Coli (Cor o in ligure, in dialetto bobbiese e in dialetto piacentino.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Piacenza in Emilia-Romagna.
È luogo di villeggiatura estiva. Gran parte della popolazione si concentra nel capoluogo e nella frazione di Perino, centro più grande dell'intero territorio comunale, posta nel fondovalle lungo il percorso della strada statale 45 di Val Trebbia e, quindi, soggetta a un maggior flusso di lavoratori e studenti pendolari rispetto al capoluogo.
Geografia fisica
Il territorio comunale si estende in un ambiente montuoso. sull'Appennino ligure, tra la val Trebbia, la val Perino, formata dall'omonimo torrente affluente della Trebbia e alcune vallate laterali della val Trebbia stessa., come la val Curiasca, formata dall'omonimo torrente, dove, ai piedi del monte Sant'Agostino, sulle pendici di un massiccio montuoso, la Concrena, posto trasversalmente rispetto al corso del fiume Trebbia.
Il territorio comunale presenta una forma allungata: tra la frazione di Perino, situata all'estremità settentrionale del territorio comunale, ad un'altezza di e Rosso, posta all'estremità meridionale, intercorrono circa . Anche l'escursione altimetrica è piuttosto accentuata, con il passaggio dal fondovalle di Perino, che si trova a , fino alla vetta del monte Aserei, posta a
A sud-ovest il confine con il comune di Bobbio è segnato da un tratto di confine convenzionale fino al monte Barberino, a nord del quale il confine è rappresentato dal corso del fiume Trebbia con l'eccezione della zona di Cassolo, frazione bobbiese posta sulla sponda destra del fiume. A nord-ovest la Trebbia segna anche il confine con il comune di Travo, che a nord è segnato dal torrente Perino. Il torrente segna, poi, a est il confine con il comune di Bettola, con l'eccezione della zona di Villanova, frazione bettolese situata sulla sponda sinistra del Perino.. Più a sud il confine con il comune di Farini è dato dalle pendici del monte Capra ( fino al monte Aserei dove, per un breve tratto, Coli confina con Ferriere. Infine, a sud, il confine con il comune di Corte Brugnatella è dato dal torrente Curiasca di Rosso..
Storia Il toponimo Coli deriva probabilmente da una popolazione ligure che si insediò nella zona nel I secolo d.C.., mentre, secondo un'altra ipotesi il toponimo potrebbe derivare dal latino Caulae che significava cavità, ma anche rifugio per gli ovini, come testimoniato, dalla presenza all'interno del Codice Diplomatico Bobbiese delle espressioni Caulo pecorariciae, pratum in Caulo, plebs de Caulo, in Caulo pecoraritiae, pratum in Caulo, plebs de Caula e plebatus de Colli, fino ad arrivare all'espressione ecclesie de Collo et Porcile risalente al XIV secolo e contenuta all'interno del registro episcopale bobbiese. Successivamente, la zona fu abitata anche in età romana; Coli potrebbe essere identificabile con il vicus Colianum Ambitrebio, citato all'interno della tabula alimentaria traianea, come dipendente dal pagus Bagienno, identificato da alcuni con Bobbio, a sua volta afferente al municipium di Veleia.
Nel X secolo la chiesa di Coli, dedicata a San Vito, venne elevata a plebana. In epoca feudale il territorio colese fu sottomesso alla famiglia Grassi, esponente della fazione ghibellina, che durante il XIII secolo fece costruire il castello dei Magrini, andandovi a risiedere e mantenendolo fino al 1441 quando il forte passò sotto il controllo della famiglia Nicelli. A partire dal XVI secolo il territorio colese entrò a far parte del Ducato di Parma e Piacenza.
Nel 1806, a seguito delle riforme amministrative napoleoniche, Coli diviene sede di un comune, che comprendeva le frazioni sede di parrocchia di Aglio, Macerato, Metteglia, Ozzola, Peli, Pradovera, Rosso e Scabiazza. A differenza della gran parte del territorio comunale, dipendente anche dal punto di vista ecclesiastico dalla diocesi di Piacenza, le parrocchie delle frazioni di Rosso e Scabiazza, nonché Coli e l'eremo di San Michele rimasero alle dipendenze dalla diocesi di Bobbio.
