Il rapporto intercorrente tra il buddismo e l'orientamento sessuale può variare a seconda della tradizione e dell'insegnante a cui ci si affida. Secondo alcuni studiosi il buddismo originario sembra non aver posto alcuna stigmatizzazione speciale nei riguardi delle relazioni omosessuali, in quanto l'argomento non viene mai menzionato nei discorsi di Gautama BuddhaJames William Coleman, The New Buddhism: The Western Transformation of an Ancient Tradition. Oxford University Press 2002, page 146..

Il terzo dei Cinque precetti afferma che è necessario astenersi dai comportamenti sessuali non appropriati. Fra le molte interpretazioni di quali siano questi comportamenti sessuali "non appropriati" ci sono: il rapporto sessuale al di fuori del matrimonio, l'attività sessuale svolta con un'altra persona senza il consenso del/la proprio/a partner, o il punto di vista - storicamente prevalente - secondo cui la definizione si limita a descrivere lo stupro, l'incesto e la zooerastia.

I seguaci e le pratiche monastiche Nei primi Sutra del buddismo non viene specificamente menzionato "il comportamento sessuale umano accettabile o non accettabile" per le persone laicheGLBT in World Religions, Sermon by Rev. Gabriele Parks, along with Phil Manos and Bill Weber.. Quello di "condotta sessuale" è un termine ampio, soggetto all'interpretazione dei seguaci influenzati per forza di cose dalle norme sociali vigenti maggioritarie. Il primo buddismo sembra proprio essere stato del tutto silenzioso nei confronti delle relazioni tra persone dello stesso sesso.

Secondo il Canone pāli e gli Āgama (le prime scritture sacre buddhiste) non vi è nulla che possa far supporre che le relazioni di genere, sia eterosessuali sia omosessuali, abbiano qualcosa a che vedere con la "cattiva condotta sessuale"(Upāsaka Sutra from Madhyam āgama):復次,舍梨子!白衣聖弟子離邪婬、斷邪婬,彼或有父所護,或母所護,或父母所護,或兄弟所護,或姉妹所護,或婦父母所護,或親親所護,或同姓所護,或為他婦女,有鞭罰恐怖,及有名雇債至華鬘親,不犯如是女。彼於邪淫淨除其心,白衣聖弟子善護行,此第三法; ciò fa esprimere l'opinione ad alcuni monaci del buddismo Theravada che le relazioni di genere non violino la regola che impone di evitare qualsiasi forma di violenza sessuale, il che significherebbe invece il non intrattenere rapporti sessuali con minori (qualcuno che è ancora protetto da un tutore o un genitore), con qualcuno che sia già fidanzato o sposato e infine con qualcuno che ha già preso i voti di celibato religioso There are four factors of the third precept (kamesu micchacara) agamaniya vatthu — that which should not be visited (the 20 groups of women). asmim sevana-cittam — the intention to have intercourse with anyone included in the above-mentioned groups. sevanap-payogo — the effort at sexual intercourse. maggena maggappatipatti — sexual contact through that adhivasanam effort. .

Alcune tradizioni successive presentano delle restrizioni sul sesso non penetrativo (la sessualità non vaginale); alcuni testi buddisti citano il sesso non vaginale, compreso quello compiuto da uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (il paṇḍaka), anche se le situazioni presentate sembrano coinvolgere esclusivamente il sesso coercitivo. Questa visione sessuale non vaginale non è basata su ciò che ha effettivamente detto il Buddha, ma ad alcuni testi più tardi riferibili ad Abhidharma.

Per quel che riguarda il monaco buddhista (bikkhu) il Vinaya (codice di disciplina monastica) vieta indiscriminatamente tutte le forme di attività sessuale, ma lo fa in termini puramente fisiologici, non facendo quindi alcuna distinzione morale tra le molte forme di relazione che elencaGeorge E. Haggerty, Gay histories and cultures: an encyclopedia. Taylor and Francis 2000, pages 146–147..

