Il carrista è un militare appartenente all'omonima specialità dell'Esercito Italiano, ordinata in reggimenti equipaggiati con carri armati (veicoli corazzati da combattimento su cingoli).

La specialità, fondata il 1º ottobre del 1927, dal 30 settembre 1936 fu formalmente inserita nell'Arma di fanteria che fornì la totalità dei Quadri più anziani alla neonata specialità. Dal 1º luglio 1999 la specialità "carristi" è stata trasferita all'Arma di cavalleria, affiancandosi alla "cavalleria di linea". Quest’ultima specialità raggruppa di fatto i corpi tradizionali di quell'arma, ancora denominati, "dragoni", "lancieri" e "cavalleggeri", ma oggi tutti indistintamente equipaggiati di autoblindo (veicoli da combattimento su ruote).

Storia Le origini I carristi hanno visto la luce sul finire della prima guerra mondiale quando, per risolvere il dilemma trincea-mitragliatrice, si iniziò a pensare all'impiego di veicoli corazzati su cingoli, ovvero i tanks, in italiano carro armato, in grado di muovere su terreno rotto per assaltare le trincee nemiche superando reticolati e fossati assicurando la sopravvivenza dell'equipaggio per aprire la via all'assalto delle fanterie appiedate.

L'interesse delle autorità militari italiane per questa macchina da guerra si manifestò e si sviluppò dopo la comparsa dei primi carri sul fronte di guerra francese in occasione della battaglia della Somme del 15 settembre 1916.

Il Regio Esercito Italiano iniziò comunque a interessarsene con molta cautela in quanto l'introduzione dei rivoluzionari e costosissimi mezzi bellici avrebbe richiesto un addestramento specifico di quadri e truppa e la disponibilità di specialisti per la logistica che allora erano del tutto mancanti, mancando inoltre, una precisa idea di come impiegare i carri armati in combattimento ed esisteva una diffusa diffidenza circa le loro reali possibilità d’affermarsi sul campo di battaglia.

Il primo ufficiale italiano incaricato di interessarsi alla modernissima arma e poi idealmente considerato il "fondatore" dei carristi italiani, fu un ufficiale di artiglieria, il capitano Alfredo Bennicelli. Nei primi mesi del 1917, per ordine del ministro della Guerra Vittorio Italico Zupelli, si recò in missione nelle Fiandre per visionare i primi esemplari di carro armato impiegati da Francia e Inghilterra. In seguito diresse tutte le prove tecnico-dimostrative sui carri affluiti in Italia, dopo avere ottenuto dalla Francia un esemplare di carro Schneider (numero di scafo 212) allo scopo di sperimentarne le caratteristiche sul fronte italiano. Le prove svolte a Tricesimo diedero buoni risultati per cui l'Italia richiese altri esemplari ai francesi, che però non ritennero di doverli concedere. Solo dopo molte insistenze l'Italia riuscì a ottenere quattro Renault FT17.

Nel 1918 la Fiat progettò e realizzò di propria iniziativa due esemplari del carro Fiat 2000, dotato un motore da 600 cavalli, che consentivano al mezzo di raggiungere una velocità di 6 km/h, con un equipaggio di 10 uomini e armato di un cannone da 65 mm installato in torretta e sette mitragliatrici, ma la fine del primo conflitto mondiale nel novembre 1918 non consentì al Regio Esercito di sperimentare la nuova arma sul campo di battaglia.

Il primo ente addestrativo per l’impiego dei carri armati venne istituito nel 1918 a Verona presso la Sezione speciale per l’istruzione sui trattori cingolati del "Reparto di Marcia Trattrici d’Artiglieria", unico ente presso il quale esisteva, all’epoca, il personale con le cognizioni meccaniche indispensabili per il mantenimento e l'impiego dei mezzi cingolati. Il 1º settembre dello stesso anno l'ente fu trasformato in "Reparto Speciale di marcia carri d'assalto" ente addestrativo il cui compito era di impartire a ufficiali e truppa volontari provenienti da tutte le armi dell'esercito, una prima istruzione sulla condotta dei carri armati tipo Schneider e Renault. Tale ente venne sciolto il 5 marzo 1919 con il trasferimento a Roma dei carri in dotazione.

