La divinatio (in greco μαντική), pratica culturale di natura religiosa, è l'atto o la capacità di prevedere il futuro o di interpretare la volontà degli dei per mezzo di facoltà personali e tecniche acquisite: una modalità utile a percepire quei fenomeni che sfuggono al mero ragionamentoCfr. Oxford Latin Dictionary, Clarendon, Oxford 1968-1982, 564, s.v. divinatio.
Modalità Secondo una classificazione risalente agli stoici, la rivelazione può essere tradotta sia all'esterno, mediante la lettura di segni simbolici percettibili (divinatio artificiosa), sia rivelata direttamente all'anima per l'ispirazione o impressionabilità psichica d'origine soprannaturale (divinatio naturalis). La divinatio artificiosa si serve di fatti o oggetti di varia natura: l'andamento dei fenomeni astrologici e atmosferici, il comportamento istintivo di singole specie animali o dell'uomo stesso, la forma delle viscere animali (aruspicina), la lettura dei sogni (oniromanzia), la lettura di numeri e lettere (aritmomanzia). Tra le pratiche, vi era anche la cosiddetta divinatio per sortes, ottenuta per mezzo di segni deliberatamente provocati, quali l'uso di dadi, di astragali o altri oggetti, a ogni gittata o estrazione dei quali corrispondeva un responso determinato (cleromanzia)Sull’argomento si consigliano: Dictionnaire de l’Antiquité, Presses Universitaire de France, Paris 2005, 293 e ss.; e http://www.treccani.it/enciclopedia/divinazione, s.v. divinatio..
Soprattutto il popolo romano riconobbe la particolare importanza dei prodigia, cioè di quelle manifestazioni eccezionali che rompono l'andamento naturale degli eventi, imponendosi quali segni ammonitori o annunciatori di qualcosa.
Pensiero filosofico Alla luce delle molteplici modalità divinatorie presenti in età classica, è evidente che, in esse, non esista alcun rapporto certo tra l'effetto e la sua causa, come invece accade nelle previsioni di natura scientifica. Infatti, la convinzione di fondo per accettare la divinatio è ammettere che esseri soprannaturali possano comunicare con gli uomini e che, potendolo, lo vogliano: in base a questo rapporto comunicativo tra il divino e l'umano, possiamo individuare due tra le fondamentali risorse a cui la divinatio attinge, ovvero la preghiera personale, come segno di impotenza dell'uomo a percepire i segni, e la magia, invece, come sua manifestazione del sentimento di onnipotenza. La divinatio così intesa è, dal punto di vista religioso, una base per la costruzione della teologia politeista della civiltà classica ed è così indispensabile all'azione regolare della Provvidenza divina, che la realtà di questa comunicazione soprannaturale non sembra aver bisogno di alcuna dimostrazione.
Se gli stoici Zenone e Cleante si mostrarono a favore della divinazione discutendone in alcune delle loro opere e gettando le fondamenta per un'elaborazione che non aveva ancora trovato precedenti teorici, fu solo con Crisippo che iniziarono ad essere composte delle opere sul tema come il Περί μαντικῆς, il Περί χρησμῶν (sugli oracoli) e il Περί ἐνυπνιῶν (sui sogni), nelle quali si posero le basi per la prova dell'esistenza delle divinità tramite l'esperienza divinatoria.
Contrariamente, la divinatio fu oggetto di discussione e contestazione per alcuni metafisici come Senofane (VI secolo a.C.), il quale trovava incompatibile la Provvidenza con l'immutabilità dell'Assoluto. Senofane aveva criticato Omero ed Esiodo, che attribuivano alle divinità azioni vergognose e biasimevoli, rifiutando perciò l'antropomorfismoCfr. François Guillamont, Le De divinatione de Cicéron et les théories antiques de la divination, Bruxelles 2006, 209.. La sua critica alla divinazione è stata letta, senza dubbio, come un passo verso la purificazione della religione tradizionale con l'introduzione, inoltre, nella riflessione teologica della nozione di dignità divina che assunse un ruolo centrale per la critica ciceroniana sulla divinazioneCfr. François Guillamont, Le De divinatione de Cicéron et les théories antiques de la divination, Bruxelles 2006, 210..
Anche Epicuro, che mostrava l'indifferenza degli dei alle faccende umane e faceva di questa stessa indifferenza un motivo di beatitudine per l'uomo, condannò fortemente le pratiche divinatorie preferendo ad esse le armi del riso e della presa in giro; e così ancora un gruppo minore di scettici, che attaccava in modo indistinto tutti i tipi di credenze, e di moralisti, che vedevano nella divinatio un elemento di turbamento e di minaccia per l'equilibrio della ragioneCfr. Dictionnaire de l'Antiquité, Presses Universitaire de France, Paris 2005, 292 s.v. divinatio..
La pratica nella Roma antica Se conosciamo, grazie ad alcune iscrizioni e documenti iconografici, che esistette nelle poleis della Grecia classica anche una divinazione di tipo induttivo, essa non eguagliò mai l'importanza e il prestigio attribuiti invece alla parola del veggente, al messaggio oracolare inteso come aletheia, “verità”, specialmente quando esso veniva dal santuario di Apollo a Delfi, la sede mantica per eccellenzaCfr. Sergio Ribichini, Arti, segni, sogni, profezie: la divinazione nel mondo antico, Archeo 162, Agosto 1998, 3..
