Dopo aver scritto sceneggiature per registi come Carmine Gallone, Jacques de Baroncelli e Anatole Litvak, Clouzot ha conosciuto il successo come regista prima in Francia con L'assassino abita al 21 (1942) e Il corvo (1943) e poi a livello internazionale con Legittima difesa (1947), Vite vendute (1953) e I diabolici (1955).

Oltre a una candidatura all'Oscar per il miglior film straniero nel 1961 per La verità, durante la sua carriera ha ricevuto un Leone d'oro, un Orso d'oro e il Grand Prix al Festival di Cannes.

È stato sposato con l'attrice brasiliana Véra Clouzot, musa ispiratrice e interprete di alcune delle sue pellicole degli anni cinquanta.

Biografia Nato nel 1907 a Niort da Noël Georges Clouzot e Suzanne Torchut, nel 1922 Henri-Georges si trasferì con la famiglia a Brest dove frequentò l'École navale, senza però riuscire a diventare cadetto della marina francese a causa della sua miopia. All'età di 18 anni partì per Parigi per studiare scienze politiche e per un breve periodo fu segretario del deputato e ministro Louis Marin. Nella capitale entrò in contatto con artisti quali René Dorin e Mauricet, grazie ai quali scoprì di avere un talento per la scrittura che in breve tempo lo portò a lavorare per il teatro e il cinema come drammaturgo e adattatore dei dialoghi..

Gli inizi da sceneggiatore (1931-1941)

Nel 1931 scrisse le prime sceneggiature per Ma cousine de Varsovie e Di notte a Parigi di Carmine Gallone e diresse La Terreur des Batignolles, un cortometraggio in cui il critico e storico Claude Beylie riscontrò «l'uso espressivo di ombre e contrasti di luce che Clouzot avrebbe sfruttato nei suoi lungometraggi»..

Il produttore Adolphe Osso lo indirizzò in Germania allo Studio Babelsberg di Potsdam, dove firmò la versione francese di alcuni Operettenfilm, genere molto in voga nei primi anni del sonoro. Clouzot imparò il mestiere tra Berlino, Praga, Budapest e Vienna, rimase impressionato dal lavoro di F.W. Murnau e conobbe Fritz Lang (poco prima che lasciasse la Germania), convincendosi sempre di più del valore estetico della settima arte.

Dopo essere stato licenziato dall'UFA per i suoi legami con alcuni produttori ebrei, nel 1934 tornò a Parigi dove conobbe l'attore Louis Jouvet, in seguito interprete di alcuni dei suoi film. L'anno successivo gli venne diagnosticata la tubercolosi che lo costrinse a trascorrere quattro anni nei sanatori di Leysin e Praz-Coutant, periodo in cui Clouzot si immerse nella lettura e nella scrittura e affinò i meccanismi della narrazione.

Rientrato a Parigi subito dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, scrisse alcune opere teatrali (On prend les mêmes, Comédie en trois actes) e le difficoltà finanziarie lo costrinsero a cercare invano di vendere testi a Édith Piaf... L'occasione arrivò nel 1941 grazie alla Continental Films, società di produzione tedesca fondata in Francia durante l'occupazione nazista.. Il direttore Alfred Greven, che conosceva dai tempi di Berlino, gli offrì di adattare libri gialli per il cinema e Clouzot scrisse L'ultimo dei sei e Gioventù traviata, tratti da romanzi di Stanislas-André Steeman e Georges Simenon.

Le prime regie (1942-1946) Grazie al successo ottenuto dalle due pellicole, Clouzot fu assunto come capo della divisione sceneggiature della Continental e iniziò a lavorare al secondo adattamento di un romanzo di Steeman, L'assassino abita al 21, che rappresentò anche la sua prima regia di un lungometraggio.. Uscito nell'agosto del 1942, il film fu accolto positivamente e dette inizio alla fase noir della sua produzione, caratterizzata dall'esasperazione emotiva e dall'enfatizzazione della suspense..