Il primo vero e proprio reparto di carri armati del Regio Esercito fu la "1ª Batteria Autonoma Carri d’assalto", costituita a Torino nel dicembre 1918 in seno all'Arma di Artiglieria e articolata su due sezioni di quattro e tre carri, la prima con tre Renault FT e un Fiat 2000 e la seconda con un Fiat 2000, uno Schneider CA1 e un Renault FT, con 9 ufficiali e 23 tra sottufficiali e truppa e posta al comando del Capitano di Artiglieria Vincenzo Lupo. Nel febbraio del 1919, una sezione della 1ª Batteria autonoma carri d’assalto fu inviata in Tripolitania, con tre carri Renault 17 e uno dei due Fiat 2000, per un breve ciclo operativo contro gli arabi ribelli. Detta sezione rientrò in patria lasciando a Tripoli il suo Fiat 2000. La batteria autonoma e venne destinata dapprima a Nettuno, presso il poligono di artiglieria ancora oggi ivi esistente alle dipendenze amministrative del 13º Reggimento artiglieria da campagna di stanza in Roma nella caserma di Castro Pretorio. Successivamente la 1ª Batteria venne riunita e acquartierata dapprima nei baraccamenti nel quartiere di San Lorenzo poi presso la caserma del 1º Reggimento Granatieri in Santa Croce di Gerusalemme a Roma per essere poi trasferita al Castro Pretorio. Nel settembre del 1919 venne raggiunta dal carro Schneider proveniente dall'autoparco di Verona. Il 21 novembre 1921, la specialità "carri armati" transitò temporaneamente nell'Arma di Fanteria e, nel dicembre successivo, la batteria, ribattezzata dapprima "Compagnia autonoma carri armati" e successivamente "Compagnia carri armati". Nel mese di maggio dello stesso anno tutti i carri allora in dotazione al Regio Esercito vennero accentrati presso la Scuola centrale di artiglieria di Nettuno. Qui venne costituita la "Scuola di condotta carri d'assalto" alle dipendenze della Direzione Generale di artiglieria.

Nel giugno del 1920, la Fiat approntò il primo esemplare di carro Fiat 3000 che si rifaceva quasi del tutto con alcune modifiche, al carro armato francese Renault FT, la cui progettazione venne avviata dalla Fiat nel 1918 poiché i francesi avevano ceduto solamente quattro Renault FT e, vista la spiccata adattabilità del carro al territorio italiano, si voleva dotare il Regio Esercito di un carro d'assalto similare. Vennero ordinati 1200 esemplari da consegnare a partire da maggio 1919 al ritmo di 200 mezzi al mese, ma la fine del conflitto comportò la riduzione dell'ordine a soli 100 esemplari, la cui consegna, a causa della difficile situazione interna del paese, slittò al giugno 1920. Il carro entrò in servizio nel 1921 con la denominazione ufficiale di Fiat 3000. Nello stesso anno veniva costituito il "Gruppo carri armati" dotato di carri Fiat 3000 ordinati in tre squadriglie.

Il 7 gennaio 1923 venne disposta la creazione del "Reparto carri armati" costituitosi il 23 gennaio successivo e accasermato a Roma presso il Forte Pietralata, con compiti di formazione, addestramento e mobilitazione delle unità carri armati. Tale Reparto era anche organo di studio e sperimentazione della nuova specialità allora ancora denominata "carri armati"; la responsabilità di sovrintendere tali studi risaliva comunque alla Direzione superiore del servizio tecnico di artiglieria.

Nell'agosto del 1923 il 1º gruppo carri armati iniziò a ricevere i primi Fiat 3000 e nel febbraio 1924, al 1º gruppo se ne affiancò un secondo uguale per un totale di 25 carri Fiat 3000. Fino al 16 luglio 1923 i militari di truppa del "Reparto carri armati" rimasero effettivi al 13º Reggimento di artiglieria da campagna.

Il primo Comandante del "Reparto carri armati" fu il Colonnello di Fanteria Noè Grassi che coniò, per primo, il sostantivo "carristi" per definire gli appartenenti alla specialità carri armati. Il 9 giugno 1924 il Reparto si trasferì al Forte Tiburtino.

Il motto del "Reparto carri armati" era: "Pondere Ignique Auxilium Fert" (in italiano: "Reca aiuto con il peso e con il fuoco") motto che lasciava trasparire quali fossero allora i criteri di impiego dei carri armati, intesi come elemento di supporto all’azione della fanteria.

