È stato primo ministro della Thailandia dal 2014 al 2023, e si è ritirato dalla vita politica dopo la nomina del suo successore Srettha Thavisin.
Comandante in capo del Reale Esercito Thailandese dall'ottobre del 2010, guidò il colpo di Stato militare del 22 maggio 2014 che pose fine al governo ad interim di Niwatthamrong Boonsongpaisan. Due giorni prima aveva assunto il comando del Consiglio nazionale per la pace e per l'ordine, la giunta militare che prese il controllo del Paese dopo il colpo di Stato. Il 23 maggio si auto-proclamò primo ministro ad interim e il 21 agosto 2014 fu eletto primo ministro dal nuovo Parlamento nominato dalla giunta e composto principalmente da militari.
Il suo governo promosse la contestata Costituzione del 2017, che aumentò il potere dei militari nelle istituzioni e del nuovo sovrano Vajiralongkorn. Rimase primo ministro anche dopo essere andato in pensione e in seguito la carica gli fu confermata dopo le altrettanto contestate elezioni del 2019, appoggiato dal nuovo partito filo-militare Palang Pracharat di cui non fu membro. Nonostante le severe misure applicate contro le opposizioni, nel 2020 ebbero inizio le grandi dimostrazioni anti-governative che si protrassero fino all'anno successivo chiedendo le dimissioni sue e del governo militare, una nuova costituzione, il ridimensionamento delle prerogative della monarchia e il ritorno a una vera democrazia. Nell'agosto 2022 fu sospeso dall'incarico di primo ministro per aver ricoperto la carica oltre il limite massimo di 8 anni previsto dalla costituzione, e fu reintegrato nella carica il successivo 30 settembre con una sentenza della Corte costituzionale.
Per le elezioni del 2023, Prayut si candidò nuovamente primo ministro ma con il nuovo partito filo-militare Ruam Thai Sang Chart, in cui confluirono anche molti membri di Palang Pracharat. Entrambi i partiti subirono una pesante sconfitta, Prayut rimase primo ministro in attesa della nomina del suo successore, e l'11 luglio 2023 fu annunciato che dopo tale nomina si sarebbe ritirato dalla vita politica. I due partiti filo-militari entrarono clamorosamente nella coalizione di governo promossa da Pheu Thai, il partito che guidava il governo destituito con il colpo di Stato del 2014, impossibilitato a formare una coalizione democratica nel 2023 per l'opposizione del Senato, che era rimasto lo stesso del 2019.
Dopo il suo ritiro dalla vita politica, il 29 novembre 2023 Prayut fu ammesso da re Vajiralongkorn a far parte del Consiglio privato della Thailandia, l'organo consultivo del sovrano.
Biografia Carriera militare
Prayut compì gli studi militari nella Scuola preparatoria per le accademie delle forze armate e in altri due college dell'esercito; frequentò quindi due corsi per ufficiali di fanteria e si iscrisse poi a Bangkok al corso di laurea in Scienze alla Regia Accademia Militare Chulachomklao. Dopo la laurea fu trasferito al 21º Reggimento di fanteria delle Guardie della regina. Nel 2002 fu nominato vice-comandante generale della 2ª Divisione di Fanteria della Guardia reale, diventandone comandante generale l'anno successivo. Nel 2005 ebbe il grado di vice comandante generale della 1ª Area dell'esercito, di cui faceva parte la 2ª Divisione di Fanteria, per poi diventarne il comandante generale nell'ottobre 2006 a supporto del futuro comandante in capo dell'esercito Anupong Paochinda, dopo il colpo di Stato militare che aveva posto fine al governo del primo ministro Thaksin Shinawatra.
Giunto ai vertici delle forze armate, entrò a far parte della fazione dell'esercito chiamata "Tigri Orientali", i cui membri provenivano soprattutto dalle Guardie della regina del 21º Reggimento di fanteria di stanza nella Thailandia dell'Est. In questa fazione si unì ai generali Prawit Wongsuwan, che fu comandante in capo dell'esercito tra il 2004 e il 2005, e Anupong Paochinda, che rivestì la stessa carica dal 2007 al 2010.
