Borgo Vanchiglia (Borgh Vanchija in piemontese), o semplicemente Vanchiglia, è uno dei quartieri storici di Torino, appartenente alla Circoscrizione 7, situato ad est del centro storico.
In passato si associava ad esso anche il più recente quartiere Vanchiglietta (Vanchijëtta), ovvero la lingua di terra che si estende più a est, intorno a corso Belgio, partendo dall'asse di corso Regina Margherita fino alla confluenza dei fiumi Po e Dora Riparia, includendo anche il Parco Pietro Colletta; , tuttavia, i due quartieri sono tornati ad avere una vita sociale più separata.
La zona Vanchiglia è delimitata: a nord, da Rondò Rivella, corso Regio Parco e la Dora Riparia, (confine con Aurora) a est, da corso Tortona (confine con Vanchiglietta) a sud, dal fiume Po (lungo Po Niccolò Machiavelli confine con Borgo Po) a ovest, da corso San Maurizio (confine con il Centro storico)
Superficie e popolazione Il quartiere ha una superficie di ma, insieme a Vanchiglietta, arriva a . In base ai dati demografici del 2006, conta circa abitanti e, insieme a Vanchiglietta, che ne conta , si arriva a un totale di abitanti, di cui circa stranieri. I dati del 1981 riportavano ben abitanti residenti o domiciliati nei due quartieri, ma questo calo demografico non deve trarre in inganno, poiché la trasformazione del quartiere da popolare a quartiere di prestigio ha certamente aumentato i vani non destinati all'abitazione, ed è soprattutto la vicinanza dell'università ad aver aumentato enormemente il numero delle case affittate a studenti fuori sede, che non risultano nei dati anagrafici relativi al conteggio.
Origine del nome Di tradizione antica, il toponimo Vanchiglia risale quantomeno al Medioevo, quando la zona era conosciuta con nomi quali Wanchillia, Val Quilia, Vinquilla o Vinchilla. L'etimologia del nome, tuttavia, è incerta per gli studiosi, considerando il lungo evolvere del toponimo e il proliferare di varianti, e molteplici sono le ipotesi sul suo significato.
Secondo alcune fonti si tratta di un derivato del sostantivo vench, termine piemontese che allude al "vinco", varietà di salice che cresce tipicamente lungo i corsi d'acqua e negli ambienti umidi: il suffisso -iglia, in tal senso, pare assumere valore collettivoLa desinenza -iglia, così come la più comune -aglia (es. boscaglia), assume spesso valore collettivo o peggiorativo nelle formazione dei sostantivi. e indicherebbe una località caratterizzata da una moltitudine di vinchi. A conferma di questa ipotesi, documenti del XVII secolo riportano il nome nella forma Vinchilia (o Vinchillia), riconducibile in maniera ancor più manifesta al termine vinco - vanchiglia potrebbe nascere da una corruzione vernacolare del letterale vinchiglia. Ipotesi affini, tuttavia, associano il toponimo al termine giunco (nel senso di "valle dei giunchi o dei canneti") o, ancora, a una corruzione dialettale di fanghiglia, alludendo ad ogni modo alle caratteristiche morfologiche e geomorfologiche del territorio nel periodo precedente al suo insediamento.
Di altra natura, invece, è la teoria secondo cui Vanchiglia nasca dall'agglutinazione di val aquilia (variante medievale del latino vallis aculia), dal significato di "valle appuntita", in riferimento alla forma dell'area posta alla confluenza dei fiumi Po e Dora: un'ipotesi, quest'ultima, che ricalca altri toponimi extra moenia della Torino antica, per quanto anch'essi di dubbia origine (es. il rione di Valdocco nella sua presunta etimologia latina).
Da non escludere, infine, una possibile etimologia germanica alla base del toponimo, tenendo presente soprattutto la variante antica Wanchillia (riportata in un documento del 997) che pare tradire un'origine non latina nell'utilizzo della w; anche qui torna utile Valdocco come termine di paragone, toponimo che secondo alcuni nasconderebbe un'origine germanica (dalla radice wald, ovvero "bosco" o, più letteralmente, "gualdo").
