Attivo in Palestina dal 1935 al 1947, in seguito si è dedicato alla sua opera, creata nel 1950, e che si chiama Medici con l'Africa Cuamm che, a oggi, ha inviato nei Paesi poveri, e soprattutto in Africa, 1400 volontari del personale sanitario.
Biografia Origini Francesco Canova nacque a Schio nel 1908. I suoi genitori lavoravano nella fabbrica Lanerossi. Aveva una sorella tre anni più piccola di lui, Corina. Il padre, Giovanni, emigrato in America e poi divenuto operaio specializzato, morì quando Canova aveva nove anni. La famiglia divenne poverissima. La madre, Dalila, fu assunta come governante dai Marzotto che aiutarono i due fratelli negli studiAccattoli, "La radice di un grande albero",op. cit. p. 9.
Giovinezza e percorso di studio Nel 1917 a Canova fu riconosciuta una borsa di studio e frequentò il liceo, prima nel Collegio Don Bosco di Treviglio (Bergamo), e poi nel Collegio di Celana (Bergamo). Nel 1927 Canova si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia a Padova. In seguito, divenne membro della Fuci, la Federazione degli universitari cattolici italiani, nella quale lavoravano Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI), come assistente nazionale, e Igino Righetti, come presidente. Per mantenersi agli studi ricoprì il ruolo di assistente agli studenti del Collegio Gregorio Barbarigo di Padova. Nel 1929 Canova prese parte alla creazione di un gruppo caritativo, denominato San Vincenzo, presso il circolo Fuci di Padova, che si occupava della cura delle famiglie povere del quartiere Portello. Questa esperienza fu importante per lui perché segnata dall'incontro con la donna con cui avrebbe condiviso la sua vita, Regina Dal Zio, detta ReginettaAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.10. Nel 1931 venne chiamato dal Gruppo universitario fascista (GUF) e obbligato a scegliere tra il GUF e la FuciAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.12. Canova e Reginetta, di comune accordo, decisero di rimanere alla Fuci. Nel luglio del 1933 si laureò in Medicina con il massimo dei voti, ma senza lode (probabilmente per motivi politici) con una tesi avente ad oggetto la trasfusione del sangueAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.127. La sua prima occupazione fu come assistente presso l'ospedale di Lendinara, Rovigo. Il 1933 fu un anno fortunato sia per il suo primo impiego che per più mirati progetti di coppiaAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.14:i due si promisero di partire insieme in missione. Gli anni in Palestina (1935-1947) I dodici anni in Medio Oriente costituirono per Canova un patrimonio dal quale ricaverà immagini in ogni occasione della sua vita futuraAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.27.
Prima partenza per il Medio Oriente La prima idea concreta di andare in missione venne a Canova, probabilmente, durante il Congresso missionario nazionale che si tenne a Padova e al quale egli partecipò con un gruppo di Fucini. Subì l'influenza di un gruppo denominato Unione medici missionari italiani, nato a Padova, nel 1933, il cui promotore era Deodato DesenzaniAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.15. Quest'ultimo iillustrò a Canova la sua idea di coinvolgere nella sua impresa gli studenti della facoltà di medicina di Padova.
Canova lesse su L'Avvenire d'Italia un articolo nel quale Fausto Tesio annunciava la costruzione di un ospedale "italiano" a El-Kerak, destinato alla cura dei beduini. Dopo aver scritto a Tesio che lo mise in contatto con i responsabili della costruzione dell'ospedale, riuniti nell' "Italica Gens" (ramo sanitario dell'Associazione nazionale per soccorrere i missionari italiani - ANSMI), nel 1935 firmò un contratto per tremila lire al mese. All'inizio dell'anno partì per la Giordania, promettendo a Reginetta che sarebbe tornato a riprenderla per poi ripartire insieme. Canova fu direttore e primario medico dell'ospedale di El-Kerak per quasi cinque anni, fino a giugno del 1940. Egli non voleva morti nel suo ospedale e ce la metteva tutta per far andare via i malati guaritiAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.16,17. Inoltre, imparò presto che quella popolazione araba guardava al medico come a un mago o a uno stregone che tutti i mali doveva non solo poter sanare, ma anche sapere indovinare senza che il paziente manifestasse le sue sofferenze. L'ospedale si avviò bene e in pochi mesi tutte le stanze erano pieneAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.17.
