mons. Andrea Carlo Ferrari. Nel successivo decreto il vescovo Ferrari non accenna né scrive nulla in merito all'edificio della chiesa. Le disposizioni riguardano quasi esclusivamente la liturgia e la conservazione dei paramenti sacri.
Osservando però accuratamente il decreto del vescovo Carsana, al verso si legge una nota scritta dall'arciprete Ciaponi:
Disposizioni date da S. ecc. Mons. Vescovo Pietro Carsana per occasione della Visita Pastorale".
E, subito sotto, la penna del medesimo arciprete aggiunse: "E del suo successore nel 1893”.
Il vescovo Ferrari fu nominato cardinale da papa Leone XIII e in seguito trasferito da Corno a Milano.
Il suo successore, mons. Teodoro Valfrè di Bonzo venne a Talamona nei giorni 22, 23 e 24 maggio 1900 per la prima visita pastorale.
Il vescovo si era fatto precedere da un questionario recante 140 quesiti. La lettura delle risposte è assai interessante perché presenta la "fotografia" della Talamona di cento anni fa. All'inizio del Novecento a Talamona abitavano "2600 anime", distribuite nelle contrade denominate "Piazza, Ranciga, Salerbosta, Piantellina, Mazzoni, Torre, Civo, Casegiovanni, Serterio superiore, Serterio inferiore e Coseggio".
Oltre la parrocchiale nel territorio della Parrocchia sono menzionati sette oratori e cioè San Carlo, San Gerolamo, San Bernardo, San Gregorio, San Giorgio, San Domenico e San Giuseppe.
Inizio del XX secolo
L'arciprete Ciaponi morì il giorno della Madonna di settembre dell'Anno Santo 1900. Dopo due anni, il 17 aprile 1902, il canonico Pietro Uboldi, che aveva retto la vacanza della parrocchia come economo spirituale, fu nominato parroco arciprete. Il nuovo parroco, che già conosceva il paese e il problema della chiesa parrocchiale, iniziò a studiare possibili soluzioni, non ultima quella del reperimento dei fondi necessari per intraprendere la nuova impresa. Una minuta, non datata né firmata, ma redatta inconfondibilmente da lui, illustra la situazione.
La lettera è indirizzata all'ordinario diocesano:
"Ill.mo e Rev.mo Monsignore. È da lunga pezza sentito in luogo e noto pure a codesto Ven. Ordinariato il bisogno estremo di ingrandimento di questa Chiesa Parrocchiale.
Con tutta la buona volontà e zelo del defunto Parroco non si poté venire a capo di nulla per la mancanza di unione tra i principali della Parrocchia e per deficienza di mezzi.
A ovviare in parte a quest'ultima difficoltà, e forse ad attenuare anche la prima, si presenterebbe ora una risorsa non indifferente. Si compirà tra breve il periodo di 25 anni dacché sull'Alpe Pedena, in Comune di Albaredo presso Morbegno, Alpe di proprietà indivisa dei benefici di S. Bernardo e di S. Gregorio in Talamona, fu eseguito il taglio del bosco, e se ne farà presto un altro.
Come già altra volta nel 1855 sotto di Mons. Vescovo Romanò, in identica occasione alla Chiesa che versava in grave penuria per bisogno di arredi sacri, fu concesso circa un sesto del ricavo del taglio, così al presente nell'immane necessità dell'ampliamento del Sacro edificio e nella scarsità dei mezzi pecuniari all'uopo, si muove calda e insistente preghiera, perché mentre provvidenzialmente sono vacanti gli anzidetti Benefici si voglia ottenere dalla competente autorità opportuno decreto che il ricavo dei primi due tagli sul bosco accennato sia devoluto di pieno diritto alla Chiesa per l'opera suddetta. Tale è il mio voto, e tale è pure il desiderio dei patroni e dell'intera popolazione.
Voglia la S. v: Ill.ma e R.ma accogliere in buona parte questa preghiera e dare quei suggerimenti che sono convenienti all'uopo.
Ringraziando, con tutto l'ossequio".
In fondo alla lettera compare, scritto a matita, un 1904, forse una probabile data.
La minuta di don Uboldi servì probabilmente come traccia per la lettera che i capifamiglia di Talamona inviarono al vescovo di Como:
"I sottoscritti Capi-famiglia, patroni attivi dei Benefici Coadiutorati Canonicali in cura d'anime sotto il titolo di S. Bernardo, S. Gregorio, ecc. per quanto spetta desiderano e chiedono che... il ricavo dell'imminente taglio del bosco di Pedena resti destinato a provvedere all'ingrandimento o rifabbrica della Chiesa Arcipretale, coll'onere di riparare preventivamente le cascine ecc. di Pedena e riparare pure decorosamente le case dei Beneficiati.
Quanto all'ingrandimento della Chiesa Parrocchiale fanno osservare come esso è reclamato dall'igiene pubblica e dai bisogni della cresciuta popolazione, e come questa non attende se non il sussidio in parola per unirsi animata all'impresa, concorrendo poi efficacemente colla prestazione gratuita di mano d'opera nello scavo dei fondamenti, nel trasporto sul luogo di pietre, sabbie, legnami e altri materiali occorrenti, e altre oblazioni in denaro, insufficienti per sé alla portata dell'opera.
Fiduciosi che per l'ineluttabile necessità delle cose, la presente venga presa in benigna considerazione, esprimono all'E. V. i sensi d'ogni osservanza.
Talamona, addì 19 gennaio 1905
L'anno successivo, nei giorni 7, 8 e 9 settembre 1907, il nuovo vescovo compì la prima visita pastorale a Talamona e celebrò solennemente la festa patronale della Natività della Madonna pontificando la S. Messa, come si legge sull'effemeride in archivio.
Tornato a Como, e senza dubbio in precedenza informato della situazione dal clero talamonese, il vescovo prese in mano l'incartamento che era stato inviato in Curia due anni prima.
Il primo provvedimento fu di nominare i titolari dei benefici vacanti, ai quali poter poi chiedere il parere richiesto per inoltrare a Roma, per l'approvazione definitiva, tutto il carteggio.
Negli anni 1911-1913 veniva edificato l'oratorio, rimasto tale fino al 1994.
Il 17 febbraio 1916 ebbe inizio la raccolta delle offerte per la costruzione della nuova chiesa. Dal Turazza si evince che il progetto prescelto fu quello dell'architetto mons. Spirito Maria Chiappetta. La costruzione della nuova chiesa si iniziò il 25 marzo dell'Annunciazione, con la posa della prima pietra. Ancor oggi sul fastigio dell'abside si legge: "A MCMXX". La scelta del terreno su cui edificare il nuovo tempio era caduta da qualche tempo sulla vigna a nord della chiesa esistente.