Il genio della perversione (The Imp of the Perverse) è un racconto di Edgar Allan Poe del 1845.
Trama Il racconto si apre con il tono oggettivo di un saggio, in cui si cerca dimostrare l'esistenza del "genio della perversione", ossia una spinta interiore che induce la gente a commettere atti contro il proprio interesse.
A questo punto, il narratore afferma di essere una delle innumerevoli vittime del genio della perversità, e riferisce come sia finito nella cella da condannato in cui si trova. Egli racconta di essere riuscito, dopo una lunga premeditazione, ad assassinare un uomo sostituendo una delle candele che illuminava la sua camera da letto con una candela avvelenata. Il giudice, non riuscendo a trovare alcuna spiegazione valida all'accaduto, aveva deciso di attribuire la morte alla volontà divina. Il narratore, scampato al pericolo, si era trovato ad ereditare tutte le sostanze della vittima. A distanza di anni, la piacevole sensazione di averla fatta franca si era iniziata a trasformare in un pensiero ossessivo per l'omicida: il genio della perversione torna a bussare nella sua testa quando, camminando per la strada, egli si ritrova a pensare che l'unico modo di far venire alla luce i suoi crimini sarebbe un'aperta confessione. Il pensiero si fa sempre più martellante, costringendolo a correre nel tentativo di scacciarlo; inseguito da una folla allarmata e da essa bloccato, alla fine si ritrova a confessare ogni sua colpa. Il narratore, processato e condannato a morte, conclude il racconto in attesa della sua esecuzione, fissata per il giorno seguente.
Storia editoriale Il racconto fu pubblicato per la prima volta sul Graham's Magazine del luglio 1845.
Analisi Nell'opera si discute dei vari impulsi autodistruttivi che possono giungere ad impossessarsi degli esseri umani, incarnati tutti come metafora simbolica del cosiddetto "genio della perversione": il narratore descrive questo spirito come l'agente che tenta di far fare ad una persona qualcosa "semplicemente perché pensiamo che non dovremmo farla".
La teoria del genio della perversione elaborata da Poe può essere vista come una anticipazione dei concetti di subconscio e repressione che sarebbero stati teorizzati successivamente da Sigmund Freud.
Molti dei personaggi di Poe mostrano l’incapacità di resistere al genio della perversione, come i protagonisti de Il gatto nero e de Il cuore rivelatore. Un altro esempio di "genio della perversione" presente nelle opere di Poe è presente nel romanzo Storia di Arthur Gordon Pym. In una scena, il protagonista è sopraffatto dal desiderio travolgente di lasciarsi cadere da un ripido dirupo.
L’impulso opposto al genio della perversione è rappresentato dal personaggio di Auguste Dupin, che manifesta raziocinio e profonda analisi.
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