Storia
La tradizione vuole che nei pressi di Vanchiglia vi fosse il centro di Taurinia o Taurasia, l'insediamento originario dei Taurini che abitavano queste terre prima dell'arrivo dei Romani:
Durante l'alto Medioevo, questa zona si trovava al di fuori delle cinta murarie della cittadella, a pochi passi dalle porte romane Decumana e Fibellona (l'attuale piazza Castello); l'urbe terminava immediatamente al di là dei Giardini Reali, voluti da Emanuele Filiberto I di Savoia nel XV secolo, attraverso un bastione militare il cui nome, d'origine incerta ma intuibile, fu chiamato la contrada del cannon d'oro (la zona di via Montebello), dalla quale inizia il vero e proprio centro storico della città. Il Borgo fu quindi delimitato a sud-ovest dal corso San Maurizio, un viale fatto alberare da Vittorio Emanuele I nel 1818 in onore del santo del III secolo, protettore di Casa Savoia. Vanchiglia si dovette quindi sviluppare maggiormente verso la confluenza del Po e della Dora tra il XVIII e il XIX secolo, costituito soprattutto da casette fatiscenti erette su terreni e viottoli paludosi, in cui l'acqua del fiume filtrava senza posa, tanto da venir denominata la contrada del moschino (zanzara), ma anche contrada dle pules (pulci), laddove sorgevano le attuali via Bava e via Napione. In misere e insalubri casette abitavano lavandai, barcaioli, artigiani e contadini. Tuttavia, i terreni paludosi risultavano anche fertili; nel 1852 il cronista Davide Bertolotti la descriveva in questi termini:
Soltanto nel 1872 il sindaco Rignon dispose l'abbattimento di tutto il fatiscente borgo, preoccupato della grave precarietà igienica (vi era da poco stato il colera). La riqualificazione del quartiere era comunque in atto già da circa dieci anni. Nel 1862-1866 sorse, infatti, la chiesa di Santa Giulia, oggi fulcro del quartiere stesso, opera neogotica di Giovanni Battista Ferrante e voluta dalla marchesa e venerabile Giulia Colbert Falletti di Barolo, ivi sepolta.
Il quartiere crebbe quindi nella sua forma odierna, estendendosi contemporaneamente alla zona Vanchiglietta. Nel 1899 l'otorinolaringoiatra Giuseppe Gradenigo vi fondò anche un piccolo ospedale, gestito dalle Figlie della carità di San Vincenzo de' Paoli, tuttora esistente.
Agli inizi del XX secolo, a causa della presenza di vari opifici (ad alcune vie sono stati dati i nomi di alcuni comuni biellesi, in omaggio al territorio piemontese noto per i tessuti) meccanizzati, ma anche di nuove fabbriche e di nascenti industrie, soprattutto dalla parte di Vanchiglietta, fu uno dei primi quartieri con le ciminiere, tanto da guadagnarsi il caratteristico soprannome popolare di Borgh dël fum (Borgo del fumo). Sorsero, ad esempio, la prima "Società del gaz", fondata da Luigi Grassi, inizialmente funzionante a derivati del carbone, quindi le primissime fabbriche Venchi, la Cigala & Bertinetti, le prime carrozzerie Farina. Altre ipotesi, meno certe, darebbero il soprannome dël fum alla foschia derivata dai due fiumi, o alla vicinanza con la storica Regia Manifattura Tabacchi, che tuttavia si trova nell'adiacente quartiere di Regio Parco.
Anni recenti La favorevole posizione centrale e la vicinanza alle sedi dell'Università di Torino, hanno portato, sia a Borgo Vanchiglia che a Vanchiglietta, ad una graduale trasformazione in quartieri residenziali.Negli anni più recenti, Borgo Vanchiglia si è affermato come uno dei poli propulsivi della creatività artistica e commerciale torinese. Alle botteghe artigiane, ancora presenti, si sono affiancate diverse realtà artistico-culturali di diverso ambito, come l'architettura, il design, la scultura, la pittura, il teatro, la musica, il cinema. Da pochi anni il Borgo è diventato teatro di realtà contrastanti tra la crisi economica che ha colpito i piccoli negozi ed i nuovi locali dedicati alla vita notturna giovanile, una questione che rimane ancor oggi oggetto di discussione aperta con i residenti in merito alla movida.
