I Saramaccani (in olandese Saramaccaners, in francese Saramaca, in saramaccano Saramaka o Saamaka) sono un gruppo etnico risiedente in Sudamerica nord-orientale, in particolare in Suriname e Guyana francese. Discendenti dei cimarroni, schiavi africani fuggiti dalle piantagioni e rifugiatisi nella foresta, dove si sono organizzati in comunità. Essi devono il proprio nome al fiume Saramacca, che scorre nell'omonimo distretto, pur essendo originari del medio corso del Suriname.

Storia Si ritiene che le prime comunità di cimarroni dalle quali hanno poi avuto origine i saramaccani si siano insediate lungo il medio corso del fiume Suriname, ed in particolare lungo due affluenti Pikílío e Gaánlío, a partire dal 1690, e durante tutto il XVII e XVIII secolo siano state rimpolpate da nuovi contingenti di schiavi fuggiti singolarmente, in piccoli gruppi o a seguito di ribellioni di massa. I saramaccani rappresentano quindi la comunità organizzata di cimarroni più antica della Guyana. Per oltre un secolo, i saramaccani combatterono protetti dalla foresta pluviale una guerriglia contro le truppe coloniali inviate verso l'interno per sbarazzarsene, guadagnandosi la fama di feroci guerrieri, tanto che ancora agli inizi del XIX secolo gli insediamenti olandesi della fascia costiera venivano dotati di fortificazioni atte a difenderli dai loro raid.

Nel 1762, più di un secolo dopo l'emancipazione degli schiavi nel resto del Suriname, i saramaccani stipularono un trattato con i Paesi Bassi, volto a riconoscere i propri diritti territoriali e ad ottenere alcuni vantaggi commerciali: ottenuto ciò, similmente alle altre comunità di cimarroni essi continuarono a vivere appartati dalla vita del resto della colonia fino alla metà del XX secolo, quando le crescenti ingerenze del mondo esterno costringeranno la comunità saramaccana ad alcuni cambiamenti.

Negli anni sessanta, in seguito alla progettazione di un grande bacino idroelettrico (il futuro lago di Brokopondo) nella zona da essi abitata, più di 6000 saramaccani sono stati ricollocati in villaggi costruiti congiuntamente dal governo e dall'Alcoa lungo il basso corso del Suriname, e più della metà del loro territorio d'origine è stata sommersa dalle acque. Fra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, inoltre, a seguito della guerra civile in Suriname un gran numero di saramaccani si è spostato nella limitrofa Guyana francese, dove si stima che viva all'incirca un terzo dell'intera popolazione, nonostante le severe restrizioni imposte alla libertà di movimento delle comunità cimarrone. Gli anni '90 vedono inoltre il governo di transizione surinamense dare in concessione vaste aree del Paese a multinazionali del legno e dei metalli soprattutto asiatiche, a discapito delle comunità cimarrone e amerindie residentiKambel, E.-R. & MacKay, F., The Rights of Indigenous People and Maroons in Suriname, Copenhagen: International Work Group for Indigenous Affairs, 1999.: l'arrivo delle multinazionali con le proprie apparecchiature, dei Peace Corps statunitensi e dei garimpeiros brasiliani lungo il corso del fiume Suriname e quello al loro seguito di fenomeni sociali come prostituzione, gioco d'azzardo, alcolismo e traffico di droga sconvolgono le comunità saramaccane, sebbene nello stesso periodo fossero anche state costruite delle scuole. Una delegazione saramaccana decise di portare un esposto alla Corte interamericana dei diritti umani, volto a tutelare i diritti della comunità sul proprio territorio, ma solo il 28 novembre del 2007 la Corte si è espressa, con responso favorevoleInter-American Court of Human Rights (La Corte Interamericana de Derechos Humanos), Saramaka People v. Suriname,: l'esito del contenzioso, riconoscendo ai saramaccani il possesso delle proprie terre d'origine, consentiva loro (creando al contempo un precedente per tutte le comunità amerindie e cimarrone) di avere voce in capitolo per quanto concernente la costruzione di infrastrutture o lo sfruttamento delle risorse presenti, oltre a dare loro diritto a un risarcimento per azioni avvenute senza il loro consenso. Tale risarcimento venne garantito dal governo surinamense sotto forma di un fondo di sviluppo speciale, sotto controllo saramaccano.

