Fisciano è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.

È composto da 28 centri abitati, situati lungo le strade che attraversano l'antica centuriazione romana, suddivisi tra il capoluogo e 10 frazioni. Dal 1988 ospita il campus principale dell'Università degli Studi di Salerno.

Geografia fisica

Territorio

Il territorio del comune, la cui numerazione geografica è di 3.152 ettari, è situato in parte sul versante sud-occidentale del Pizzo San Michele (1.567 m s.l.m.), in parte sul rilievo del monte Monna e, nella parte bassa, nella Valle alluvionale del Solofrana.

Rocce calcaree dolomitiche costituiscono il substrato alluvionale (ghiaia e tufo grigio) e vulcanico (lapilli, pozzolane, pomici) che nei secoli hanno riempito il fondo valle. Dal punto di vista della idrologia importante risulta la circolazione idrica sotterranea.

L'altitudine, tra colline, piccole valli, boschi, faggeti, uliveti e castagneti, è compresa tra i 140 e i 1.200 m. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Clima Classificazione climatica: zona D, 1669 GG.

Storia Età antica Quanto ai primi abitanti della zona, sono due le ipotesi più accreditate. La prima si rifà a Virgilio (Eneide Libro VII), il quale dice che i primi ad insediarsi furono i Sarrastri, futuri fondatori di Sarno. La seconda, ritenuta più credibile, considera i Sarrastri un popolo mitico, in quanto il primo popolo storico ad insediarsi è stato quello degli Osci. Ritrovamenti di tombe risalenti al IV secolo a.C., nella zona di Mandrizzo-Pattano, hanno confermato inoltre che, in quel tempo, vi erano in zona insediamenti degli Etruschi, probabilmente integrati con le popolazioni autoctone del ceppo osco e sannitico-irpino.

A cavallo tra il VI e il V secolo a.C. dunque, la valle dell'Irno costituiva un importante sbocco naturale verso il mare ed Osci ed Etruschi vi avevano costituito numerosi insediamenti, anche se i loro traffici erano contrastati dalla potenza navale di Cuma e della colonia greca di Poseidon (Paestum). I Romani penetrarono invece nelle valli del Sarno e dell'Irno, provenendo da Pompei e si stabilirono nella vallata dell'Irno intorno all'88 a.C., dopo che Silla prevalse su Mario e decise di elargire terre ai veterani, che avevano combattuto al suo fianco contro Mario.

Il ruolo strategico della Valle dell'Irno con il suo sbocco a mare è stato sicuramente causa di conflitto con i vicini greci di Paestum. La conquista e la successiva integrazione nell'orbita romana ha lasciato molte tracce sul territorio.

Le terre fiscianesi vennero così divise in Centurie ed affidate alla cura delle famiglie romane che vi si trasferirono, come testimoniano i resti di un'antica Villa romana, venuta alla luce nel 1981 in località Macchione.

Il dominio romano dura fino all'invasione barbarica. Infatti i Bizantini, dopo aver sconfitto i Goti nella battaglia sul Sarno, dominarono Salerno e tutta la valle dell'Irno, fino a che, a loro volta, cedettero ai Longobardi.

Nel 640, il Duca longobardo Arechi I tenta invano di occupare Napoli e così concentra tutte le forze nella valle dell'Irno, che divenne campo base per la futura occupazione longobarda di Salerno. La presenza longobarda a Fisciano è attestata non solo dall'introduzione di alcuni culti, ma anche da toponimi come Curti, Curteri, Isolella (Salella), Mallone (Mallo puplicus, luogo di riunione pubblica), Carpineto, Nocelleto, Canfora, Settefichi.

Il disfacimento dell'impero romano d'Occidente creò un periodo di instabilità finito con la vittoria sul Sarno dei Bizantini contro i Goti. Ben presto gli orientali cedettero il passo ai Longobardi e, successivamente ai Normanni ed infine passò alla famiglia dei Sanseverino, sotto i quali visse un periodo di prosperità. Età medievale Le prime notizie documentate della località Fisciano risalgono al 977, in un atto di concessione di terre che, appartenenti alla Chiesa di S. Massimo in Salerno 'in loco fisano finibus rotensibus, passarono a Giovanni presbitero. In questo periodo cominciarono ad essere costruite anche le prime fortezze medievali e si consolidarono gli insediamenti urbani.