Tra i buddhisti vi è un'ampia varietà di opinioni sull'omosessualità. Il buddismo insegna che l'eccitazione sessuale, il piacere sessuale e il desiderio in genere costituiscono degli ostacoli se si vuole dirigersi verso lo stato illuminato (la Bodhi- il "risveglio") e dei tipi inferiori di piacere (vedi ad esempio Pīti, una parola in Lingua pāli tradotta spesso come "rapimento") rispetto a quelli derivanti da Dhyāna (pratica integrante di meditazione intensiva).

Purtuttavia la maggior parte dei buddhisti non hanno ancora ottenuto la capacità di perseguire abilità particolari nel campo della meditazione buddhista o in direzione dell'obiettivo finale costituito dall'illuminazione; per la maggior parte di essi l'obiettivo minimo è quello di raggiungere una vita quanto più priva di dolore possibile e, dopo la morte, riuscire a ottenere una reincarnazione migliore. Per questi buddhisti godere dei piaceri sensuali in modo non dannoso rappresenta la normativa da seguire.

Testi buddhisti Testi antichi Nei primi testi monastici come il succitato Vinaya (IV secolo a.C.) ai monaci maschi viene esplicitamente proibito di avere rapporti sessuali con qualsiasi dei Quattro generi: maschio, femmina, ubhatovyanjañaka e pandaka. I diversi significati di queste parole sono riportati in seguito. Dopo un certo periodo di tempo Gautama permise anche l'ordinazione delle donne, ma ha altresì proibito l'ordinazione ad altri tipi di persone, con eccezioni riguardanti alcuni tipi particolari di pandakaVedi, per esempio, la sezione Pandakavatthu del Mahavagga. 1:61, 68, 69..

Le opinioni del Buddha contro certi tipi di persone che si uniscono al Sangha monastico (la comunità ordinata) sono spesso intesi a riflettere la sua preoccupazione di mantenere l'immagine pubblica della comunità come essenzialmente virtuosa; in alcuni casi questo viene esplicitamente indicato. L'accettabilità sociale era vitale per il Sangha dei primi tempi, in quanto non avrebbe potuto continuare a sopravvivere senza il sostegno materiale della società laicaPeter Harvey, An Introduction to Buddhist Ethics. Cambridge University Press, 2000, page 390. Quoting Sponberg 1992, 13–18.. Ubhatovyanjañakas La parola ubhatovyanjañaka è stata pensata per descrivere quelle persone che hanno caratteristiche sessuali sia maschili sia femminili: degli ermafroditiThe Pali Text Society Pali-English Dictionary defines ubhatobyanjanaka as "Having the characteristics of both sexes, hermaphrodite". Rhys Davids, T. W. & William Stede (eds.), Pali-English Dictionary, Oriental Books Reprint Corporation, New Delhi, 1975. (vedi intersessualità). Nel Vinaya si dice chiaramente che l'ubhatovyanjañaka non dovrebbe essere ordinato, a motivo della possibilità che avrebbe potuto invogliare un monaco o una monaca a intraprendere una qualche attività sessuali con lui/leiHarvey, op cit, pages 412–413; the bad can be found at Vin. I.89; Vin. II.271.. Paṇḍakas Pandaka è una categoria complessa che viene variamente definita in differenti testi buddhisti. Nei primi testi la parola sembra riferirsi a una classe socialmente stigmatizzata di uomini promiscui, sessualmente passivi, probabilmente che attuavano il travestitismo e infine con la possibilità che fossero dediti alla prostituzione maschileHarvey, Peter (2000). An Introduction to Buddhist Ethics: Foundations, Values and Issues, Cambridge press. p.416. ISBN 978-0-521-55640-8, ISBN 0-521-55640-6Damien Keown, in Routledge Encyclopedia of Buddhism, page 683.. Lo studioso thailandese Paisarn Likhitpreechakul sostiene che questi uomini particolari fossero raggruppati come una tipologia speciale, che soffriva d'impotenza a causa dell'assenza o comunque di un "deficit seminale", ma che non avessero a che vedere con il ruolo di genere.

