La storia della fantascienza italiana è un percorso variegato di una narrativa di genere che si è diffusa a livello popolare dopo la seconda guerra mondiale e in particolare dalla metà degli anni cinquanta, sulla scia della letteratura statunitense e britannica. I più antichi precursori storici possono tuttavia essere rintracciati nella letteratura del viaggio immaginario e dell'utopia rinascimentale, se non addirittura in opere precedenti, come Il Milione di Marco Polo. È a partire dalla metà del XIX secolo che appaiono in Italia racconti e romanzi brevi di "fantasie scientifiche" - detti anche "racconti incredibili" o "fantastici" o "avventuristici", "romanzi dei tempi futuri" o "utopici", "del domani" - nei supplementi domenicali dei quotidiani, nelle riviste letterarie, in piccole dispense a puntate; a queste si aggiungono all'inizio del Novecento le opere più avveniristiche di Emilio Salgari, Yambo e Luigi Motta, i maggiori autori del romanzo popolare del tempo, permeato di avventure straordinarie in luoghi lontani ed esotici, ma anche opere di note figure della letteratura "alta", tra cui Massimo Bontempelli, Luigi Capuana, Guido Gozzano, Ercole Luigi Morselli.

La nascita "ufficiale" del genere in Italia è collocata nel 1952, con la pubblicazione delle prime riviste specializzate, Scienza Fantastica e Urania, e la comparsa del termine "fantascienza", calco italiano di "science fiction"; gli "anni d'oro" vanno dal 1957 al 1960-1962.

Benché dalla fine degli anni cinquanta la fantascienza sia divenuta in Italia uno dei generi più popolari, al successo di pubblico non si accompagna quello della critica: a fronte di un fandom attivo e organizzato non è corrisposto - con rare eccezioni - un autentico interesse da parte della élite culturale italiana, refrattaria se non insofferente al fantascientifico, a differenza di altri generi che hanno trovato posto, nel corso del tempo, nella discussione accademica e nelle pubblicazioni più prestigiose: opere fantascientifiche persino di autori acclamati come Dino Buzzati e Primo Levi sono accolte con freddezza.

Nell'ambito della cinematografia si registra un buon numero di titoli prodotti dagli anni sessanta agli ottanta, ma è soprattutto attraverso la satira che il cinema italiano di fantascienza ha espresso la propria originalità. In campo televisivo il filone ha prodotto opere quasi esclusivamente negli anni settanta.

Le origini e i precursori della fantascienza (XIII–XVIII secolo)

Dal momento che la definizione di fantascienza non è unica, l'appartenenza retrospettiva o meno al genere di molte opere anteriori al Novecento – la cosiddetta "proto‑fantascienza" – rimane dibattuta. Ad esempio Il Milione di Marco Polo (1298), secondo il critico Carlo Pagetti, può rientrare nella proto‑fantascienza perché l'incontro del mercante veneziano con il mondo "alieno" del lontano Oriente presenta tutte le caratteristiche di un "primo contatto".

Visioni cosmiche e pluralità dei mondi (XIII–XVI secolo) Nel Paradiso, Dante descrive una sorta di anticipazione del viaggio spaziale – naturalmente filtrato dalla concezione cosmologica medievale – con l'ascesa attraverso le sfere della Luna, dei pianeti da Mercurio a Saturno e di lì alla sfera delle stelle fisse. L'opera, composta fra il 1307 e il 1321, anticipa immaginativamente il viaggio cosmico.

L'universo creato con l'allegoria da Dante è perfettamente reale dal punto di vista della consapevolezza medioevale, ma appartiene comunque ad un'era prescientifica; è sufficiente considerare che il concetto che i pianeti fossero veri corpi fisici non viene considerato seriamente fino alle scoperte di Galileo grazie all'invenzione del telescopio e che lo stesso metodo scientifico si considera avere avuto inizio con l'astronomo italiano.

Già alla fine del Cinquecento, tuttavia, Giordano Bruno ipotizzava un universo infinito e popolato di innumerevoli mondi nel dialogo De l'infinito, universo e mondi (1584). Questa visione "pluralista" precede di decenni le osservazioni telescopiche di Galilei.

