LEcomuseo della Valsugana nasce nel 2012 ed è composto dai comuni di Bieno, Castel Ivano, Ospedaletto, Samone e Scurelle. Esso intende valorizzare, la cultura popolare, la memoria collettiva ed il territorio che va dal torrente Maso fino al fiume Brenta, investendo dunque gran parte della Valsugana orientale. L'Ecomuseo ha la sua sede presso la biblioteca Albano Tomaselli di Strigno e collabora inoltre con il circolo Croxarie. L'ecomuseo si trova in Valsugana, a 90 km da Padova e a 40 km da Trento, è raggiungibile percorrendo la SS 47.

Progetti promossi I progetti promossi dall'Ecomuseo sono: Istantanee di comunità: archivio fotografico disponibile su flickr. Biblioteca digitale: archivio di testi pubblicati dall’Ecomuseo, disponibile sul sito ufficiale. Piccola scuola dei saperi popolari: presso l’antica latteria sociale di Tomaselli. Questa scuola ha come scopo il diffondere le antiche tradizioni del territorio, sia attraverso insegnanti che attraverso la gente del luogo. Questa iniziativa propone diversi incontri in cui approfondire la cultura contadina e artigianale della zona dell’Ecomuseo: Sacre dimore: una guida alle chiese dell'antico Pievado di Strigno. Questo termine è usato sin dal 1184 quando veniva usato per indicargli 8 comuni che vi fanno parte. Questa iniziativa ha come scopo il raccontare le vicende delle chiese durante gli anni ed esporre ai visitatori il patrimonio artistico contenutovi Fondazione de Bellat: il compendio delle Spagolle e di Castelnuovo Mercato contadino: un mercato che si svolge il sabato in piazza a Strigno nei mesi estivi ed autunnali, che comprende prodotti agricoli venduti dagli stessi produttori.

Storia L'Ecomuseo della Valsugana nasce originariamente in unione al Tesino, in quello che era l'ecomuseo del Viaggio. Questa organizzazione investiva i territori compresi tra Villa Agnedo e Castello Tesino, ed aveva lo scopo di salvaguardare le testimonianze storico-culturali ed il paesaggio pressoché incontaminato del territorio. La Valsugana Orientale e la conca del Tesino sono infatti luoghi abitati fin dal mesolitico e hanno visto lo stanziamento di popolazioni retiche, la dominazione romana, come testimoniato dalla Via Claudia Augusta Altinate, la dominazione veneziana fino a quella asburgica. Le testimonianze di queste dominazioni sono custodite dai 9 comuni che facevano parte dell'Ecomuseo del Viaggio: Spera, Samone, Strigno, Castello Tesino, Cinte tesino, Pieve Tesino, Villa Agnedo, Ivano Fracena e Bieno. Per quanto riguarda la dimensione naturalistica, l'ecomuseo può vantare paesaggi alpini, disseminati di malghe, ricchi di sorgenti e di specie vegetali e animali anche molto rare In seguito alla scissione del Tesino, che ha fondato l'Ecomuseo del Tesino terra di viaggiatori, si è creato nel 2012 l'Ecomuseo della Valsugana, che viene ufficialmente riconosciuto dalla Provincia Autonoma di Trento con delibera di giunta nº 2260 del 19 ottobre 2012, che lo ha compreso nella Rete degli Ecomusei del Trentino.

Bieno Il paese di Bieno si trova sulla formazione morenica nota come “Balconcino della Valsugana” a metà tra la Valsugana orientale e la Conca del Tesino, a 815 m s.l.m. è raggiungibile una volta lasciata la SS 47 ed aver proceduto per 7 km in direzione nord est. Bieno è conosciuto per i commercianti girovaghi del passato e per gli scalpellini estrattori di granito dalle Cava del Monte Rava. Bieno è inoltre il luogo di partenza di molte escursione sulla catena del Lagorai.