Matrimonio e seconda partenza per El-Kerak Nel 1936 rientrò in Italia e il suo matrimonio con Reginetta fu celebrato il 23 gennaio dello stesso anno. Gli sposi rinunciarono al viaggio di nozze perché in quel periodo c'erano le sanzioni contro l'Italia e pochissimi treni viaggiavanoAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.18. Si sposarono con meno di cinquecento lire in tasca che si ridussero a trecento quando i due partirono per El-Kerak ai primi di marzo, insieme anche alla madre di lui, Dalila. Canova si sentiva di aver realizzato il suo sogno di dedicarsi alle popolazioni prive di medici e inoltre le sue esperienze sul campo lo prepararono a comprendere quali sarebbero state le difficoltà a cui sarebbero andati incontro circa vent'anni o o trent'anni dopo i medici da lui inviatiAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.22. Egli visse felicemente quel periodo al El-Kerak sia per la presenza di memorie bibliche nel territorio che abitava (da fervido cristiano quale era), che per la possibilità di gestire l'ospedale. Fu allietato dalla presenza della donna amata, con la quale fin dal primo arrivo, passando per Gerusalemme, andò a visitare il Santo Sepolcro, e la Grotta a BetlemmeAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.23. Reginetta approfittò della possibilità di effettuare ricerche sul campo di epigrafi greche o pietre tombali molto antiche, per occupare meglio il suo tempo durante il suo soggiorno in Palestina e curò anche alcune pubblicazioni sulla materia. Gli anni dal 1936 al 1939 furono gli anni più belli per la coppia in missione, e per arricchire il loro vagone di esperienze.
Terza partenza per El-Kerak Nel 1938 Canova rientrò per un breve tempo in Italia per la nascita della prima figlia, Maria Giordana, dopo che Reginetta era già tornata nel dicembre del 1937 lasciando il marito in compagnia di Lupo, una lupa che era stata trovata da lui stesso quand'era cucciola. Canova ritornò al El-Kerak raggiunto poco dopo dalla famiglia, ma verso la fine del 1939 Reginetta, Maria Giordana e Dalila rientrarono in Italia, lasciandolo solo in PalestinaAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.128.
Guerra e internamento nei campi di concentramento Gli anni felici della coppia terminarono con l'arrivo della seconda guerra mondialeAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.29, nei mesi a cavallo tra il 1939 e 1940. Il 10 giugno 1940 l'Italia entrò in conflitto come nemica della Gran Bretagna, e dal momento che Canova si trovava in territorio sotto Mandato Britannico, venne fatto prigioniero. Inoltre, gli inglesi requisirono l'ospedale "italiano" di El-Kerak e inviarono Canova in cinque campi come internato civile, destinato a prestare assistenza medica agli altri internati civili italiani e stranieri. L'internamento gravò soprattutto sulla comunicazione tra lui e Reginetta. Il periodo dell'internato andò da giugno del 1940 all'inizio del 1944. Ma egli doveva anche occuparsi della popolazione palestinese che viveva intorno ai campi o in altri. Canova non subì mai maltrattamenti o costrizioni fisiche. Il lavoro nei campi era discontinuo e spesso ebbe il permesso di raggiungere Gerusalemme per qualche incontro con Donato Baldi per approfittare della sua ricca biblioteca nella quale si cimentò come moderno lettore della Bibbia.
