L'isola del Tino si trova nel mar Ligure, all'estremità occidentale del golfo della Spezia; il suo territorio fa parte del comune di Portovenere. Dista 500 m dall'isola Palmaria e 2,5 km dalla terraferma.
Un perimetro di circa due chilometri racchiude i 127.000 mq dell'isola del Tino, lussureggiante per il bosco misto di pini e lecci che nei secoli ha soppiantato le precedenti colture a olivo e vite, risalenti all'epoca degli insediamenti dei monaci benedettini.
Un'impervia ed elevata falesia cinge l'isola da occidente rendendola inaccessibile e, al tempo stesso, strategica. Punta estrema della Liguria di levante, faro naturale proteso verso il Mediterraneo, dirimpettaio di Capraia, Gorgona e Corsica.
Dal 1997 l'isola del Tino, insieme alle altre isole Palmaria e Tinetto, Portovenere e le Cinque Terre è stata inserita tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Descrizione L'isola del Tino (Tyrus mayor nei testi medievali, nome probabilmente di origine fenicia) può essere considerata, fra le tre isole del Golfo, come quella "intermedia", sia come dimensioni, sia come posizione. A Nord infatti troviamo l'isola Palmaria, la più estesa, mentre a Sud è l'isolotto del Tinetto, di dimensioni più ridotte. Entrambe queste due isole distano dal Tino solo alcune decine di metri.
La superficie dell'isola, che si erge fino a 117 metri s.l.m., è di e il suo perimetro di quasi 2 km. Un faro del XIX secolo è costruito sulla sommità dell'isola.
Storia
Scavi eseguiti nel 2021 hanno individuato reperti di un edificio di epoca romanaProbabilmente una villa patrizia analoga a quelle rinvenute nell'arcipelago toscano. Sono stati rinvenute grandi tegole per la copertura dei tetti, frammenti di anfore con tracce di iscrizioni dipinte, ceramica di importazione dal nord-africa. e risalenti al primo insediamento nell'isola.
San Venerio, nato nell'isola della Palmaria e patrono del golfo della Spezia, si ritirò in eremitaggio sull'isola sino alla sua morte, avvenuta nel 630. Narra la leggenda che accendesse dei fuochi per indicare la rotta ai naviganti. Per questo motivo è patrono dei fanalisti e il suo esempio continua ancora oggi, come testimonia il faro che si erge sulla sommità della scogliera. In sua memoria, sulla sua tomba, venne costruito dapprima un piccolo santuario nel VII secolo da Lucio, vescovo di Luni.
Più tardi, nell'XI secolo, presso l'antico romitorio edificato dove era stato ritrovato il corpo del santo, dai monaci benedettini viene fondato il monastero di San Venerio e Santa Maria del Tino, destinato a godere di ampia fama e ricevere frequenti donazioni dai nobili dei paesi circostanti.
Nell’estate del 1242, davanti all’isola del Tino, Genova si prese la rivincita della battaglia del Giglio sconfiggendo la flotta pisana alleata dell'imperatore Federico IIUrsone da Sestri, Historia de victoria quam Ianuenses habuerunt contra gentes ab imperatore missas.
I Veneziani nel mese di giugno 1379 con 9 galere assaltarono l'isola del Tino con l'intenzione di rubare le spoglie di san Venerio.
Nel 1435, sotto papa Eugenio IV, ai monaci Benedettini subentrò la congregazione olivetana che vi rimase fino al 1446, quando dovettero abbandonare il luogo, troppo esposto alle incursioni turche. I ruderi del monastero sono tuttora visibili sulla costa settentrionale dell'isola.
Probabilmente nei primi anni del XVII secolo la Repubblica di Genova vi eresse una torre-fortezza di avvistamento La struttura è a pianta esagonale con muratura a scarpa e alla sua sommità era una piazza d'armi con tre garitte agli angoli. All'interno è una grande sala a cupola per la guarnigione. Le mura della torre genovese costituiscono le fondamenta dei due fari ottocenteschi..
