Lo sconfinamento della guerra civile siriana in Libano consiste in una serie di episodi che, nel corso della guerra civile siriana, hanno visto gruppi armati libanesi contrapposti combattersi sia in Siria sia su suolo libanese. La crisi siriana ha determinato un riacutizzarsi dello scontro settario libanese che vede le fazioni sunnite sostenere i ribelli, mentre quelle sciite, e in particolare la milizia Hezbollah, sostenere il governo siriano. Lo sconfinamento del conflitto non ha solo coinvolto le cittadine al confine siriano, ma anche i grandi centri urbani, tra cui Beirut, Sidone e Tripoli dove si sono verificati scontri armati, rapimenti e attentati.

Lo sconfinamento si è verificato in concomitanza con le prime manifestazioni di protesta in Siria a metà del 2011 e, con l'inasprirsi della crisi, si è gradualmente esteso a tutto il territorio nazionale. Il governo libanese schiera nel 2012 le forze armate come interposizione tra gli opposti schieramenti a Beirut e nel nord del Libano. La crisi settaria si aggrava nel 2013, quando la milizia Hezbollah interviene direttamente in Siria in supporto del governo, consentendo all'esercito siriano di modificare i rapporti di forza con i ribelli e di conquistare la strategica cittadina di Al-Qusayr.

Parallelamente alla violenza settaria, in Libano si è ulteriormente inasprita la storica e profonda divisione politica che vede contrapposti i partiti antisiriani, guidati dall'Alleanza del 14 Marzo, a quelli filosiriani, guidati dall'Alleanza dell'8 marzo. Ulteriore elemento di destabilizzazione è il massiccio afflusso di profughi in territorio libanese, che modifica l'equilibrio etnico-religioso in alcune zone del Libano. Il 28 agosto 2017 le ultime truppe dell'ISIL e di Tahrir al-Sham si sono ritirate dal Libano ed il governo libanese ha riacquistato il pieno controllo del territorio libanese per la prima volta dopo sei anni.

Antefatti

Rapporti tra Siria e Libano Le relazioni tra Siria e Libano sono storicamente strettissime. Fin dalla dominazione ottomana non esisteva una reale linea di demarcazione tra i due Stati e l'area che li comprendeva veniva chiamata Grande Siria. Solo dopo la prima guerra mondiale i francesi crearono le due nazioni divise. La separazione, considerata dai movimenti nazionalisti come imposta e artificiale, è stata sempre contestata da parte siriana. Il concetto di Grande Siria è rimasto presente nella discussione politica e riproposto in varie forme da partiti politici di ispirazione panaraba o nazionalista, oppure, successivamente, da gruppi legati al fondamentalismo islamico.

Nel 1976 la Siria interviene direttamente nella guerra civile libanese invadendo il Libano da nord e combattendo prima contro l'OLP di Yasser Arafat e poi, nel 1982, contro le truppe israeliane. Al termine della guerra civile, la Siria mantiene soldati sul territorio, ufficialmente per "garantire la pace" attraverso la Forza Araba di Dissuasione, ma di fatto condizionando le scelte del governo di Beirut e amministrando il territorio controllato.

Durante la guerra civile libanese, nasce la milizia Hezbollah, composta da guerriglieri libanesi di religione sciita addestrati e finanziati dall'Iran. La Siria, forte alleato regionale dell'Iran, mantiene la presenza militare in Libano anche per garantire l'afflusso di armi e addestratori verso la nuova formazione combattente. Inoltre, sfruttando i compiti garantiti dalla Forza Araba di Dissuasione, i soldati siriani in Libano procedono al disarmo delle altre milizie combattenti, permettendo a Hezbollah di rimanere in molte aree del Paese l'unica forza presente sul territorio.

Il 14 febbraio 2005 viene ucciso a Beirut con un'autobomba l'ex primo ministro Rafiq Hariri. Gli autori dell'attentato rimangono sconosciuti, ma la forte posizione anti-siriana dell'uomo politico porta gran parte dell'opinione pubblica e della politica internazionale ad accusare i servizi segreti siriani ed Hezbollah. L'attentato provoca una serie di imponenti manifestazioni popolari, poi denominate "rivoluzione del cedro", che ottengono il ritiro completo delle truppe siriane dal Libano.

