Assieme ai Carracci, Guido Reni, Francesco Albani, Domenichino e al Guercino rappresenta uno dei maggiori pittori barocchi di estrazione emiliana, improntato principalmente nell'esecuzione di pale d'altare anziché di opere di destinazione privata.

Fu particolarmente attivo a Roma e Napoli, dove realizzò grandi cicli di affreschi, sua peculiarità tecnica, nelle cupole o nelle volte delle chiese e palazzi cittadini che rappresentano alcune delle più innovative soluzioni della pittura del Seicento.

Biografia La formazione in Emilia Giovanni Lanfranco nasce a Parma nella chiesa di Santa Caterina da Stefano e Cornelia; fu invece battezzato nel battistero del duomo della stessa città.

La sua carriera inizia come paggio al servizio del conte Orazio Scotti a Piacenza, il quale scoprì il suo talento e lo mandò da Agostino Carracci, allora al servizio del duca Ranuccio Farnese, dove il giovane Lanfranco rimase dalla metà del 1599 fino all'improvvisa morte di Agostino, avvenuta nel 1602.

Alla morte di Agostino, il 23 febbraio 1602, il ventenne Giovanni si reca a Roma alla scuola di Annibale Carracci, dove vi rimarrà fino al 1605 circa. Secondo Giulio Mancini fu Ranuccio I Farnese ad organizzare il trasferimento del Lanfranco e di Sisto Badalocchio.

Il trasferimento a Roma (1602-1634)

Nella bottega di Annibale Carracci

Il soggiorno romano è molto intenso: sotto la direzione di Annibale Carracci e con altri allievi della bottega, tra cui il Domenichino, Francesco Albani e Sisto Badalocchio, partecipa alla decorazione della cappella Herrera in San Giacomo degli Spagnoli e al grande cantiere della Galleria Farnese. Per quest'ultimo ambiente realizzò in maniera più o meno autonoma almeno tre scene rettangolari disposte lungo le pareti lunghe, ossia Ercole che libera Prometeo, Airone con la lira sul delfino e Dedalo e Icaro. Al 1604-1605 risulta invece marginale il suo contributo nelle lunette Aldobrandini, anch'esse commissionate ad Annibale, forse individuabile solo in alcuni brani del Paesaggio con l'Adorazione dei Magi, mentre fu certamente più consistente quello del Badalocchio e dell'Albani..

Nel 1607, insieme a Sisto Badalocchio pubblica un volume di incisioni delle logge di Raffaello, dedicato al comune maestro.

Le prime commesse Caffarelli-Borghese al seguito di Guido Reni Nel 1608 il pittore riceve 57 scudi dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese per realizzare la copia della Deposizione Baglioni di Raffaello, arrivata da Perugia poco prima per volere dello stesso prelato. Sempre a Roma nel 1608 è impegnato sotto la supervisione di Guido Reni nella controfacciata dell'oratorio di Sant'Andrea in San Gregorio al Celio, per quella di San Sebastiano, dove realizza un affresco con i santi Pietro e Paolo oltre a un angelo, il tutto ancora dietro le volontà del cardinal Borghese.

Nel 1610, poco dopo la morte di Annibale (avvenuta il 15 luglio 1609), Giovanni è ancora al fianco di Guido Reni e assieme a Francesco Albani e Antonio Carracci nel cantiere del palazzo del Quirinale, su committenza anche questa volta di Scipione Caffarelli-Borghese, per il quale realizzò due lunette per la cappella privata, una con la Presentazione della Vergine al tempio e l'altra con i Corpi dei santi Pietro e Paolo...

La parentesi emiliana (1610-1612)

Immediatamente dopo la scomparsa del maestro, così come fece il Badalocchio, il Lanfranco ritorna in Emilia, dal suo antico protettore Orazio Scotti, il quale gli procura diverse commissioni. A Parma realizza il Salvator mundi in gloria adorato da angeli e santi per l'altare maggiore della chiesa di Ognissanti, mentre a Piacenza, dove trascorse l'intero anno del 1611, la pala dellArcangelo Raffaele per la chiesa dei Santi Navarro e Celso, firmata e datata, e un San Luca per la chiesa di Santa Maria delle Grazie (entrambe oggi al Museo di Capodimonte a Napoli)..

