Il Museo civico Goffredo Bellini si trova ad Asola, in provincia di Mantova.

Il materiale esposto, donato dal collezionista asolano Goffredo Bellini (1870-1947), offre una panoramica che spazia attraverso i millenni della storia, dalla preistoria al Novecento, con un'esposizione organizzata per percorsi cronologici e tematici completati da un sintetico apparato didascalico. Il percorso comprende diversi materiali – fossili, pietra, legno, ceramica -, divisi secondo la provenienza: testimonianze preistoriche del territorio, una stele egizia del 2134-2040 a.C., una coppa attica a figure nere della fine del VI secolo a.C., corredi tombali dei Celti e degli Etruschi, manufatti romani ”a pareti sottili” in ceramica. A ciò si aggiungono recenti donazioni di reperti archeologici, quadri e il prezioso Atlante Veneto edito nel 1690 dal geografo Vincenzo Maria Coronelli, testimonianza del dominio di Venezia su Asola. In seguito a una recente sistemazione, al museo Bellini è annesso il museo parrocchiale d'arte sacra Giovan Battista Tosio. Sono esposti i più preziosi oggetti d'arte sacra, quadri, paramenti, dipinti, statue, oreficerie, calici, reliquiari, candelieri, rare sculture lignee cinquecentesche, tutti provenienti dall'antica chiesa di Sant'Andrea adiacente, costruita in stile tardo-gotico lombardoLombardia. Introduzione a una didattica dei territori, III Province di Bergamo Brescia Cremona Mantova, Bergamo-Milano, Regione Lombardia-NEWS, 2005, p. 594.. Aderisce alla rete MaNet, che opera dal 2004.

Storia Il museo è nato all'inizio anni venti ad opera di Goffredo Bellini (1870 - 1947), segretario della Congregazione di Carità di Asola, che iniziò a raccogliere oggetti di vario genere nella sede del Monte dei Pegni, a cui si aggiunsero successivamente donazioni spontanee da parte degli asolani. Nel 1943 Bellini viene nominato Ispettore Onorario della Reale Soprintendenza alle Gallerie delle province di Mantova, Verona e Cremona. La sua collezione era fruibile al pubblico anche quando privata, ed era stata organizzata dallo stesso fondatore in sette diverse sezioni: sala archeologia e quadri locale dei marmi sala medio evo sala delle armi e mobili sala cimeli di guerra sala autografi, libri e stampe sala di storia naturale Vi era inoltre una Galleria dei quadri distaccata.

Non è chiaro quando di preciso la collezione sia diventata di proprietà pubblica, ma dopo la morte di Bellini questa venne lasciata in gestione al comune e trasferita presso la Scuola Media Schiantarelli. Negli anni 1960 e anni 1970 il museo viene portato avanti da gruppo scout, gruppo archeologico e altre associazioni locali di volontariato. Nel 1972 viene trasferito in Viale Brescia, nel seminterrato della scuola elementare. Fra 1992 e 1994 è nel Palazzo Municipale, poi in via Turbini.

Nel 2006, dopo un restauro, il palazzo del Monte dei Pegni è tornato ad essere la sede del museo civico.

Allestimento

La sezione archeologica accompagna il visitatore dall’età del Bronzo all’età romana con un’ultima sala lapidarium dedicata a materiali architettonici e lapidei appartenenti a diversi periodi storici, punto di contatto con l’allestimento al primo piano.

Procedendo al piano superiore si trova una sezione dedicata ai materiali della tradizione popolare, dagli antichi mestieri legati al focolare domestico alle diverse attività artigianali.

Il percorso continua poi con una sezione storica divisa in due sale: una con documenti relativi alla fine della dominazione veneta e all’Unità d’Italia con importanti opere di pittori impegnati nelle guerre d’Indipendenza: Ripari e De Tivoli; nella seconda sala armi, documenti e residui bellici descrivono la terribile sorte di milioni di soldati durante la Grande Guerra.

Il percorso prosegue nella sala storico-artistica con disegni e opere di pittori asolani e non otto-novecenteschi: quali Impaccianti, Parenti e Bernardi. Importante la recente donazione dell’artista Stefano Arienti dell’opera “Sant'Andrea e Sant'Erasmo” ispirata alle ante d’organo della chiesa di Sant'Andrea realizzate dal Romanino.

Una sala a carattere topografico ospita materiali eterogenei per caratteristiche e per datazione ma simbolo della Città, come l’orologio dell’Ospedale e il pastorale in avorio di epoca matildica. Qui una riproduzione in dimensioni originali della tela “L’Assedio di Asola” attribuita al Tintoretto racconta l’evento storico del 1516 e la vittoria degli Asolani sulle truppe imperiali di Massimiliano I.

Un’ala del palazzo è dedicata alla collezione di oggetti sacri e liturgici del Museo parrocchiale “G. B. Tosio”, dalle statue lignee alla quadreria dei santi, dagli oggetti ai paramenti sacri, con importanti opere pittoriche del Moretto.

Il museo si è arricchito recentemente di una sezione mineralogica dedicata ai donatori Elda Sandrin e Cesare Piubeni visibile su richiesta e comprendente seicento minerali provenienti da tutto il mondo.

Sezione introduttiva Nella sezione introduttiva i due oggetti più significativi della collezione, acquistati da Bellini: la Stele di Kewej, una stele funeraria egizia risalente al Primo periodo intermedio (fine III millennio a.C.) e una Kylix attica a figure nere (fine VI sec. a.C.).

Periodo storico preistorico e protostorico Nel territorio di Asola non sono stati trovati reperti del Paleolitico e del Mesolitico. Sono invece presenti nella collezioni oggetti risalenti al Neolitico, provenienti da Casalromano. Dall'età del rame ci è arrivato un pugnale in selce relativo alla cultura del vaso campaniforme. Diversi oggetti risalgono all'età del bronzo e in particolare alla cultura di Polada.

