Il Franks Casket (o Cofanetto Auzon) è un piccolo scrigno anglosassone fatto di ossa di balena risalente agli inizi dell'VIII secolo, ora è custodito nel British Museum. Il cofanetto è fittamente decorato con bassorilievi di episodi narrativi e iscrizioni prevalentemente in rune anglosassoni. Generalmente si suppone provenga dalla NorthumbriaThe first considerable publication, by George Stephens, Old-Northern Runic Monuments of Scandinavia and England (1866–1901) I-II:470-76, 921-23, III:200-04, IV:40-44, placed it in Northumbria and dated it to the 8th century. Although A.S. Napier (1901) concurs with an early 8th-century Northumbrian origin, Mercia, and a 7th-century date, have also been proposed. The British Museum website (see external links) says Northumbria and "first half of the 8th century AD", as does Webster (2012a:92), "early part of the eighth century". ed è di incredibile valore per gli studi sugli albori dell'arte e della cultura anglosassone. Sia l'identificazione delle immagini sia l'interpretazione delle iscrizioni runiche sono state molto importanti per l'avanzamento in questi campi.Vandersall summarises the previous scholarship as at 1972 in setting the casket into an art-historical, rather than linguistic context. Mrs Leslie Webster, former Keeper at the British Museum and the leading expert, has published a new short book on the casket (Webster 2012b).

L'opera presenta diverse influenze culturali e tematiche. Include una singolare rappresentazione cristiana, l'adorazione dei Re Magi insieme a rappresentazioni derivanti dalla storia romana (imperatore Tito), dalla mitologia romana (Romolo e Remo) e da almeno una delle leggende appartenenti alle credenze delle popolazioni germaniche: quella di Weland il fabbro. Tra le varie interpretazioni figurano un episodio della legenda di Sigurd, uno sconosciuto della vita di Egil, fratello di Weland, una leggenda omerica riguardante Achille, e forse anche un'allusione alla leggendaria fondazione dell'Inghilterra di Hengist e Horsa.

L'iscrizione "mostra un deliberato virtuosismo linguistico e alfabetico; nonostante sia scritta maggiormente in inglese antico e in alfabeto runico, l'artista ha inciso anche parti nell'alfabeto latino e romano, poi nuovamente in rune concludendo in lingua latina".Webster (2000). Alcune rune sono intagliate capovolte o al contrario.Parsons (1999, 98-100) has an important discussion on the runes used in the Franks Casket.

Storia

È generalmente accettato che lo scrigno servisse per la vita monastica, forse come sostegno per un'importante figura mondana, e particolarmente indicato sembra essere l'episodio della fondazione di Ripon da parte di Vilfrido di York.Webster (2012a:97); Ripon was suggested by Wood, who was able to connect Ripon with Brioude through the Frankish scholar Frithegod "active in both areas in the middle tenth century (Wood 1990, 4-5)" - Webster (1991) from BM collection database. La storia post medievale dello scrigno è sconosciuta sino alla metà del XIX secolo, quando le investigazioni di W.H.J. Weale ne hanno dimostrato l'appartenenza alla chiesa di Saint-Julien a Brioude; È possibile fosse stato depredato durante la rivoluzione francese.Vandersall 1972:24 note 1. La proprietà passò ad una famiglia di Auzon, un villaggio nella regione francese dell'Alta Loira. Viene usata come scatola per il cucito fin quando i cardini e altri pezzi argentati che tenevano insieme i pannelli furono scambiati per un anello d'argento. Senza il loro supporto lo scrigno si ruppe. Le parti furono mostrate a un certo professor Mathieu della vicina Clermont-Ferrand, che le vendette a un antiquario di Parigi dal quale furono acquistate nel 1857 da Sir Augustus Wollaston Franks, che successivamente le donò nel 1867 al British Museum, dove fu curatore della collezione medievale e del Regno Unito. Il pannello di destra fu ritrovato più tardi in un cassetto dalla famiglia di Auzon e venduto al Museo nazionale del Bargello di Firenze, dove fu identificato come parte dello scrigno nel 1890. L'esposizione del British Museum include un suo calco.Webster (1991), from British Museum collection database

Descrizione Measurements from British Museum Collections Database webpage. For date see note to lead. Sono presenti altri "tituli" all'interno del campo dell'immagine, che identificano alcune figure sottostanti non dettagliate. Manca la placca fatta in vari metalli preziosi che sicuramente adornava inizialmente lo scrigno, e sembra che originariamente fosse stato dipinto.Webster (2012a:92).

Il cofanetto è chiaramente fatto su modello degli scrigni tardo antichi in avorio come quello di Brescia;Webster (1991); Webster (2012a:92); Webster (2012b:30-33). lo Scrigno di Veroli, custodito al V&A Museum, ne è un'interpretazione bizantina classicheggiante realizzata intorno all'anno 1000.

Interpretazioni

Leslie Webster pensa che il cofanetto sia stato creato per un contesto monastico, nel quale il creatore "possedeva chiaramente grandi doti e ingegnosità per fabbricare un oggetto così visivamente e intellettualmente complesso. È generalmente accettato che le scene tratte da tradizioni diverse fossero state scelte attentamente per contrastarsi a vicenda e dare l'idea di una serie onnicomprensiva di messaggi di cristianità. Quello che inizialmente era visto come un assemblaggio eccentrico e abbastanza casuale di storie pagane, germaniche e cristiane è ora inteso come una serie sofisticata e perfettamente in accordo con il concetto che la chiesa aveva sulla storia dell'universo. Potrebbe esser servito per contenere un libro, forse quello dei salmi, ed esser stato presentato come un "recipiente mondano, probabilmente reale"Webster (2012a:96-97). (both quoted, in that order)

