Uno utopismo tecnologico è una ideologia basata sulla convinzione che i progressi scientifici e tecnologici possano condurre ad una utopia, o quantomeno contribuiscano a soddisfare qualche desiderio impossibile da realizzare. Una tecno-utopia è quindi una ipotetica società ideale, in cui le leggi, il governo, e le condizioni sociali operino esclusivamente per il bene e la felicità di tutti i suoi cittadini, ambientato in un prossimo - o lontano - futuro, ne quale la scienza avanzata e la tecnologia consentano l'esistenza di questi standard di vita ideali, come ad esempio la fine della scarsità di risorse, delle trasformazioni della natura umana, l'abolizione della sofferenza e anche l'immortalità.

Alla fine del XX e inizi del XXI secolo molte ideologie e movimenti, come la controcultura cyberdelica, l'ideologia californiana, il transumanesimo e il singolaritanismo, sono emersi per promuovere una forma di tecno-utopia. Il critico culturale Imre Szeman sostiene il fatto che una utopia tecnologica sia una metanarrazione irrazionale in quanto non esistono prove a sostegno di tale teoria. Egli conclude che ciò che viene mostrato dall'esistenza di tale teoria è la misura di quanto la società contemporanea abbia posto una grande fiducia nelle narrazioni del progresso e della tecnologia. Questo avviene nonostante esistano molteplici elementi che evidenziano il fatto che alcune tecnologie aumentino i problemi anziché diminuirli.

Utopismo tecnologico dal XIX secolo alla metà del XX Karl Marx ritenne che la scienza e la democrazia fossero la mano destra e sinistra di ciò che egli defini la transizione dal regno della necessità al regno della libertà. Egli sostenne che il progresso della scienza abbia contribuito a delegittimare il potere dei monarchi e della Chiesa cristiana.

Durante il XIX secolo liberali, socialisti e repubblicani abbracciarono spesso il tecno-utopismo. Radicali come Joseph Priestley proseguirono il proprio lavoro di investigazione scientifica pur promuovendo la democrazia. Robert Owen, Charles Fourier e Henri de Saint-Simon nel XIX secolo ispirarono il comunalismo con le loro visioni di un futuro scientifico e della evoluzione tecnologica dell'umanità che usa la ragione. I radicali usarono l'idea della evoluzione darwiniana per convalidare l'idea di progresso sociale. Il socialismo utopistico di Edward Bellamy, espresso nella sua opera Guardando indietro, ispirò centinaia di club socialisti statunitensi nel tardo XIX secolo e un partito politico nazionale avente una ideologia politica altamente tecnologica come la fantasia di Bellamy. Per Bellamy e la Fabian Society, il socialismo doveva essere portato come corollario indolore dello sviluppo industriale.

Rispetto ai loro predecessori e contemporanei, Karl Marx e Friedrich Engels videro più dolore e conflitto nel corso del raggiungimento di tale utopia, ma convennero circa l'inevitabile fine. I marxisti sostennero il fatto che il progresso della tecnologia abbia gettato le basi non solo per la creazione di una nuova società, con rapporti di proprietà mutualisti, ma anche per la nascita di nuovi esseri umani ricollegati alla natura e a loro stessi. In cima agli obiettivi c'è il miglioramento delle condizioni della classe proletaria era "per aumentare il più rapidamente possibile il totale delle [forze produttive]". Nel XIX e il XX secolo le ideologie della sinistra, sia quelle socialdemocratiche sia quelle comuniste, si sono concentrate sull'industrializzazione, sullo sviluppo economico e sulla promozione della ragione, della scienza e dell'idea di progresso.

Alcuni utopisti tecnologici promossero l'eugenetica. Ritenendo che in studi sulle famiglie, come quello sulle famiglie Jukes e Kallikaks, la scienza abbia dimostrato che molti tratti come la criminalità e l'alcolismo sono ereditarie, molti sostennero la sterilizzazione di coloro i quali presentassero dei tratti comportamentali negativi. Dei programmi di sterilizzazione forzata sono stati attuati in diversi Stati degli Stati Uniti

H.G. Wells in opere come The Shape of Things to Come promosse l'utopismo tecnologico in un'opera del 1933 nella quale anticipa alcuni eventi futuri storici, assieme ad altri che non si sono realizzati. Egli scrive di una guerra mondiale che finisce con una dittatura benevola e infine una società i cui membri siano tutti uomini universali.