Dopo i Longobardi, si stabilirono nella zona i Normanni (nel 1066 circa), che con Turgisio, venuto al seguito di Roberto il Guiscardo, annetterono il territorio di Fisciano allo Stato dei Sanseverino. Turgisio (o Troisio) si impadronì anche di altri territori a nord di Salerno, di proprietà della Chiesa e per questo venne scomunicato. Restituiti allora alcuni territori, Turgisio stabilì la sede della sua signoria nel vecchio Gastaldato longobardo di Rota, ove germinò la potente dinastia dei Sanseverino, alla cui vicende resta legata anche Fisciano, fino alla caduta della dinastia nel 1553. In tale periodo tuttavia, l'intero territorio conobbe un certo sviluppo agricolo, commerciale ed artigianale, tant'è che ogni località cominciò ad essere conosciuta per l'attività che vi si esercitava (a Fisciano c'erano i ramai; a Lancusi gli armieri; a Penta i sarti ed i mascaturai).

Età moderna Nel 500 Fisciano, inserita ormai saldamente nello Stato dei Sanseverino, visse infatti la sua stagione più feconda e vide il suo territorio fiorire di ville patrizie e laboratori artigianali di chiara fama in tutto il Regno aragonese di Napoli.

Nel 1553 decadde la famiglia Sanseverino e, poiché il principe di Salerno, Ferrante, morì ad Avignone mentre si recava a chiedere aiuto a re Enrico II, Carlo V concesse il suo stato al Capitano Ferrante Gonzaga e ai suoi figli. Nel 1583, Ferrante Gonzaga vendette lo Stato di Sanseverino ai Duchi Carafa di Nocera, che lo cedettero a Francesco Maria Carafa, il quale, nel 1596, lo cedette 'sub hasta' a Diana Caracciolo, marchesa di Monteforte, che dichiarò di averlo acquistato (per 134.000 ducati) per conto del fratello Camillo, principe di Avellino. Ed ai Caracciolo di Avellino resterà fino all'eversione feudale, quando lo Stato di Sanseverino fu diviso in quattro (Calvanico, Penta, Acquamela e Mercato).

Fisciano seguì dunque le sorti dello Stato dei Sanseverino, anche se conobbe nei secoli successivi una grande industriosità e vivacità artistica, con il pittore di Penta, Michele Ricciardi e con Giuseppe Celentano, autore di pregevoli opere artistiche in rame.

Età contemporanea Durante il decennio francese (1806-1815), con la soppressione della feudalità e la riorganizzazione amministrativa del Regno di Napoli, Fisciano divenne Comune autonomo, nel 1810: nacque su un vasto territorio, comprendente 11 frazioni, boschi, amene campagne, faggeti e castagneti, in seguito allo smembramento del Principato dei Sanseverino, decretato con la legge di Gioacchino Murat del 1806. Durante questo periodo, Fisciano passo in mano ai Francesi, che offrirono al paese la famosa statua di Maria Santissima delle Grazie, oggi conservata nella chiesa dello Spirito Santo, che venne costruita dopo la guerra francese.

La Reale Manifattura dei Piastrinari dei Borbone, nello storico Palazzo Barra a Lancusi, era rinomata nel XIX secolo per la lavorazione di armi e coltelli, mentre era estremamente fiorente in tutto il territorio comunale la lavorazione del rame artistico, del ferro (con la produzione di serrature, chiavistelli, bilance di precisione, cancelli, letti, maniglie), del legno e della ceramica, nonché la produzione della pasta secca (con 5 pastifici attivi fino agli anni 20).

Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, Fisciano fu uno dei comuni della Campania destinati dalle autorità fasciste ad accogliere profughi ebrei in internamento civile. Gli internati furono liberati con l'arrivo dell'esercito alleato nel settembre 1943.Ebrei stranieri internati in Campania.

Simboli Stemma

Lo stemma di Fisciano è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 9 aprile 1979 e modificato con l'aggiunta degli ornamenti di Città l'11 maggio 2004.

