La chiesa di Maria Santissima del Carmelo è un edificio religioso di Santa Venerina (CT), che si trova nel quartiere di Bongiardo.
Appartiene all'arcidiocesi di Catania, mentre le altre parrocchie del territorio comunale di Santa Venerina fanno parte della diocesi di Acireale. Questa distinzione risale alla formazione del nuovo comune nel 1934, quando i residenti scelsero di restare sotto l'autorità spirituale dell'arcidiocesi di Catania. La decisione fu influenzata da vari fattori, tra cui il fatto che nel territorio comunale di Zafferana Etnea rimasero la chiesa filiale di Sant'Antonio di Padova in Passopomo e il cimitero, strutture legate da tempo alla giurisdizione catanese. Inoltre, la comunità di Bongiardo nutre un attaccamento secolare all'arcidiocesi di Catania, anche in segno di riconoscenza verso il beato cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, che ha avuto un ruolo rilevante nella storia religiosa della zona.
Storia
Gli inizi e il XVIII secolo I ricorrenti sommovimenti tellurici, spesso preceduti da imponenti eruzioni dell'Etna, che hanno tormentato la parte orientale dell'isola dove si stende Santa Venerina, hanno mutato e stravolto, tanto l'aspetto orografico e idrografico, quanto la flora e la fauna che regolavano il processo biologico del bosco e del sottobosco. Nel 1640 il territorio dell'antico borgo di Bongiardo, nucleo originario di Santa Venerina, passò dalla giurisdizione di Aci Aquilia al nuovo comune di Aci Sant'Antonio e Filippo. In seguito a chissà quale evento calamitoso l'antico "hospitali Blancardi" e l"Ecclesia del Santissimo Salvatore" in "nemore" ricordati nei testi medievali, che fortunatamente ci sono pervenuti, furono distrutti e cancellati perfino dalla memoria.
L'Ecclesia del SS. Salvatoris
Dell'esistenza di questa chiesa, da secoli scomparsa, abbiamo notizia dalla Cronaca di Michele da Piazza, cronista del XIV secolo, che riferisce del girovagare per i boschi dell'Etna del duca Giovanni d'Aragona, per sfuggire alla peste del 1348, e del tentativo dello stesso di rifugiarvisi, ma la trovò sbarrata. Per cui il Duca andò a rifugiarsi nel vicino Eremo di sant'Andrea di Milo, dove morì: "nunc ad quondam Ecclesiam Sancti Salvatoris del Blanchardu in nemore civitatis predicte, e quasi latitando, discurreret, prevenit ad quondam Ecclesiam seu locum, vocatum Sanctu Andria".
Questa chiesa fu costruita probabilmente nel periodo della dominazione normanna, quando i Benedettini si insediarono in tutta l'area etnea. È plausibile altresì che alla chiesetta fosse abbinato un fondaco per ospitare i viandanti della "Strada Regia" durante la notte per sfuggire agli assalti di banditi e briganti. Alcuni studiosi ipotizzano che la chiesa sorgesse nei pressi dell'attuale Chiesa della Madonna del Carmelo, sulla base di alcuni oggetti rinvenuti in zona. Vi è poi chi colloca l’antica Ecclesia nella contrada "Acqua-Bongiardo". Sappiamo con certezza che già nel 1631 la chiesa non esisteva più, come attestato da un documento dell’epoca.
Origini del culto della Madonna del Carmelo a Bongiardo La devozione popolare verso la Madonna del Carmelo a Bongiardo risulta essere di origine certamente anteriore rispetto alla costruzione dell'attuale edificio sacro. Le testimonianze storiche e artistiche che attestano la presenza di un culto mariano ben radicato nella comunità locale risalgono, infatti, a un periodo antecedente alla fondazione della chiesa, offrendo un importante quadro di continuità religiosa e culturale.
Prova dell’antichità del culto è offerta dal canto devozionale intitolato Salvi Rigina Carmilitana, la cui esecuzione è esclusiva della comunità di Bongiardo. Si tratta di una melodia liturgica unica nel suo genere, non riscontrabile in altre realtà mariane, e la cui origine viene fatta risalire con buona certezza a un periodo anteriore alla costruzione del luogo di culto. La particolarità musicale del brano e la sua trasmissione orale nel tempo indicano un radicamento profondo del culto nella tradizione popolare e religiosa del villaggio.
La decisione stessa di erigere una chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, attribuita alla volontà della famiglia Pulvirenti, nasce dalla necessità di dare una sede stabile e dignitosa ai riti religiosi e alle celebrazioni popolari legate al 16 luglio, giorno della festa patronale. Questo atto, quindi, oltre a segnare l’inizio della storia architettonica dell'edificio sacro, costituisce anche la conferma di un culto già antico, sentito e collettivamente condiviso, che trovava espressione in forme artistiche, musicali e devozionali già pienamente sviluppate prima ancora dell’edificazione della chiesa.