Storia Il paese è di origine pre-romana, anche se è solamente con il periodo romano che divenne importante in quanto vi si era stabilito un insediamento a guardia della via Claudia Augusta. Durante il medioevo questo insediamento prese corpo e divenne parte della giurisdizione del conte vescovo di Feltre. In tempi moderni è passato dalle mani asburgiche a quelle italiane e durante la guerra il paese è stato pesantemente bombardato.

Sacre dimore Il luogo sacro principale di Bieno è la secolare chiesa di San Biagio, unica nell'Ecomuseo ad essere stata risparmiata dai bombardamenti del primo conflitto mondiale. Essa sorge al limitare dell'abitato dove già in precedenza c'era un luogo di culto. Le prime notizie riguardanti la sua costruzione risalgono al 1531; è noto inoltre che nel 1533 venne ampliata e che venne completata nel 1606. All'interno della chiesa sono di particolare interesse il fonte battesimale del 1576, con vasca baccellata in marmo giallino, il battistero del 1587 e il campanile di 25 m ben visibile dal paese, ultimato nel 1603. Sono inoltre presenti un affresco settecentesco nell'abside, una pala di San Biagio dipinta da Orazio Gaigher ed una statua lignea scolpita da Ferdinando Demez. La chiesa parrocchiale di Bieno ospita nel sottotetto durante l’estate una vasta colonia di Rhinolophus hipposideros, dei pipistrelli che si stabiliscono in questo luogo tranquillo per accudire i piccoli. Durante l'autunno il luogo funge invece da stazione di passaggio per i maschi che migrano verso zone più calde. Questa colonia è una delle più importanti del Trentino orientale. Poco lontano dal paese di Bieno si trova la frazione di Casetta, a 880 m s.l.m. I luoghi di maggior interesse sono la chiesetta di San Rocco del 1910 e l'antico caseificio, che ospita una mostra visitabile dal pubblico.

Abitanti illustri Gli abitanti più famosi di Bieno sono: Giovanni Tognolli (1786-1862): collaboratore e disegnatore di Antonio Canova, poi pittore e professore dell'Accademia artistica inglese di Roma. Pietro Samonato: commerciante di stampe e detentore di un negozio a Roma in Piazza Navona. Giacomo Saggiante (1802-1879): commerciante e console austriaco. Gerolamo Molinaro (1802-1877): commerciante famoso per la sua dimora, il maso Weiss. Giovanni Bettolo (1846-1916): ammiraglio che partecipò alla battaglia di Lissa e pubblicò svariati manuali di tecnica navale, nonché deputato e Ministro della Marina. Padre Domenico Facin (1865-1936): teologo di fama internazionale. Don Francesco Melchiori (1862-1928): vescovo di Modone in Albania e arcivescovo di Durazzo.

Percorsi naturalistici Il territorio di Bieno è caratterizzato da un patrimonio naturalistico e paesaggistico incontaminato. Sono molti i percorsi adatti ad ogni tipo di età che portano per boschi, prati e montagne. L'attrazione più importante è il tiglio secolare, pianta poco sviluppata in Trentino, sul giardino retrostante il maso Weiss con una chioma di 700 m³. Un'altra interessante passeggiata parte dal vicino ponte Lusumina attraverso la strada di campagna “Lasta-Castrozze”; camminando lungo questo percorso si possono vedere il Mulino Melchiori, che contiene un'esposizione delle strumentazioni utili al mugnaio, il laghetto artificiale per la pesca sportiva e poco prima dell'abitato ci si può imbattere nei tradizionali masi con muratura a secco, i cosiddetti maso-fratta a struttura medioevale, collegati da percorsi in selciato che attraversano campagne e boschi, in cui si possono vedere i castagni secolari che vantano il marchio DOP “Marone trentino”. Risalendo infine verso Bieno troviamo coltivazioni di piccoli frutti sul “Pianoro di Bieno”, da cui si può ammirare la Valsugana e i suoi paesi. Un altro percorso realizzabile con facilità consiste nella vista ai “boali” di Bieno, nel Bosco della Guizza, che vengono considerati opere importanti dal punto di vista della tutela idrogeologica. Furono costruiti a partire dal 1910 e hanno preservato le campagne dai disagi dovuti alle piogge e alle nevicate. La cascatella alla sorgente Pison è un altro esempio della natura incontaminata del luogo.