Lingua saramaccana I saramaccani parlano una propria lingua creola detta saramaccano, che condividono con un'altra tribù cimarrona del Suriname centrale, quella dei Matawai: essa è differente dal creolo parlato dalle tribù dell'est del Paese (Ndyuka, Aluku, Paramaccani, Kwinti), ed entrambe sono correlate allo sranan tongo parlato dai creoli della fascia costiera. Il saramaccano tributa il 50% circa del proprio lessico da numerose lingue africane (soprattutto dell'area guineana e centrafricana, ai quali questa lingua deve anche gran parte della grammatica), un altro 20% all'inglese (lingua parlata dai primi coloni surinamensi), un altro 20% dal portoghese (lingua parlata dai navigatori e dai venditori di schiavi) e solo per il 10% presenta prestiti dall'lingua olandese e dalle lingue native americane.

Costumi Società La società saramaccana è estremamente egualitaria e si basa su un forte senso d'appartenenza. Essa si divide in clan (lo) a organizzazione caratteristicamente matrilineare, ciascuno dei quali arriva a contare anche alcune migliaia di persone e si basa sulla linea di discendenza da parte materna da una banda di schiavi fuggiti: ai singoli lo spetta la proprietà della terra, ma fra i vari capivillaggio possono essere siglati accordi temporanei per l'utilizzo esclusivo di determinati pezzi di terra o porzioni di territorio. Ciascun lo si suddivide a sua volta in parentele (bee) più recenti, di un centinaio di componenti, due o più delle quali formano un villaggio: i bee praticano l'esogamia secondo complessi rituali di assegnamento che si basano sulla divinazione. Le donne saramaccane possono sposarsi una volta compiuti i 15 anni d'età, mentre gli uomini si sposano solitamente dopo i 20 anni. Fra i saramaccani è piuttosto diffusa la poliginia, con le varie mogli che però godono di uguale status agli occhi del marito, che deve intendere la vita coniugale come un continuo corteggiamento, in cui sono previsti frequenti scambi di doni fra i due componenti. Molto diffusa fra le donne saramaccane era la scarificazione, divenuta tuttavia sempre meno comune durante il XXI secolo: fra di esse è inoltre la prassi isolarsi in casa durante la mestruazione, periodo considerato distruttivo per l'ordine del villaggio e durante il quale esse subiscono una serie di limitazioni per quanto concernente le proprie attività. Per il resto, fra donne e uomini non sussistono differenze di trattamento, mentre un rispetto speciale viene riservato agli anziani (considerati depositari del sapere) e agli antenati, che vengono consultati quotidianamente mediante divinazione. I bambini, dopo aver passato la maggior parte dell'infanzia con la madre, vengono affidati a un individuo designato dal bee e non necessariamente del loro stesso sesso, sebbene i rapporti coi genitori rimangano forti, tanto che spesso prima di morire i padri passano al proprio figlio diletto (non necessariamente il primogenito) le conoscenze circa speciali rituali, oltre a un'arma da fuoco. L'affidatario si impegna ad insegnare al giovane le regole elementari di vita nel villaggio ed a responsabilizzarlo nei loro confronti. Come i matrimoni, anche i principi matrilineari (che determinano le questioni politiche e quelle legate alle eredità) sono mediati dalla divinazione.