Visioni allegoriche e iniziatiche del Rinascimento

Storie iniziatiche come il Polifilo (Hypnerotomachia Poliphili) di Francesco Colonna (1499) presentano spunti fantastici vicini alla fantascienza, pur restando opere a forte impronta esoterica. Anche il poema Baldo (Baldus) di Teofilo Folengo (1517) propone la discesa in un "altro mondo", l'inferno, in chiave macaronica e grottesca.

Un caso notevole è quello del pensatore enciclopedico Gerolamo Cardano: nella sua opera De subtilitate (1550), Cardano espone riflessioni su automi meccanici, creature meravigliose, entità invisibili e altri temi che prefigurano la tecnologia immaginata nella letteratura proto-scientifica. L'immaginario che ne emerge è stato riletto come antesignano di motivi tipici della fantascienza moderna.

Nel suo trattato La piazza universale di tutte le professioni del mondo (1585), Tommaso Garzoni mescola satira, erudizione e fantasia, includendo descrizioni di mestieri esoterici, immaginari o ancora da venire. L'opera è stata riletta da storici dell'immaginario come un archivio proto-fantascientifico, in cui si manifesta un primo tentativo di rappresentazione enciclopedica del sapere e del possibile.

Nel dialogo Il merito delle donne (1600), opera che si inserisce nella tradizione della querelle des femmes ed è considerata un testo protofemminista, la scrittrice veneziana Moderata Fonte mette in scena sette nobildonne che, riunite per due giornate nel giardino chiuso della casa di una di esse, discutono della dignità femminile e dell'ingiustizia del dominio maschile. Nella loro conversazione le protagoniste costruiscono una sorta di utopia in verbis: una società alternativa, retta dalla sola legge naturale della concordia, che però può prendere vita soltanto in uno spazio perfettamente separato dalla "città reale" e si dissolve non appena le donne tornano al mondo esterno.

Utopie e società immaginarie (XVI–XVII secolo)

I più antichi precursori di quella che sarebbe divenuta la letteratura fantascientifica – quasi tutti nel filone che oggi si definirebbe fantapolitico – possono più facilmente essere rintracciati nei viaggi fantastici e nell'utopia rinascimentale del Cinque-Seicento.

LUtopia di Tommaso Moro (1516), tradotta in volgare da Ortensio Lando e pubblicata a Venezia nel 1548 da Anton Francesco Doni, funge da modello per una corposa produzione di viaggi immaginari e società fantastiche. Non si tratta di una normale narrativa avventurosa o favolistica, ma anzi di una letteratura considerata "progressista e rivoluzionaria rispetto alle strutture sociali, alla mentalità e al contesto storico del tempo". A questa categoria di opere appartengono almeno 150 romanzi e un gran numero di racconti; tra questi: I mondi dello stesso Anton Francesco Doni (1552),Anton Francesco Doni, Mondi celesti, terrestri, et infernali, de gli Academici pellegrini: composti dal Doni; mondo piccolo, grande, misto, risibile, imaginato, de pazzi, & massimo, inferno, de gli scolari, de malmaritati, delle puttane, & ruffiani, soldati, & capitani poltroni, dottor cattivi, legisti, artisti, degli vsurai, de poeti & compositori ignoranti, In Vinegia: appresso Gabriel Giolito de' Ferrari, 1562. e in cui narra di una società anarchico-comunista influenzata da Moro e con reminiscenze della Repubblica platonica.

Altre opere affini sono La città felice di Francesco Patrizi (1553),Francesco Patrizi, La Città felice, Venezia, Griffio, 1553, in Utopisti e Riformatori sociali del cinquecento, Bologna, 1941. L'isola di Narsida di Matteo Buonamico (1572),In Utopisti italiani del cinquecento, scelti e annotati da Carlo Curci, Collana degli Utopisti n.4, Colombo Editore, 1944. La repubblica immaginaria di Ludovico Agostini (1583‑90), anche se l'opera più celebre rimane La città del Sole di Tommaso Campanella (1602), in cui gli abitanti hanno abolito la proprietà privata mettendo in comune tutto (incluse le donne) e credono nella religione naturale, non nel cristianesimo storico.

