La guerra civile in Iraq è stato un conflitto armato che ebbe inizio il 30 dicembre 2013, quando la milizia Stato Islamico dell'Iraq e Levante conquistò la provincia di Anbar, nella parte occidentale del Paese, e terminò il 9 dicembre 2017 con la caduta di Abu Kamal, roccaforte dell'ISIS lungo il confine Siria-Iraq.
Nel giugno 2014 la formazione salafita scatenò una rapida e violenta offensiva conquistando ampie parti dell'Iraq, in particolare la città di Mosul, arrivando inoltre a pochi chilometri dalla capitale Baghdad e penetrando nel territorio autonomo curdo.
In seguito a tale offensiva, durante il conflitto fu di fatto cancellato il confine fra l'Iraq e la Siria, di cui il gruppo già controllava la parte orientale, e la formazione arrivò a controllare un'area di circa km² (quasi quanto la superficie dell’Italia), in cui era presente una popolazione di circa 11 milioni di abitanti.
Il governo iracheno, insieme a una coalizione a guida statunitense e a milizie sciite iraniane, è intervenuto militarmente contro l'ISIS. La città di Mosul è rimasta in gran parte distrutta a seguito dei bombardamenti aerei della coalizione e ha subito pesanti perdite di civili. La presenza di milizie sciite è stata inoltre causa di rappresaglie nei confronti degli arabi sunniti iracheni. Ne è risultata la sconfitta dell'ISIS.
Antefatti
A partire dal 2011, sulla scia delle proteste della Primavera Araba, anche in Iraq si verificano manifestazioni e scontri in tutto il Paese, ma concentrate nelle aree a maggioranza sunnita, generalmente nel Governatorato di al-Anbar, dove la presenza di gruppi terroristici jihadisti guidati in molti casi dagli ex ufficiali di Saddam Hussein è radicata fin dall'invasione americana del 2003. I tumulti scoppiano in un periodo in cui in Siria la guerra civile rende difficile il controllo delle frontiere. Nella zona a nordest della Siria i miliziani islamisti iracheni dello Stato Islamico dell'Iraq oltrepassano facilmente e costantemente il confine. Nel febbraio 2012 si costituisce il Fronte al-Nusra, il quale inizialmente integra miliziani jihadisti siriani e iracheni. Nel dicembre 2012 scoppiano nuovi scontri, stavolta di natura prettamente settaria, nei quali la minoranza sunnita protesta contro la marginalizzazione dalla scena politica e l'interferenza iraniana negli affari interni iracheni. Utilizzando la retrovia siriana, le milizie islamiste riescono a condurre attacchi al territorio iracheno e a trasportare armi e uomini per fomentare la rivolta.
Imboscata di Akashat Il 1º marzo 2013 un miliziano armato si avvicina al valico di frontiera di Yaarubiyeh, al confine tra Siria e Iraq, e rivolgendosi all'ufficiale siriano al comando della guarnigione si identifica come il leader di una formazione islamista ribelle e intima la resa. Al rifiuto dell'ufficiale, inizia lo scontro armato che si rivela subito insostenibile per il piccolo gruppo di soldati siriani. La guarnigione è costretta ad arretrare e, dopo aver perso 6 uomini, oltrepassa il confine, entrando in territorio iracheno.
Il gruppo di 64 soldati siriani disarmati viene arrestato dalle truppe di confine irachene e, dopo una breve detenzione a Baghdad, il 4 marzo viene scortato al valico di frontiera di al-Walīd, nella provincia di al-Anbar, per essere liberato in territorio siriano. Durante il tragitto il convoglio viene attaccato su entrambi i lati da miliziani armati di mitragliatori, bombe a mano e RPG.
L'assalto lascia sul campo 13 soldati iracheni e 51 soldati siriani morti, ovvero tutta la guarnigione scortata tranne 13 sopravvissuti. Tra le file dei miliziani sono sconosciute eventuali perdite.
L'identità degli assalitori è sconosciuta, anche se i primi sospetti ricadono sulle milizie gihadiste presenti nella provincia di al-Anbar, che hanno strette relazioni con i gruppi armati operanti in Siria. Tuttavia l'11 marzo 2013 lo Stato Islamico dell'Iraq (la cui emanazione siriana è il Fronte al-Nusra) rivendica l'operazione, rilasciando un comunicato in cui si identificano le truppe siriane e irachene come "sciiti persiani" e in cui si denuncia la collaborazione, anche militare, tra il governo siriano e quello iracheno.