Gli orrori del XX secolo - dittature comuniste e fasciste, guerre mondiali - hanno spinto molte persone ad abbandonare l'ottimismo. L'Olocausto, come Theodor Adorno ha sottolineato, sembrava smentire l'ideale di Condorcet e di altri pensatori dell'illuminismo, che equiparavano progresso scientifico con il progresso sociale.

Utopismo tecnologico dalla fine del XX e l'inizio del XXI secolo

Nella cultura degli anni novanta del XX secolo cominciò a rifiorire un movimento del tecno-utopismo, legato al fenomeno delle società dot-com. Ciò avvenne soprattutto nella costa occidentale degli Stati Uniti, in particolare, nei dintorni della Silicon Valley. L'ideologia californiana era un insieme di credenze che conciliavano atteggiamenti bohémien e antiautoritaristi della controcultura degli anni sessanta con tecno-utopismo e aderenza ai valori delle politiche economiche libertarie. È stato attivamente promosso nelle pagine della rivista Wired, che è stata fondata a San Francisco nel 1993 ed è stata vista per un numero di anni come la "bibbia" dei suoi seguaci.

Questa forma di tecno-utopismo riflette la convinzione che il cambiamento tecnologico rivoluzioni le società umane e che in particolare la tecnologia digitale - di cui Internet non era che un presagio modesto - aumenterebbe la libertà personale liberando l'individuo dal rigido abbraccio del grande governo burocratico. I "lavoratori della conoscenza" renderebbero le gerarchie tradizionali ridondanti; le comunicazioni digitali permetterebbero loro di sfuggire alla città moderna, un "residuo obsoleto dell'era industriale".

I suoi seguaci sostengono il superamento della suddivisione tradizionale tra partiti di destra e di sinistra, ritenendo che questa contrapposizione sia obsoleta. Ciò nonostante, un tecno-utopismo sproporzionato ha attratto diversi aderenti degli schieramenti ultra liberali. Pertanto, i tecno-utopisti hanno espresso una ostilità verso la regolamentazione da parte del governo e una fede nella superiorità del libero mercato. Tra i più noti autori del tecno-utopismo vi sono George Gilder e Kevin Kelly, un editor di Wired che ha anche pubblicato diversi libri.

Durante il grande successo delle società di servizi che basavano le proprie attività su Internet, detto "boom delle dot-com", la bolla speculativa ha dato adito a pensare che un'epoca di "prosperità permanente" fosse arrivata; il tecno-utopismo fiorì in genere tra la piccola percentuale della popolazione dei dipendenti delle aziende startup legate a Internet e/o aventi la proprietà di grandi quantità di titoli high-tech. Con la successiva e rapida diminuzione di valore dei titoli del mercato azionario, molti di questi tecno-utopisti delle dot-com dovettero rivedere alcune delle loro credenze a fronte del chiaro ritorno della realtà economica tradizionale.

Alla fine degli anni novanta e soprattutto durante il primo decennio del XXI secolo, le posizioni note come "tecnorealismo" e "tecno-progressismo" hanno avuto un forte supporto tra i sostenitori del cambiamento tecnologico come alternative moderate al tecno-utopismo. L'utopismo tecnologico comunque persiste nel XXI secolo a seguito di nuovi sviluppi tecnologici e del loro impatto sulla società. Ad esempio, molti giornalisti che si occupano di tecnologia e commentatori sociali, tra i quali Mark Pesce, hanno interpretato il fenomeno Wikileaks e il caso Cablegate dell'inizio di dicembre 2010 come precursori, o incentivi, per la creazione di una tecno-utopia della società trasparente. Il cyber-utopismo (utopismo cibernetico), termine coniato da Evgeny Morozov, è un'altra manifestazione di questo, in particolare per quanto riguarda Internet e i social network.