Il 30 maggio 1808, per volontà di Napoleone, il Ducato di Parma e Piacenza venne incorporato all'interno dell'impero francese entrando a far parte, nel 1809, del dipartimento del Taro. Con la definitiva sconfitta napoleonica, nel 1814, venne ricostituito il Ducato di Parma e Piacenza, al quale il Comune di Coli apparterrà fino al 1860.
Nel 1868 la frazione di Pradovera venne distaccata dal comune di Coli entrando a far parte del neocostituito comune di Farini d'Olmo.
Il 17 luglio 1908 si verificò un violento nubifragio con una piena straordinaria della Trebbia che devastò case e campagne della zona di Coli, così come di tutta la vallata; i danni maggiori si ebbero nel territorio del mandamento bobbiese di Ottone e nella zona del confine tra le province di Genova e Pavia, con gravi danneggiamenti nell'abitato di Gorreto, la distruzione di cinque ponti lungo la statale 45, l'interruzione delle comunicazioni stradali fra Ottone e Torriglia e della linea telegrafica fra Bobbio e Genova.
Nel 1923, con il passaggio del comune di Bobbio dalla provincia di Pavia a quella di Piacenza, esso incorporò le frazioni di Bertuzzi e Callegari, precedentemente poste sotto la giurisdizione amministrativa colese. Nel 1952 le frazioni di Ozzola e Metteglia, vennero scorporate dal comune di Coli e aggregate al comune di Corte Brugnatella.
Il 19 settembre 1953 si verificò un'ulteriore alluvione che causò a Coli, così come in tutta la val Trebbia dal genovesato al piacentino, distruzioni imponenti e ingenti danniDagli articoli del settimanale bobbiese La Trebbia raccolti in . Nel marzo 1957 si verificò la grande frana di Perino, che dalle pendici del monte Belvedere, distruggendo tre edifici e danneggiando la chiesa, che venne, poi, sostituita da un nuovo edificio costruito tra il 1958 e il 1969. Altri eventi franosi colpirono le frazioni di Pellegri e Cognasso nel 1964 e la frazione di Braschi nel 1977.
Nella notte fra il 14 e il 15 settembre 2015, parte del comune di Coli, così come il resto della val Trebbia, fu colpita dall'alluvione del fiume Trebbia, dovuta al maltempo, che causò ingenti danni.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 21 novembre 1956.
Lo stemma comunale si ispira al blasone della famiglia Nicelli (d'oro, al castello al naturale, torricellato, aperto del campo, accompagnato in capo da tre gigli di azzurro, posti fra i quattro pendenti di un lambello dello stesso); il capo d'Angiò, benché rappresentato con colori alterati, è un chiaro simbolo della fazione guelfa. Il gonfalone è un drappo troncato di rosso e di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Le parrocchie dipendono dalla diocesi di Piacenza-Bobbio Fino al 1989 la maggior parte delle parrocchie erano nella diocesi di Piacenza, tranne le parrocchie di Coli, insieme all'eremo di San Michele, e di S. Lorenzo di Rossopiana di Rosso che erano nella diocesi di Bobbio.