Alla fine del 1924, il "Reparto carri armati" contava su una forza di 62 carri Fiat 3000 e il 1º dicembre 1924 poteva avviarsi il primo corso per ufficiali carristi.

Nascita della specialità Con la legge nº 396 dell'11 marzo 1926, veniva costituita ufficialmente la "specialità carri armati” per la cui formazione si attingevano Ufficiali da tutte le altre Armi e Corpi dell’Esercito. Il Reparto diventò così "Centro di formazione carri armati" su due gruppi d'istruzione.

Il 1º ottobre 1927 a Roma, presso "Forte Tiburtino", venne costituito il "Reggimento carri armati" formato da Comando, Deposito e cinque battaglioni, due dei quali a Roma e i restanti a Udine, Codroipo e Bologna. Erano ordinati su quattro compagnie di due plotoni carri ciascuna, con carri Fiat 3000 in dotazione. I militari di truppa del Reggimento carri armati portavano sul bavero le mostreggiature rosse "fuori corpo" della Fanteria sovrapposte a velluto nero.

Nel 1931 il comando del "Reggimento carri armati" venne trasferito da Roma a Bologna (caserma "Mazzoni").

I carristi iniziarono a maturare esperienza operativa partecipando con i loro piccoli carri L3/35 a tutte le imprese coloniali e l'11 novembre 1935, in Somalia a Hamanlei, due carristi 1ª compagnia carri d’assalto della Somalia "Ardita" meritarono le prime ricompense al Valor Militare alla memoria concesse per eventi bellici. I decorati furono: il capocarro, il sergente maggiore Giovanni Sarotti, decorato di medaglia d'oro al valor militare, il pilota del carro, il carrista Fao Occidente, decorato di medaglia d'argento al valor militare e il carrista Francesco Ascoli, decorato di Medaglia di bronzo al valor militare. Il carro L3/35, a bordo del quale caddero i primi due eroi carristi, fortunosamente riportato in Italia, costituisce il primo cimelio della tradizione dei carristi un tempo esposto al Museo delle colonie, è stato conservato presso il Museo della Fanteria (area) carristi in Roma esposto nel "Sacrario dei carristi", nell'area archeologica in Piazza Santa Croce in Gerusalemme, insieme ad altri carri d'epoca.

Anche l'Arma di Cavalleria iniziò a dotarsi in via sperimentale, parzialmente e soltanto di carri leggeri (denominati "veloci"), e comunque avvalendosi anch'essa dell'input addestrativo iniziale erogato dal Reggimento Carri Armati, a partire dal 27 ottobre 1933, con almeno undici anni di ritardo, con i criteri di impiego dei carri armati, intesi come elemento "che spiana la via ai reparti a cavallo". Tuttavia nel 1938 fu colpita da una crisi di rigetto eliminando da tutti i suoi reggimenti gli squadroni carri veloci. Sopravvissero soltanto 3 gruppi squadroni, non irregimentati che dettero vita a una sorta di doppione della specialità carristi (i carristi veloci, contraddistinta da una mostreggiatura "ad hoc" bianco-azzurra) assegnata alle Divisioni Celeri e che, pur alimentata da ufficiali di cavalleria era tenuta in disparte dalla vita dei reggimenti a cavallo, almeno fino al 1941.

La specialità Carristi in fanteria ebbe invece un rapidissimo e definitivo sviluppo organico e il "Reggimento carri armati" dal 1935 al 1936 diede vita ai seguenti reparti Battaglioni carri d’assalto per Corpo d'armata I Battaglione carri d'assalto "Ribet" II Battaglione carri d'assalto "Berardi" III Battaglione carri d'assalto "Paselli" IV Battaglione carri d'assalto "Monti" V Battaglione carri d'assalto "Suarez" (poi ridenominato "Venezian") VI Battaglione carri d'assalto "Lollini" VII Battaglione carri d'assalto "Vezzani" VIII Battaglione carri d'assalto "Bettoia" IX Battaglione carri d'assalto "Guadagni" X Battaglione carri d'assalto "Menziger" XI Battaglione carri d'assalto "Gregorutti" XII Battaglione carri d'assalto "Cangialosi"

Battaglioni coloniali carri d'assalto XX Battaglione carri d'assalto "Randaccio" (Eritrea e Libia) XXI Battaglione carri d'assalto "Trombi" (Libia)