Da allora la politica libanese si è divisa tra la fazione antisiriana, rappresentata dall'"Alleanza del 14 marzo", e quella filo-siriana, rappresentata dall'"Alleanza dell'8 marzo". Allo scoppio della guerra civile siriana, l'"Alleanza del 14 marzo", guidata dal partito sunnita Movimento per il Futuro e da quello cristiano maronita delle Falangi Libanesi, ha operato per un sostegno attivo all'Esercito Siriano Libero. Ci sono prove di forniture di armi verso l'opposizione siriana. L'"Alleanza dell'8 marzo", guidata da Hezbollah e dal "Movimento Patriottico Libero", di ispirazione cristiano maronita, difendono pubblicamente il governo siriano, anche se, fino alla metà del 2013, non forniscono un supporto materiale. In aggiunta alla difficile situazione politica, dalla roccaforte sunnita di Tripoli decine di fondamentalisti islamici si uniscono alle milizie jihadiste siriane, in particolare al Fronte al-Nusra. Il governo libanese cerca di mantenere una difficile neutralità, allertando comunque l'esercito in vista di possibili sconfinamenti.

La divisione religiosa di Tripoli Tripoli è la seconda città del Libano per dimensione, con circa abitanti. La maggioranza della popolazione è di fede musulmana sunnita e la città viene considerata una roccaforte del conservatorismo religioso sunnita in Libano. A Tripoli nasce il movimento salafita libanese e sono presenti decine di moschee e scuole coraniche riconducibili al fondamentalismo islamico, quasi sempre finanziate dall'Arabia Saudita. In particolare i sunniti sono concentrati nel quartiere di Bab al-Tabbaneh.

A Tripoli è presente anche una numerosa minoranza di religione sciita alawita che conta circa 40- persone ed è strettamente legata ai correligionari siriani, di cui fa parte la famiglia del presidente Bashar al-Assad. La quasi totalità degli alawiti di Tripoli vive nel quartiere di Jabal Mohsen e nel confinante Distretto di Akkar.

I due quartieri confinano tra loro e sono divisi da Syria Street. Entrambi i quartieri sono abitati da persone disoccupate ed in generale si trovano in una zona degradata della città.

Fino allo scoppiare della guerra civile libanese le due comunità convivevano pacificamente. Poi, nel 1984, scoppia il conflitto tra il Movimento Tawid, composto da estremisti sunniti e con sede a Bab al-Tabbaneh e il Partito Democratico Arabo, con sede a Jabal Mohsen e alleato delle truppe siriane entrate in Libano. Gli scontri provocano più di 400 morti in pochi giorni e vedono la vittoria del Movimento Tawid che estende il suo controllo a tutta la città esclusa la roccaforte alawita di Jabal Mohsen. La situazione muta radicalmente con l'intervento diretto delle truppe siriane, che a fine del 1986 sconfiggono il Movimento Tawid imponendo il loro controllo politico alla città di Tripoli. La divisione settaria di Tripoli diventa insanabile.

Nel 2008, col riacutizzarsi della crisi politica libanese, scoppiano nuovi scontri tra le due comunità in quanto i sunniti sostengono il governo mentre gli alawiti simpatizzano per la milizia Hezbollah antigovernativa. Inoltre nel quartiere di Bab al-Tabbaneh si rafforza la milizia fondamentalista islamica Fath al-Islam. Gli atti di violenza sono quasi sempre condotti da estremisti sunniti che costringono almeno alawiti ad abbandonare le proprie case.

I primi scontri Il primo episodio di violenza sul suolo libanese correlato alla guerra civile siriana si verifica il 17 giugno 2011 quando ancora la Siria sta attraversando la prima fase insurrezionale caratterizzata da manifestazioni popolari nelle principali città. Nella città costiera di Tripoli si sta svolgendo una manifestazione a sostegno dell'opposizione siriana, quando scoppia uno scontro a fuoco tra uomini armati posizionati nei quartieri di Jabal Mohsen e Bab al-Tabbaneh. Al termine della giornata si contano 7 morti e 59 feriti. Tra le vittime vi sono anche un soldato libanese e un membro del Partito Democratico Arabo. La storica divisione tra i due quartieri di Tripoli riesplode violentemente. I sunniti di Bab al-Tabbaneh e legati al Movimento Tawid solidarizzano con l'opposizione siriana, mentre gli alawiti di Jabal Mohsen legati al Partito Democratico Arabo sostengono il governo di Bashar al-Assad.