All'inizio del 1612 di passaggio da Piacenza a Borgotaro soggiorna per qualche giorno a Porcigatone sul passo di Santa Donna e dipinge la Crocifissione di Cristo con la Madonna, san Pietro, san Paolo e santa Maria Maddalena.

I primi successi romani, le commesse Borghese Tornato a Roma verso la fine 1612, tra i capolavori di quel periodo vi furono la decorazione della cappella Bongiovanni in Sant'Agostino, realizzata tra il 1613 e il 1616 con l'esecuzione degli affreschi con lAssunzione della Vergine nella cupola e degli Apostoli presso la tomba della Vergine nella lunetta di destra, nonché di tre tele, quella sulla parete destra del Sant'Agostino in meditazione sul mistero della Trinità, sull'altare lIncoronazione della Vergine tra i santi Agostino e Guglielmo, mentre sulla parete sinistra il San Guglielmo curato dalla Vergine. I lavori per la cappella costituiscono una tappa fondamentale per il pittore, rappresentando la prima grande opera pubblica del tutto autonoma nella città romana, la quale, visto l'enorme successo che riscosse sin dal principio, divenne capofila delle commesse della corte pontificia.

In questi anni il pittore trova dimora in via dei Greci, nei pressi della parrocchia di San Lorenzo in Lucina, con la moglie Cassandra Barli, sposata nel 1616 da cui avrà sette figli (sei femmine e un maschio). Agli anni immediatamente successivi al suo ritorno nella città pontificia per la stessa chiesa di San Lorenzo il pittore realizzò una tela per la cappella Malvezzi, la Madonna con san Girolamo e sant'Apollonia (cosiddetta Salvazione di un'anima), mentre per la cappella Boselli della chiesa di San Francesco a Ripa, la Madonna con i santi Domenico e Antonio Abate.

In questi anni l'attività artistica si intensifica considerevolmente, realizzando opere sia dentro che fuori Roma. In quest'ultimo caso fanno parte la pala per Piacenza con la Morte di sant'Alessio, realizzata nel 1614 ancora una volta per la cattedrale cittadina (oggi non rintracciata), la Madonna con i santi Carlo e Bartolomeo, dipinta per la chiesa di San Lorenzo della stessa città emiliana nel 1616 (oggi a Capodimonte a Napoli), poi per Orvieto, di cui dellIncoronazione della Vergine per l'altare Marescotti in Santa Maria del Carmine, per Albenga, di cui il Miracolo di san Verano, realizzata per l'omonima cappella del duomo, commissionata dal banchiere Ottavio Costa, Vallerano, Leonessa e Fermo..

Nel 1615 affresca i soffitti in tre stanze di palazzo Mattei, ancora una volta commissionati da Asdrubale, con Storie di Giuseppe, di cui due rimasti intatti (Giuseppe e la moglie di Putifarre e Giuseppe che spiega i sogni dei prigionieri) mentre un altro andato perduto. Allo stesso anno risale il pagamento per conto del cardinal Montalto di due della serie di undici ovali (alcuni su tavola e altri su tela) con le Storie di Alessandro Magno per la collezione personale sita nella villa sull'Esquilino, valutati entrambi 100 scudi complessivi. In quest'ultima commissione il Lanfranco si trova un'altra volta a lavorare accanto ai suoi antichi colleghi e allievi di Annibale, quindi il Badalocchio, l'Albani, Antonio Carracci e il Domenichino. Nell'occasione il Lanfranco realizzò Alessandro e il medico Filippo e Alessandro rifiuta l'acqua offertagli dal soldato..

