Biografia Proveniente dall'Accademia Aeronautica di Pozzuoli, ha frequentato il corso Turbine III negli anni 1977-1981. Operazione Locusta
Alla vigilia della guerra del Golfo il Governo italiano inviò nel Golfo Persico otto cacciabombardieri multiruolo Panavia Tornado IDS appartenenti al 6º, 36º e 50º Stormo nell'ambito dell'Operazione Desert Shield, per l'occasione rischierato negli Emirati Arabi Uniti presso l'aeroporto di Al Dhafra. Il 16 gennaio 1991, con l'Operazione Desert Storm, le forze della Coalizione iniziarono una campagna di bombardamenti sulle posizioni della Guardia repubblicana irachena, sia sul territorio dell'Iraq che su quello del Kuwait occupato. Nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991, il maggiore Gianmarco Bellini (pilota) ed il capitano Maurizio Cocciolone (navigatore) decollarono a bordo del loro Panavia PA-200 Tornado con altri velivoli italiani e alleati per la prima missione che li vedeva impiegati nello spazio aereo controllato dagli iracheni.
La missione della squadriglia era un deposito areale (vettovagliamento, munizioni e mezzi) nell'Iraq meridionale, a nord-ovest di Kuwait City, difeso da artiglieria contraerea radar-asservita.Forum sulla missione. Bellini e Cocciolone furono gli unici a portare a termine il rifornimento in volo; tutti gli altri velivoli, gli altri 7 Tornado italiani e circa 30 altri aeromobili di altri Paesi, vennero ostacolati dalle condizioni meteorologiche, fallirono l'approccio all'aerocisterna e dovettero rientrare alla base. Bellini, in qualità di capo equipaggio, decise che il loro velivolo avrebbe dovuto proseguire in solitaria, sapendo che il profilo di missione prevedeva di portare avanti l'attacco anche in una situazione del genereibid., quale che fosse lo schieramento difensivo del nemico. Ricevuto il consenso da parte del comando aerotattico,Operazione Locusta, 1ª Parte."Ricordo di aver effettuato una chiamata al coordinatore tattico della missione a bordo di un AWACS con il nominativo POMKA, dicendogli che Legion 14 proseguiva per la missione. In risposta ricevetti un «Roger»". il velivolo livellò a circa 250 piedi di quota, attivò il controllo automatico TFTerrain Following, dispositivo che sui Tornado permette di pilotare seguendo il profilo del terreno, grazie a uno scanner tridimensionale col quale il computer di bordo imposta automaticamente le variazioni da eseguire. e sganciò il carico bellico (5 bombe Mk 83) sull'obiettivo attorno alle 4.30 del mattino.
Dopo circa 40 secondi il loro aereo fu colpito dall'artiglieria contraerea irachena, addestrata alla difesa contro attacchi a bassa quota, e i due italiani dovettero lanciarsi con il seggiolino eiettabile. L'aereo impattò col terreno a circa 20 km a nordovest della capitale kuwaitiana, a poche centinaia di metri da una caserma della Guardia repubblicana irachena. I due aviatori vennero immediatamente catturati dalle truppe irachene, furono separati, venne loro confiscato tutto ciò che avevano con sé (compresi gli indumenti e gli scarponi) e furono costretti a indossare una tuta gialla, che li qualificava come prigionieri di guerraOperazione Locusta - parte 2..
La prigionia Il loro velivolo venne dato per disperso, e la loro sorte rimase del tutto ignota per due giorni. Il 20 gennaio la televisione irachena mostrò un gruppo di piloti prigionieri, fra cui Cocciolone, il cui volto tumefatto lasciava pensare ad un trattamento brutale e le parole da lui pronunciate sembravano dettate dai suoi carcerieri. Nessuna notizia di Bellini venne data in questa occasione, facendo temere il peggio. I due aviatori vennero tenuti separati per tutto il tempo della prigionia. Dell'esperienza nelle mani irachene Bellini non ricorda molto; ha dichiarato di essere stato per almeno dieci giorni sottoposto a pestaggi, di essere stato spesso minacciato di morte durante gli interrogatori e di aver passato gran parte della prigionia in una cella buia e sporca, sotto l'effetto di narcotici e sedativi.
Il 3 marzo, conclusasi l'offensiva, entrambi gli ufficiali furono rilasciati dalle autorità irachene e trasportati su una nave ospedale statunitense nel Golfo Persico. Bellini e Cocciolone furono gli unici prigionieri di guerra italiani di tutto il conflitto, e il loro status nei 47 giorni di prigionia, per un vuoto normativo delle Forze Armate, non fu mai completamente chiarito dalle autorità militari italiane: non essendo l'Italia formalmente in guerra con l'Iraq, nel loro stato di servizio non compare alcuna detenzione da parte del nemico, ma solo la generica distinzione "a disposizione del comandante di corpo".
Il servizio successivo Bellini, promosso tenente colonnello negli anni 1990 e poi colonnello, fu in seguito nominato comandante del Contingente Italiano al Tri-National Tornado Training Establishment di Cottesmore e poi del 6º Stormo della base aerea di Ghedi. Promosso generale di brigata aerea, si è ritirato dal servizio attivo nel 2012; oggi vive a Virginia Beach, Virginia (Stati Uniti), dove possiede un ristorante di cucina italiana, Il Rigoletto.ibid. Il generale Bellini con decreto ministeriale n. 5013/142/BIS del 27 marzo 2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 87 del 15 aprile 2015 è stato nominato dal ministro degli Esteri console onorario d'Italia a Norfolk in Virginia (USA).
Onorificenze Onorificenze italiane
Onorificenze straniere
Note Annotazioni
Fonti
Bibliografia
Collegamenti esterni
Bellini, Gianmarco Categoria:Piloti dell'Aeronautica Militare Categoria:Prigionieri di guerra