Prayut si mise in luce come inflessibile filo-monarchico e oppositore dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra, che dopo il colpo di Stato del 2006 si auto-esiliò nel 2008, nel timore di essere condannato nei procedimenti penali in cui era accusato di corruzione e conflitto di interessi. Dopo il colpo di Stato che aveva esautorato Thaksin, Prayut entrò a far parte del Parlamento, dove fu inserito nel Comitato per l'Ambiente e le Risorse Naturali. In questi due anni, una giunta militare appoggiò il governo del generale Surayud Chulanont fino alle elezioni che videro vincitore il Partito del Potere Popolare (PPP), alleato di Thaksin.
Primo ministro fu nominato Samak Sundaravej, che dopo pochi mesi venne destituito dalla Corte Costituzionale per conflitto d'interessi. Il suo posto fu preso da un altro membro del PPP, Somchai Wongsawat, cognato di Thaksin, che dopo soli due mesi fu a sua volta deposto dalla Corte Costituzionale con l'accusa di brogli elettorali commessi dal PPP. Il partito venne disciolto e i suoi membri inibiti a ricoprire cariche pubbliche per 5 anni. La legislatura con il governo del PPP fu accompagnata da crescenti proteste dei conservatori, che arrivarono ad occupare il Parlamento e l'aeroporto Suvarnabhumi, il principale scalo del Paese.
In quegli anni furono affidati a Prayut incarichi direttivi in diverse aziende di importanza nazionale. Tra il 2007 e il 2010 fu presidente della Thai Oil Public. Nel frattempo continuava la sua scalata ai vertici dell'esercito; tra il 2008 e il 2009 fu capo di stato maggiore dell'esercito e fu nominato aiutante onorario del re. Il 17 dicembre 2008, il governo fu affidato senza elezioni a Abhisit Vejjajiva del conservatore Partito Democratico, e questo evento fu duramente contestato dalla fazione pro-Shinawatra. Prayut divenne vice-comandante in capo dell'esercito nell'ottobre 2009 e nel 2010 fu accusato per aver favorito il duro intervento con cui l'esercito stroncò le manifestazioni delle Camicie Rosse del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, sostenitori dell'esiliato Thaksin che chiedevano nuove elezioni. Il bilancio finale degli scontri fu di 90 morti e 2.000 feriti.
Comandante in capo dell'esercito
Prayut Chan-o-cha succedette a Anupong Paochinda nella carica di comandante in capo del Reale Esercito Thailandese il 1º ottobre del 2010, Il successivo 7 ottobre assunse la carica di presidente dell'importante Banca Militare Thai.
Dopo essere arrivato al vertice dell'esercito, inizialmente Prayuth moderò le proprie posizioni, arrivando a incontrare i famigliari delle vittime degli scontri del 2009-2010, e in seguito fece sapere che l'esercito non avrebbe interferito nella politica. Si smentì durante la campagna elettorale del 2011, invitando gli elettori a votare per le brave persone, facendo intendere di votare contro Yingluck Shinawatra, la sorella di Thaksin vincitrice delle elezioni del luglio 2011, con il cui governo avrebbe in seguito collaborato.
Manifestazioni anti-governative del 2013-2014 La crisi politica thailandese si riacutizzò con una lunga serie di manifestazioni anti-governative a Bangkok tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014, che avrebbero portato al colpo di Stato guidato da Prayut. Tali manifestazioni ebbero origine nell'ottobre 2013 da una proposta di legge presentata dal governo, che prevedeva un'amnistia per i reati connessi alla crisi politica tra il 2006 e il 2011, di cui avrebbe beneficiato anche Thaksin. Contestando la proposta, i conservatori innescarono una serie di grandi manifestazioni, paralizzando per lungo tempo buona parte della capitale e determinando la caduta dell'esecutivo di Yingluck, che dissolse il Parlamento in dicembre e continuò a governare ad interim in attesa di nuove elezioni.
