La Società Idroelettrica Piemonte, anche conosciuta con l'acronimo SIP, è stata un'azienda italiana dal 1918 al 1964. Ha operato inizialmente nel settore elettrico per poi passare in seguito anche a quello telefonico. Nel 1964 si trasformò in Società italiana per l'esercizio telefonico. Il 25 marzo 2010 è stata nuovamente costituita sotto forma di società a responsabilità limitata con sede in Torino e da allora opera nel settore della produzione dell'energia idroelettrica e fa parte del Gruppo Gavio.

Storia Nascita L'antesignana della SIP è la Società elettrometallurgica di Pont-Saint-Martin, società per il trattamento elettrolitico del rame con sede a Milano che nel 1887 aveva realizzato un impianto per la produzione di energia idroelettrica ad uso interno. Il 20 giugno 1899 la società cambia denominazione sociale in "Società Industriale Elettrochimica di Pont Saint Martin" e tra il 1901 ed il 1902 realizza una nuova centrale idroelettrica alimentata dalle acque della Dora Baltea. Negli anni seguenti la produzione di energia elettrica diventa l'attività principale della società che cambia nuovamente denominazione sociale in "Società Idroelettrica Pont Saint Martin". Nel 1908 la compagnia venne quotata alla Borsa di Milano.

Il 19 aprile 1918, a seguito di un considerevole aumento di capitale da 2,5 a 15 milioni di lire reso possibile dall'intervento della Banca Commerciale Italiana, la Società idroelettrica Pont Saint Martin acquisisce il controllo della Società Idroelettrica Valle d'Aosta e cambia nuovamente denominazione sociale in "SIP - Società Idroelettrica Piemonte" spostando la propria sede a Torino nel Palazzo dell'elettricità. Negli anni seguenti inizia l'espansione della SIP, espansione che la porterà a diventare una delle maggiori società fornitrici di energia elettrica attive in Italia. Nel corso degli anni infatti, in Valle d'Aosta e Piemonte, acquisisce varie società attive nella produzione di energia idroelettrica e realizza nuove centrali. Fra le società controllate si possono citare la Società Elettricità Alta Italia, la Società Forze Idrauliche del Moncenisio, la Società Idroelettrica del Monviso, la Società Idroelettrica Piemontese-Lombarda, la Società Idroelettrica Dolomiti, la SAVE di Vercelli, la Piemontese Centrale di ElettricitàGerardo Cringoli, L'integrazione competitiva. L'industria elettrica italiana prima della nazionalizzazione, tesi di dottorato presso l'Università Federico II.

Espansione nel settore elettrico

Il passaggio dalla Società industriale elettrochimica di Pont Saint Martin alla SIP non fu un semplice cambio di nome dell'impresa, ma rappresentò la volontà di rinnovamento del nuovo gruppo di controllo e la diversa visione riguardante gli investimenti e le opere da realizzare che aveva Gian Giacomo Ponti, l'uomo che più di tutti fu la SIP. Gian Giacomo Ponti, ingegnere elettrico laureatosi nel 1902 al Politecnico di Milano, all'età di 40 anni, nel 1918, grazie all'iniziativa finanziaria di acquisizione della Point Saint Martin diventò l'uomo di punta del gruppo elettrico SIP. La nuova impronta apportata alla società dal gruppo di Gian Giacomo Ponti fu visibile fin dall'inizio con cambiamenti nella strategia aziendale e una nuova politica espansiva per quanto riguardava la produzione e la distribuzione di energia elettrica. Si susseguirono acquisizioni di nuovi impianti e di società di minore importanza strategica (come ad esempio la società Alta Italia che riforniva sistematicamente la “Point Saint Martin”) e nel giro di pochi anni la nuova Società Idroelettrica Piemonte, sorta nel giugno 1918 sul tronco della Industriale Elettrochimica di Pont-Saint-Martin presieduta fino allora da Ettore Conti, contando sull'appoggio di un gruppo di imprenditori biellesi, riuscì ad assorbire in un unico grande organismo una decina di imprese sparse fra il Piemonte centrale e l'Appennino ligure; la rete distributiva venne ristrutturata, aggiornata e razionalizzata.

