Biografia Nasce nel 1899 nei pressi di Kiev, come secondogenita di quattro figli in una famiglia ebraica di lingua yiddish. Nel 1905 la famiglia si trasferisce negli Stati Uniti, più precisamente nel Maine, dove il padre trova lavoro nel campo del legname. Nel tempo il padre si specializza nella compravendita di immobili e nella costruzione di case in legno, riuscendo così a garantire alla famiglia un buon tenore di vita. Iscrive Louise alle scuole pubbliche e, essendo appassionato di musica, le fa frequentare lezioni private di piano e canto sin dall'età di undici anni. Nel 1914 la ragazza viene ammessa alla Rockland High School. Louise trascorre la sua infanzia a Rockland, manifestando una precoce inclinazione per le arti.

Anni venti del Novecento

Dopo gli studi sposa Charles Nevelson e insieme si stabiliscono a New York, dove Louise studia musica, recitazione e frequenta le gallerie d'avanguardia. Nel 1922 la nascita del figlio Mike la conduce ad un forte stato di depressione, dovuta principalmente alla sua difficoltà di accettare il ruolo di moglie e madre. Nonostante le sue condizioni psico-fisiche non interrompe la sua carriera artistica e non rinuncia a frequentare i corsi di teatro dell'International Theatre Art Institute di Brooklyn. Qui incontra la principessa Norina Matchabelli che la inizia alle filosofie orientali e l'architetto Frederick Kiesler che la introduce all'avanguardia cubista. Entrambe le personalità si rivelano fondamentali nella sua formazione artistica. Alla fine degli anni ‘20 segue le lezioni della Art Student’s League con Kenneth Hayes Miller, maturando il desiderio di andare in Germania per seguire i corsi di Hans Hofmann.

Anni trenta del Novecento

Nel 1931 si reca a Monaco di Baviera e poco dopo intraprende una serie di viaggi a Salisburgo, in Italia e infine a Parigi, dove visita il Musée de l'Homme entrando in contatto con l'arte africana e approfondendo la conoscenza del cubismo. Rientrata a New York lavora come assistente di Diego Rivera alla decorazione dell'RCA Building e della New Workers’ School. Nel 1933 apre un proprio studio nel Greenwich Village e inizia ad esporre i propri lavori, principalmente costituiti da incisioni e pitture, dedicandosi poi con continuità alla realizzazione di sculture dal gusto primitivista, fatte con materiali poveri e naturali. Nel 1935 insegna per mesi pittura murale al Flatbush Boys Club di Brooklyn, grazie all'esperienza maturata insieme a Rivera. Nello stesso anno partecipa alla mostra Sculture: A Group Exhibition by Young Sculptors allestita al Brooklyn Museum of Art e negli anni seguenti è presente in diverse collettive.

Anni quaranta del Novecento

Divorzia dal marito nel 1941, per dedicarsi completamente all'arte. Incontra artisti come Boris Margo, Arshile Gorky, Ben Shahn. A questo periodo appartengono le sculture semi-astratte realizzate in terracotta, gesso, legno e pietra raffiguranti esseri umani e animali. L’anno successivo riesce ad avere una mostra personale alla Nierendorf Gallery, seguita da un'altra, a distanza di un anno che include un nucleo di lavori definiti Maschere, alcuni disegni e piccole sculture mobili monocrome bianche o nere in gesso e tattistone. In questa fase entra in contatto con molti protagonisti delle avanguardie europee rifugiatisi in America dopo lo scoppio della guerra. Nel 1943, su proposta di Duchamp, la galleria di Peggy Guggenheim, Art of This Century, organizza una collettiva dedicata alle artiste d'avanguardia dal titolo Thirty-One-Woman, in cui la Nevelson espone Column. Dalla metà degli anni Quaranta le sue opere compaiono alla rassegna annuale del Whitney Museum.

Anni cinquanta del Novecento

Negli anni Cinquanta l'artista si dedica ad un'intensa attività espositiva, si circonda di assistenti e approfondisce altre tecniche artistiche per la lavorazione della terracotta, dell’alluminio e del bronzo. In questi anni lavora presso lo Sculpture Center di New York e l'Atelier 17. Nel 1952 viene accettata come membro della Federation of Modern Painters and Sculptors e viene eletta nella National Association of Women Artists. Comincia a collezionare arte africana, stoffe etniche, libri e oggetti rari e ha l'abitudine di accumulare i materiali di scarto che utilizza per le sue sculture e che riempiono il suo magazzino. Dal 1954 insegna alla scuola pubblica Great Neck, a Long Island. Organizza un ciclo di mostre alla Grand Central Modern Gallery; i maggiori musei americani iniziano ad acquistare suoi lavori, tra cui il MoMA, il Whitney Museum, il Brooklyn Museum, l'Alabama's Birmingham Museum, il Museum of Fine Arts di Houston e il Farnsworth Museum di Rockland. Nel 1959 partecipa alla rassegna Sixteen America con I’installazione Dawn's Wedding Feast, composta da vari elementi che riempiono le pareti e colonne verticali che simboleggiano al centro il sole e la luna. La mostra, tutta giocata su luci e ombre, riscuote un grande successo e nonostante Nevelson abbia concepito l'installazione come un unico lavoro, i vari elementi vengono venduti nel tempo separatamente, come spesso accadrà con molte altre opere. Nello stesso anno inaugura la mostra Sky Column Presence alla Martha Jackson Gallery, con cui inizia una lunga collaborazione che la introduce in Europa.