Anche il mondo romano conosceva indovini e libri ispirati dagli dei, ma il collegio degli Auguri, attorno ai quali ruotava ogni forma di divinazione consentita, agiva piuttosto secondo una tecnica rigorosa, indipendente da ogni carisma personale, finalizzata all'interesse dello Stato e fondata sull'osservazione di segni naturali (auspicia)A proposito della figura dell’Augure a Roma, importanti contributi sono: Mary Beard, John North & Simon Price, Religions of Rome: A History, Cambridge University Press, 1998; Alois Walde- B. J. Hoffmann, Lateinisches Etymologisches Wörterbuch, Heidelberg, 1982; Riccardo Orestano, I Fatti Di Normazione Nell'esperienza Romana Arcaica, Torino, 1967; Vittorio Spinazzola, Gli Augures, Forlì, 2011.. L'augure istituzionale, in altri termini, non si preoccupava di “pre-vedere” cose future: egli consultava Giove, di cui era l'“interprete ufficiale”, per indicare in base agli auspici l'approvazione o la disapprovazione divina sulla decisione che lo Stato voleva intraprendere.
Gli Augures publici Populi Romani Quiritum, dapprima tre, poi sei, nove con la lex Ogulnia (300 a.C.), quindici con Silla formano sì un collegio, ma non hanno magister: le riunioni erano infatti presiedute dall'augure più anziano ed ognuno aveva potere nella sua tecnica. Per quanto concerne loro, la componente politica e quella religiosa erano così strettamente connesse, che si può, a ben diritto, dire che la seconda ne risulta oscurata. Essi ebbero notevole rilievo politico finché il popolo lesse nell’augurium la volontà degli dei: di fatto il vero compito degli Auguri era quello di controllo sui comizi e per questo dai comizi il loro potere fu eliminato. Ruolo importante a tal proposito è quello occupato dal tribuno della plebe Clodio (93 o 92 a.C.Cfr. Luca Fezzi, Il tribuno Clodio, Roma- Bari 2008,13 e F. X. Ryan, Das Geburtsjahr des Clodius in Rivista Storica dell'Antichità, Bologna 2000, pp. 165 - 169. – Roma, 18 gennaio 52 a.C.), il cui obiettivo principale era accrescere il potere dell'assemblea popolare e, in generale, la partecipazione. Clodio provvide perciò a limitare la possibilità di ostruire le procedure legislative con gli auspicia e le formule di obnuntiatio, ovvero la dichiarazione di auspici sfavorevoli che bloccava le procedure in corso: si abrogavano così le disposizioni di metà II secolo (leggi Aelia e Fufia 153 a.C.Cfr. Giovanni Rotondi, Leges publicae populi Romani: elenco cronologico con una introduzione sull'attività legislativa dei comizi romani, Hildesheim- Olms, 1962.); nello stesso tempo si aumentavano i giorni previsti nel rigido calendario come “comiziali” allargandoli a tutti i giorni fastiCfr. Mario Pani- Elisabetta Todisco, Storia romana dalle origini alla tardo antichità, Roma, 2008, 179.. Né Cesare, né Augusto avranno alcun interesse a restituire tale potere, perché ormai non vi erano più comizi da controllare. A fine Repubblica le funzioni degli Auguri progressivamente scomparirono o si laicizzarono. Solo il pontificato sopravvisse nella figura di un unico sacerdote influente, ma non a caso la sua carica venne costantemente rivestita dallo stesso princepsCfr. Gian Carlo Marini, Sacerdozio e potere politico: aspetti del rapporto tra religione e diritto nella esperienza romana repubblicana, Roma, 1982, 69..
L'istituzione del collegio degli Auguri era attribuita al re Numa, sebbene la pratica della divinazione romana trovi, seppur con le dovute differenze, largo fondamento e varie motivazioni ideologiche nella etrusca disciplina, espressione che indicava in latino il complesso di norme e di tecniche divinatorie derivate dalla tradizione degli Etruschi, che godevano larga fama nell'arte del vaticinio e specialmente in quella dell'aruspicina. Il bronzo etrusco ritrovato nel 1877 a Piacenza raffigurante un fegato di ovino suddiviso in zone, corrispondenti a una particolare divisione dello spazio e del tempo e recanti il nome delle divinità preposte, così come le immagini di aruspici divini (Tagete, Calcante) incise su molti specchi e varie informazioni letterarie contenute nelle opere di autori come Cicerone e Tito Livio, indicano con chiarezza la grande competenza degli Etruschi in quest'arte, il ricorso a modelli tradizionali e di grande antichità, l'esistenza di una casistica prestabilita e complessaCfr. Margherita M. D. Bottino, La divinazione nell’antichità classica, Agorà VII, ottobre-Dicembre 2001, 25..
La tradizione romana conosce anche altri scritti, estranei alla etrusca disciplina e di contenuto prettamente oracolare: i carmina Marciana, ad esempio, attribuiti a un leggendario profeta di Marte, e specialmente i Libri Sibillini, cioè una raccolta di oracoli che si faceva risalire a una Sibilla.