Uber è un'impresa con sede a San Francisco che fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un'applicazione mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti. Insieme a AirBnb è considerato uno dei maggiori rappresentanti della cosiddetta sharing economy (economia collaborativa).

La società opera in 77 nazioni e più di 616 città in tutto il mondo, e le sue auto possono essere prenotate usando il sito internet o l'applicazione mobile, tramite la quale i clienti possono inoltre tenere traccia in tempo reale della posizione dell'auto prenotata.

In Italia Uber è presente dal 2013 e al 15 luglio 2026, è disponibile in due versioni: UberBlack, la più esclusiva, e UberComfort. Dal 01 luglio 2026 è presente anche in Calabria nella versione UberX. I responsabili della compagnia statunitense ritengono che l'impossibilità di operare in Italia attraverso servizi più economici come UberX (la sua opzione più diffusa, presente sui mercati internazionali in oltre 70 paesi) sia causata dall'arretratezza normativa e dall'incapacità della classe dirigente politica italiana nel superare concezioni anacronistiche del mondo lavorativo (e ciò nonostante un parere favorevole emesso dall'Antitrust che sollecitava l'intervento del Parlamento a legiferare in merito) e nello scardinare il lobbismo delle associazioni di categoria, quando le opportunità di sviluppo attuali offerte dalla gig economy richiederebbero un atteggiamento più innovativo. Parte della letteratura scientifica ha però sulla questione un atteggiamento più prudente, ricordando come le regole sulla base delle quali Uber Pop sia stato dichiarato illegale in Italia servano a tutelare interessi pubblici che il mercato, da solo, lascerebbe insoddisfatti, e, nel metodo, che regole antiquate si debbano cambiare seguendo i processi costituzionalmente previsti. Più in generale quindi, la regolamentazione della cosiddetta gig economy richiede un approccio moderno non solo per sfruttarne le opportunità, ma anche per individuare e prevenirne i rischi. Inoltre dal 2022 la compagnia grazie all'accordo di partnership siglato con ItTaxi (primo operatore italiano per servizi taxi) offre anche il servizio Uber Taxi, tramite il quale è possibile prenotare tramite la propria app una corsa effettuata da un tassista tradizionale munito di regolare licenza; il servizio inizialmente presente solo a Milano, è al 2025 disponibile in 13 città italiane.

Storia La Uber Technology Inc. viene fondata nel marzo 2009 a San Francisco da Garrett Camp, insieme al suo socio e collaboratore Travis Kalanick. Il progetto iniziale dei fondatori si basa sull'idea di creare un sistema di trasporto diretto che possa essere sia contenuto nei costi che facile da procurare: iniziano così a pensare a un sistema che permetta di prenotare un'auto tramite un'app dello smartphone, e che consenta di trasformare qualsiasi guidatore privato con la sua automobile in un potenziale autista professionista. La denominazione originale della compagnia era UberCab, poi ridotta a Uber nel 2011 a seguito delle numerose proteste dei tassisti di diverse città americane (in particolare a San Francisco dove la municipalità inviò una lettera di cessazione delle attività per il nome UberCab, sostenendo che questi violava le regolamentazioni sui taxi).

L’investimento iniziale di $250.000 genera in un solo anno, tra il 2009 e il 2010, $1,25 milioni; nel 2010, First Round Capital e un'altra società investono questa cifra, valutando la start-up 4 milioni di dollari.

Nel maggio 2010 UberCab, dopo il perfezionamento dell'applicazione per smartphone, viene lanciata a San Francisco, dove il servizio ha il costo di un quinto rispetto a quello di un taxi tradizionale. All'inizio la sperimentazione è basata su un servizio di auto nere di lusso prenotabili tramite un’app; l’idea era quella di testare il mercato tra professionisti e persone disposte a pagare un extra per ottenere un servizio premium. La risposta della clientela fu incoraggiante: già i primi utenti infatti dimostrarono particolare apprezzamento per la semplicità ed efficacia del servizio, e la possibilità, con un semplice tocco sullo schermo, di avere a disposizione un’auto in pochi minuti, senza bisogno di chiamare un centralino e stare in attesa come con i taxi. Il pagamento era automatico tramite carta di credito, eliminando la necessità di avere contanti o negoziare il prezzo con l’autista.