L'imboscata è un'azione di grande effetto che ha come conseguenza l'ulteriore avvicinamento politico tra il governo siriano e iracheno e la fusione dell'insurrezione sunnita irachena con quella siriana.
Nascita dello "Stato Islamico dell'Iraq e Levante"
A seguito dell'imboscata di Akashat, il governo iracheno si rende conto che la fusione tra i gruppi armati islamisti siriani e quelli iracheni è una realtà e che la possibilità dell'allargamento della crisi siriana al territorio iracheno è sempre più concreta. Il perdurare della guerra civile siriana non garantisce più alcun controllo sui confini nazionali che, anche a causa della loro estensione, risultano porosi alla penetrazione dei miliziani.
Nell'aprile del 2013 Abu Bakr al-Baghdadi, il leader della principale formazione gihadista irachena, lo Stato Islamico dell'Iraq, ufficializza la fusione tra la sua milizia e il Fronte al-Nusra attraverso un comunicato via Internet. L'operazione viene bloccata dal leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, che vuole mantenere distinte le due entità. Tuttavia si realizza comunque una scissione nel Fronte al-Nusra e una parte considerevole dei miliziani confluisce nella nuova formazione. Nasce lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante (ISIL) con il chiaro obiettivo di creare un emirato islamico transnazionale tra Siria e Iraq.
Operazione al-Shabah Il 20 maggio 2013, il governo iracheno scatena un'offensiva militare nella regione di al-Anbar e su tutto il confine siriano con l'intenzione di tagliare i collegamenti tra i miliziani islamisti in Siria e Iraq. Vengono coinvolti uomini tra esercito e polizia.
Le prime operazioni si svolgono nella terra di nessuno che separa Siria e Iraq e permettono la cattura di 43 militanti gihadisti, tra cui 11 alti dirigenti di al-Qāʿida in Iraq. Viene sequestrata una grande quantità di materiale bellico, tra cui mortai, razzi ed esplosivo. Gli scontri si fanno più sanguinosi e il 24 maggio si registrano 32 miliziani uccisi tra cui 2 comandanti dello Stato Islamico dell'Iraq e Levante.
Il 30 maggio viene catturato Adnan Waies, considerato il capo della cellula di al-Qāʿida nella provincia di al-Anbar. Nello stesso giorno si verifica la prima significativa controffensiva dei miliziani armati, quando viene attaccata una guarnigione di soldati iracheni alla frontiera con la Siria. Vengono uccise 3 guardie di confine.
Il 2 giugno i miliziani islamisti organizzano un posto di blocco sulla strada che collega Iraq e Siria in territorio iracheno e bloccano 3 camion siriani e 4 iracheni. Uccidono gli autisti di nazionalità siriana, rapiscono quelli iracheni e saccheggiano la merce trasportata.
Il 5 giugno viene organizzata un'operazione identica: obiettivo dell'imboscata è un autobus dell'esercito. Vengono uccise 10 guardie di confine irachene e 5 civili.
Il 9 giugno alcuni miliziani ribelli siriani aprono il fuoco su una postazione di confine in territorio iracheno, uccidendo una guardia di frontiera.
Il 21 giugno miliziani islamisti fanno esplodere un ponte stradale nella cittadina frontaliera di al-Qāʾim, ingaggiando successivamente una feroce battaglia con una guarnigione dell'esercito iracheno. I soldati, sostenuti anche da elicotteri da combattimento, riescono a respingere l'assalto. Nello scontro muoiono 3 soldati e 6 miliziani. Il giorno successivo, nella stessa città, viene fatta esplodere un'autobomba, che uccide altri 2 soldati iracheni.
Il 23 giugno, in due separati agguati nella cittadina di Kebaysah, vengono uccisi 3 soldati iracheni. Il 26 giugno viene attaccato il quartier generale del primo battaglione della 7ª divisione dell'esercito iracheno di stanza nella provincia di al-Anbar. L'assalto viene respinto senza perdite da ambo le parti.