Particolare attenzione fu prestata all'aspetto tecnologico che fu notevolmente migliorato con l'applicazione delle numerose , effettuate negli anni della prima guerra mondiale, nella costruzione e gestione degli impianti produttivi e della rete per la distribuzione di energia. Gli impianti idroelettrici furono sfruttati al massimo della loro capacità, potenziandoli laddove possibile, mentre gli impianti termici risultavano meno redditizi comportando costi maggiori dovuti all'importazione di combustibili fossili. Furono anche stipulati numerosi accordi con altre aziende distributrici per il diritto d'acquisto esclusivo dell'energia generata, e diventarono numerose le partecipazioni in società proprietarie di grandi impianti idraulici.

La SIP nel campo elettrico non si limitò solamente a produrre e distribuire energia, ma attuò delle vere e proprie campagne di propaganda con lo scopo di diffondere e accrescere l'utilizzo dell'energia elettrica, tanto che all'inizio degli anni venti a Torino prima, e in altre città poi, in occasione di esposizioni industriali, si preoccupò di allestire ideali "case elettriche" dando modo ai visitatori di sperimentare moderni elettrodomestici già in uso nelle case americane.

Dal punto di vista organizzativo la società fu suddivisa in due strutture manageriali principali che coordinavano rispettivamente la parte produttiva e distributiva uniformando le decisioni tecnico/amministrative della società principale e delle controllate che pur mantenevano una propria struttura manageriale. L'impresa, grazie ai consistenti investimenti, espanse notevolmente la propria influenza e in breve raggiunse il primato nell'area piemontese, ma tuttavia gli onerosi investimenti la costrinsero a contrarre crescenti debiti soprattutto nei confronti della “Banca Commerciale Italiana”. Questo vertiginoso aumento dei debiti contratti con la COMIT obbligò la società nel 1921 ad un nuovo, indispensabile, aumento di capitale, che salì alla cifra di 100 milioni di lire. Ciò comportò una maggiore presenza della stessa “Banca Commerciale Italiana” nel gruppo SIP.

La COMIT non ottenne il controllo di maggioranza del gruppo industriale capeggiato da Gian Giacomo Ponti solo perché quest'ultimo accettò una forte partecipazione dell'Italgas di Rinaldo Panzarasa. Dal 1921 gli investimenti continuarono ad un ritmo vertiginoso, con il rifacimento della rete distributiva di Torino e il progetto di collegamento Torino-Savona; tutti gli impianti, dalle linee di trasporto alle linee di distribuzione, furono più che raddoppiati tra il 1921 ed il 1923 e la produzione di energia fu quasi triplicata.

Tuttavia, gli onerosi investimenti voluti da Gian Giacomo Ponti, pur portando la SIP all'avanguardia nel settore elettrico, indebitarono fortemente la società obbligandola ad un nuovo aumento di capitale che ridefinì l'assetto societario con una più ampia partecipazione dell'ITALGAS e portando alla presidenza del gruppo SIP Rinaldo Panzarasa.

A questo punto gli equilibri territoriali dell'industria elettrica nell'Italia settentrionale erano definitivamente rotti e si definirono rapporti societari tra le maggiori aziende del settore, tra cui spiccava , per contrastare il crescente sviluppo della SIP.

Al fine di reperire le risorse finanziarie necessarie alla propria sopravvivenza, la SIP si indebitò maggiormente con la COMIT e diversificò le attività entrando in più settori industriali, ampliando gli interessi nel settore del gas, della chimica, della telefonia, dell'editoria e della radiofonia. , nel 1925 Ponti rassegnò le dimissioni da direttore generale della SIP, in favore di Rinaldo Panzarasa, e venne nominato consigliere delegato e direttore generale della STIPEL, società controllata dalla SIP per l'ingresso nel settore telefonico.