Malghe Sulle montagne del comune di Bieno sono visitabili le malghe di Rava di Sopra e di Sotto, Fierollo di Sopra e di Sotto. Il WWF inoltre ha pensato di fare di Malga Rava di Sopra una casa per l'eventuale Parco Naturale del Lagorai. Si possono inoltre notare laghi di origine glaciale come il lago Primo, il lago di Mezzo ed il lago Grande.

Ivano Fracena Il comune di Ivano Fracena, a 452 m s.l.m., è tra i più piccoli del Trentino ed era anticamente diviso in due villaggi separati, quello di Ivano, collocabile sotto l'omonimo castello, e quello di Fracena alla base del monte Lefre.

Castel d'Ivano Il castello è chiaramente il simbolo dell'abitato, le sue origini, sebbene non siano documentate, risalgono al periodo romano quando una guarnigione vi era stabilita per il presidio della Via Claudia Augusta. Oggi non è visibile l'impianto romano, è invece presente quello medioevale, di cui si ha notizia grazie ad un documento del 1187. Nel 1413 il castello divenne dominio del casato degli Asburgo i quali lo assegnavano come feudo pignoratizio di signore in signore. È solo dal 1750 che il castello ottiene dei proprietari stabili: i conti Wolkenstein-Trostburg, che furono proprietari del ‘feudo regale, nobile, antico e perpetuo’ fino al 1923. L'impianto originario è costituito da un recinto che si dirama attorno al mastio, tuttavia furono apportate modifiche nel corso dei secoli, in particolare nella prima metà del XV secolo quando il castello venne ristrutturato e diviso in due edifici separati: il castello di qua, vicino al torrione, e il castello di là più ad occidente. Queste due parti vennero poi unite nel 1631 da una loggia ed entrambi sono collegati al mastio attraverso il cammino di ronda, cammino che è uno dei 3 soli esempi in tutto il Trentino. Il mastio ha una base rettangolare di 11 x 7 m e si innalza per circa 30 m, è costruito con grossi blocchi di granito e di pietra calcarea. La sommità, che un tempo presentava merlature ghibelline, oggi sostiene un tetto cuspidato sormontato da una cella che conteneva la campana del giudizio. Sulle pareti si possono inoltre vedere ancora gli stemmi dei vari feudatari che vi hanno risieduto nel corso dei secoli: i Trapp, i Capitani Tirolesi, i Conti del Tirolo, gli Scaligeri, i Carrara di Padova, i Wolkenstein. Lo stemma dei Carrara, del 1375, è quello che si è conservato di più nei secoli e oggi è lo stemma del castello. Al castello si può accedere sia dall'entrata principale ad Ivano, creata nel XV secolo, sia dalla parte della Valle delle Cesure, che comprende l'abitato di Villa Agnedo. L'ingresso principale è affiancato ad una torre scalare gotica con gli stemmi dei primi capitani tirolesi. Sulla spianata del Sagrà sarebbe dovuta esserci una chiesa cimiteriale dedicata a San Giovanni Battista, oggi è presente invece un parco con una vicina riserva naturale. Durante il primo conflitto mondiale, il castello divenne presidio del Comando delle truppe italiane ed i conti Wolkenstein lo abbandonarono. Divenne poi proprietà degli Studacher che provvidero a restaurarlo in seguito ai danneggiamenti subiti durante la guerra. Il castello ha ospitato illustri personaggi, come l'imperatrice Augusta Vittoria ed Eleonora Duse. Il personaggio più conosciuto nei paesi circostanti, che ebbe residenza qui nel XIV secolo, è Biagio II o ‘Biagio delle Catellare’, il quale ebbe la fama di essere uno spregevole e sanguinoso tiranno. Ancora oggi si rievocano ogni 4 anni i momenti in cui venne arrestato, processato in Tesino e poi impiccato. Oggi il castello è sede del Centro Culturale “Castel Ivano Incontri”, che organizza numerose mostre d'arte contemporanea ed eventi culturali. Sacre dimore