La guerra del Donbass è un conflitto armato iniziato nel 2014 nell'Ucraina orientale, principalmente nelle regioni di Donetsk e Luhansk, tra le forze ucraine e gruppi armati separatisti sostenuti dalla Russia. I gruppi armati separatisti sono stati sostenuti dalla Russia, che ha fornito loro armi, mezzi corazzati, carri armati, artiglieria, finanziamenti e personale. Le truppe russe furono coinvolte direttamente nel conflitto, sebbene il governo russo negasse ufficialmente la presenza delle proprie forze armate e la loro presenza sul territorio comprendeva sia il sostegno logistico e militare ai gruppi separatisti sia la partecipazione diretta alle operazioni di combattimento.

Il conflitto ha avuto inizio il 6 aprile 2014, quando dei manifestanti armati occuparono alcuni palazzi governativi nell'Ucraina orientale, ossia nelle regioni di Donec'k, Luhans'k e Charkiv. Queste manifestazioni facevano parte di alcuni più ampi moti di protesta che si svilupparono in seguito all'annessione della Crimea alla Federazione Russa.

I secessionisti, volendo emulare quanto accaduto in Crimea dopo l'intervento militare russo nella penisola, evento che fece seguito alla rivoluzione ucraina del 2014, chiesero l'indizione di un referendum per l'indipendenza che fu negata dal governo ucraino. Il referendum, che si svolse ugualmente l'11 maggio 2014 nelle aree controllate dai secessionisti, non fu riconosciuto e non fu verificato da alcuna organizzazione internazionale.

L'Ucraina lanciò una controffensiva che riuscì a ridurre le zone controllate dalle forze separatiste a poche fasce di territorio isolate. Tra il 22 e il 25 agosto il personale militare russo, con le insegne coperte e munito di artiglieria e materiale militare, entrò nei territori ucraini del Donbass. L'Ucraina e i corpi diplomatici occidentali denunciarono gli aiuti russi alle milizie separatiste come una "invasione diretta dell'Ucraina da parte della Russia".

Dal 24 febbraio del 2022, a seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte delle Forze armate russe, la guerra del Donbass è di fatto da intendersi inclusa nelle più ampie dinamiche dell'offensiva russa nel Donbass ancora in corso.

Contesto storico

Storia del Donbass

Durante la Rivoluzione russa i territori del Donbass e del bacino di Krivoj Rog si ribellarono al controllo dell'Impero russo nel febbraio 1918, costituendo la Repubblica Sovietica del Doneck-Krivoj Rog. Nonostante gli entusiasmi la repubblica non incontrò il favore del Comitato Centrale del Partito bolscevico, che preferiva annettere il territorio alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Il 19 marzo 1918, dopo solamente un mese di esistenza, la Repubblica del Doneck-Krivoj Rog venne ufficialmente riunita all'Ucraina.

Con un decreto del 5 febbraio 2015, la Repubblica Popolare di Doneck si autoproclamò il successore legale della Repubblica del Doneck-Krivoj Rog.

L'Euromaidan

In seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, la neonata Ucraina fu governata da forze politiche che mantennero stretti legami con la Russia, tanto che la città ucraina di Sebastopoli continuava a ospitare la più grande base navale militare russa. Il governo Janukovic riconobbe alle popolazioni russofone del Donbass e della Crimea una serie di autonomie e la possibilità di usare e insegnare la lingua russa.

Col passare degli anni andò delineandosi una spaccatura tra l'Ucraina occidentale, sempre più insofferente verso i governi pro-Russia e più incline ad un avvicinamento nei confronti dell'Unione europea, e l'Ucraina orientale, più legata alla tradizionale simbiosi economico-sociale tra i due paesi. La situazione si fece evidente nelle elezioni presidenziali del 2010, quando la maggioranza della popolazione della parte occidentale votò l'europeista Julia Tymoshenko, mentre quella delle regioni meridionali ed orientali del Paese sostenne Viktor Janukovic, che vinse le elezioni con un vantaggio di 3,6 punti percentuali sull'avversaria.

La situazione esplose nelle proteste dell'Euromaidan nel 2014, che portarono all'instaurazione di un governo guidato da Petro Porošenko a seguito di nuove elezioni. Ne seguì un'ondata iconoclasta: similmente a quanto avvenne nei Paesi baltici in seguito al crollo dell'Unione Sovietica, i manifestanti anti-Russia abbatterono le statue risalenti all'epoca sovietica, le amministrazioni cambiarono il nome dei luoghi pubblici che evocavano il passato sovietico e li sostituirono con i nomi degli esponenti ucraini che avevano collaborato coi tedeschi durante la seconda guerra mondiale; in particolare le statue di Lenin furono abbattute e sostituite con quelle dedicate a Stepan Bandera, collaborazionista con la Germania nazista. Anche la data della festa nazionale venne modificata: non più il 9 maggio, che per i Russi è la Giornata della vittoria, ma il 24 agosto, la Giornata dell'indipendenza ucraina dall'URSS. Tutto ciò non ebbe invece luogo in Ucraina orientale, dove anzi qualsiasi tentativo in tal senso venne fortemente osteggiato dalla popolazione. La situazione fu percepita dalla comunità russa come sempre più difficile anche a seguito della revoca delle autonomie che erano state concesse dai governi precedenti. Dopo la rivolta dell'Euromaidan, le regioni orientali insorsero contro il nuovo corso politico di Kiev, ufficialmente per il timore della repressione linguistica del russo, anche se la legge emanata nel 2012 che permetteva alle amministrazioni regionali e municipali di scegliere il russo come lingua ufficiale rimase in vigore fino al 2016.