Dalla seconda metà del XIX secolo l'isola fu interessata dalle ingenti opere di fortificazione del Golfo della Spezia Nel 1916 è costruita la batteria “Gregorio Ronca”, con i quattro cannoni verso il mare aperto. e ancora oggi è di proprietà militare. Importanti lavori di restauro dell'antica abbazia furono eseguiti intorno alla metà del XX secolo.
Archeologia subacquea Ricerche subacquee condotte nel 2012 e nel 2014 a 17 miglia a sud dell'isola del Tino hanno scoperto due relitti romani. Le navi naufragate trasportavano carichi di anfore vinarie di tipo greco-italico e costituiscono la testimonianza delle rotte di traffico marittimo tra Roma, la Gallia e la Spagna.
Un primo relitto, denominato Daedalus 12, è a una profondità di circa 400 m ed è gravemente danneggiato dai solchi delle reti a strascico che hanno ridotto le anfore ad un ammasso caotico di frammenti, sparsi su un’area molto vasta.
Un secondo relitto, più profondo a 500 m, denominato Daedalus 21, si è conservato sostanzialmente intatto, con il suo carico di oltre duemila anfore vinarie Dressel 1 (di cui 878 visibili in superficie) e vasi, databili intorno al II sec. a.C.. Il relitto è lungo circa 25 metri e reca ancora quattro ceppi d’ancora che hanno permesso di definire la posizione della prua.
Il relitto del cacciatorpediniere Vincenzo Gioberti, affondato il 9 agosto 1943, è stato localizzato a 600 m di profondità a ponente dell'isola del Tino.
Ambiente Flora La flora prevalente nell'isola è costituita dalla macchia mediterranea e dal bosco di leccio. Altre importanti formazioni vegetali sono la macchia ad euforbia (Euphorbia dendroides) e, sulle scogliere più vicine al mare, quelle caratterizzate dal finocchio di mare (Crithmum maritimum). Inoltre molto presenti sono anche: la cineraria marittima (Senecio cineraria), il papavero cornuto (Glacium flavum), la ginestra (Spartium junceum), il fico degli ottentotti (Carpobrotus acinaciformis), il fiordaliso di Portovenere (Centaurea veneris), la valeriana rossa (Centranthus ruber), la ruta (Ruta graveolens). Sono presenti anche alcune piante aromatiche come il timo (Thymus vulgaris), il mirto (Myrtus communis), il rosmarino (Rosmarinus officinalis) e l'ampelodesma mauritanica (Ampelodesmos mauritanicus).
Fauna
La fauna del Tino è molto simile a quella della Palmaria, a motivo della vicinanza tra le due isole.
Sull'isola si trovano alcune delle maggiori emergenze faunistiche rettili, quali il tarantolino Phyllodactylus europaeus, il più piccolo dei gechi europei, facilmente riconoscibile per l'assenza di tubercoli sul lato dorsale. Oltre che sulle isole del Tino e del Tinetto questo geconide è presente in pochissimi altri siti liguri.
Tra gli uccelli si ricordano il gheppio (Falco tinnunculus), il falco pellegrino (Falco peregrinus), lo sparviero (Accipiter nisus), la pernice rossa (Alectoris rufa), i gabbiani (Larus argentatus, Larus michahellis), il corvo imperiale (Corvus corax), il passero solitario (Monticola solitarius), il cormorano o marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis). Nell'isola l'elevata presenza di uccelli è dovuta alla quasi totale assenza dell'uomo. Questo ha fatto sì che gli uccelli (in particolare i gabbiani) nidificassero indisturbati anche nei posti più impensabili dell'isola.
Monumenti e luoghi d'interesse L'isola non è mai stata veramente abitata e le strutture presenti sono quindi poche e quasi tutte a carattere militare. Tra quelle che si sono conservate fino ad oggi sono: i ruderi del monastero di San Venerio, la batteria G. Ronca, il faro, la vecchia casamatta trasformata in piccolo museo.