Monumenti, luoghi d'interesse e personalità Piazza Santa Giulia, cuore del Borgo Vanchiglia, altresì adibita ad area mercatale, ospita la già citata chiesa omonima, fatta costruire nel 1866 dalla filantropa marchesa venerabile Giulia di Barolo. La cosiddetta Fetta di polenta, al secolo Casa Scaccabarozzi, situata in corso San Maurizio all'angolo con via Giulia di Barolo, uno dei palazzi più bizzarri dell'architettura torinese. È alta 27 metri, lunga 27 metri su via Giulia Di Barolo, larga 5 metri su corso San Maurizio e appena 0,70 metri sul terzo lato, formando così un sottilissimo trapezio. Fu progettata nel 1840 da Alessandro Antonelli (lo stesso della Mole Antonelliana) per sua moglie, Francesca Scaccabarozzi, probabilmente per via di una scommessa. Il curioso nome deriva dalla forma del palazzo, che effettivamente può ricordare una sottile "fetta di polenta", tanto più verosimile in quanto dipinto in color ocra. L'architetto Antonelli abitò nel palazzo porticato vicino, in via Vanchiglia 9, progettato sempre da lui, sei anni dopo. Nei dintorni, in via Vanchiglia, 8, sebbene già sotto il quartiere Centro, si trova Palazzo Birago di Vische, sempre trapezoidale, sebbene meno accentuato: eretto nel 1832 per il facoltoso marchese Birago di Vische, dall'architetto Antonio Talentino. Uno dei più celebri vanchigliesi fu certamente Fred Buscaglione, la cui abitazione era nella popolare via Bava, al numero 26 bis, così come il suo - e non solo suo - paroliere Leo Chiosso, che, oltre Pralormo, Chieri e Roma, visse anch'egli saltuariamente in questo quartiere presso via Santa Giulia, 72. I funerali pubblici di Buscaglione si tennero alla chiesa di Santa Giulia il 6 febbraio 1960. In via Napione 16, angolo via degli Artisti, esisteva la villa del conte Gian Francesco Galeani Napione (1748-1830) demolita negli anni sessanta di cui si conservano soltanto il portale e parte delle mura di cinta. In via Napione 2 vi era la residenza di Carlo Mollino, architetto autore di cari edifici torinesi e della ristrutturazione del Teatro Regio nel 1965. L'artista e pittrice Carol Rama ha abitato sino alla sua morte, avvenuta nel 2015, in via Buniva, mentre il suo studio era in via Napione 15, laddove oggi sorge la casa-museo. La palazzina dei Bagni Municipali, o Comunali, eclettico edificio del 1909 in corso Regina Margherita angolo via Vanchiglia. In largo Montebello, al civico 38, è affissa una targa in ottone che segnala la casa dove abitava Eugenia Barruero, colei che ispirò Edmondo De Amicis nella figura della Maestrina dalla penna rossa del libro Cuore.. In data 21 novembre 2023 lo stesso giardino di largo Montebello fu intitolato dal Comune di Torino al famoso Leo Chiosso. Il Teatro della Caduta, inaugurato nel 2003 in via Michele Buniva 23, con i suoi 45 posti è il più piccolo teatro in attività a Torino e fra i più piccoli in Europa. Ex-Opera Pia Reynero, oggi Centro sociale autogestito Askatasuna: l'edificio, costruito nel 1892, ospitò fino al 1981 l'Opera Pia Reynero, nata nel 1924 dalla fusione dell'Asilo Reynero con l'Associazione delle dame di carità di Santa Giulia. Durante la II guerra mondiale fu lievemente danneggiato dai bombardamenti. Dopo un periodo di abbandono, in seguito alla cessazione delle attività dell'Opera Pia nel 1996, divenne la sede del Centro Sociale Askatasuna, che vi organizza varie attività come concerti, cene, seminari e iniziative di solidarietà con i senzatetto.Centro sociale Askatasuna, già Opera pia Reynero, scheda a cura di museoTorino su www.museotorino.it/ (consultato il 26 aprile 2016) Il quartiere fa da sfondo al primo delitto de Il vampiro di Vanchiglia (Donato Sergi, Ianieri Edizioni, 2024). Giallo gotico, ambientato a Torino nel 1884. La storia ha per protagonista il criminologo Giuseppe Turàt.
Servizi Università Sul lungo Dora Siena si trova il moderno Campus Universitario "Luigi Einaudi", progettato dallo studio di Norman Foster ed inaugurato nel 2012.
Natura ed aree verdi