Il lucchese è un vernacolo, facente parte dei dialetti toscani, parlato in una parte della provincia di Lucca. Il lucchese propriamente detto è parlato nella città e nel territorio che la circonda (piano delle Sei Miglia) oltre che sulle colline prossime ad esso e nella fascia costiera ricadente nei comuni di Viareggio e Camaiore. I comuni in cui si parla il lucchese tipico sono Lucca, Capannori, Porcari, Camaiore e parte delle frazioni di Altopascio, Pescaglia (Val Freddana) e Borgo a Mozzano (Valle della Cèletra, Corsagna e Anchiano). Le forme dialettali in uso a Montecarlo, Villa Basilica, Altopascio e Bagni di Lucca sono molto simili al lucchese tipico, ma con caratteristiche comuni ai dialetti valdinievolini (Valdinievole) per Montecarlo, Villa Basilica, Altopascio, al pisano fiorentino del Valdarno (ancora per Altopascio) e ai dialetti della montagna pistoiese (per Bagni di Lucca).

Il dialetto viareggino, parlato anche a Lido di Camaiore e Massarosa, è una variante del dialetto lucchese che presenta alcune peculiarità sia nella pronuncia che nel vocabolario che nelle espressioni e modi di dire tipici. Una certa affinità con il dialetto pisano si riscontra infine nel dialetto viareggino parlato nella frazione di Massaciuccoli (Massarosa) e in quella di Torre del Lago Puccini (Viareggio). Invece, fino a una quarantina di anni fa, molto simile al lucchese era il dialetto di Buti, paese della provincia di PisaSi veda: Fabrizio Franceschini, Dialetto lucchese di penna butese. «La Gattaglia» di Paolo Frediani (1757-1847), (Pisa, Felici Editore, 2004)..

Classificazione Il lucchese è un dialetto toscano (rientrante nel gruppo tosco-occidentale), di cui costituisce la propaggine settentrionale assieme al gruppo garfagnino-versiliese, con cui condivide numerosi tratti morfologici, fonetici e lessicali. È altresì facilmente riconoscibile rispetto al pisano, al valdinievolino e al pistoiese.

Toponomastica In alcuni toponimi della Lucchesia soprattutto nord orientale si trovanoRiccardo Ambrosini, Lucca e il suo territorio, Maria Pacini Fazzi, Lucca, 2006 cit. pp.255-257.: Tracce etrusche. Le tracce sono giustificate dai ritrovamenti archeologici e si ritrovano in toponimi come Biècina e da un insolito accento di base latina e di antica formazione come Màrlia (da Villa Marilia), Còcciglia (da Villa Coccilia). L'impronta etrusca sarebbe costituita dall'accento sulla prima sillaba, diverso da quello latino e documentato da toponimi come Terèglio. Tracce liguri. Le sole tracce ipotizzabili sono costituite da alcuni suffissi che fanno riferimento all'area anticamente ligure. Degli esempi sono –ucco, –occo, -acco rintracciabili soprattutto nei cognomi (ad esempio Fanucchi) e il suffisso, tipicamente ligure, –asco/a che ricorre, seppur con qualche dubbio, nel solo toponimo di Fornovolasco. Tracce germaniche. Queste sono dovute soprattutto ai longobardi, ma anche ai goti e sono relativamente numerose specie nella lucchesia occidentale; si ricordano ad esempio: Rio Guappero, a Cafaggio, in Ghiringhi, Gualdo, ecc.

I nomi di luogo più antichi, delle zone strategiche della provincia, sono nomi personali romani privi di suffisso oppure ricordano antiche collocazioni di accampamenti, soprattutto invernali, come per esempio (in) hibernis poi mutato in Verni. Questo perché i Romani si sono insediati in principio nei punti strategici del territorio, per poi allargarsi alle zone collinari raggiungibili tramite tracciati facili e rapidi. Al successivo periodo imperiale appartengono i toponimi che terminano in –ano/a, come Minucciano. Si noti che il nome della città di Lucca ha origini dibattute non essendo apparentemente etrusco o latino. Si è ipotizzata un'origine ligure, che non è però accettata da tutti gli studiosi.

