Le lingue italo-romanze (anche italoromanze) – o dialetti italo-romanzi, in senso sociolinguistico – sono un gruppo linguistico costituito dalle varietà romanze che convivono con l'italiano quale lingua tettoPellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, p.17: «parlate della Penisola e delle Isole che hanno scelto già da tempo, come lingua guida l'italiano»..

Queste sono spesso descritte come lingue sorelle dell'italiano, in quanto dialetti romanzi primari, ossia varietà indipendenti e coeve alla lingua italiana, sviluppatesi autonomamente a partire dal latino.

Vanno perciò distinte dagli italiani regionali, che sono le varietà locali della lingua italiana, da cui derivano, e che costituiscono dei dialetti romanzi secondari.

Classificazione Nella classificazione proposta da Giovan Battista PellegriniPellegrini, Giovanni Battista (1970). La classificazione delle lingue romanze e i dialetti italiani, in Forum Italicum, IV, pp.211-237Pellegrini, Giovanni Battista (1972). Saggi sul ladino dolomitico e sul friulano, Bari, pp.239-268Pellegrini, Giovanni Battista (1975). I cinque sistemi dell'italo-romanzo, in Saggi di linguistica italiana. Storia, struttura, società, Torino, Boringhieri.Pellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, p.17, gli idiomi italoromanzi sarebbero costituiti da quelle «parlate della Penisola e delle Isole che hanno scelto già da tempo, come lingua guida l'italiano». Secondo la classificazione dei dialetti parlati in Italia proposta dal Pellegrini, come anche riportato da Carla MarcatoMarcato, Carla (2007). Dialetto, dialetti e italiano, Il Mulino, Bologna, pp.176-177, i dialetti italo-romanzi sarebbero: i dialetti del "sistema cisalpino", costituito da:Pellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, p.26-29 il gallo-italico (piemontese, lombardo, emiliano-romagnolo), il veneto, il ligure, l'istrioto; il friulanoPellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, p.29-30Riconosciuto da altri autori come parte di un altro gruppo (friulano, nel retoromanzo) o costituente un gruppo autonomo (sardo). Holtus e Metzeltin-Schmitt, Lexikon der Romanistischen Linguistik, IV: Italienisch, Korsisch, Sardisch, 1988 p. 452; Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, 2009, p. 70; Lepschy, The Italian language today, 1998, p. 41; Tullio De Mauro, Storia linguistica dell'Italia unita, 1963, p.25-26; Fiorenzo Toso, 1, 2 ; Loporcaro, Vowel Length from Latin to Romance, Oxford University Press, 2015, p.241. il toscanoPellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, p.30. i dialetti italiani centro-meridionaliPellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, pp.30-34, suddivisi a loro volta in: dialetti italiani mediani, dialetti italiani meridionali o meridionali intermedi, I dialetti italiani meridionali estremiPellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, p.25; il sardoPellegrini, Giovanni Battista (1977). Carta dei dialetti d'Italia, Pisa, Pacini, p.34.

Secondo alcuni autori, all'interno dello spazio linguistico italo-romanzo sarebbe comunque possibile distinguere tre diversi livelli concentrici di appartenenza: i dialetti afferenti direttamente alla "lingua per elaborazione italiana" (ad es. fiorentino, senese, romanesco ecc.); le parlate "omoetniche" (ad es. piemontese, napoletano, siciliano ecc.); le parlate "periitaliane", comprendenti alcuni tra i dialetti "eteroetnici" diffusi sul territorio (ad es. sardo, friulano, ladino dolomitico ecc.).

Nella classificazione proposta da Glottolog, gli idiomi italoromanzi sarebbero, invece, uno specifico ramo delle lingue italo-dalmate, rappresentato dalle seguenti parlate: gruppo dell'italiano meridionale continentale; gruppo dell'italiano; gruppo del siciliano.

Critiche Alcuni linguisti si posizionano in maniera critica rispetto al raggruppamento sistematico del Pellegrini, giacché andrebbe «contro i criteri maggioritari di classificazione delle lingue» escludendo dai criteri primari di classificazione la struttura dell'idioma (morfologia, fonetica, sintassi, lessico) e basandosi esclusivamente su criteri culturali e sociolinguistici aventi, quale unico punto di riferimento, la lingua italiana.

Nei manuali di linguistica adottati dalle maggiori università italiane, friulano, ladino e sardo non sono abitualmente inclusi nel gruppo italo-romanzo, essendo stata riconosciuta ormai da tempo a livello internazionale la loro individualità ed autonomia nell'ambito delle lingue romanze"Manuale di linguistica e filologia romanza" di Lorenzo Renzi e Alvise Andreose", edizione Il Mulino - 2015. Vedi disegno nr. 1 a pag. 319: "Le lingue romanze in Europa oggi" (la mappa include tra le lingue romanze il romancio, il ladino, il friulano e il sardo, mentre esclude i dialetti gallo-italici, o alto-italiani o cisalpini, inclusi nella mappa stessa nel gruppo dell'italiano senza alcuna distinzione di colore).Holtus e Metzeltin-Schmitt, Lexikon der Romanistischen Linguistik, IV: Italienisch, Korsisch, Sardisch, 1988 p. 452; Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, 2009, p. 70; Lepschy, The Italian language today, 1998, p. 41; Tullio De Mauro, Storia linguistica dell'Italia unita, 1963, p.25-26; Fiorenzo Toso, 1, 2Manuale "Le lingue romanze" di Rainer Schlösser, Editore Il Mulino - anno 2005.

Gerhard Rohlfs non è ugualmente concorde con il Pellegrini nel considerare ladino, friulano e sardo come lingue appartenenti al gruppo italo-romanzo. Per Rohlfs, ladino, friulano e sardo possiedono una individualità strutturale e storica e assumono una posizione autonoma nell'ambito delle lingue romanze. Nella prefazione scritta alla edizione in lingua italiana della sua "Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti" (1969), alla nota n.1, scrive infatti: «La Sardegna resta fuori dalla cornice di questa grammatica, come pure i dialetti del Friuli e delle Dolomiti, appartenenti al gruppo del ladino. Del pari non si sono trattati i dialetti provenzali e franco-provenzali del Piemonte occidentale».

Di pari opinione è Tullio De Mauro, che – chiamato dal Parlamento italiano nel 1973 a predisporre una relazione delle comunità etnico-linguistiche da considerare "minoranze linguistiche" – include (relazionando per iscritto tale inclusione) ladino, friulano e sardo tra le tredici minoranze linguistiche da lui selezionateQuesta posizione di De Mauro (ladino, sardo e friulano, hanno una spiccata individualità e una storia che li colloca al di fuori della realtà linguistica italiana) trova conferma anche nel suo famoso saggio "Storia linguistica dell'Italia unita", 1963, a p.25-26; tale relazione è depositata nell'archivio del Parlamento italiano e disponibile al pubblico.

Secondo il glottologo italiano Graziadio Isaia Ascoli, ladino dolomitico, friulano e sardo sono «varietà linguistiche autonome»; l'Ascoli riconobbe a esse «una grandezza idiomatica a sé stante» e pertanto le ritenne «divergenti dal sistema italiano vero e proprio» e «non peculiari all'Italia».

Note

Bibliografia

Rainer Schlösser - Manuale "Le lingue romanze" - Editore Il Mulino - anno 2005 Lorenzo Renzi e Alvise Andreose - "Manuale di linguistica e filologia romanza", edizione Il Mulino - 2015 Gerhard Rohlfs - "Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti"- edizione in lingua italiana 1969 - Torino

Italo-romanze