Il trattato con gli olandesi impose ai saramaccani l'elezione di un capo approvato dal governo coloniale (gaamá) e coadiuvato da un certo numero di capivillaggio (kabiteni) e dai loro assistenti (basiá), tutti rappresentanti del medesimo lo, la designazione dei quali era originariamente basata su varie forme di divinazione come la possessione spiritica o il responso oracolare, mentre attualmente, con la sempre crescente ingerenza del governo centrale sull'assegnamento delle cariche (prima fra tutte l'assegnazione di un salario agli eletti), la sacralità di queste ultime è molto scemata. Gaamá, kabiteni e basiá tengono periodicamente riunioni dette kuútu nelle quali vengono discussi vari temi riguardanti l'intera comunità saramaccana o anche solo singoli villaggi o persone, spesso fungendo da risolutori per conflitti sociali come matrimoni rifiutati, dispute sul possesso di terra o sulla successione, reati più o meno gravi, malattie o epidemie, eventi calamitosi. I kuútu cercano la risoluzione dei problemi attraverso l'intercessione delle divinità o degli spiriti degli antenati, generalmente accordando risarcimenti verso la parte lesa da parte dei rei o del loro bee.

La maggior parte dell'interazione sociale avviene negli spazi comuni del villaggio e fra membri dello stesso bee e dello stesso sesso: le donne passano molto tempo assieme negli orti o sugli uscii a lavorare, mentre gli uomini cacciano e mangiano assieme. I saramaccani mantengono inoltre salda l'identità del villaggio mediante una grande varietà di attività sociali come il racconto di storie anche legate alla genealogia del lo, canti, balli e musiche, come l'apínti o "tamburo parlante".

Insediamenti I villaggi contano in genere 100-200 persone (generalmente una matriarca coi suoi figli, le loro mogli ed i nipoti) e consistono in un arrangiamento piuttosto disordinato di piccole capanne, pollai, macchie di cespugli, alberi da frutto, santuari e spiazzi liberi, ma sono sempre posti nelle immediate vicinanze di un corso d'acqua, che rappresenta per i saramaccani sia una fonte di sussistenza che un mezzo di trasporto per raggiungere i campi coltivati, che sono situati anche ad alcune ore di canoa dai villaggi. Gli orti vengono creati dagli uomini della comunità mediante debbio, ma la loro manutenzione è completamente a carico delle donne, che si occupano anche del cucito e della fabbricazione di ciotole e vasellame mediante zucche: gli uomini si occupano perlopiù della caccia e della pesca, oltre che della costruzione di oggetti in legno (canoe, pagaie, sgabelli, crivelli, pettini, mestoli) e canestri intrecciati. Tradizionalmente, gli uomini passano periodi più o meno lunghi nella zona costiera del Suriname o della Guyana francese alla ricerca di lavori saltuari, al fine di guadagnare abbastanza da potersi permettere l'acquisto di beni di prima necessità come sale, fucili, munizioni, vasellame e pentole di metallo, amache, cherosene, sapone, vestiti ed altri oggetti utili, a discapito dell'artigianato locale: con la fine della guerra civile in Suriname, in molti villaggi sono aperti piccoli negozi, ed è divenuto più comune l'utilizzo di nuovi beni di consumo come motori fuoribordo, radio, registratori e cellulari. L'apertura di siti di estrazione mineraria e di campi di taglio del legname, inoltre, ha fatto sì che sempre più saramaccani venissero reclutati come manodopera locale, evitando loro di migrare verso la costa. Gli orti dei saramaccani sono perlopiù adibiti alla coltivazione del riso, ma sussistono anche numerose altre coltivazioni come manioca, taro, gombo, granturco, banana, arachidi e canna da zucchero, e nei pressi di essi le donne si costruiscono capanne e santuari: all'interno dei villaggi vengono piantati qua e là numerosi alberi da frutto, come palme da cocco, aranci, alberi del pane, papaye e zucche. Anche la raccolta dei prodotti spontanei della foresta (frutti, bacche, radici, semi) è molto praticata, sia dagli uomini che dalle donne. La ricerca e raccolta del cibo vengono fatte su base comunitaria, col cibo che viene distribuito all'intera comunità: fra i saramaccani non esistono mercati.