Autonomia e fenomeni linguistici Il dialetto lucchese si delinea come dialetto autonomoRiccardo Ambrosini, Lucca e il suo territorio, Maria Pacini Fazzi, Lucca, 2006 cit. pp.257-261. con un insieme di caratteristiche specifiche che lo oppongono ai due tipi toscani più importanti tra quelli che lo circondano, il pisano ed il fiorentino, rappresentato dalla sua variante pistoiese. L'affinità, affermata soprattutto nel Medioevo, tra il dialetto lucchese e quello pisano rispecchia soprattutto un tipo di lingua scritta, usata con finalità amministrative e letterarie. Si può anche supporre che negli ultimi cinque secoli il pisano abbia risentito dell'influsso del fiorentino, sia per la continuità geografica della Valle dell'Arno, sia per il fatto che Pisa, al contrario di Lucca, fece parte dello stato regionale toscano originatosi dalla Repubblica di Firenze.

L'autonomia del dialetto lucchese, legata alla storia e alla toponomastica che la rappresenta, inizia ad apparire in età preromanza ed ha le sue basi in tratti fonetici che distinguono il dialetto lucchese da quello pisano. Notevole è la diffusione del suffisso latino –ulu (romanzo –olo) che agli inizi dell'epoca romanza veniva aggiunto a molte parole senza conferire a queste un particolare significato, diversamente dal significato diminutivo e affettivo che aveva in latino. Esempi di questo fenomeno sono evidenti considerando la toponomastica, dove si parla di capànnole invece di capanne, di piàggiole invece di piagge, di càsole in luogo di case. All'interno di questo suffisso si verifica inoltre il passaggio di l a r attestato in documenti notarili lucchesi dei secoli IX-X. Questo fenomeno ricorre anche in altre parti di parole latine che avevano l intervocalico come in Cerasomma da Cella Summa. Coppie tipiche di nomi di luoghi che si distinguono nel dialetto lucchese rispetto al pisano per il passaggio di l a r sono Colognola/ra, Capannoli/ri. Tale innovazione è da collocarsi intorno al IX-X secolo.

Il passaggio da l latino ad r non avviene nella parole di origine germanica e ciò è riscontrabile in toponimi come Tàccoli, Bràncoli, Vàccoli, Antràccoli, Altopascio e Collodi. La motivazione più verosimile per cui tale passaggio non avviene nei toponimi germanici è perché l'introduzione di vocaboli germanici risale a un periodo più tardo rispetto a quello romano, quando il fenomeno della trasformazione di l in r si era ormai consumato.

Sempre per parole di origine germanica, un'altra caratteristica del lucchese rispetto al pisano è costituita dal passaggio di ld in ll evidente nel cognome tipico Bertolli da Bertoldi. Tale passaggio è da attribuirsi all'età longobarda e la motivazione di questo cambiamento va ricercata nella pronuncia longobarda del d che, pronunciato come una spirante interdentale sonora (simile al th dell'inglese in the, there), si assimilava con suoni precedenti come n e l ed era diverso dal d latino che rimaneva invariato dopo l.

Eventi successivi agirono su altre evoluzioni fonetiche che non si trovano in altri dialetti toscaniRiccardo Ambrosini, Lucca e il suo territorio, Maria Pacini Fazzi, Lucca, 2006 cit. pp. 260-261: scempiamento di –rr, successivo all'età longobarda dato che colpisce una parola di origine germanica come guerra, e non ancora tipico al tempo di Dante Alighieri dato che egli, nel De vulgari eloquentia (I, XIII, 2), caratterizza il lucchese con una parola con –rr come grassarra; cancellazione della vocale finale di parola dopo nasale (bimbin, arébbin), attribuibile a tempi non antichi perché non si riscontra nei testi classici medievali né in quelli notarili, ed ancora in uso.