Un anno dopo diresse Il corvo, scritto con Louis Chavance e basato sulla vera storia di una donna che nel 1917 aveva inviato lettere minatorie nella cittadina francese di Tulle. Il film fu oggetto di accuse da parte della Chiesa cattolica, che lo considerò "severo e doloroso" e "costantemente morboso nella sua complessità", dal governo di Vichy, che lo qualificò come l'antitesi della Révolution nationale e chiese che fosse bandito per i suoi valori immorali, e dalla stampa comunista, che lo considerò un esempio di propaganda nazista a causa del suo ritratto negativo del popolo francese...

Il governo censurò il film, che fu comunque proiettato nei ciné-club richiamando migliaia di spettatori e ottenendo il plauso della critica, e impose al regista il divieto di lavorare nell'industria cinematografica francese. Grazie anche al sostegno ricevuto da numerosi artisti e intellettuali, tra cui Jean Cocteau, Jean-Paul Sartre, Albert Camus, Jacques Becker, Pierre Bost e Henri Jeanson, dopo due anni il divieto venne revocato e Clouzot poté tornare a lavorare.

Il successo internazionale (1947-1950) Dopo aver cercato invano i finanziamenti per portare sullo schermo Risata nel buio di Vladimir Nabokov, Clouzot entrò in contatto con Anatole Eliacheff che si offrì di produrre il suo prossimo film, a patto che fosse un film "commerciale". Il regista puntò ancora una volta su un romanzo di Steeman e suggerì Légitime défense che aveva letto qualche anno prima. Non riuscendo a trovare in giro nessuna copia ne fece richiesta direttamente all'autore, ma quando la copia arrivò aveva già scritto due terzi della sceneggiatura insieme a Jean Ferry basandosi solo sui suoi ricordi... Il 9 settembre 1947 Legittima difesa fu proiettato in anteprima alla Mostra di Venezia, dove Clouzot si aggiudicò il premio internazionale per la regia, e dal mese di ottobre uscì nelle sale ottenendo un enorme consenso di critica e pubblico e lanciando il nome del regista a livello internazionale.

L'affermazione artistica coincise con la fine della sua relazione con Suzy Delair, conosciuta 12 anni prima durante uno spettacolo di cabaret al Théâtre des Deux Ânes di Parigi e protagonista di Legittima difesa accanto a Louis Jouvet,. e il rapporto tormentato con l'attrice gli fu d'ispirazione nel 1949 per il dramma Manon, basato sulla Manon Lescaut di Antoine François Prévost. «La simmetria dell'amore di Des Grieux per Manon corrisponde ai miei tira e molla con Suzy», affermò Clouzot, «non con posizioni persistenti come nel romanzo, masochismo e vanità, ma per la mancanza di una reale corrispondenza». Scritto di nuovo con Jean Ferry e interpretato da una giovane Cécile Aubry, il film bissò il successo del precedente e portò al regista il Leone d'oro a Venezia e il Premio Méliès della critica francese.

Dopo Ritorna la vita per il quale scrisse e diresse l'episodio Le Retour de Jean, nell'autunno del 1949 Clouzot realizzò la sua unica commedia, Un marito per mia madre, adattamento dell'opera teatrale Miquette et sa mère già portata al cinema nel 1934 da Henri Diamant-Berger e nel 1940 da Jean Boyer. Il film fu un insuccesso commerciale ma anche l'occasione per lavorare con la segretaria di edizione Vera Amado, figlia di un diplomatico brasiliano ed ex moglie dell'attore Léo Lapara con il quale aveva lavorato in piccoli ruoli teatrali. Il regista aveva già conosciuto Vera durante la lavorazione di Legittima difesa e il nuovo incontro si rivelò "fatale", tanto che i due convolarono a nozze il 3 febbraio 1950.

Affascinato dalle origini di Véra, pochi mesi dopo intraprese con lei un viaggio in Brasile con l'intenzione di girare un documentario in forma di diario di viaggio. Il progetto fu caratterizzato da molti problemi e alla fine il documentario diventò un libro, Le Cheval des Dieux, in cui il regista descrisse le superstizioni e i riti religiosi a cui aveva assistito.