I pandaka sono categorizzati con altri gruppi che vennero esclusi dall'ordinazione; quelli con anomalie fisiche come la sordità o il nanismo, o coloro che avevano commesso un qualche crimineVinaya: Mahavagga, 1:71, 76.. La storia del divieto dell'ordinazione dei pandaka nel Vinaya spiega che esso fu la risposta all'esempio di un monaco con un insaziabile desiderio di essere penetrato sessualmente dagli uomini - e che era molto richiesto da alcuni professionisti -; quest'incidente venne poi a sua volta collegato alla comunità più ampia diventando così una fonte di vergogna per l'intero SanghaVinaya, Vol. 4, pp. 141–142Harvey, Introduction to Buddhist Ethics, Cambridge University Press, 2000, pages 415f..

Nel Sutra del Loto viene menzionato il fatto che un Bodhisattva non dovrebbe neppure avvicinarsi a un pandakaLotus Sutra: Leon Hurvitz, trans., Scripture of the Lotus Blossom of the Fine Dharma (New York: Columbia University Press, 1976), p. 209Lotus Sutra:If he enters the house of another person, he should not engage in talk with the young girls, unmarried women or widows. Nor should he go near the five types of unmanly men or have any close dealings with them., proprio come affermano le regole monacali dei Vinaya. Nel Milindapañha viene menzionato il fatto che il pandaka assieme ad altri otto tipi di persone avrebbero rivelato certi particolari segretiMilinda Panha, 100 BC. p. 310.Milinda Panha: There are nine kinds of people, Nâgasena, who let out a secret that has been talked over with them, and treasure it not up in their hearts. And who are the nine? The lustful man reveals it in obedience to some lust, the ill-tempered man in consequence of some ill-will, the deluded man under some mistake. The timid man reveals it through fear, and the man greedy for gain to get something out of it. A woman reveals it through infirmity, a drunkard in his eagerness for drink, a eunuch (Paṇḍaka) because of his imperfection, and a child through fickleness..

Persone LGBTQ nelle tradizioni più tarde Alcuni commentatori moderni interpretano la parola ubhatovyanjañaka come comprendente quelle persone che, pur non essendo in una condizione di intersessualità, mostrano altresì alcune caratteristiche comportamentali e psicologiche sia maschili sia femminili, come ad esempio una donna che è attratta sessualmente dalle altre donneBunmi Methangkun, head of the traditionalist Abhidhamma Foundation in Thailand, describes two types of hermaphrodites, namely, female (Pali: itthi-ubhatobyan janaka) and male (Pali: purisa-ubhatobyanjanaka). According to Bunmi, an itthi-ubhatobyanjanaka is physically female, including having normal female genitals, but when physically attracted to another woman, "her previously female mind disappears and changes instead into the mind of a man, and at the same time male genitals appear while her female genitals disappear and she is able to have sexual intercourse with that woman." (Bunmi Methangkun, Khon Pen Kathoey Dai Yang-rai (How Can People Be Kathoeys?), Abhidhamma Foundation, Bangkok, 2529 (1986).). Lo scrittore buddhista del V secolo Buddhaghosa descrive l'ubhatovyanjañaka come una persona col il corpo definito sessualmente ma con una "corrente di energia" inversa, ossia l'attuale distinzione dell'identità di genere. Leonard Zwilling sostiene che in questo racconto Buddhagosha non descrive infatti l'ermafroditismo, bensì la bisessualità o l'omosessualitàZwilling, Leonard (1992). "Homosexuality As Seen In Indian Buddhist Texts", in Cabezon, Jose Ignacio, Ed., Buddhism, Sexuality & Gender, State University of New York. p. 206..