Svolgimento del conflitto La nascita delle Repubbliche popolari

Oblast' di Donec'k

I tentativi di catturare la sede dell'amministrazione statale regionale (RSA) dell'oblast' di Donec'k sono iniziati dalle proteste pro-russe scoppiate nelle regioni sud-orientali dell'Ucraina, sulla scia dell'Euromaidan. I manifestanti pro-russi occuparono la RSA di Donec'k tra il 1º e il 6 marzo 2014, prima di essere arrestati dal Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU). Il 6 aprile, - persone si erano riunite in una manifestazione a Donec'k per chiedere un referendum simile a quello svolto in Crimea a marzo. I manifestanti presero d'assalto l'edificio della RSA, arrivando a controllare i primi due piani. Dissero che se una sessione legislativa straordinaria non si fosse tenuta dai funzionari regionali per indire un referendum di stato, avrebbero preso il controllo del governo regionale con un "mandato popolare", licenziando tutti i consiglieri regionali e tutti i membri del parlamento eletti. Poiché queste richieste non furono soddisfatte, gli attivisti tennero una riunione nel palazzo RSA, e votarono a favore dell'indipendenza dall'Ucraina, proclamando la Repubblica Popolare di Doneck (DPR).

Oblast' di Luhans'k I disordini nell'oblast' di Luhans'k incominciarono il 6 aprile 2014, quando circa attivisti sequestrarono e occuparono la sede del SBU nella città di Luhans'k, a cui seguirono occupazioni simili nelle città di Donec'k e Charkiv. I manifestanti si asserragliarono nell'edificio e chiesero che tutti i leader secessionisti arrestati venissero rilasciati. La polizia fu in grado di riprendere il controllo dell'edificio, ma i manifestanti si incontrarono nuovamente per un'"assemblea del popolo" all'esterno dell'edificio e invocarono un governo del popolo, chiedendo la federalizzazione o l'incorporazione nella Federazione russa. In questa assemblea, Valerij Bolotov venne eletto nella posizione di "Governatore del Popolo". Due "referendum" furono annunciati, uno l'11 maggio per stabilire se la regione avrebbe dovuto cercare qualche forma di autonomia, e un secondo previsto per il 18 maggio per determinare se la regione dovesse unirsi alla Federazione russa o dichiarare l'indipendenza.

La Repubblica Popolare di Lugansk (LPR) fu proclamata il 27 aprile 2014, tuttavia, l'atto ufficiale di indipendenza dall'Ucraina fu dichiarato il 12 maggio 2014. I rappresentanti della Repubblica chiesero che il governo ucraino prevedesse l'amnistia per tutti i manifestanti, sancirono il russo come lingua ufficiale e tennero un referendum sullo status della regione. Pubblicarono un ultimatum che dichiarò che se Kiev non avesse soddisfatto le loro richieste entro le ore 14:00 del 29 aprile, avrebbero lanciato una rivolta in tandem come quella della Repubblica Popolare di Doneck.

Primo stallo

Il 7 aprile 2014, in risposta all'ampliamento dei disordini, il presidente ucraino in carica, Oleksandr Turčynov, annunciò una grande operazione antiterrorismo contro i movimenti secessionisti nell'oblast' di Donec'k. Il 9 aprile successivo, il Ministro dell'interno, Arsen Avakov, affermò che i disordini nella regione di Donec'k si sarebbero risolti entro 48 ore; o attraverso negoziati o con l'uso della forza. Il Presidente Turčynov firmò un decreto volto a riprendere il controllo dell'edificio dell'RSA di Donec'k, ponendolo "sotto la protezione dello Stato", e offrì l'amnistia ai manifestanti qualora avessero deposto le armi.

A Donec'k, dopo l'occupazione degli uffici governativi, furono catturati sessanta manifestanti filorussi. Secondo quanto riferito dalle autorità furono sparati alcuni colpi di arma da fuoco ma non ci furono né feriti né morti. A Luhans'k la polizia ucraina sgomberò 50 filorussi penetrati nell'ufficio regionale per la Sicurezza.

A Charkiv venne condotta una massiccia operazione antiterrorismo da parte delle unità speciali dell'esercito di Kiev. I palazzi del governo locale erano stati occupati da circa un centinaio di manifestanti, che abbandonarono gli edifici senza opporre resistenza. La polizia liberò il palazzo del governo di Charkiv arrestando 70 filorussi. La notizia venne data dall'agenzia Interfax, citando il ministero dell'interno. Non furono usate armi da fuoco. Un principio d'incendio si sviluppò al piano terra dell'edificio, forse a causa di alcune molotov lanciate dai manifestanti, ma venne domato.

Intanto, secondo il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, soldati russi restavano schierati lungo il confine orientale ucraino.

Espansione del controllo territoriale Il 12 aprile 2014, militanti secessionisti privi di contrassegni sequestrarono l'ufficio del Ministero dell'interno a Donec'k senza trovare resistenza. In seguito a negoziati tra i militanti e i funzionari del palazzo, il capo dell'ufficio venne dimesso dal suo incarico. Gli agenti della forza di polizia speciale Berkut dissero che era stata sciolta dal governo dopo la rivoluzione di febbraio, e presero parte al sequestro dalla parte dei secessionisti. A seguito di tale sequestro, i militanti cominciarono a espandere il loro controllo attraverso Donec'k. L'edificio comunale dell'amministrazione della città di Donec'k fu preso d'assalto e occupato dai ribelli il 16 aprile. Ulteriori azioni di secessionisti portarono alla cattura degli uffici della rete televisiva di Stato regionale il 27 aprile. Dopo aver catturato il centro di trasmissione, i militanti cominciarono a trasmettere i canali televisivi russi. Il 4 maggio, la bandiera della Repubblica Popolare di Doneck fu sollevata sopra il quartier generale della polizia nella città di Donec'k.

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