Periodo celtico e della romanizzazione Sono presenti oggetti della prima e seconda età del ferro, non provenienti dal territorio della Pianura Padana. Diversi oggetti testimoniano la Cultura di La Tène, probabilmente legata alle origini dei Celti.

Periodo romano Nella sezione dedicata al periodo romano c'è piccola raccolta numismatica di monete di età ellenistica e romana.

Sono presenti poi anfore e altri oggetti di ceramica.

Di età romana sono anche alcuni oggetti in vetro, provenienti da una tomba scavata a Remedello in provincia di Brescia (fondo Gerone).

Lapidarium Una sala è dedicata a lapidi tombarie, stele e altri elementi lapidei.

Sezione etnoantropologica Una forte rappresentanza all’interno della collezione è data dai mezzi di misurazione legati senza dubbio alla storia di Palazzo Monte dei Pegni. Una stadera con tramoggia in rame per la pesatura del sale con una serie di pesi di rapporto per aumentare la portata secondo le necessità e un insieme di quattro pesi in bronzo con leone di S. Marco andante, ovvero il corpo del leone posto di profilo e visibile per intero, appoggiato su tre zampe mentre l'anteriore destra è poggiata sul libro. In basso recano inciso “Bernardo Benzoni F.e V.a A. 1744”.

Sino alla fine del Settecento Asola è parte della Repubblica di Venezia per cui adotta le unità di misura venete. Le misure sono sicuramente una delle pratiche sociali più antiche dell’umanità, il processo storico che ha portato alla scelta di un sistema internazionale è stato lungo e complesso e, nel momento in cui si instaura il sistema metrico decimale, le misure locali tradizionali perdono di significato. Un’esigenza reale di misura universale inizia ad imporsi solo verso la fine del XVIII secolo a seguito dell’accrescersi della comunicazione scientifica e delle attività commerciali internazionali.

Destano curiosità i velocipedi, progettati con una ruota anteriore di grande diametro e con una posteriore piccolissima per raggiungere con poche pedalate una maggior velocità.

Un’intera parete è occupata da una serie di forme e controforme di strumenti musicali a corda appartenute alla ditta artigiana di Azzini Giovanni (prima metà del XX sec.), specializzata nella produzione di mandolini, mandole e chitarre, come si legge nel catalogo della ditta, attestata fin dai primi anni del Novecento. Queste servivano per la fabbricazione delle casse armoniche o “gusci” che potevano essere create in numerose varianti a seconda delle esigenze del committente. Nella costruzione degli strumenti a corda la cassa, composta da fondo, piano armonico e fasce, veniva realizzata con l’ausilio di queste forme dette “maschio” e “femmina” per la messa in posa del legno.

Semi-nascosto ma significativo, in quanto fortemente legato al contesto locale, completamento della sala è il cannone grandinifugo, strumento utilizzato per sparare alle nubi per evitare la grandine. Il cannone, del tipo a mortaretto o mortaio-bossolo a retrocarica, fu ideato e costruito dal vicentino Pietro Laverada tra il 1898 e il 1902. In questo periodo si diffusero in ampie zone del Nord Italia.

La seconda sala si concentra sui mestieri femminili e in particolare sulla tessitura. La matassatrice della seconda metà del XIX sec. era necessaria per l’avvolgimento della matassa e per il trasferimento del filo all’incannatoio che serviva invece per trasportare il filo dalla matassa al rocchetto adatto all’orditura.

Un telaio ligneo a mano, anch’esso della seconda metà del XIX sec., a due licci con cassa battente sospesa in alto per la produzione di bordure per biancheria e per bende. Artigianalmente si tessevano fibre di lana, lino, cotone e canapa, spesso combinate fra loro, sia le fibre animali che quelle vegetali avevano bisogno di operazioni preliminari per poter essere ridotte in filo. La lana, dopo la tosatura degli ovini e il lavaggio, deve essere lavata; i fusti di canapa e lino, dopo l’estirpazione delle piante e l’estrazione del seme (per il lino), devono essere sottoposti a operazioni successive che rendano possibile la separazione delle fibre tessili da quelle legnose. I cardatoi esposti erano strumenti per districare, sciogliere i nodi e allineare le fibre tessili eliminando le ultime impurità rimaste e trasformando la materia grezza in un prodotto semilavorato.

Sezione storica Il 27 luglio 1440 Asola entra spontaneamente a far parte della Repubblica della Serenissima. Venezia riconosce l’integrità del territorio asolano rispetto a Brescia e la conseguente salvaguardia della gerarchia politica e dell’autonomia fiscale.

Dichiarata “terra separata”, ovvero, direttamente soggetta alla Repubblica, costituisce una delle quattro circoscrizioni bresciane con ampie esenzioni fiscali.

Venezia impone un Podestà, con giurisdizione civile e criminale che dal 1484 viene affiancato da un Provveditore generale in Terraferma, vertice dell’apparato amministrativo-militare. Uno scettro in ebano con decoro in argento cesellato simboleggia il potere podestarile. Esso presenta all’apice una raffigurazione a tutto tondo del Leone di S. Marco con libro aperto “Pax tibi Marce eva(n)gelista meus”, all’estremità superiore un rivestimento in lamina argentea con incisi dei decori vegetali, sui lati contrapposti sono applicate due armi: l’una raffigurante il Leone rampante del Comunità di Asola attestato anche dalle iniziali incise all’esterno dello scudo “C A”, l’altra con leone inquartato stemma araldico della famiglia Benzoni di Crema (Benzon dopo il trasferimento di alcuni discendenti a Venezia) con inciso “S B P2, Scipione Benzon Provveditore.