Da qui in poi lo sviluppo è rapido ed esponenziale: nel 2011 Uber arriva a New York, Seattle, Chicago, Boston e Washington D.C. e ottiene un grosso finanziamento da Benchmark Capital che investe 12 milioni di dollari per rilevare il 20% delle azioni della società, valutata 60 milioni di dollari.

Nel dicembre 2011 la compagnia si apre al mercato internazionale installandosi a Parigi, e riceve un altro importante investimento di 26,5 milioni di dollari da parte di Menlo Ventures.

Nel luglio 2012 l'azienda lancia sul mercato UberX, un nuovo servizio che propone macchine meno lussuose con un costo inferiore del 35%. Nello stesso anno, dopo aver osservato che, soprattutto nei giorni di festa e negli orari di punta si verifica una scarsezza di auto disponibili, mette in atto il cosiddetto dynamic pricing model, un algoritmo che regola automaticamente il prezzo delle corse in base alla richiesta e in questo modo riporta le curve di domanda-offerta in equilibrio, dato che se la corsa costa troppo molti utenti scelgono mezzi alternativi.

Nel 2013 l'azienda riceve un investimento di 250 milioni di dollari da parte di Google Ventures e viene valutata 3,5 miliardi. Si espande in India e in Africa.

Nel 2014 Uber approda in Cina, attualmente uno dei suoi terreni di mercato maggiori, dove riceve un investimento di 600 milioni di dollari dal motore di ricerca cinese Baidu; lo stesso anno lancia UberPool, un nuovo e ancora più economico servizio che permette di condividere la corsa con altri utenti che devono andare nella stessa direzione.

Nel 2015 nasce Uber Eats, servizio di consegna di cibo pronto a domicilio, e l'azienda comincia a investire nella ricerca tecnologica sulle vetture a guide autonoma, che porta tuttora avanti con l'appoggio di importanti aziende automobilistiche come Toyota e Volvo.

Nel 2016 l'azienda riceve un importante investimento di 3,5 miliardi di dollari dal Saudi Arabia Public Investment Fund.

Nel 2017 la compagnia viene valutata 48 miliardi di dollari; si stima che effettui all'incirca 15 milioni di viaggi al giorno in tutto il mondo e che abbia circa 15.000 impiegati in totale. Nell'agosto dello stesso anno a seguito di accuse di molestie sessuali, spionaggio aziendale e truffa, l'Amministratore delegato e co-fondatore Travis Kalanick viene costretto a dimettersi, lasciando il posto a Dara Khosrowshahi, manager di origini iraniane che prima di passare a Uber ha guidato per anni l'agenzia di viaggi online Expedia.

In un contesto di incidenti stradali in cui le donne sono spesso vittime, l'azienda annuncia il lancio dell'opzione "Women", garantendo che il VTC sarà guidato da una donna.

Nel 2025 viene annunciato in partnership con Gemini Trains il servizio Uber Trains, che dal 2029 collegherà con treni ad alta velocità Londra Parigi, Bruxelles e Lille.

Le reazioni in Italia L’approdo di Uber sul mercato ha messo in difficoltà l’ordinamento italiano.

