La rivolta di Kiev è scoppiata in risposta alle leggi anti-protesta ucraine (annunciate il 16 gennaio 2014 e messe in atto cinque giorni dopo), ed è sfociata in una serie di scontri nel centro di Kiev a via Hrushevshoko, fuori dallo Stadio Dinamo Lobanovski ed adiacente alle proteste dell'Euromaidan in corso.
Durante una manifestazione dell'Euromaidan che radunò più di persone, i manifestanti marciarono verso la Verkhovna Rada dove incontrarono i cordoni della polizia. Dopo una fase tesa di stallo, la polizia cominciò ad affrontare i manifestanti con episodi di violenza. Da quel momento i manifestanti eressero barricate per impedire l'avanzamento delle truppe del governo. Quattro manifestanti sono stati confermati deceduti durante gli scontri con le forze dell'ordine, tre dei quali uccisi.
Il 28 gennaio 9 delle 12 leggi anti-protesta vennero abrogate e il Primo ministro Mykola Azarov rassegnò le dimissioni, annunciando la nascita di una legge di amnistia per i manifestanti arrestati e accusati. Il 14 febbraio seguente i gruppi incaricati di organizzare la situazione di stallo concordarono nello sbloccare parzialmente la strada per ripristinare il traffico ma mantenendo le barricate e le proteste. Dopo l'amnistia dei manifestanti del 16 febbraio, la polizia e i manifestanti si ritirarono entrambi, consentendo l'apertura di un corridoio per il traffico. Il 18 febbraio, ancora una volta, migliaia di manifestanti marciarono verso il Parlamento, ristabilendo gli stalli con la polizia in via Hrushevskoho e nelle strade collegate. Entro il giorno seguente, tutte le barricate vennero eliminate dalle strade e i manifestanti vennero respinti.
Cronologia degli eventi 19 gennaio
Il 19 gennaio 2014, nel centro di Kiev, ha luogo il nono giorno consecutivo di protesta contro le leggi anti-protesta - dette "leggi Dittatura" - da parte dell'Euromaidan, che riesce a far scendere in strada più di persone. Al raduno partecipano anche i maggiori leader dell'opposizione, ma è anche la prima apparizione pubblica di Tetjana Čornovol dal suo presunto attacco da parte delle autorità. Molti manifestanti ignorarono il divieto di occultamento del volto, indossando delle maschere del partito, mentre altri indossarono elmetti e maschere anti-gas. Dmytro Bulatov, leader del movimento AutoMaidan, politicamente vicino e sostenitore dell'EuroMaidan, chiedeva la nomina di un singolo candidato dell'opposizione. I leader di Bat'kivščyna (il partito di Julija Tymošenko) Arsenij Jacenjuk e Oleksandr Turčynov, dichiararono che un nuovo, alternativo parlamento dev'essere creato.
Gli attivisti dell'EuroMaidan si appellarono ai militari per la loro "solenne fedeltà al popolo ucraino", cercando di supportare i manifestanti piuttosto che il "regime criminale", cercando di convincerli a non eseguire "ordini criminali", in particolare l'uso della forza contro i civili, e promettendo a chi si sarebbe licenziato rifiutando di eseguire ordini di violenza, un posto sicuro nel nuovo governo che sarebbe stato installato. L'ex capo della marina militare ucraina, contrammiraglio Igor Tenjuch, rimosso dal presidente Viktor Janukovyč nel 2010, espresse le proprie preoccupazioni per il "colpo di Stato previsto" e chiese agli agenti delle forze militari di sfidare gli ordini "illegali" di chi era al potere."Domani il regime asservirà anche voi. Perciò chiediamo a voi di soddisfare il vostro giuramento militare di fedeltà al popolo ucraino e non alle autorità che sono andate fuori dai binari", dice la citazione. Gli scontri iniziarono quando migliaia di manifestanti scesero in strada verso il Parlamento tramite via Hrushevskoho, venendo raggiunti dai cordoni di polizia e bloccati dai mezzi militari. La polizia avvertì i manifestanti che chiunque avesse superato la distanza di tre metri tra i manifestanti e la polizia, gli agenti lo avrebbero considerato una minaccia e avrebbero agito di conseguenza. La tensione sale: i manifestanti cominciano ad attaccare la polizia con bastoni, tubi, caschi e maschere antigas e gli agenti rispondono sparando con proiettili di gomma e lanciando granate fumogene.
Uno dei leader dell'opposizione, Vitalij Klyčko, che nella stessa giornata aveva cercato di calmare le acque, venne spruzzato con un estintore da un manifestante nella folla, riconosciuto come traditore. A seguito di questo episodio, delle immagini televisive in diretta riportavano i manifestanti mentre tentavano di rovesciare un bus della polizia, successivamente incendiato con delle molotov. Almeno tre pullman vennero rovesciati dai rivoltosi. Per spegnere le fiamme vennero usati dei cannoni d'acqua: questi vennero anche usati contro i rivoltosi in uso illegale della forza, per via delle fredde temperature. I rivoltosi riuscirono ad incendiare diversi veicoli della polizia, che fu costretta ad utilizzare nuovamente proiettili di gomma contro gli attivisti.
