Leccidio di Guardistallo fu un crimine commesso contro civili toscani da parte della quarta compagnia della 19ª divisione da campo della Luftwaffe, il 29 giugno 1944, ed è stata una delle tante stragi di civili commesse dai tedeschi, in tutta la Toscana, nell'estate del 1944.
Cronaca Nell'ultima fase della seconda guerra mondiale, l'occupazione dell'Italia da parte delle truppe naziste, tra il 1943 e il 1945, ha provocato più di 10.000 vittime tra i civili. La Toscana, con circa 4.500 vittime, è stato uno dei territori maggiormente colpiti dai tedeschi. In pochi mesi le stragi nazifasciste furono più di 280, interessando 83 comuni. Guardistallo, paese di pochi abitanti nel pisano, è stata una tappa delle truppe tedesche, insieme a Montescudaio, Casale Marittimo, Cecina ed altri piccoli paesi o borghi dell'alta e bassa Val di Cecina.
La formazione “Otello Gattoli” originaria di Massa Marittima e in questo frangente proveniente dal territorio di Riparbella, impiegò tutta la notte fra il 28 ed il 29 giugno 1944 per attraversare la strada Salaiola interessata dal passaggio di truppe tedesche in ritirata dalle zone interne. tutta la zona era interessata dal passaggio del fronte, la Gattoli secondo la missione affidatagli dal Comitato Liberazione Nazionale, doveva raggiungere Casale Marittimo, in vista dell'imminente arrivo degli anglo americani, già arruvati a Bolgheri, con a seguito cobelligeranti italiani, fra cui Bianchi Renato che quella mattina del 29 giugno,perse la neo sposa Ersilia Zucchelli. dopo l'attraversamento della Salaiola, alla originaria formazione Otello Gattoli si aggiunsero uomini dei nostri comuni sopratttto di Guardistallo e Montescudaio, perché ancora in territorio occupato dai tedeschi, a Casale Marittimo non c'era più un tedesco e si attendeva l'arrivo dei partigiani secondo le direttive del C.L.N.T. e degli americani. Arrivati all'altezza della località "il brucia" si nascosero come già fatto durante la notte in attesa che quella unica colonna di mezzi e uomini transitasse in ritirata da Guardistallo verso Cecina. Camion con truppe a bordo, un camion con un pezzo di artiglieria, camionette con ufficiali, ecc. avevano fretta di abbandonare la zona ormai perduta. la garanzia offerta dal parroco di Guardistallo, Don Mazzetto Rafanelli di non subire attacchi dai partigiani locali, fu disattesa da un solo colpo di fucile sparato da un giovane guardistallino. Un sol colpo che uccise un giovane tenente tedesco e creò il caos negli altri partigiani fu allora che sorpresa e paura presero il sopravvento. Quello che seguì fu il comprensibile e condivisibile atteggiamento dei partigiani che consci dell'imprevista situazione che comprometteva l'esito stesso della missione, cercarono di salvarsi, ma non per vigliaccheria, erano essi stessi stati traditi.
In seguito all'uccisione dell'ufficile tedesco, vennero subito uccisi o catturati alcuni partigiani. I tedeschi allora decisero di rastrellare nelle case e i poderi circostanti, sgomberando le abitazioni con raffiche di mitragliatrici e bombe a mano. Catturati civili e contadini, insieme a partigiani, i tedeschi li divisero in gruppi di uomini e donne e fecero scavare la fossa dai partigiani catturati e li fucilarono per primi. Di seguito vennero fucilati 46 civili e un cane.
Mentre venivano sgomberati altri poderi nelle vicinanze fu avvertito della strage il parroco del paese, Don Mazzetto Rafanelli, che si recò subito al podere dove erano stati raggruppati diversi abitanti del paese e partigiani. Quando vi arrivò trovò i soldati tedeschi e una donna priva ormai di vita. Da qui iniziò una serrata trattativa per liberare un'altra trentina di civili, tra il parroco e un ufficiale tedesco, che invece chiedeva la consegna dei partigiani direttamente resonsabili. Il compromesso fu che il parroco doveva recarsi al paese e avvertire tutti gli abitanti e i partigiani di concedere ai tedeschi una ritirata tranquilla, senza ulteriori agguati. Eseguite le richieste dell'ufficiale tedesco il parroco tornò al podere e chiese la libertà degli ultimi rimasti, ma riuscì ad ottenere solo la liberazione di una parte di civili, mentre altri avrebbero dovuto aspettare il mattino seguente per la liberazione, come azione precauzionale in vista di ulteriori agguati partigiani.
Liberati gli ultimi civili, la notizia del massacro arrivò anche in paese e soprattutto la mattina del 30 giugno 1944, arrivarono gli anglo americani. In paese cominciò a circolare la voce che qualcosa di brutto era successo la mattina del 29 giugno. La conferma venne data dall'arrivo in paese dei civili liberati dalle truppe tedesche come promesso a Don Rafanelli. I superstiti decisero allora di tornare nel luogo della strage e di riesumare i corpi dalla fossa comune che loro stessi avevano scavato e ricoperto per i propri compagni e amici: furono riportati alla luce 61 cadaveri. Alle vittime si può aggiungere un contadino ucciso dieci giorni prima dell'eccidio, poiché tentò la fuga dinanzi ai tedeschi, e un giovane di 23 anni che morì quattro anni dopo per le gravi ferite riportate durante il rastrellamento, per un totale di 63 vittime.
Incontro fortuito o errore di un partigiano?
Dieci giorni prima del massacro a Guardistallo, il 19 giugno 1944, i Tedeschi circondarono il paese piazzando mitragliatrici alle vie principali e non lasciavano passare le persone. Alcuni soldati tedeschi perquisirono le case del paese, saccheggiandone i valori. Mentre le perquisizioni all'interno delle case continuavano, il parroco del paese, Don Mazzetto Rafanelli, udì le grida e i pianti di alcune donne, che chiedevano ad un gruppo di tedeschi di lasciare andare i propri figli o mariti. Il parroco si interessò alla vicenda e decise di andare a trovare il comandante tedesco per conoscere le cause dell'arresto.
L'argomento del colloquio è che secondo i tedeschi, nel paese, si sono verificati atti intimidatori e atteggiamenti ostili nei loro confronti, da parte di alcuni partigiani, mentre Don Mazzetto, oltre ad essere accusato di favoreggiare i partigiani, sosteneva di conoscere di persona quei civili catturati e che erano soltanto padri di famiglia e contadini. Si arrivò dunque ad un compromesso, che prevedeva una ritirata tranquilla da parte dei tedeschi e la libertà ai civili di Guardistallo, senza perquisizioni o atti violenti. Se il patto fosse stato infranto a pagarne le spese sarebbe stato il parroco Don Mazzetto. Gli arrestati erano dunque liberi di tornare nelle proprie case.
A settant'anni dall'eccidio infatti non si sono ancora spente le polemiche degli abitanti del paese riguardo al comportamento dei partigiani. Alla prima commemorazione dell'eccidio, il 29 giugno 1945, le mogli e le madri dei civili uccisi accusarono i partigiani superstiti di aver causato loro la strage e di aver lasciato il paese indifeso, infrangendo così il patto tra Don Mazzetto e il comandante tedesco. I partigiani invece continuano ad affermare la casualità dello scontro con le truppe tedesche.
Riconoscimenti A Guardistallo, nel 1996, è stata assegnata la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Medaglia di Bronzo Valor Civile
Note
Bibliografia
Voci correlate Guardistallo Resistenza italiana
Collegamenti esterni
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