Autore di romanzi, racconti e raccolte poetiche, fu a lungo attivo fra l'Italia e la Francia, dove diresse la biblioteca dell'Istituto Italiano di Cultura di Parigi. La sua narrativa, fortemente legata al paesaggio e alla cultura della Puglia, è caratterizzata dalla commistione di realismo, grottesco, fantastico e sperimentazione linguistica.

Biografia

Formazione e primi scritti Nacque a Molfetta il 1º luglio 1923 da Giacinto Panunzio (1889-1976), avvocato e in seguito insegnante di francese, e da Antonietta Poli (1896-1939). Era nipote del giurista e filosofo Sergio Panunzio.

La biblioteca paterna, ricca in particolare di letteratura francese, favorì la precoce familiarità di Panunzio con autori quali Charles Baudelaire, Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé, Jules Barbey d'Aurevilly, Honoré de Balzac, Gustave Flaubert e Guy de Maupassant.

Esordì sedicenne con la raccolta poetica Giovane musa, composta nel 1939 e pubblicata a Milano l'anno successivo. Nei primi anni quaranta soggiornò a Roma e seguì all'Università di Roma le lezioni di letteratura italiana moderna e contemporanea di Giuseppe Ungaretti, che avrebbe successivamente ricordato nella propria poesia. Laureatosi in lettere, insegnò per qualche tempo italiano e storia nei licei.

La sua conoscenza della cultura francese trovò una prima espressione importante nella traduzione in versi di una scelta de Les Fleurs du Mal di Baudelaire, pubblicata nel 1946 con il titolo I fiori del male. Interpretazioni di Enrico Vito Panunzio.

L'esordio in prosa avvenne con la novella Impossibilità del bene, pubblicata nel 1950 sulla Voce di Molfetta. Un altro racconto, Un amore, fu successivamente accolto da Ferruccio Ulivi ed Elio Filippo Accrocca nell'antologia Prosatori e narratori pugliesi del Novecento.

L'attività radiofonica e gli anni parigini Nel 1955 Panunzio realizzò insieme allo scrittore e sceneggiatore Gino Montesanto una riduzione radiofonica in cinque puntate de La pelle di zigrino di Honoré de Balzac. Trasmesso dal Secondo Programma della Rai fra il 7 e il 16 febbraio 1955, l'adattamento ebbe la regia di Amerigo Gomez, i commenti musicali di Bruno Rigacci e fu interpretato dalla Compagnia di prosa di Firenze della Rai.

Visse per circa vent'anni a Parigi, dove fu addetto culturale dell'ambasciata italiana e diresse la biblioteca dell'Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Durante il soggiorno francese mantenne rapporti con l'ambiente letterario italiano; tra gli scrittori da lui frequentati vi fu Marino Moretti.

Un episodio significativo della sua attività culturale parigina fu il rapporto con l'Opera dei pupi. Nel 1967 conobbe Giacomo Cuticchio e il figlio Mimmo Cuticchio, giunti a Parigi per una rappresentazione presso l'ambasciata italiana. Appassionatosi ai pupi siciliani, Panunzio favorì la prosecuzione dell'esperienza parigina dei Cuticchio e la nascita di un piccolo teatro nella Librairie 73 di boulevard Saint-Michel.

Panunzio acquistò parte dei pupi utilizzati dai Cuticchio in Francia e conservò per molti anni il materiale scenico nella proprietà familiare di Torre Pulo, presso Molfetta. La raccolta fu in seguito ricondotta a Palermo e ricongiunta al patrimonio storico della famiglia Cuticchio.

La narrativa La prima opera narrativa di ampio respiro fu I signori scaduti, otto racconti strettamente collegati e ambientati nella Puglia del primo Novecento. Scritti nei primi anni cinquanta, ottennero una segnalazione al Premio Grazia Deledda nel 1954, ma furono pubblicati in volume soltanto nel 1966 da Cappelli; l'opera vinse il Premio Salento nel 1968. Una nuova edizione uscì per La Lepre nel 2013.

I racconti rappresentano il declino di una borghesia e di un ceto patrizio meridionali incapaci di adattarsi alle trasformazioni della società. La critica accostò già nel 1966 il libro all'immaginario del Gattopardo, definendolo «un "Gattopardo" pugliese».

Dopo un lungo intervallo Panunzio pubblicò L'apofasia del Cav. Ciro Saverio Paniscotti (1982), romanzo scritto circa dieci anni prima. L'opera, costruita in forma digressiva e aperta, oppone l'«ottimismo scientista» a un «atavico scetticismo» e combina riflessione filosofica, ironia e sperimentazione verbale. Il romanzo fu ripubblicato nel 2009 da La Lepre.

Nel 1983 uscì per Bompiani Il balcone di casa Paù, romanzo che riprende il tema della decadenza familiare e sociale già presente nei Signori scaduti e che nello stesso anno ricevette il Premio Napoli. All'opera dedicò attenzione anche Mario Pomilio, che la recensì nello stesso anno su Il Tempo.

Tre anni dopo apparve Malfarà (1986), ambientato in una zona delle Murge nei pressi di una fattoria chiamata Sfondascarpe. La realtà rurale pugliese vi è trasfigurata in un paesaggio fantastico e stregonesco, dominato da fenomeni atmosferici, superstizioni, deformazioni grottesche e da una lingua fortemente espressionistica.