Gonfalone

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Nella città di Fisciano vi sono chiese, conventi e monasteri distribuiti tra il capoluogo e le varie frazioni.

Chiesa di San Pietro Apostolo

La chiesa di San Pietro Apostolo è situata in piazza Gaetano Sessa e venera il culto del santo patrono della città di Fisciano, San Vincenzo Ferreri, di cui è conservata un'imponente statua bronzea.

La storia della chiesa è alquanto travagliata, ma si sa per certo che nel 200 a.C. avviene la costruzione di un tempio pagano, dedicato al dio Giano. In seguito, nel 1100, il tempio venne abbattuto, e al suo posto venne edificata una cattedrale dedicata all'apostolo Pietro. Durante il Medioevo, Fisciano era in continua crescita, e dopo la canonizzazione del santo Vincenzo Ferreri, il popolo di Fisciano riconobbe costui come santo patrono. Le prime notizie certe riguardanti la chiesa di San Pietro Apostolo in Fisciano risalgono al 1309, quando risulta esserne rettore Rainaldo Mancio da Napoli, ma è nel 1511 che viene indicata esplicitamente come parrocchia. Nel 1811, per le pessime condizioni strutturali, viene temporaneamente sostituita nella sua funzione di chiesa parrocchiale dalla chiesa dell’ex convento di Santa Maria del Monte. A seguito del terremoto del 4 maggio 1813 essa ha subito un importante intervento di ristrutturazione, terminato nel 1816 quando nuovamente è stata riaperta al culto.

L’impianto interno si presenta a croce latina rovesciata, con il presbiterio leggermente sopraelevato rispetto alla quota d’ingresso; sono presenti cappelle gentilizie su entrambi i lati e due grandi cappelloni adiacenti la porta d’ingresso in cui sono conservate le statue di San Bernardino e San Vincenzo Ferrer, patrono della Città di Fisciano. Nella chiesa era custodito un polittico del 1526, opera del pittore salernitano Andrea Sabatini, che raffigura la Madonna delle Grazie con i Santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova e commissionata da una nobile famiglia fiscianese. Oggi l’opera è stata sostituita da una copia mentre l’originale è esposta al Museo Diocesano San Matteo di Salerno. La pala d’altare è opera di Vincenzo Francesco De Mita ed è stata donata da Tommaso De Falco nel 1769.

Nel corso della sua storia la chiesa ha subito numerosi restauri; il primo nel 1700, quando la chiesa venne per metà abbattuta. Il secondo nel 1720, quando la chiesa venne ricostruita, e vennero aggiunte ulteriori tele. In seguito, nel 1930, la cupola della chiesa venne demolita. Recentemente, nel 2013, si applicò un restauro, che riportò la cappella al suo antico splendore, mentre nel 2016, venne ritrovata, restaurata, e messa nella sua posizione originaria, la statua di San Pietro.

Confraternita del SS. Nome di Dio del Rosario e dell'Assunta Nella parte alta di Fisciano a pochi passi dal Convento di San Giuseppe fu edificata nel XVIII secolo la Confraternita del SS. Nome di Dio del Rosario e dell'Assunta. All'interno sono conservate numerose statue, fatte in gesso, esistenti fin dalla costruzione della congrega. Progettata probabilmente dalla scuola vanvitelliana, nacque con l'obiettivo di raccogliere i numerosi bisognosi che, in seguito alle vicende storiche, necessitavano di assistenza fisica. La Congregazione del SS. Rosario si adoperò alla realizzazione di opifici che non solo creavano lavoro, ma soddisfacevano le esigenze dei più poveri. La costruzione è a tre piani che dovrebbero rappresentare i tre regni dell'oltretomba: un piano interrato, che prima dell'editto di Saint-Claude, veniva utilizzato per la sepoltura; un piano terra dove si tenevano le assemblee della Confraternita e un piano superiore dove è collocato, in fondo ad una grande sala, l'altare con una pala di Angelo Michele Ricciardi.

Chiesa dello Spirito Santo La chiesa dello Spirito Santo è situata in piazza Vittorio Veneto a Fisciano, venera il culto della Madonna delle Grazie. La chiesa fa parte della Parrocchia di San Pietro Apostolo e Spirito Santo.

Storia della chiesa