Altri tratti non toscani, derivati da contatti con l'Italia settentrionale, sono: scempiamenti come matone, bulone, ecc. ; assenza di rafforzamento fonosintattico dopo "da" e dopo i verbi al futuro semplice e al passato remoto accentati sull'ultima sillaba, e dopo "ho", "ha": quindi si ha davero, da casa, "ho detto", "ha fatto", "andò via", con la consonante iniziale non rafforzata dopo preposizioni come avviene generalmente in Toscana, dove si hanno davvero, da ccasa, da Rroma; rafforzamento della consonante iniziale di un sostantivo o di un aggettivo, in concomitanza con la caduta dell'articolo i : Dove sono 'bbimbi?, Ha preso 'ssoldi; alcune sonorizzazioni come pògo, gòsta, gròsta, fadiga''', gamello; determinazione con -o/a di alcuni aggettivi uscenti in -e come quale reso con qualo e quala (al plurale rispettivamente in quali e quale). La realizzazione come chiusa della e, per cui in lucchese si ha préte e in toscano prète, in lucch. méglio ed in tosc. mèglio, in lucch. péggio e in tosc. pèggio, ecc.

La trasformazione di e in a di fronte ad r in parole sdrucciole come gangari, biscaro, pur tipica del lucchese, può ritrovarsi anche in altri dialetti toscani come il senese.

Di origine locale sono desinenze e forme verbali come: lai 3a persona plurale -ino apocopata in -in, come ad esempio in pàrtin (partono), èrin (erano), sapévin (sapevano); il condizionale presente con e tonica chiusa, come sarébbi (tosc. sarèbbe), arébbin (tosc. avrèbbero), potrébbin (tosc. potrèbbero); il plurale dell'imperfetto indicativo con le desinenze -imo, -ite, -ino, come: avévimo (avevamo), avévite (avevate), avévino (avevano), èrimo (eravamo), èrite (eravate), èrino (erano), andàvimo (andavamo), andàvite (andavate), andàvino (andavano); forme di passato remoto come dispiacette (dispiacque), moritte (morì), vidde (vide), viense (venne).

Interessanti arcaismi sono le mano, le mela, le pera.

Aree geografiche Taluni studiosi confondono il lucchese con l'insieme dei dialetti parlati nella provincia di Lucca. Tale impostazione appare scorretta. Nella provincia di Lucca infatti esistono i seguenti dialetti: Il lucchese I dialetti intermedi tra il lucchese e il garfagnino Il garfagnino Il versiliese Il viareggino Le isole linguistiche gallo romanze

D'altro canto esistono anche aree oggi fuori dalla provincia di Lucca in cui si parla o si parlava il lucchese o dialetti affini al lucchese.

Come detto il lucchese è parlato nei comuni di Lucca, Capannori, Porcari, Massarosa, Viareggio e Camaiore e in parte di quelli di Pescaglia, Borgo a Mozzano e Altopascio.

Le forme di transizione tra il lucchese e i dialetti garfagnini sono parlate nel comune di Coreglia Antelminelli e in parte di quelli di Pescaglia e Borgo a Mozzano.

Le forme di transazione tra il lucchese e l'alto versiliese (Seravezza, Stazzema e Forte dei Marmi) sono parlate nella città di Pietrasanta dove si ha una posizione autonoma tendente in alcune espressioni al dialetto fiorentino, questo è dovuto alla storica appartenenza di questa terra al Granducato di Toscana fin dai tempi dei Medici.

Le forme di transizione tra il lucchese ed il pistoiese montano sono tipiche del comune di Bagni di Lucca.

Le forme di transizione tra il lucchese e il valdinievolino sono tipiche dei comuni di Villa Basilica, in parte Pescia, Montecarlo e Altopascio (nel quale si riscontrano anche influssi pisani).

Nei comuni di Fabbriche di Vergemoli, Barga, Gallicano, Fosciandora e Molazzana è parlato il basso garfagnino, che per contatto è abbastanza simile ed intellegibile rispetto al lucchese. In particolare per Barga è da rimarcarsi come la locale parlata rientri nel novero dei dialetti garfagnini ed è del tutto superata la tesi che la vedeva in una posizione autonoma maggiormente tendente al dialetto fiorentino legata all'occupazione medicea: il barghigiano, come il coreglino, non ha nessun tratto di tipo toscano centralevedi L. Giannelli, L. M. Savoia, "L'indebolimento consonantico in Toscana" 1981, R. Giacomelli, Esplorazioni linguistiche in Lucchesia, 1958..

Nell'area di fondovalle di San Romano, Villa Collemandina, Castiglione, Camporgiano e nei comuni di Pieve Fosciana e Castelnuovo è parlato il dialetto garfagnino.