Il romanzo suscitò un'ampia attenzione critica. Dario Bellezza ne parlò come di un «caso letterario», mentre Giacinto Spagnoletti ne sottolineò la capacità di trasformare la terra pugliese in una dimensione visionaria e indicò il libro come una delle prove maggiori di Panunzio. Anche Geno Pampaloni intervenne sul romanzo con la recensione Picaro con valigia. Alberto Moravia se ne occupò nel proprio Diario europeo. Nel 1987 Malfarà ottenne il premio speciale Brutium.

I racconti composti da Panunzio fra gli anni cinquanta e la fine degli anni ottanta, alcuni dei quali pubblicati anche su Il Mattino e sul quotidiano Puglia, confluirono in parte nella raccolta L'idiota celeste, edita da Pironti nel 1989. Il volume fu recensito, tra gli altri, da Francesco Durante e Michele Dell'Aquila.

La produzione narrativa si concluse con L'anno divino. Nigredo, pubblicato da Schena nel 2004.

Caratteri della narrativa Nella narrativa di Panunzio è costante il rapporto con il paesaggio meridionale e in particolare con la Puglia murgiana. Alberto Asor Rosa ha rilevato nella sua opera una visione del mondo «meridionale» legata alle radici elleniche della Magna Grecia, accompagnata da una prosa barocca e preziosa.

Alla componente regionale si sovrappongono frequentemente il fantastico, il grottesco, l'ironia e una marcata tendenza alla deformazione linguistica. In opere come L'apofasia del Cav. Ciro Saverio Paniscotti e Malfarà la narrazione procede attraverso digressioni, giochi verbali, neologismi e bruschi trapassi fra registri colti, dialettali e parodici.

Raffaele Crovi, che dedicò a Panunzio alcuni interventi poi raccolti nel volume Diario del Sud, inserì lo scrittore nel quadro della narrativa meridionale del secondo Novecento.

La poesia Nonostante la maggiore notorietà come narratore, Panunzio coltivò la poesia per tutta la vita. Dopo il precoce Giovane musa, molte composizioni rimasero per decenni affidate a quaderni manoscritti e raccolte non pubblicate. Nel 1986 apparve un Triduo poetico sulla rivista barese La Vallisa.

Nel 1997 pubblicò I novantanove nomi di Allah, opera organizzata secondo una struttura tripartita: Tiziana, o I trentatré primi nomi di Allah. Nigredo, Pickwick, o I trentatré altri nomi di Allah. Albedo e La briciola dell'angelo, o I trentatré ultimi nomi di Allah. Rubedo. I termini alchemici nigredo, albedo e rubedo indicano una delle linee simboliche che attraversano la produzione poetica della maturità.

Anche Il peso degli angeli (1999) è articolato in tre sezioni, L'agguato del mattino, Poubelle e Il peso degli angeli. Secondo Marco Ignazio de Santis, la poesia di Panunzio si caratterizza in questa fase per un ritmo franto, l'uso di allitterazioni, neologismi, arcaismi e vocaboli derivati dal francese e dal dialetto molfettese, con frequenti riferimenti autobiografici ed eruditi.

Nel 2004 pubblicò L'occhio di Parigi, raccolta di trentotto poesie dedicate a luoghi, quartieri e figure della capitale francese, nella quale l'italiano si mescola al francese e a termini pugliesi.

L'anno successivo uscì Tregua di azzurro, vasto canzoniere in due volumi il cui titolo richiama L'Azur di Stéphane Mallarmé. L'opera è articolata nei quattro cicli Prisma di Eterno, Cifra di Ombra, Attimo di Colomba e Voglia di Luce. Anche qui la ricerca poetica procede attraverso contaminazioni linguistiche, termini desueti, neologismi e interferenze tra italiano, francese e dialetto molfettese.

Rapporti letterari e ultimi anni Dopo il periodo francese Panunzio visse a lungo anche a Roma, dove frequentò diversi protagonisti dell'ambiente letterario. Ebbe rapporti, fra gli altri, con Alberto Moravia, Dario Bellezza, Mario Picchi, Edoardo Cacciatore e Piero Sanavio. Lo scrittore e poeta Dante Maffia lo ricordò come assiduo interlocutore di Bellezza e Spagnoletti e particolarmente legato alla cultura e alla letteratura francesi.

Nel campo delle arti figurative scrisse anche testi critici per cataloghi di mostre, fra cui uno dedicato nel 1973 all'artista Paolo Guiotto e uno per una mostra dell'illustratore Daniel De' Angeli nel 1986.

Morì a Roma il 20 febbraio 2015, all'età di 91 anni.

Opere

Narrativa

Nuova edizione: Roma, La Lepre Edizioni, 2013. Nuova edizione: Roma, La Lepre Edizioni, 2009.

Poesia

Teatro musicale

Enrico Panunzio, Lo specchio di vera penitenza, oratorio, musica di Enrico Renna, Roma, Edi-pan, 1985.

Traduzioni

Adattamenti radiofonici

Honoré de Balzac, La pelle di zigrino, riduzione radiofonica in cinque puntate di Enrico Panunzio e Gino Montesanto, regia di Amerigo Gomez, Rai, Secondo Programma, 7-16 febbraio 1955.

Note

Bibliografia

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