A seguito dei ripetuti attacchi ai propri militari, il governo iracheno lancia il 1º luglio un'offensiva nelle provincie di al-Anbar e Ninive, consentendo la distruzione di 3 edifici che fungevano da base logistica per i miliziani. Il 6 luglio si verifica uno scontro tra le guardie di confine irachene e miliziani armati che tentano di entrare in Siria. Rimane ucciso un soldato. Un evento simile si ripete il 13 luglio, con il medesimo risultato di un soldato ucciso.
Il 14 luglio 2013 il governo iracheno, pur non avendo pacificato le regioni di confine tra Iraq e Siria, sospende l'operazione militare.
Cronologia degli eventi Insurrezione sunnita nell'Anbar Il continuo flusso di miliziani e armi tra Siria e Iraq permette una sempre maggiore aggressività e preparazione militare dei gruppi armati sunniti iracheni. La maggior parte si concentra nella provincia di al-Anbar, già teatro di azioni armate antigovernative e attentati terroristici.Il 30 dicembre 2013 il governo iracheno lancia un'offensiva per smantellare un campo di protesta antigovernativo nei pressi di Ramadi. La reazione dei ribelli è immediata. Lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante guida le altre formazioni e attacca in forze la città di Fallujah ingaggiando un combattimento con l'esercito iracheno che dura 4 giorni e provoca 100 morti. Il 4 gennaio 2014 il governo iracheno dichiara la completa perdita del controllo sulla città, che viene occupata dai miliziani jihadisti.
Sebbene l'esercito iracheno organizzi una timida controffensiva, l'avanzata dell'ISIL permette l'uscita dal controllo statale anche delle cittadine di al-Karma, Hīt, Khaldiyya, Ḥadītha, al-Qāʾim, parte di Ramadi e Abu Ghraib.
Proclamazione del Califfato a Mosul A inizio giugno 2014 Da'esh scatena un'improvvisa offensiva nel nord dell'Iraq, riversando uomini e mezzi dal confine siriano. Il 5 giugno viene attaccata Samarra e il giorno successivo Mosul, seconda città irachena. Sebbene le forze armate irachene siano almeno 15 volte più numerose dei miliziani islamisti, nella notte del 9 giugno i soldati abbandonano le loro posizioni e fuggono dalla città lasciando armi e materiali. Le conseguenze militari e politiche di questo avvenimento sono molto pesanti. L'ISIL entra in possesso di grandi quantità di armi americane abbandonate nei depositi, inclusi carri armati ed elicotteri. Vengono liberati prigionieri dalle carceri cittadine, che si uniscono ai miliziani e vengono saccheggiate le banche, permettendo all'ISIL di disporre di 429 milioni di dollari in valuta estera e oro. Il governo dichiara lo stato di emergenza nel paese e si verifica un forte scontro politico tra il Premier sciita Nuri al-Maliki e le componenti sunnite e curde del parlamento che accusano il Primo ministro di aver impostato la sua azione su basi prettamente settarie e filo-iraniane.
Con tiepide e disorganizzate controffensive dell'esercito regolare, spesso affiancato da milizie paramilitari sciite, lo Stato Islamico dell'Iraq e Levante avanza verso sud lungo l'Eufrate ponendo d'assedio il campo petrolifero di Bayji e conquistando la città di Tikrit. L'avanzata arriva a circa 90 km a nord della capitale Baghdad.
La posizione del governo iracheno nei confronti della guerra civile siriana cambia notevolmente. Lo sconfinamento si trasforma in guerra regionale che coinvolge Siria e Iraq, ormai privi di una reale frontiera tra i due paesi. Il 24 giugno l'aviazione siriana esegue i primi bombardamenti su territorio iracheno.
Il 29 giugno 2014, Da'esh proclama la nascita del califfato tra Siria e Iraq.
Espansione del Califfato nel Kurdistan iracheno
Il 2 agosto 2014, Da'esh avanzò da Mosul verso nord-ovest, conquistando le città curde irachene di Zumar e Sinjar, mettendo in fuga le milizie curde Peshmerga e la popolazione locale, in particolare quella delle minoranze yazide e turcomanne, perseguitate come ereticheIrak: l'EI s'empare de Sinjar et jette des milliers de personnes sur les routes, AFP, 3 agosto 2014..