UberBlack fu il primo servizio a sbarcare a Milano nel marzo 2013. Giuridicamente tale servizio può essere ricondotto alla categoria degli operatori NCC (noleggio con conducente), in quanto gli autisti sono titolari di autorizzazione per la prestazione di detto servizio. Però, a differenza dei conducenti NCC, UberBlack non rispetta la previsione dell'art. 3 della Legge Quadro del 1992 che ne obbliga il rientro in rimessa al termine del servizio. Per questo UberBlack viene considerato abusivo da parte del Comune di Milano, dove nel 2013 un autista della compagnia fu fermato davanti a un albergo in piazza della Repubblica, intento a caricare un cliente senza essere passato prima in rimessa. Multato e imposto il fermo amministrativo del veicolo, l'autista e la compagnia fecero ricorso al giudice di pace il quale nel novembre successivo annullò l'ordinanza dei vigili chiedendo il dissequestro del veicolo; il Comune di Milano però impugnò la sentenza rivolgendosi al Tribunale che ribalta la sentenza confermando integralmente il verbale emesso, condannando l'autista al pagamento delle spese e bloccando il veicolo.

Nel 2015, sempre a Milano esploderà il caso del servizio UberPop. Gli autisti UberPop sono privi di qualsiasi tipo di licenza: bastano infatti pochi requisiti quali una fedina penale immacolata, patente di guida da almeno 3 anni, non aver mai avuto sospensioni di patente, essere in possesso di un'auto intestata e immatricolata da non più di 8 anni (di dimensioni medie o grandi con almeno 4 posti e in ottime condizioni), essere in possesso di una copertura assicurativa per i passeggeri. Per questo il Tribunale di Milano nel maggio 2015Tribunale di Milano sezione specializzata in materia di impresa, ordinanza 25 maggio 2015 n.16612 (e successivamente il Tribunale di Torino nel 2017)Tribunale di Torino, sezione specializzata in materia di impresa, sentenza 22 marzo 2017, in Dir. trasporti, 2017, 1013 accogliendo il ricorso delle associazioni di categoria decreta il blocco del servizio su tutto il territorio nazionale, accusando UberPop di concorrenza sleale in quanto la mancata soggezione degli autisti UberPop ai costi inerenti al servizio taxi consente l'applicazione di tariffe sensibilmente minori rispetto a quelle del servizio pubblico e non praticabili dal tassista. Il 13 febbraio 2015 a Genova il giudice di pace Giovanni Gualandi accoglie il ricorso presentato da un guidatore Uber che era stato sanzionato mesi prima come tassista abusivo, affermando che il servizio offerto da UberPop non è riconducibile al taxi ma semmai al noleggio con conducente.

Il Tribunale di Roma nel 2017Tribunale di Roma, sezione specializzata in materia di impresa, sentenza 26 maggio 2017 riprende il caso UberBlack e ne revoca la propria ordinanza di blocco in quanto in dubbio sulla razionalità dell'obbligo dell'art.3 della Legge 21/92 del rientro in rimessa degli NCC al termine del servizio. Il 7 aprile dello stesso anno il Tribunale di Roma dispone il blocco dei servizi Uber (tranne Uber Eats) in tutta Italia a partire dal 17 aprile, ordinanza sospesa dopo circa una settimana in attesa della valutazione del reclamo presentato dall'azienda.

Ad oggi quindi, Uber è operante in Italia con il solo servizio UberBlack, ma rimangono vietati i servizi UberPop ed UberX.

In Italia, i conflitti tra taxi, NCC e Uber riguardano concorrenza, regolamentazione e tariffe. I tassisti temono la concorrenza di Uber (a loro detta sleale) e la liberalizzazione del mercato, mentre gli NCC si trovano in una posizione intermedia, offrendo servizi flessibili ma potenzialmente influenzati dall'espansione di Uber. Uber, al centro di controversie legali, cerca di adattarsi alle normative italiane collaborando con autisti NCC, ma continua a ricevere critiche e opposizioni. Ogni servizio difende i propri interessi nel mercato dei trasporti, generando conflitti tra di loro.

Nel gennaio 2026 Uber ha annunciato il rinnovo dell'accordo con ITTaxi per altri 5 anni. L'azienda è presente in 50 città italiane con una flotta di 6000 taxi.Uber rinnova l’accordo con i taxi: «Auto a guida autonoma entro quest’anno a Londra e in Germania»

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