Dal 17 giugno 2011 in città si verificano scontri intermittenti con improvvise ondate di violenza e pause cariche di tensione.

Eventi fino alla Battaglia di Qusayr Nuovi scontri a Tripoli

Il 29 aprile 2012 viene fermata dalla marina libanese una nave proveniente dalla Libia e diretta a Tripoli contenente un grosso carico di armi dirette ai ribelli siriani. È la prima prova di un coinvolgimento diretto dei sunniti di Tripoli nel sostegno attivo alla ribellione armata in Siria. L'evento aumenta ulteriormente la tensione in città che si aggiunge all'arresto, da parte dell'esercito libanese, di un esponente del movimento salafita, Shadi Mawlawi, accusato di attività terroristica. Il 12 maggio 2012 riesplodono gli scontri tra le due comunità che provocano 4 morti. Nello stesso giorno, un gruppo di islamisti cerca di attaccare un corteo del Partito Nazionalista Sociale Libanese che manifesta in supporto del governo siriano. L'esercito blocca gli assalitori e ingaggia un conflitto armato che lascia sul terreno 4 morti.

Gli scontri tra le due comunità continuano fino al 18 maggio provocando un totale di 18 morti e 100 feriti tra alawiti, sunniti e soldati dell'esercito libanese, dislocato in città il 15 maggio per cercare di interporsi tra i combattenti.

Gli scontri arrivano a Beirut Il 20 maggio 2012 i soldati dell'esercito libanese uccidono lo sceicco sunnita Ahmad Abdel-Wahid e il suo assistente nel Distretto di Akkar, località a maggioranza alawita. I militari aprono il fuoco contro la loro macchina in quanto non si ferma ad un check point. La reazione della comunità sunnita è violenta e non si limita alla città di Tripoli. Si verificano manifestazioni in tutto il Libano e si accusano i militari di appoggiare il governo siriano.

Per la prima volta si verificano scontri anche a Beirut quando militanti del Movimento per il Futuro e Tayyar al-Arabi si scontrano e lasciano sul campo 3 morti. Si registra un clima di crescente tensione in tutto il paese e a Beirut viene schierato l'esercito per evitare nuovi scontri.

Per l'uccisione dello sceicco vengono arrestati 22 militari. Il Movimento per il Futuro chiede la loro condanna a morte e invoca, a nome dell'Alleanza del 14 Marzo, la formazione di un nuovo governo di ispirazione antisiriana.

Battaglia permanente a Tripoli A partire da maggio 2012 gli scontri tra le comunità religiose di Tripoli si fanno continuativi e si registrano sparatorie a cadenza giornaliera. L'evento più grave si verifica tra il 2 e il 3 giugno, quando il conflitto tra gli abitanti dei due quartieri contrapposti provoca 15 morti e 60 feriti. L'esercito libanese viene nuovamente schierato su Syria Street, che separa le due zone. Si raggiunge un accordo per una tregua, che però viene ripetutamente violata fin dal primo giorno.

Si registra una vittima l'8 giugno per una serie di spari che raggiungono il quartiere alawita, e il 18 luglio, a seguito di scontri scoppiati durante una manifestazione antisiriana che celebra l'attentato a Damasco in cui rimangono uccisi gli alti dirigenti della sicurezza nazionale.

Il 20 e 21 agosto una violenta sparatoria contrappone alawiti e sunniti. Si contano 12 morti e più di 100 feriti, inclusi diversi soldati libanesi che ceracano di interporsi. Il 22 agosto, per porre fine agli scontri, l'esercito libanese si spinge all'interno dei due quartieri rivali, venendo tuttavia respinto da una forte opposizione armata. Tuttavia, a seguito di incontri con i leader delle due comunità si arriva ad un cessate il fuoco, che dura solo qualche ora.