Non so niente di te è un romanzo di Paola Mastrocola pubblicato nel 2013 e vincitore del Premio Nazionale Rhegium Julii sezione narrativa.
Struttura dell’opera
È un mattino di novembre. Durante una conferenza tenuta da un giovane economista italiano al Balliol College di Oxford, centinaia di pecore, guidate da Filippo Cantirami, invadono una sala per le conferenze. Nella prima parte del testo, si percorre a ritroso la causa di questo gesto apparentemente irrazionale e ciò che questo ha scatenato nelle menti e nell'emotività di alcuni protagonisti: in questa ricerca affannata vengono coinvolti soprattutto i genitori dell'economista Filippo Cantirami, detto Fil, responsabile della presenza delle pecore, la zia Giuliana e un vecchio amico, Jeremy.
Tempi narrativi
Il racconto inizia il mattino del 9 novembre 2011 e prosegue per tre giorni. In seguito si trova una lunga analessi che tratta della vita passata dei vari componenti della famiglia Cantirami. Si torna nella vicenda il giorno 13 novembre con l'arrivo di zia Giuliana a Londra e la partenza di Filippo dalla tenuta del Duca di Glensbury. Una seconda analessi si concentra sulle vicende di Filippo dal dottorato nel 2008 fino a tornare alle sue attività attuali del 2011. Nel frattempo l'autrice narra, in una breve analessi, la storia di Nonna Gina (capitolo settimo). Alla fine del romanzo è presente un salto temporale nel futuro di circa cinquant'anni. Quest'intreccio temporale è dovuto alla scelta tecnica con cui l'autrice vuole evidenziare il messaggio centrale del romanzo. Questo consiste sia nella percezione interiore di Filippo sul tempo: “La vita è fatta di casualità, legata a una catena di sé” “ma per arrivare a quel niente c'è voluto così tanto. È un attimo. Ma è l'attimo in cui lui è esattamente dove vuole essere e fa esattamente quel che vuole fare” “vorrebbe avere più tempo...”. Che rispetto alla frenesia esteriore del tempo ricollegato alle nuove tecnologie: “…contatti, dialoghi, messaggi, post, link, tweet. Un incessante chiacchierio virtuale che produceva esaltati entusiasmi e prendeva ad ognuno, si può ben capire, una non indifferente quantità di tempo giornaliero.”. “non è neanche su Facebook, per dire, non so se si rende contro, oggi, non essere su Facebook…”. Sia rispetto al tempo degli altri personaggi, che viene scandito in maniera differente a seconda della personalità: “le deviazioni per lei erano sempre un festa, un modo si riprendersi la vita, sentirla scorrere come il fiume che costeggiava. Aveva bisogno di rilassarsi, mettere il ordine, radunare i pensieri.”. descrizione di zia Giuliana.
Spazi narrativi Il racconto inizia in una piccola caffetteria in Inghilterra ad Oxford anche se il vero fulcro è il luogo natio della stessa autrice: Torino. Ma il vero gioco di spazi che l'autrice viene a creare è quello di: luoghi esterni, simbolo di libertà (i grandi boschi di platani che Filippo amava frequentare o le sterminate campagne inglesi) e i luoghi chiusi, che presentano segno di prigionia per il protagonista (le cene di famiglia a casa, la scuola e l'università). “E infatti Fil prende un'aria assente, dolce, trasognata, come se si beasse di guardare le nuvole o si fosse incantato sul dipinto di un angioletto con le ali… Fil a un certo punto se ne va da un'altra parte, è chiaro…Per Fil non c'è mai bisogno di fare niente. Lui preferisce levarsi dalla mischia, incamminarsi per certi suoi sentieri ombreggiati, per certi praticelli digradanti che si porta disegnati nella mente, sicuro che se li porta…” “No, adesso che ci penso: non mi pare proprio che volesse fare il pastore…le pecore non so neanche se le guardava… gli piaceva stare così, con l'aria in faccia. Gli piaceva l'aria, questo sì. Mi sembrava uno che fosse uscito da un qualche luogo chiuso per starsene finalmente all'aria. Non so, me lo dica lei: era rimasto per tanto tempo al chiuso, Filippo?”
Il narratore Poiché il libro è scritto in terza persona, il narratore è esterno e onnisciente. L'autrice oltre ad immedesimarsi nella psicologia dei personaggi, giudica i fatti, rendendo partecipe lo stesso lettore con domande retoriche e riflessive. Spesso l'autrice introduce la personalità caratteriale dei personaggi attraverso il vestiario e l'ambiente in cui vivono, si ritrova così un esempio lampante quando vengono introdotti i compagni di Filippo. “…nel suo alloggio tutto dipinto di bianco, anche i mobili e la scala interna…”. Si intuisce la rigidità e la monotonia del personaggio di Roger Sheffield. “…una ragazza con i capelli rosa shocking. Alta, con un vestitino nero corto di maglina, anfibi verdi, un pallino d'argento pinzato alla narice, discreto, quasi elegante; e una piccola lucertola tatuata sul polso…”. attraverso il punto di vista di Giuliana possiamo ricostruire le caratteristiche di Fiona Lotman, trovandola un personaggio eccentrico e trasgressivo, anche se in seguito, viene smentita quest'idea di tipo stereotipo e si scopre che il suo essere fuori dagli schemi era indotto dal seguire la folla: “che avevo idee tutte sbagliate, ed ero piena fino al collo di luoghi comuni, e canne, e piercing, e formule fatte.” "e le scarpe da vela perennemente ai piedi, non se le toglieva manco con la neve". Riferito all'abbigliamento di Filippo Cantirami, per rappresentare esteriormente il suo desiderio di libertà. “il Duca aveva un doppiopetto grigio gessato e una cravatta allegra. Con dei fiorellini sparsi su un fondo verde pavone”. ritrae un uomo elegante e fresco, e socievole.