Intorno al 1615-1617 partecipa agli affreschi di un camerino del cardinale Odoardo Farnese, detto "degli Eremiti", situato tra la chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte il palazzetto Farnese, facente parte del corpo di fabbrica del più noto palazzo omonimo a campo de' Fiori, per il quale realizza lIncontro del conte Ruggiero con san Brunone e nove tele da collocare lungo le pareti laterali, che saranno poi portate a Parma nel Settecento (mentre i quattro cicli di affreschi saranno staccati e inglobati nel Settecento nella chiesa adiacente) tra cui lAssunzione della Maddalena e Gesù servito dagli angeli (entrambe al Museo di Capodimonte di Napoli)..

Tra il 1616 e il 1617 è invece nuovamente al seguito del cardinale Scipione Borghese che, assieme a una illustre schiera di artisti, lo chiama per effettuare decorazioni nella sala Regia del palazzo del Quirinale: dove realizza assieme a Carlo Saraceni alcuni finti fregi lungo le pareti corte e una pala d'altare per una cappella privata, la Madonna col Bambino e san Lorenzo. Con la dipartita di Guido Reni da Roma, nel 1614, ed anche quelle di Francesco Albani e del Domenichino nel 1617, Lanfranco divenne l'artista preferito da Paolo V Borghese fino alla morte del pontefice, nel 1621.

Dal 1617 il Lanfranco aveva cambiato casa, vivendo assieme a moglie, madre e suocera in un locale vicino a Sant'Andrea delle Fratte, dove di lì a breve sarebbero nate tre figlie, Flavia, Angela e Costanza.

Ancora Scipione commissionò per 30 scudi per un intervento nella cappella di famiglia in Santa Maria Maggiore, per la quale, stando a ciò che scrisse il Bellori, fu trasformato un angelo nella Vergine. Direttamente Paolo V invece gli commissionò nel 1619 svariati affreschi con le Storie di Pietro per la loggia delle Benedizioni in San Pietro, opera che tuttavia nonostante alcuni lavori preparatori (quadrettatura e schema decorativo) non fu mai realizzata per la sopravvenuta morte del pontefice, ma che rimane nota per il 60% della composizione grazie a incisioni antiche di Pietro Santi Bartoli fatte sui disegni preparatori del Lanfranco. Nell'omonima piazza il pittore si era intanto trasferito assieme a tutta la famiglia, i quali vivevano nel palazzo che fu di Innocenzo Cybo; nello stesso anno nacque una quarta figlia femmina, Margarita..

Nel 1621 il Lanfranco riceve la commissione per la cappella del Crocifisso in Santa Maria in Vallicella, dove eseguì gli affreschi con lIncoronazione di spine, la Flagellazione e lOrazione nell'orto, pagati complessivi 30 scudi.

Seppur sotto il pontificato Barberini, tra il 1624 e il 1625 il pittore ritorna a lavorare per il cardinale Borghese (che pochi mesi prima battezzò l'unico figlio maschio del pittore, Giuseppe Ignazio Scipione) dove compie la decorazione della loggia della sua villa al Pincio, con il grande ciclo del Concilio degli dei, pagato in più tranche per una somma complessiva pari a 800 scudi.

L'epoca Barberini e la maturità artistica

Con l'ascesa del bolognese Gregorio XV Ludovisi nel 1621 il Lanfranco perse strada nelle preferenze artistiche pontificie, le quali virarono in favore del Guercino (pittore ufficiale di corte, al quale fu girata anche la commessa delle decorazioni della loggia della Benedizione di San Pietro)Anche in questo caso, tuttavia, la realizzazione non si concretizzò da parte del Guercino per la sopraggiunta scomparsa del papa nel 1623. e del Domenichino. Continuò in questi anni a realizzare comunque opere, prettamente d'altare, per lo più fuori Roma, tra cui alcune che costituiranno capolavori assoluti nel catalogo del pittore, come il Martirio di sant'Ottavio di Parma (oggi alla Galleria nazionale della stessa città emiliana). Con la salita al trono di papa Urbano VIII Barberini nel 1623 il Lanfranco ritorna invece in auge.