Si dedicò al lavoro nei campi con una passione totale, sperimentando la vicinanza a ogni tipo umano e realizzando scoperte sull'umanità con cui venne a contattoAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.36,37. Nel marzo del 1944 gli internati italiani nei campi del Mandato Britannico per la Palestina furono liberati, ma non poterono lasciare la nazione. L'ospedale a El-Kerak cui era assegnato era ancora sotto sequestro degli inglesi. Ottenne l'autorizzazione a stabilirsi a Gerusalemme esercitando la professione di medico fino all'inizio del 1946. I francescani gli affidarono l'infermeria del Convento di San Salvatore ed egli poté così sperimentare nuovamente l'esercizio medico affiancato dalla sua vocazione di aiuto ai bisognosi.
Primo rientro in Italia dopo la guerra Nel gennaio 1946 rientrò a Padova e riabbracciò dopo sei anni Reginetta e la figliaAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.40,41. Rimase in Italia fino a tutto agosto, e poi ritornò a Gerusalemme. Di tale soggiorno si ha solo qualche testimonianza in uno dei suoi libretti.
Definitivo rientro in Italia Nel marzo 1947 Francesco Canova rientrò definitivamente a Padova, dove presto diede origine alla sua "creatura", il Cuamm. Nel 1949 nacque la seconda figlia:Anna.
Primo periodo dopo il rientro e fondazione del Cuamm Pochi mesi dopo il suo rientro, Canova divenne assistente presso il reparto sanatoriale dell'Ospedale Civile di Padova e fu anche assistente volontario del centro studi del Cnr per la chemioterapia presso l'Università di Padova. Inoltre, grazie a quello che fu il patrimonio acquisito sul campo, sul piano dell'osservazione medica di malattie quali la malaria o la tubercolosi, ottenne la libera docenza all'Università di Padova in Clinica delle malattie tropicali e subtropicali. Una seconda libera docenza in Patologia speciale medica e metodologia clinica arrivò nel 1952Accattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.44. Inoltre, sempre in quest'ultimo anno, fu assunto come Primario medico di Pneumologia dall'Ospedale di Bassano del Grappa, ruolo che svolgerà fino alla pensione che arrivò nel 1978. Ma Canova, non rinunciò mai alla sua idea originaria di formare medici da inviare in missione, e a tal proposito, continuò a coltivare rapporti epistolari con padre Agostino Gemelli e riprese contatti in Padova. Fu eletto presidente del locale circolo del Mmcc (Movimento missionario classi colte) e segretario del Umni (Unione medico-missionaria italiana). Nel 1949 arrivò a Padova un nuovo vescovo, Girolamo Bortignon, al quale Canova il 2 novembre dello stesso anno chiese se fosse possibile realizzare in Padova un collegio che contribuisse alla formazione di studenti di medicina, sia italiani che stranieri, desiderosi di esercitare la professione in missione. Il vescovo acconsentì, affiancando a Canova due sacerdoti di sua nomina e proponendogli di riaprire il Collegio Tornacense, di proprietà della diocesi. Canova mirava alla formazione di individui intenzionati a partire per le "terre di missione" ma restando laici, sposandosi, se lo volevano, ed esercitando la professione medica con regolare contrattoAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.46. Nel 1950 nacque a Padova il Cuamm (Collegio universitario aspiranti medici missionari) e Canova ne era il segretario. Il collegio fu inaugurato il 3 dicembre. Egli manterrà sempre una continua corrispondenza con i medici inviati in missione, ponendo sempre domande per sapere e capire mondi lontani, con i quali non verrà mai a contatto, ma che lo interesseranno nel profondoAccattoli, "La radice di un grande albero", op. cit. p.51. Inoltre, fornì sempre consigli e appoggio a tutti, dimostrando una grande apprensione e attenzione nei loro confronti. La minuta delle sue lettere è conservata nell'ottimo archivio storico del Cuamm.
Ideale umanistico e cristiano in medicina