Anni sessanta del Novecento

Alla galleria Daniel Cordier di Parigi, nel 1960, tiene la sua prima mostra personale. Con le sue grandi sculture monocrome bianche, nere e oro create con assemblaggi di materiali riciclati, Nevelson sorprende il mondo dell'arte e nel 1962 espone nel padiglione statunitense della Biennale di Venezia tre installazioni (oro nell'ingresso, nera e bianca nelle sale adiacenti). Nel 1963 intraprende una nuova avventura espositiva con Arnold Glimcher e firma con lui un contratto che durerà tutta la vita. Quest’ultimo le procurerà mostre in Europa (a Zurigo, a Berna, a Parigi, ad Otterlo) e alla GAM di Torino. Nel 1967 il Whitney Museum di New York le dedica una prima vasta retrospettiva, costituita da un'installazione in più parti, illuminata da faretti blu in cui vengono collocati oltre cento lavori, dagli anni Trenta ai più recenti in alluminio. Dalla fine degli anni Sessanta è impegnata in numerose commissioni pubbliche e realizza grandi installazioni in legno e opere per esterno, in metallo saldato, tra cui nel 1978, sette grandi opere di metallo dal titolo Shadows and Flags immerse nel paesaggio metropolitano in una piazza rinominata Louise Nevelson Square.

Anni settanta del Novecento

Nel 1973 il Walker Art Center di Minneapolis le dedica una retrospettiva itinerante in altri musei del paese e diverse sue personali hanno luogo in tutto il mondo presso gallerie private e musei d'arte moderna. In Italia, dopo la mostra del 1970 alla galleria Iolas-Galatea di Roma, presenta personalmente nel 1973 una mostra di ottanta opere dal 1955 al 1972 allo Studio Marconi di Milano, con cui inizia una durevole collaborazione.

Anni ottanta del Novecento

Per gli ottant’anni di Nevelson il Whitney Museum organizza una retrospettiva Atmospheres and Environments, con installazioni dal 1955 al 1961, seguita nel 1980 da una mostra itinerante del Phoenix Art Museum, The Fourth Dimension. Louise Nevelson, ormai famosa a livello internazionale, viene omaggiata con importanti premi e riconoscimenti. La sua capacità di creare un linguaggio visivo unico e originale le vale il titolo di "Grande dame della scultura contemporanea".

Muore a New York il 17 aprile 1988.

Tecniche e stile

Scultura e disegno La realizzazione di piccole sculture in terracotta e il disegno sono parte importante della produzione artistica di Louise Nevelson negli anni '30 e '40. Il disegno accompagna da sempre il suo lavoro e richiama un’immediatezza espressiva che l’artista ritiene da sempre componente fondamentale del suo fare. Nei suoi disegni, datati dal 1930 al 1933, è visibile la sua adesione alle avanguardie storiche conosciute negli anni di studio. Con la terracotta l’artista realizza sculture che rivelano la conoscenza e lo studio dei cubisti, la passione per la danza e per i manufatti delle civiltà primitive. Le sue piccole sculture degli anni Trenta e Quaranta talvolta ruotano su di un asse o sono arricchite da colorazioni che ne individuano i diversi piani spaziali e punti di vista. Louise Nevelson realizza sculture le cui forme, sempre più geometriche e semplici, definiscono una perfezione non derivata da calcolo razionale ma dalla semplicità dell'immediatezza e dell'istinto creativo. La scultura, secondo il suo pensiero, deve aprire la visione verso un ulteriore stato, la quarta dimensione, che ha rielaborato dall'arte cubista e dagli interessi e studi filosofici coltivati in questi anni.

Legno

Nei primi anni '40 Louise Nevelson inizia ad utilizzare il legno per la produzione delle sue opere. L'interesse dell’artista nei confronti del legno risale all'infanzia: infatti il nonno in Russia aveva dei boschi e il padre una volta trasferito negli Stati Uniti lavorava come taglialegna. L’idea di usare il legno per le sue opere le viene quando a New York vede una trave, che le trasmette una grande meraviglia, e che decide di utilizzare. Il suo interesse verso questa materia non è rivolto alla sua modellazione, quanto al suo assemblaggio. Il riutilizzo di oggetti che già abbiano una storia (come i mobili) per realizzare una composizione, equivale a conferire loro una vita nuova con la quale l’artista si identifica; la perdita del significato e della loro funzione le rende semplici forme. Il processo di creazione dell’opera comprende fasi di riconoscimento dei frammenti oggettuali, la scelta e la colorazione con una pittura monocromatica (in bianco, nero o oro) che avviene quando i pezzi sono ancora smontati, quindi vengono assemblati e composti, fino alla realizzazione di una struttura verticale, e per lo più frontale. La risignificazione degli oggetti utilizzati è ancor più forte se si considera che i pezzi usati sono trovati per strada o sulle spiagge portati dal mare. Questi pezzi sono utilizzati così come vengono trovati, anche se le sue opere non si possono considerare dei Ready-made, poiché vi è un processo creativo nell’assemblaggio e nella composizione. Queste opere sono caratterizzate dalla grande quantità di pezzi e di casse di legno che vengono messi insieme, e questo testimonia un interesse per l’energia, l’accumulo e la ripetizione. Le prime realizzazioni di questo tipo non ebbero grande successo, tuttavia suscitarono l’interesse del gallerista Karl Nierendorf.

Collage