Lingua e stile La lingua del romanzo è scorrevole, semplice, chiara ed usuale, anche se si ricorre a un'aggettivazione ricca e a espressioni metaforiche. La sintassi risulta spesso piuttosto complessa, con una variazione nell'uso della subordinazione e coordinazione. Figure retoriche All'interno del romanzo si ritrovano numerose figure retoriche. Lo stesso titolo del capitolo VI della parte terza “Il giorno del calabrone”., o il riferimento alle pecore o, come all'interno di un altro romanzo dell'autrice, La gallina volante, fa riferimento ad animali che metaforicamente ricordano la disparità fra le specie, che spesso sono considerate poco visibili, e che spesso si ritengono di poco rilievo. Così come nella vita di Filippo, molte azioni che compie non vengono viste importanti dai genitori, come la costruzione del suo camion giocattolo. “Cosa ne sappiamo noi di quel che è insignificante o non lo è?”. Il climax "astio, goffo e triste" La sinestesia “lente silenziose lacrime”., “alba livida, ancora buia, con quel freddo”. “mare verde scuro, teso, metallico”. A pagina 233 troviamo la ripetizione (anafora) della parola “scoglio” che rappresenta metaforicamente l'ostacolo di un mare incontaminato, nonché le tecnologie, le convenzioni e la frenesia del tempo che intralciano la libertà di Filippo.
Personaggi Personaggi principali Filippo Cantirami: è un giovane di 28 anni torinese che studia a Oxford, in Inghilterra, dopo aver conseguito una laurea di economia alla Bocconi di Milano. Egli proviene da una famiglia altolocata, benestante, che considera l'istruzione dei figli un privilegio: Filippo e la sorella Margherita, infatti, frequentano costose scuole private e cattoliche. Una figura importante a cui Filippo è molto legato è l'amorevole ed estroversa zitella zia Giuliana, che si accontenta di una vita tranquilla e ripetitiva e che considera il nipote come il figlio mai avuto. I percorsi di studio che Fil affronta sono condivisi dalla famiglia che ne risulta fiera. Ma durante il soggiorno a Oxford, il giovane sente che la sua scelta di vita non lo rende felice e soddisfatto. Inizia quindi un conflitto interiore, che aiuta il personaggio a comprendere cosa desideri veramente, cioè trovare del tempo per sé stesso. Per paura della reazione dei genitori e per non deluderli, il ragazzo si sente costretto a mentire sulla sua vita che conduce e ne crea una falsa, parallela con l'aiuto dell'amico Jeremy: decide così di nascondersi, risulta sfuggente con tutti; non risponde al telefono, alle mille mail e si rifugia in campagna a pascolare pecore. Fil sceglie il contatto con la natura e la tranquillità di una vita appartata, semplice dedita allo studio. Fil vuole sentirsi libero, lontano dal denaro, dalla carriera e da un paese consumista; si rifugia in Norvegia e sceglie la pace, l'autenticità, la cultura e la famiglia. La descrizione di Fil è in gran parte resa da discorsi indiretti e dai dialoghi fra i vari personaggi presenti nel romanzo. Fil non è mai presente con discorsi diretti all'interno del romanzo, solo la finale prevede un lungo monologo con il padre. I genitori non lo conoscono per come è veramente: lo vedono intelligente, deciso, socievole: il ragazzo si mostra timido e distaccato, pronto a mentire pur di non deludere le persone che ama di più. L'indole sensibile di Fil coglie i genitori impreparati e li fa scivolare in un dramma intimo ed esistenziale da cui si sollevano lentamente. Jeremy Piccoli: è un giovane economista italiano che ha già fama internazionale per i suoi studi "sulla teoria dello sviluppo". Dopo l'episodio delle pecore al Balliol College, Jeremy aveva preso il primo volo per Stanford. La zia di Filippo, Giuliana, che nel frattempo sta cercando il nipote, incontra casualmente Jeremy. Egli racconta alla zia dello "swap" avvenuto tra lui e Fil. Jeremy infatti si trova nel luogo in cui avrebbe dovuto essere lui e per questo si sente perso e spaventato. Il giovane Jeremy racconta della sua grande amicizia con Filippo. Lo ha conosciuto alla Bocconi: trovarsi lì per Jeremy è stato un sogno. Il giovane abitava in quel periodo a Carandate, tutte le mattine doveva infatti prendere il treno per andare a Milano. Una sera, a Londra, Filippo gli propone di fare uno scambio di vite: egli sarebbe rimasto a Oxford, mente Jeremy sarebbe andato a Stanford, proseguendo così i suoi studi. Tutto questo però doveva essere compiuto di nascosto dai genitori di Fil e dai parenti dell'amico, perché i genitori del protagonista passavano i soldi per le spese a Fil, che però andavano a Jeremy.