Nel Seicento seguono La repubblica d'Evandria di Ludovico Zuccolo (1625), La repubblica regia di Fabio Albergati (1627), e La repubblica delle api di Giovanni Bonifacio (1627), dove il confronto simbolico tra modelli animali e forme di governo umane anticipa la satira proto-scientifica.

Anticipazioni tecnico‑scientifiche (XVII secolo) Il concetto di pianeti come corpi fisici trova conferma con le osservazioni telescopiche del Sidereus Nuncius di Galileo Galilei (1610). Pochi decenni più tardi, il gesuita Francesco Lana de Terzi inserisce nel suo Prodromo (1670) il primo progetto di "nave volante" basato sul vuoto, aprendo la strada ai futuri romanzi di viaggi spaziali.

Tra le opere visionarie dello stesso periodo si colloca La lucerna (1625) di Francesco Pona, dialogo immaginifico tra un'anima reincarnata e una lucerna, che attraversa molteplici forme di esistenza e ambientazioni.

Un posto particolare spetta ad Athanasius Kircher, la cui vasta opera enciclopedica fondeva immaginazione, teologia e sapere scientifico. Nei suoi trattati, tra cui Mundus subterraneus (1665) e Ars magna lucis et umbrae (1646), si incontrano descrizioni di terre interne alla Terra, macchine speculative e cosmologie simboliche che, pur non rientrando nella scienza moderna, anticipano modalità narrative care alla fantascienza e all'immaginario fantastico barocco.

Viaggi satirici e lunari (XVII–XVIII secolo)

Ludovico Ariosto nell'epico Orlando furioso (1532) narra l'impresa di Astolfo che, dopo aver raggiunto il Paradiso Terrestre in groppa all'Ippogrifo, prosegue a bordo del carro di fuoco del profeta Elia guidato da san Giovanni fino alla Luna per recuperare il senno perduto di Orlando.

Questo motivo del "viaggio lunare" sarà rielaborato nei secoli successivi in chiave satirica e proto-scientifica.

Nel Settecento – fortemente influenzato da Voltaire e Jonathan Swift – prosperano i viaggi satirici: Viaggi di Enrico Wanton di Zaccaria Seriman (1749‑1764), L'uomo d'un altro mondo di Pietro Chiari (1768) e lo sterminato Icosameron di Giacomo Casanova (1788), tutti esempi di esplorazione fantastica e sociale.

Sulla scia ariostesca si collocano anche i poemetti di genere fantastico: La moda (1746) di Giambattista Roberti, Estasi e rapimento sopra la Luna di Archerio Filoseleno (1763) di Biagio Caputi, il poema Il mondo della Luna (1767) dell'abate Saverio Bettinelli e Volo per lo spazio di Giovanni Battista Zappi (1782).

Anche Carlo Goldoni approccia a suo modo il genere, con Il mondo della luna, un dramma giocoso in tre atti del 1750, in cui racconta di un astrologo truffaldino che mette in scena un'elaborata farsa con (finti) abitanti della Luna.

Ottocento

Durante il Romanticismo la cultura italiana – seriamente impegnata nella lotta risorgimentale – non rimane così profondamente coinvolta dai mutamenti industriali e scientifici dell'epoca: inutile dunque cercare un corrispondente nella letteratura italiana del Frankenstein di Mary Shelley o dei racconti faustiani di Edgar Allan Poe e Nathaniel Hawthorne. Ad ogni modo Giacomo Leopardi, ispirato da Galileo, trova il modo di affrontare il tema del rapporto tra letteratura scientifica e dell'immaginazione: nelle sue Operette morali (1827) vi è il Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, rinate all'inizio di un nuovo ciclo cosmico. Il patriota Federico Confalonieri pubblica sul foglio scientifico-letterario milanese Il Conciliatore (1818–1819) una storia satirica che ha per protagonista Fric-frac, un abitante della Luna giunto sulla Terra.