Ingresso nel settore telefonico

Gli sforzi della SIP nel settore telefonico, all'inizio degli anni venti, si concentrarono in Piemonte e in Lombardia. Qui furono installati dai tecnici SIP i primi impianti urbani, ma a causa della legislazione incerta e dei già numerosi concessionari che operavano nel settore l'attività telefonica restò, fino al 1923, un'attività d'interesse secondario sulla quale non si puntava molto. La svolta avvenne con il decreto regio e le nuove prospettive economiche offerte, che aprirono una strada sicura per una possibile espansione nel settore alle aziende in possesso di sufficienti risorse finanziarie. La SIP fu una di queste società e realizzò negli anni successivi la propria espansione nel settore con tre successive acquisizioni dal 1925 al 1928 che la portarono a controllare i tre quinti dell'industria telefonica italiana. Alle spalle del gruppo SIP vi era il robusto appoggio economico della COMIT che, oltretutto, ebbe una notevole influenza sul gruppo con la sua consistente quota azionaria rappresentata nel consiglio d'amministrazione, dal 1927, dal proprio amministratore delegato Giuseppe Toeplitz.

Era un forte legame che portò prima la SIP ai vertici dell'industria italiana, ma che in seguito si rivelò fatale con la caduta della Banca Commerciale ed il conseguente salvataggio delle telefoniche SIP da parte dell'IRI. L'ingresso della SIP nel settore telefonico avvenne per l'espressa volontà di diversificazione espressa da Gian Giacomo Ponti nei primi anni venti, e fu una scelta molto diversa da quella che portò alla diversificazione del settore industriale della Pont Saint Martin che avvenne a causa della complementarità della produzione di energia elettrica necessaria alla produzione del carburo di calcio. Il settore elettrico e quello telefonico negli anni venti non avevano nessun nesso comune, e le uniche due industrie che erano riuscite a mettere in campo delle soluzioni integrate operavano a puro titolo sperimentale.

La Società elettrotermica italiana e la Società anonima Ing. Vittorio Tedeschi & C erano le uniche aziende suscettibili di originare, seppur in modesta misura, una qualche integrazione tra i settori elettrico e telefonico, rispettivamente sul piano degli sviluppi commerciali e delle forniture di materiali. Si tratta tuttavia di due episodi di limitata entità e scarsamente propulsivi sul versante dell'integrazione produttiva.

Nel 1925 furono avviati i primi passi della SIP nel settore telefonico con l'acquisizione delle partecipazioni di due società: la società Moncenisio di proprietà FIAT e la “Sip-Breda” dell'industriale Ernesto Breda entrambe già aziende avviate nel settore telefonico.

Le due società furono poi fuse nella “Telefonica Interregionale Piemontese-Lombarda” con un capitale sociale di 100 milioni di lire di cui 90 interamente versati dalla SIP la quale si riservava un pacchetto del valore di 20 milioni di azioni preferenziali che le consentivano in qualunque caso di mantenere il controllo societario.

L'avventura della “Telefonica Interregionale Piemontese-Lombarda” nel settore telefonico fu di breve durata e terminò lo stesso anno con l'acquisizione della STEP da parte della SIP, società alla quale fu incorporata dando così vita alla STIPEL. La neonata società sarebbe diventata la punta di diamante del gruppo SIP nel settore telefonico e pertanto la direzione della società andò proprio a Gian Giacomo Ponti, uomo decisivo del gruppo SIP.

L'anno successivo la SIP acquisì il controllo del gruppo TIMO, ricevendo dai fondatori della società l'intero pacchetto azionario a chiusura del debito contratto per vincere la gara d'appalto. L'ultima acquisizione della SIP in ordine di tempo fu la Telve, acquisizione che venne perfezionata nel 1928 con la cessione del pacchetto azionario SADE al gruppo. In TELVE il modello SIP non fu mai metabolizzato pienamente. Le tre telefoniche acquisite dal gruppo SIP non vennero fuse in un'unica società in quanto il decreto regio del 1923 vietava l'assegnazione di più di una zona ad un unico concessionario, pertanto al fine di coordinare le tre telefoniche fu creata la SIET una holding finanziaria che si occupò del loro coordinamento e finanziamento.