FIno a rivoltosi rimasero nei pressi dello Stadio Dinamo Lobanovski dalle 22:00, proseguendo le loro azioni con scontri e disordini tanto che il fumo riempiva l'aria provenendo dai veicoli in fiamme. L'intera linea di autobus della polizia usati nel blocco venne incendiata, e all'incirca verso mezzanotte, quasi tutto intorno allo Stadio Dinamo stava bruciando. Commentando la situazione, la parlamentare dell'opposizione Lesja Orobec' ha dichiarato: "la guerra è finalmente iniziata, le leggi non si applicano più". Notizie da Leopoli indicarono che i manifestanti delle città di Leopoli, Kaluš, Ivano-Frankivs'k erano stati bloccati dalle unità militari distribuite a Kiev; situazione simile a quella di Rivne, dove i manifestanti vennero bloccati dalle truppe Berkut. Gli attivisti di AutoMaidan, alle 3:00 del mattino, bloccarono tutte le uscite della tenuta Mežyhir"ja di Janukovyč. Nella prima mattinata, i manifestanti nel centro di Kiev hanno continuato a rifornirsi di molotov e a proseguire l'assedio contro i cordoni della polizia, fortificando le barricate ad ogni posizione conquistata mentre la polizia reagiva utilizzando continuamente i cannoni ad acqua, sparando proiettili di gomma e cercando di interrompere i segnali dei cellulari.
In serata, Vitalij Klyčko aveva organizzato un incontro col presidente Viktor Janukovyč nella sua casa a Mežyhir"ja, nel tentativo di proporre le elezioni anticipare e cercando di fermare ulteriori azioni di violenza. Il meeting si concluse con la promessa da parte del presidente di risolvere la crisi organizzando una "commissione speciale" formata dai rappresentanti d'amministrazione (tra cui il presidente, Janukovyč stesso), il Consiglio dei Ministri e i leader dell'opposizione. In mattinata il presidente ucraino contatta uno dei leader dell'opposizione, Arseniy Jacenjuk, spiegandogli che voleva iniziare i negoziati per porre fine alla crisi politica. Il 20 gennaio la commissione venne annunciata dal Partito delle Regioni (fondato da Janukovyč) con a capo Hanna Herman, senza la presenza del presidente e guidato dal segretario del Consiglio nazionale della Sicurezza e della Difesa Andrij Kljuev. I leader dell'opposizione hanno rifiutato di partecipare al progetto di commissione del governo purché il presidente si astenga dal parteciparvi.
20 gennaio
Gli scontri sono continuati anche durante il 20 gennaio, con migliaia di rivoltosi rimasti in via Hrushevskoho, continuando a lanciare esplosivi e sassi contro la polizia. Dei manifestanti presenti nei pressi dello Stadio Dinamo Lobanovski, circa 200 vennero impegnati a confrontarsi contro i circa 500 poliziotti anti-sommossa per tutto il pomeriggio. Poliziotti antisommossa del Berkut vennero filmati da Radio Free Europe lanciare pietre contro i manifestanti mentre facevano gesti osceni verso di loro. I manifestanti crearono una catapulta alta 8 piedi per continuare a scagliare pietre e altri oggetti contro le forze dell'ordine, che reagirono lanciando granate accecanti, pietre e anche molotov contro gli attivisti. Inoltre, i cecchini della polizia cominciano ad occupare i tetti degli edifici della zona, ma sono costretti all'esposizione a causa di fuochi d'artificio e laser. Intorno alle 22:45 presso lo stadio Dinamo si contano circa manifestanti, che continuano a battagliare con la polizia. Secondo il Ministero dell'Interno ucraino, i rappresentanti dell'opposizione nel parlamento ucraino, fornivano armi agli attivisti per attaccare la polizia.
21 gennaio Nelle ore del crepuscolo del 21 gennaio, dopo che le leggi anti-protesta avevano avuto effetto giuridico, il presidente Janukovyč ordinò una "sanguinosa repressione", di conseguenza la polizia avvisò i manifestanti tramite gli altoparlanti del fatto che le forze dell'ordine potevano usare le armi. Il ministro dell'Interno, Vitalij Zacharčenko, firmò un ordine esecutivo che autorizzò l'uso della forza da parte della polizia.
I manifestanti ricevettero sms da parte dei loro service provider che recitavano: "Caro abbonato, sei stato registrato come partecipante ai disordini di massa". La responsabilità dei messaggi venne negata dai service provider, di cui due erano di proprietà di società russe. Gli esperti suggerirono che dietro ai messaggi c'era il governo Janukovyč.
Centinaia di titušky armati vennero segnalati da testimoni oculari mentre attaccavano i manifestanti e i passanti, inoltre piccoli veicoli vennero rubati e trasportati tramite dei camion dai mercenari fino al centro di Kiev. Poco dopo, i mercenari occuparono buona parte delle strade di Kiev. In un incidente, Klyčko capitò in via Franko: un titušky lo notò e fuggì. In seguito, Klyčko disarmò due tra i mercenari e li fece confessare: erano stati portati a Kiev da Cherson e gli era stato ordinato di spaccare le auto e fare casino in città. Gli attivisti di AutoMaidan arrestarono altri titušky nel centro della città: i mercenari ammetterono che era stato offerto loro un pagamento di 220 grivnie (€ 15) se avessero vandalizzato Kiev. Diversi mercenari vennero fermati dai manifestanti e raggiunti dai leader dell'opposizione, venendo portati al quartier generale dei partiti dell'opposizione dove, interrogati in diretta televisiva, dichiararono di lavorare per il governo al fine d'incitare la violenza e l'anarchia.
Le truppe Berkut continuano a lanciare molotov contro gli attivisti. La situazione di stallo tra manifestanti e polizia durò fino a mezzogiorno, quando iniziò un cessate il fuoco tra i circa 500 agenti di polizia e i circa 1000 rivoltosi.
22 gennaio
Alle 6:00 del giorno dell'Unità dell'Ucraina, la polizia sparò ed uccise due manifestanti con proiettili veri. Ricevuta la notizia, i manifestanti si ritirarono e si dispersero presso lo Stadio Dinamo Lobanovski: ciò permise alle forze dell'ordine di riconquistare l'area per un breve periodo, prima di essere nuovamente respinti da una nuova offensiva dei manifestanti.