Vita e opere Assai scarse sono le notizie sulla vita di questo personaggio. Quel poco che sappiamo viene riassunto nell'opera di Antonino Mongitore: la sua carriera nell'Università di Catania è attestata fin dal 1565, quando risulta lettore di logica — incarico confermato nel 1570 e nel 1571. Nel 1572 passò all'insegnamento di medicina; quindi, nel periodo tra il 1578 e il 1590, intraprese l'insegnamento anche di filosofia, alternando i due insegnamenti per tutta la carriera. Non si hanno più notizie certe su di lui dopo il 1593, anche se la presenza del suo nome nei « rotuli » dell'Ateneo è attestata fino al 1613, anno probabile della sua morte, sebbene alcune fonti storiche indichino un intervallo di decesso compreso tra il 1613 e il 1633.
Nel XVI secolo fu uno dei più eminenti esponenti dell'ateneo catanese: chiamato dallo storico seicentesco concittadino Giovambattista De Grossi «medicinae, anatomes ac matheseos peritissimus», acquisì grande fama di professore e di medico.
Dal 1603 per un breve periodo lo troviamo presso il Collegio Massimo dei Gesuiti di Palermo come lettore di fisica e anatomia con il «favoloso stipendio di ottocento onze annue»; nel 1607 torna ad insegnare a Catania.
Fu un seguace della tradizione aristotelica rinascimentale e un tipico esempio di medico umanista, unendo all'interesse per le indagini mediche e naturali quello per gli studi letterari, filosofici e antiquari.
Nel 1597 stampava a Messina un Opus logicum, compendio di filosofia aristotelica e frutto del suo insegnamento logico; scrisse anche di retorica e fisica. Tra le sue opere perdute si ricorda un trattato di indagine naturalistica sull'Etna, il Discorso sopra Mongibello, e due Discorsi manoscritti pronunciati al cospetto del Senato di Catania: uno per la costruzione del molo, l'altro per la regolamentazione delle acque dell'Amenano.
Eppure Bolano subì una grave umiliazione: nell'anno in cui si perdono le sue tracce, il 1613 — dopo quasi cinquant'anni di presenza nell'ateneo catanese — presentatosi a chiedere l'incarico di filosofia, i filosofi ecclesiastici lo contrastarono preferendo il secolare Francesco Riccioli. Il venerando medico-archeologo riottenne l'insegnamento solo per «grazia» del viceré Pietro Giron de Osuna,; cfr. Archivio di Stato di Palermo, Tribunale del R. Patrimonio, Memoriali, vol. 533, f. 283. una nomina, sottolinea Matteo Gaudioso, «peggiore di una sconfitta, forse la prima e ultima umiliazione del Bolano, scomparso successivamente dalla scena. Fu il suo ultimo anno di insegnamento e forse di vita».
Chronicon urbis Catinae L'opera cui maggiormente è legato il nome di Bolano è tuttavia un Chronicon urbis Catinae, rimasto manoscritto ed ereditato dal figlio Girolamo e poi dal nipote di questi, andato perduto dopo il terremoto del 1693. Le preziose descrizioni di Catania e delle sue vestigia storiche che esso conteneva ci sono note esclusivamente attraverso i frammenti tramandati dagli storici secenteschi che ebbero accesso diretto al manoscritto, prima della catastrofica eruzione dell'Etna del 1669 e del terremoto che distrussero gran parte di quanto descriveva.
Il Chronicon rappresenta un raro esempio cinquecentesco di indagine archeologica diretta su Catania, caratterizzato da un'indagine particolareggiata poco incline all'invenzione e alla ricostruzione arbitraria, frutto dell'abitudine di Bolano all'indagine naturale. Il Chronicon costituì la base e il punto di riferimento per gli storici secenteschi di Catania; rimarrà uno dei pochi lavori utili e seri sulle antichità della città etnea per tutto il Seicento. I frammenti a noi rimasti riguardano, tra l'altro, la fondazione di Catania, l'anfiteatro romano, l'acquedotto romano, gli Archi, il tempio di Cerere, la Naumachia e l'ippodromo. Per la Naumachia e l'ippodromo — sepolti dall'eruzione del 1669 — il Chronicon è la prima e unica fonte a noi rimasta.
Pietro Carrera, Giovambattista De Grossi e Ottavio D'Arcangelo consultarono direttamente il manoscritto, traendone spunto per le loro opere e pubblicando i pochi frammenti a noi rimasti. Tuttavia Carrera e D'Arcangelo ripresero e amplificarono il nucleo leggendario presente per la prima volta nel Chronicon — le origini di Catania anticamente distrutta e poi ricostruita contemporaneamente a Roma — accentuando con ricostruzioni immaginarie il parallelismo tra le rovine romane e catanesi che Bolano aveva abbozzato con ben maggiore cautela. L'edizione dei frammenti curata da Libertini (1922) è superata dall'edizione critica di Ortoleva (2016), che ne costituisce il testo di riferimento aggiornato.
Frammenti sopravvissuti del Chronicon I frammenti del Chronicon urbis Catinae pubblicati da Carrera e Grossi riguardano principalmente: Anfiteatro romano — descrizione delle strutture e delle dimensioni Acquedotto romano — percorso e tecnica costruttiva Archi — probabilmente gli archi romani di Catania Tempio di Cerere — ubicazione e resti architettonici Naumachia — edificio per combattimenti navali (posizione: oltre la porta di San Giovanni) Ippodromo — struttura per corse di carri (unica fonte rimasta) Fondazione di Catania
Note Esplicative
Bibliografiche
Bibliografia Stabile, Giorgio (1969). "Bolano, Lorenzo". Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 11, p. 721. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana. Mongitore, Antonino (1708). Bibliotheca sicula, sive de scriptoribus siculis, qui tum vetera, tum recentiora saecula illustrarunt, p. 5. Palermo: D. Bua. Di Giovanni, Vincenzo (1873). Storia della filosofia in Sicilia da'tempi antichi al sec. XIX, libri quattro, pp. 137–138. Palermo: Lauriel. Libertini, Guido (1922). "L'indagine archeologica a Catania nel secolo XVI e l'opera di Lorenzo Bolano". Archivio Storico per la Sicilia Orientale, XVIII, pp. 105–138. Ortoleva, Vincenzo (2016). "I frammenti del cosiddetto Chronicon urbis Catinae di Lorenzo Bolano. Testo critico, traduzione e commento". In: Tortorici, E. (cur.), Catania antica. La carta archeologica, pp. 315–368. Roma. Dollo, Corrado (1984). Modelli scientifici e filosofici nella Sicilia spagnola, p. 70. Napoli: Guida. Gaudioso, Matteo (1934). "L'Università di Catania nel secolo XVII". In: Storia della Università di Catania dalle origini ai nostri giorni, p. 182. Catania: Zuccarello e Izzi.
Voci correlate Università di Catania Etna Eruzione dell'Etna del 1669 Catania
Collegamenti esterni