Pannello frontale

Il pannello frontale originariamente aveva una serratura e presenta nella parte sinistra elementi della leggenda germanica di Weland il fabbro, mentre a destra l'adorazione dei Magi. Weland (pronunciato anche Wayland, Weyland o Welund) sta all'estrema sinistra nella fucina come servo di re Niðhad, che ha ricevuto il colpo mutilante che lo ha storpiato. Sotto la fucina c'è il corpo senza testa del figlio di Niðhad ucciso da Weland, il quale fa un calice col teschio del cadavere; la sua testa è probabilmente l'oggetto tenuto tra le pinze da Weland. Con l'altra mano Weland offre il calice contenente birra avvelenata a Bodvild, la figlia di Niðhad, la quale una volta incosciente sarà violentata dall'eroe. C'è un'altra figura femminile nel centro della scena, forse un'aiutante di Weland, o di nuovo la stessa Bodvild. A destra della scena Weland (o suo fratello) cattura uccelli per poi fabbricare delle ali, con le loro piume, per poter scappare.This scene was first explained by Sophus Bugge, in Stephens (1866-1901, Vol. I, p. lxix), as cited by Napier (1901, p. 368). See also Henderson (1971, p. 157).

In netto contrasto, la parte destra della scena mostra uno dei più comuni soggetti cristiani rappresentati a quel tempo; tuttavia qui "la nascita di un eroe redime peccati e sofferenze".Webster (1991) I tre re Magi sono identificati dall'iscrizione "magi", e guidati dalla stella cometa si avvicinano alla Madonna sul trono col bambino reggendo i doni tradizionali. L'uccello simile ad un'oca ai piedi del primo re potrebbe rappresentare lo Spirito Santo, che è solitamente rappresentato da una colomba o un angelo. Nonostante la stranezza, l'insieme ha senso per l'epoca.

Intorno al pannello è presente la seguente iscrizione, che non ha nulla a che fare con le scene ma è un indovinello sul fatto che il materiale dello scrigno sia di osso di una balena per giunta arenata.

Fisc flodu ahof   on fergen-berig Warþ gas-ric grorn   þær he on greut giswom Hronæs ban.

L'innondazione ha gettato il pesce sulla scogliera montuosa Il re del terrore si è fatto triste sguazzando tra i ciottoli. Osso di balena.Page (1999, p. 175).

Pannello di sinistra

Il pannello di sinistra rappresenta le mitologiche figure dei fondatori di Roma Romolo e Remo, allattati da una lupa supina sul fondo della scena. Più in alto è presente la stessa lupa o un'altra, e ci sono due uomini con lance che si avvicinano da entrambi i lati. L'iscrizione recita:

Romwalus and Reumwalus, twœgen gibroþær, afœddæ hiæ wylif in Romæcæstri, oþlæ unneg.

Romolo e Remo, due fratelli. una lupa li ha allevati a Roma, lontani dalla loro terra natia.

Carol Neuman de Vegvar (1999) ha notato che anche alcune opere e monete provenienti dall'Anglia orientale ritraggono Romolo e Remo (ad esempio l'antichissimo bratteato di Undley).Another Anglo-Saxon bone plaque, existing only in a fragment at the Castle Museum, Norwich, which was found at Larling, Norfolk, also shows Romulus and Remus being suckled, with other animal ornament. (Wilson 1984, p. 86). La studiosa suggerisce che a causa delle analogie tra la storia di Romolo e Remo e quella dei fratelli che si suppone abbiano fondato l'Inghilterra (Hengist e Horsa), "la legenda di due fratelli emarginati o viaggiatori che guidano un popolo e contribuiscono alla formazione di un regno era probabilmente familiare nel contesto anglosassone dell'VIII secolo intorno al cofanetto Franks e potrebbe essere un monito sulla predestinazione reale."Neuman de Vegvar (1999, pp. 265–6)

Pannello posteriore Il pannello posteriore rappresenta l'assedio di Gerusalemme da parte di Tito durante la prima guerra giudeo-romana. L'iscrizione è in inglese antico e in latino e parte di quest'ultima è in caratteri romani (sotto in maiuscolo). Infine è presente una trascrizione in caratteri runici di un testo latino. Nell'angolo sul fondo sono presenti due parole isolate; l'iscrizione recita:

her fegtaþ titus end giuþeasu HIC FUGIANT HIERUSALIM afitatores dom / gisl

Qui Tito in battaglia contro i giudei: Qui i loro abitanti scappano da Gerusalemme. Giudizio / ostaggio.Page (1999, pp. 176–7).

In alto a sinistra i romani guidati da Tito, in armatura e con la spada sguainata, attaccano un edificio al centro della scena, probabilmente il tempio di Gerusalemme. In alto a destra la popolazione giudea scappa guardandosi le spalle. In basso a sinistra un giudice seduto annuncia "la sventura" o il destino dei giudei sconfitti, che come racconta Flavio Giuseppe saranno venduti come schiavi. Nella scena in basso a destra lo schiavo o ostaggio ("gisl") viene condotto via.

Coperchio

Il coperchio non è integro. Leslie Webster ha suggerito che potrebbero esserci stati altri pannelli di argento che insieme al resto, avrebbero dato l'intera immagine. La parte centrale rotonda è vuota e si suppone ospitasse il pomello metallico di una maniglia.MacGregor, Arthur. Bone, Antler, Ivory and Horn, Ashmolean Museum, 1984, ISBN 0-7099-3507-2, ISBN 978-0-7099-3507-0, Google books Il coperchio mostra la scena di un arciere che difende con le proprie forze un fortino contro una truppa d'attacco, che a giudicare dalle proporzioni con l'eroe potrebbe essere di giganti; una targa sull'eroe segna il nome Ægili.