Chiesa parrocchiale di San Vito, Modesto e Crescenzia di Coli. La chiesa antica, risalente al 1014 e un tempo dipendente dal monastero di San Colombano di Bobbio, ad una sola navata, fu elevata a plebana nel X secolo e andò distrutta nel XVIII secolo. Nel 1775 incominciò la costruzione del nuovo edificio che venne portata a termine nel 1825. Inizialmente a due sole navate, tra il 1855 e il 1859 vennero aggiunti la terza navata e la torre campanaria, mentre gli affreschi negli interni, opera di Staglieno Zuccarelli e Mario Cremonesi risalgono al 1908. All'interno della chiesa, è custodita la Crux michaelica o croce di S. Michele, un'antica croce in pietra scolpita in precedenza collocata all'esterno, recuperata nel 1860, nelle acque del Curiasca dove era stata trasportata a causa di un evento franoso proveniente dai resti della crollata chiesa di San Michele della Spelonca. A differenza degli altri edifici religiosi del territorio comunale, prima della creazione della diocesi di Piacenza-Bobbio la chiesa e la parrocchia dipendevano dalla diocesi di Bobbio e non dalla diocesi di Piacenza. Eremo di San Michele nella Curiasca di San Michele di Coli detta la Spelonca o grotta di san Colombano, posto alle dipendenze della parrocchia di Coli. Venne fondato ed eretto da san Colombano durante la Quaresima del 615 e, secondo una leggenda devozionale locale, fu il luogo della morte del santo, avvenuta il 23 novembre del medesimo anno. Nel X secolo la chiesetta venne ampliata sotto la grotta e dedicata al santo irlandese, mentre nelle vicinanze venne eretta una seconda costruzione, sempre dedicata a San Michele Arcangelo, con la funzione di luogo di culto e sede parrocchiale per gli abitanti delle zone e delle frazioni di Costiere, Barche e Rosso. All'inizio del XVII secolo l'antica sede parrocchiale venne trasferita a Rosso rimanendo alle dipendenze della diocesi di Bobbio. Nell'Ottocento le due chiese rovinarono e di esse rimangono alcuni resti parzialmente recuperati. Santuario di Sant'Agostino (Santuari ad Sant'Agüsten in dialetto bobbiese) posto nella località Sant'Agostino, alle dipendenze della parrocchia di Coli. Venne costruito a partire dal 1622 per volontà del vescovo di Bobbio, l'agostiniano Francesco Maria Abbiati, e terminato nel 1624. L'edificio venne restaurato nel 1753 da Gaspare Lancillotto Birago, ancora, nel 1856 da Pier Giuseppe Vaggi. La nuova facciata a capanna in pietra a vista, con una statua in marmo raffigurante Sant'Agostino, realizzata dallo scultore Paolo Perotti, risale al 1968. L'interno si caratterizza per una pianta a navata singola a croce latina. Ogni anno vi si celebra la festa del santo patrono. Chiesa del Sacro Cuore, situata nella frazione di Barche, venne costruita nel 1933 in stile neogotico e posta alle dipendenze della parrocchia di Rossopiana; presenta un'unica navata molto alta con soffitto caratterizzato da archi in stile gotico. Chiesa parrocchiale di San Medardo Martire, posta nella frazione di Peli, venne costruita nel XII secolo ed appartenente al monastero di San Paolo di Mezzano Scotti. Nel 1599 venne citata come dipendente dalla pieve di Centenaro, per poi venire ricostruita nel XVII secolo. Presenta una facciata a capanna con singolo portale in pietra sopra al quale è presente una finestra di ridotte dimensioni. L'interno ha una struttura basilicale a navata unica formata da tre ambienti di forma rettangolare divisi tra loro da archi a tutto sesto e decorati con stucchi in stile rococò. Oratorio di San Rocco, posto fra le frazioni di Cornaro e Peli, l'edificio fu costruito nel 1863, mentre il campanile è più recente e risale al 1980. L'oratorio presenta una facciata a capanna con un unico portale sopra al quale si trova un rosone. La pianta è a aula con due campate. Oratorio del Cuore Immacolato di Maria, situato nella frazione di Pescina, venne edificato nel 1720 ed è posto alle dipendenze della parrocchia di Peli. Oratorio di San Lorenzo, nella frazione di Rosso, alle dipendenze della parrocchia di Rossopiana. Chiesa parrocchiale di San Lorenzo di Rossopiana, nella frazione di Rosso. Costruita in stile neoromanico tra il 1929 e il 1933, presenta una pianta a navata singola voltata a botte. A differenza degli altri edifici religiosi del territorio comunale, prima della creazione della diocesi di Piacenza-Bobbio la chiesa e la parrocchia dipendevano dalla diocesi di Bobbio e non dalla diocesi di Piacenza. Chiesa di Santa Cecilia, situata nella frazione di Santa Cecilia a Porcile, posta alle dipendenze della parrocchia di Coli. L'edificio origina da una cella monastica citata negli estimi dell'abbazia di San Colombano di Bobbio nell'862. Sorge nel centro della frazione, sulla sommità di una piccola scalinata e presenta una facciata a capanna intonacata di bianco.