Il ritorno in Francia e la morte di Véra (1951-1960) Influenzato dalla recente esperienza, una volta tornato a Parigi Clouzot decise di voltare le spalle alle abitudini e alle consuetudini cittadine e di realizzare il suo prossimo film esplorando nuovi territori. Il romanzo Le Salaire de la peur di Georges Arnaud, che aveva scritto delle sue esperienze da espatriato in Sud America, gli consentì di trovare l'ambientazione che aveva in mente. Insieme al fratello Jean, accreditato come Jérôme Géronimi, adattò molto liberamente la storia di un gruppo di uomini disperati cui viene offerto denaro per portare due camion carichi di nitroglicerina attraverso terreni accidentati. Clouzot creò il ruolo di Linda (assente nel romanzo) appositamente per la moglie e per lavorare con maggiore libertà fondò la società di produzione Véra Films..

Le riprese di Vite vendute iniziarono il 27 agosto 1951 e furono afflitte da numerosi problemi. Le piogge torrenziali bloccarono continuamente la lavorazione in Camargue, dove venne creata la piccola città di Las Piedras, la salute di Véra peggiorò e il regista si ruppe una caviglia. A novembre i costi avevano sforato il budget di 50 milioni di franchi e meno della metà era stato realizzato. Dopo sei mesi di interruzione furono trovati altri fondi e il film fu finalmente completato nell'estate del 1952. Con quasi 7 milioni di spettatori Vite vendute fu il secondo film più popolare in Francia nel 1953 e fu il primo e unico a vincere sia il Grand Prix al Festival di Cannes che l'Orso d'oro a quello di Berlino..

Dopo il mancato progetto di un film sulla guerra d'Indocina e la sceneggiatura di S.O.S. Lutezia, diretto da Christian-Jaque nel 1956, le superstizioni che lo avevano affascinato in Brasile indirizzarono la sua attenzione sul romanzo I diabolici di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, storia ai confini del soprannaturale in cui la vittima di un omicidio torna a perseguitare i responsabili. Clouzot acquistò i diritti battendo sul tempo Alfred Hitchcock (che pochi anni dopo adattò dagli stessi autori La donna che visse due volte), e il romanzo gli permise di affidare a Véra il primo ruolo importante, quello della direttrice Christina Delasalle. I diabolici fu acclamato dalla critica internazionale che lo considerò tra i migliori thriller del decennio e definì Clouzot il "maestro della suspense" e l'"Hitchcock francese".

Dopo il documentario Il mistero Picasso del 1956, premiato a Cannes ma un fallimento dal punto di vista finanziario con soli 37.000 spettatori, l'anno successivo realizzò il thriller sulla guerra fredda Le spie, adattamento del romanzo Le Vertige de minuit di Egon Hostovský. Il film si rivelò un altro fiasco al botteghino e non fu distribuito negli Stati Uniti a causa del soggetto (e della presenza nel cast di Sam Jaffe, all'epoca nella lista nera di Hollywood), ma soprattutto segnò l'ultima apparizione sul grande schermo di Véra, la cui salute stava ormai continuando a peggiorare

Gli ultimi insuccessi professionali segnarono profondamente Clouzot che alla fine degli anni cinquanta fu anche aspramente criticato dagli esponenti della Nouvelle Vague. Se da un lato la sua reputazione non fu scalfita a livello internazionale, la stessa cosa non avvenne in Francia dove il cinema stava cambiando e dove i nuovi registi espressero il loro disappunto attraverso articoli e recensioni sui Cahiers du cinéma..

Ripianati i debiti della Véra Films, Clouzot si convinse di dover rinnovare il suo cinema e si mise alla ricerca di una storia. Il produttore Raoul Levy si offrì di finanziare il film e suggerì come protagonista la giovane Brigitte Bardot, una delle nuove icone del cinema francese.. Per la prima volta, l'idea per il soggetto non venne da un romanzo ma da un fatto di cronaca che lo aveva colpito anni prima: il caso di Pauline Dubuisson, unica donna condannata in Francia alla pena di morte per un delitto passionale, poi condannata all'ergastolo e infine rilasciata per buona condotta.