Utopie legate alla diffusione di Internet Tra le utopie legate agli sviluppi tecnologici, particolarmente importanti ed attuali sono quelle legate allo sviluppo di Internet.

Evgeny Morozov ed il cyber-utopismo

Il concetto di utopismo cibernetico è stato coniato da Evgeny Morozov nel suo libro The net delusion: The Dark Side of Internet Freedom (edizione italiana: L'ingenuità della rete. Il lato oscuro della libertà di internet, Codice Edizioni, 2011 ISBN 978-88-7578-261-0). Questo utopismo si manifesta nella convinzione che la comunicazione on-line permetta l'emancipazione dei popoli e che Internet favorisca gli oppressi piuttosto che gli oppressori. Morozov chiama questa convinzione ingenua e testarda a causa del rifiuto di riconoscere il lato negativo della rete Egli continua a dare la colpa ai "ex hippies" nel 1990, per aver causato questa convinzione utopica.

Nel libro viene citato un discorso di Hillary Clinton nel quale veniva affermato che bastava dare Internet alle persone per fare in modo che esse lo usino per l'avanzamento della democrazia e dei diritti umani. Ciò non trova riscontro nel fatto che le ricerche più frequenti sui motori di ricerca russi non siano "Cosa è la democrazia" o "Come proteggere i diritti umani", ma "Cos'è l'amore" e "come perdere peso".

In un libro successivo, To Save Everything, Click Here, uscito nel 2013, l'autore affronta due nuovi concetti definiti mediante neologismi: l'internet-centrismo, ovvero considerare la rete come qualcosa di stabile e monolitico che sia in grado di dominare la nostra società; il soluzionismo applicato alla tecnologia, dovuto al fatto che diverse aziende, tra le quali Amazon, Facebook e Google abbiano allargato il proprio campo d'azione su cose che non appartengono alla loro attività principale. Uno degli esempi portati è che nessuno abbia stabilito che la struttura wiki di Wikipedia sia la migliore anche per le proposte politiche. Le persone che vengono considerate portatrici di tale ideologia sono Jeff Jarvis, Nicholas Carr, Clay Shirky, David Weinberger, Kevin Kelly e Jeff Bezos.

Richard Barbrook, Andy Cameron e l'ideologia californiana L'ideologia californiana, descritta da Richard Barbrook e Andy Cameron, è un insieme di credenze che coniugano atteggiamenti bohémien e di dissenso specifici della controcultura degli anni 1960 col sostegno alle politiche economiche neoliberiste. Questa associazione apparentemente contraddittoria è stata promossa dai mezzi d'informazione di massa. Nella nuova utopia digitale, secondo gli autori, ognuno sarà alla moda e ricco. Queste credenze sono ritenute da alcuni come caratteristiche della cultura del settore della Information Technology della Silicon Valley e della costa occidentale degli Stati Uniti durante la bolla delle dot-com del 1990. Tra gli esperti che hanno previsto l'arrivo dell'età dell'informazione troviamo Alain Touraine con La Société post-industrielle; il politico di origine polacca Zbigniew Brzezinski con Between Two Ages; il sociologo statunitense Daniel Bell con The Coming of the Post-Industrial Society; il saggista statunitense e futurologo Alvin Toffler con The Third Wave; Simon Nora ed Alain Minc con il rapporto denominato L'informatisation de la societé noto anche col nome di rapporto Nora-Minc; ed infine il pioniere delle scienze sociali Ithiel de Sola Pool con Technologies of Freedom. Chi crede in tale ideologia pensa che con la rete si possa stabilire una nuova democrazia nel senso in cui viene intesa da Thomas Jefferson, nella quale ognuno è libero di esprimersi in rete. Tale visione dipende anche dal fatto che alcune persone decidano di ignorare gli aspetti meno positivi della costa occidentale degli USA: il razzismo, la povertà e il degrado ambientale.