Architetture religiose Scavi condotti nel 1962 dalla Soprintendenza ai monumenti della Liguria hanno rivelato gli avanzi delle fondamenta e dell'abside un'antichissima ecclesia databile tra il V e il VI secolo e quindi contemporanea agli oratori del vicino TinettoG.Montefinale, Guida turistica alle antiche chiese ed ai resti cenobitici di Portovenere.
Presso questi rilevamenti più antichi, ma distinta da essi, è l'antica abbazia di San Venerio. In origine in questo luogo era solo una cappella edificataFonte dalla già nel VII secolo sul luogo di sepoltura di san Venerio, santo eremita nativo della Palmaria, isola maggiore dell'arcipelago Spezzino. Per l'insicurezza provocata dalle continue devastazioni dei saraceni sulle coste liguri, il venerato corpo del santo nell'860 fu traslato in un luogo più sicuro, presso il nascente borgo di Spezia e i monaci abbandonarono il luogo. La vita religiosa poté riprendere quando la potenza di Genova e di Pisa, ai primi dell'XI secolo, sconfitti i saraceni riportò una relativa sicurezza sul Tirreno: i Signori di Vezzano, che della marca Obertenga erano i valvassori sul borgo di Portovenere, fecero rifiorire le istituzioni monastiche con donazioni di terre ai Benedettini. Nello stesso XI secolo un'abbazia venne edificata dai monaci benedettini come trasformazione architettonica della prima cappella. Il complesso venne poi abbandonato dai successivi monaci olivetani nel XV secolo , quando questi dovettero trasferirsi in un più sicuro insediamento monastico nella zona del Varignano) e quindi andò incontro ad un lento decadimento strutturale.
Dell'antico edificio medievale rimangono oggi visibili la facciata della chiesa, i suoi muri perimetrali e quelli del chiostro, in stile romanico. Nel convento degli olivetani ha sede il museo archeologico dell'isola del Tino che conserva anfore e monete romane e manufatti dei monaci come boccali in graffita policroma e un catino in maiolica. Un altro importante edificio è il cenotafio di San VenerioUn cenotafio è un monumento sepolcrale che viene eretto per ricordare una persona o un gruppo di persone sepolte in altro luogo. Il santo infatti è sepolto nell'attuale chiesa dei Santi Pietro e Prospero a Reggio Emilia..
Architetture civili
Altre strutture sono il porticciolo ed il faro di San Venerio, entrambi direttamente controllati e gestiti dal Comando Militare.
L'edificio del faro è stato costruito nel 1840 sulla piazza d'armi della seicentesca fortezza di avvistamento genovese per decisione di re Carlo Alberto. Il primo combustibile utilizzato per il funzionamento del faro era l'olio vegetale, successivamente sostituito dal carbone.
Nel 1884 venne costruita una seconda torre, più alta della prima torre, alla cui sommità vennero poste delle lenti ottiche ad incandescenza, alimentate elettricamente da due macchine a vapore. Poiché questo sistema forniva eccessiva potenza al fascio di luce prodotto, nel 1912 l'impianto venne sostituito con uno a vapori di petrolio. Grazie all'arrivo dell'energia elettrica il faro venne elettrificato, mentre la completa automazione avvenne nel 1985.
Il faro è controllato e gestito dal Comando di Zona Fari della Marina Militare che ha sede alla Spezia e che soprintende tutti i fari dell'Alto Tirreno.
Di notte da Lerici (che si trova dal lato opposto del golfo della Spezia) o dalle Cinque Terre è possibile vederne i lampi nell'oscurità del mare.
Architetture militari A causa forse del suo isolamento nell'isola del Tino, prima del 1920, non erano presenti installazioni difensive (né durante il dominio genovese né durante quello napoleonico venne presa in considerazione questa possibilità anche se Napoleone Bonaparte lo ritenesse utile).
La prima struttura difensiva ad essere costruita risale a dopo gli anni venti del Novecento ad opera della Regia Marina a nord-ovest dell'isola ed è stata la Batteria Gregorio Ronca a cui in seguito ci sono aggiunti altri edifici secondari per il funzionamento della batteria cioè: la Casamatta, la Casermetta, i convertitori, i proiettori di tiro e di scoperta, il deposito benzina.