Le elezioni furono fissate per il 2 febbraio 2014, ma vennero annullate per il boicottaggio dall'opposizione che presidiò i seggi elettorali per impedire di votare. I conservatori chiesero una nuova legge elettorale che impedisse alla famiglia Shinawatra la possibilità di controllare il governo, rinviando le nuove elezioni. Nel maggio del 2014 Yingluck fu destituita con una sentenza della Corte Costituzionale, riconosciuta colpevole di "abuso del potere politico a fini personali", per aver rimosso dall'incarico nel 2011 l'ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale e averlo sostituito con un proprio parente. Con tale sentenza vennero destituiti anche tutti gli altri ministri in carica quando successe il fatto. Il nuovo esecutivo provvisorio fu formato con altri politici della coalizione che era al governo, non implicati nella rimozione dell'ufficiale nel 2011. Primo ministro ad interim fu nominato Niwatthamrong Boonsongpaisan, ex ministro del Commercio, incaricato di guidare il Paese verso nuove elezioni.
I dimostranti anti-governativi proseguirono a protestare e a chiedere al senato, rimasto in carica, di proclamare un nuovo governo per preparare una nuova legge elettorale a loro congeniale, senza la quale quasi sicuramente i partiti vicini agli Shinawatra avrebbero vinto le consultazioni, appoggiati da larghe fasce della popolazione meno abbiente, come era successo in tutte le elezioni a partire da quella del 2001. Anche le Camicie rosse fedeli agli Shinawatra si riunirono in massa nei pressi della capitale in supporto del governo e si temette che la vicinanza tra i due schieramenti potesse portare a una guerra civile. Nel periodo di questi disordini, Prayut aveva dichiarato che l'esercito si sarebbe mantenuto neutrale.
Colpo di Stato e accentramento dei poteri
Con l'acutizzarsi della tensione ed avendo constatato l'impossibilità di conciliare i due schieramenti, il 20 maggio 2014 i militari del neonato Consiglio nazionale per la pace e per l'ordine, capeggiato da Prayut, proclamarono la legge marziale ed il 22 successivo effettuarono un colpo di Stato, il dodicesimo da quando è stata concessa la Costituzione nel 1932. Il governo ad interim fu sciolto, la Costituzione (imposta nel 2007 dall'esercito) soppressa, entrò in vigore il coprifuoco sul territorio nazionale dalle 22 alle 5 e i dimostranti di entrambi gli schieramenti furono dispersi. I provvedimenti vennero presi dopo che, a partire dall'inizio delle proteste in novembre, 28 persone avevano perso la vita e 700 erano state ferite in scontri e attentati collegati alle proteste.
La mattina del 23 maggio, Prayut si auto-proclamò primo ministro ad interim della Thailandia e convocò 23 leader politici nazionali nonché 114 esponenti delle dimostrazioni dei mesi precedenti. All'incontro partecipò la deposta prima ministra Yingluck, che venne tratta in arresto assieme ad alcuni familiari e a molti dei politici ed attivisti presenti, dopo che era stato loro notificato il divieto di lasciare il Paese.
Primo ministro e nuova Costituzione Il 22 luglio 2014, la giunta fece promulgare dal re la Costituzione provvisoria, che garantiva impunibilità ed enorme potere ai vertici della stessa giunta. Il 1º agosto furono nominati i membri di un parlamento provvisorio, la maggior parte dei quali erano ufficiali dell'esercito e della polizia. Secondo il portavoce della giunta, l'organo legislativo avrebbe dovuto rimanere in carica fino alle nuove elezioni, previste inizialmente per la fine del 2015 o l'inizio del 2016. Il nuovo parlamento elesse all'unanimità Prayut primo ministro della Thailandia il successivo 21 agosto. In seguito queste date furono disattese e per lungo tempo non furono fissate le nuove elezioni.