Una volta prominente intellettuale salafita, divenne critico della religione e fu etichettato come ateo — un paria per gran parte del mondo arabo. I suoi libri furono vietati in diversi paesi arabi e contro di lui fu emessa una Fatwā di morte per apostasia. In seguito fu preso di mira per un assassinio in Egitto e in Libano.
Biografia
Infanzia Abdullah al-Qasemi nacque nel 1907 a Khab al-Hilweh, nei pressi di Buraydah. Suo padre discendeva da egiziani giunti con l’esercito di Muhammad Ali Pascià durante l’invasione del Najd, e il cognome della famiglia rimanda alla regione di al-Qassim.
Cresciuto in condizioni difficili e con rapporti familiari conflittuali, lasciò presto il villaggio per intraprendere un percorso di studi che lo portò infine al Cairo.
Studi e primi scritti Nel 1927 si iscrisse all’università al-Azhar, ma fu espulso per la pubblicazione di un libro polemico contro lo studioso Yusuf al-Degwi. In seguito, scrisse numerosi testi contro i dotti di al-Azhar.
Dal salafismo allo scetticismo Dopo l’espulsione, mutò progressivamente le sue idee, passando alla difesa del laicismo e dello scetticismo, fino ad essere considerato ateo dai suoi oppositori. Tra le sue opere principali di questo periodo: Hādhihi hiya al-aghlāl (Queste sono le catene), Yakdhibūna kay yaraw Allāh jamīlan (Mentono per vedere Dio bello), Al-ʿArab ẓāhira ṣawtiyya (Gli arabi sono un fenomeno sonoro).
Tentativi di assassinio e persecuzioni Negli anni quaranta e cinquanta subì diversi attentati falliti, oltre a periodi di carcere in Egitto, anche per l’influenza che esercitava sugli studenti yemeniti.
Ultimi anni e morte Sulla sua fine circolano versioni contrastanti: alcuni sostengono che sia tornato all’Islam, altri che sia rimasto fedele al suo pensiero critico fino alla morte. Morì il 9 gennaio 1996 al Cairo e, secondo le sue volontà, fu sepolto nel cimitero di Bāb al-Wazīr accanto alla moglie.
Opere principali Al-burūq al-najdiyya fī iktisāḥ al-ẓulumāt al-dajawiyya (Il fulmine del Najd contro le oscurità di al-Dajawi) Hādhihi hiya al-aghlāl (Queste sono le catene) Yakdhibūna kay yaraw Allāh jamīlan (Mentono per vedere Dio bello) Al-ʿArab ẓāhira ṣawtiyya (Gli arabi sono un fenomeno sonoro) Al-kawn yuḥākim al-ilāh (L’universo processa Dio) Kabriyāʾ al-tārīkh fī maʾziq (L’orgoglio della storia in crisi) Al-thawra al-wahhābiyya (La rivoluzione wahhabita) Al-insān yaʿṣī li-hādhā yaṣnaʿ al-ḥaḍārāt (L’uomo disobbedisce, perciò crea civiltà)
Citazioni «Gli uomini trovano le loro religioni come trovano le loro patrie, le loro case, i loro padri. Non le scelgono, le trovano.» «Le religioni vincono le battaglie che evitano: non si scontrano mai a viso aperto con la ragione.» «Chi si suicida, con o senza un’idea, è più nobile e coraggioso di qualsiasi martire in guerra.» «L’occupazione delle nostre menti da parte degli dèi è la peggiore forma di occupazione.»
Note
Collegamenti esterni From faith to unbelief, Middle East Resources
Categoria:Scrittori sauditi Categoria:Nati nel 1907 Categoria:Morti nel 1996 Categoria:Ex musulmani Categoria:Antislamismo Categoria:Personalità dell'ateismo Categoria:Studenti dell'Università al-Azhar