L'edificazione della chiesa Agli inizi del XVIII secolo Bongiardo soffriva per la lontananza dai luoghi di culto. Gli abitanti di questo lembo di terra dovevano affrontare strade lunghe ed impervie per assistere alle funzioni religiose e far celebrare i sacramenti.
Il 6 settembre 1723, Francesco Pulvirenti, cittadino di Aci San Filippo, ottenne in concessione un piccolo appezzamento di terreno situato nella contrada detta "Ardichetto", allora parte dei possedimenti dell'abbazia di Pisano Etneo. L'autorizzazione, formalizzata per mezzo del Regio Segreto competente, prevedeva la possibilità per il Pulvirenti di edificare una casa e una cisterna su quel suolo.
Dopo pochi anni, animato da motivazioni spirituali e dal desiderio di assicurare la salvezza della sua anima e a quella della moglie Giovanna, il 24 dicembre 1726 Francesco Pulvirenti costituì ufficialmente una dote destinata alla fondazione di una chiesa. Decise che il nuovo edificio sacro sarebbe stato dedicato a Maria Santissima del Carmelo, affinché ogni anno, il 16 luglio, si potesse solennemente celebrare la sua festa, e alle Anime Purganti, secondo una pratica devozionale molto sentita all'epoca.
La dote predisposta da Pulvirenti era particolarmente consistente: comprendeva la casa con il cortile e la cisterna annessi, una bottega, una stalla, un pagliaio e una vigna, beni che garantivano una rendita annua di circa sei onze. Tale somma era destinata non solo al sostentamento dell'edificio sacro, ma anche al mantenimento di un sacerdote stabile che potesse officiare regolarmente le funzioni religiose.
La costruzione della chiesa si svolse tra il 1727 e il 1730. In quest'ultimo anno si celebrò finalmente la prima messa, segno che l'edificio era stato completato e aveva iniziato a svolgere il suo ruolo di centro spirituale per la piccola comunità del luogo.
Nel 1730 anche la gestione della nuova chiesa fu organizzata: l’edificio e il terreno circostante vennero affidati ai Padri Mercedari del convento di Santa Domenica di Aci Sant'Antonio. Questi religiosi si presero cura della chiesa di Bongiardo fino al 1778. In quell'anno, i Padri Mercedari abbandonarono la gestione dell’edificio, che passò così sotto la responsabilità di una commissione laicale appositamente costituita.
Il XIX secolo Dopo un lungo periodo di trattative e mediazioni, fu finalmente costituito un patrimonio stabile, giudicato sufficiente al mantenimento della chiesa e al sostentamento del clero. Tale sviluppo rese possibile un'importante svolta istituzionale: con decreto del 23 luglio 1810, il Vescovo di Catania riconobbe ufficialmente la chiesa di Bongiardo come filiale sacramentale e curata. Contestualmente, le fu conferita la giurisdizione su un ampio territorio comprendente l'intera contrada di Pisano e parte della frazione di Fleri, rafforzando così il suo ruolo all'interno della struttura ecclesiastica locale. In virtù di questo nuovo status, la chiesa di Bongiardo assunse per lungo tempo il titolo di "chiesa madre" per le contrade assegnate. Questo titolo, pur non comportando un'autonomia parrocchiale piena, conferiva all’edificio un'importanza centrale nella vita religiosa del territorio, e fu utilizzato fino alla seconda metà del XX secolo. La chiesa divenne così un punto di riferimento non solo per le celebrazioni liturgiche, ma anche per le attività sociali, culturali e caritative della comunità.
Il 20 febbraio 1818, la zona fu interessata da un forte evento sismico, noto come il terremoto di Aci Sant’Antonio, che raggiunse una magnitudo stimata di 6.2. Il sisma colpì duramente diversi comuni del Catanese, provocando complessivamente circa settanta vittime. Bongiardo fu solo marginalmente interessata dal terremoto e la chiesa locale riportò danni strutturali di entità contenuta. Nonostante ciò, per ragioni di sicurezza e decoro, furono avviati tempestivi interventi di restauro, che comportarono una spesa di "onze 82 e data ad appalto a Mro. Giovanni Russo".
Nel 1826, a seguito di una riorganizzazione amministrativa del territorio, la frazione di Bongiardo fu ufficialmente aggregata al neocostituito comune di Zafferana Etnea, distaccandosi così dal precedente legame con il comune di Aci Sant’Antonio. Questo passaggio segnò un nuovo capitolo nella storia civile e religiosa della comunità locale, che andava consolidandosi sotto una nuova autorità municipale. Nel corso degli anni Trenta del XIX secolo, si pose la questione dell’individuazione della chiesa che avrebbe dovuto assumere il titolo di chiesa matrice del comune di Zafferana Etnea. In tale contesto, la chiesa di Bongiardo, all’epoca la più antica tra quelle comprese nei nuovi confini comunali, fu candidata a tale titolo, in concorrenza con la chiesa di Santa Maria della Provvidenza, ubicata nel centro urbano di Zafferana. Nonostante la sua rilevanza storica e il ruolo di chiesa madre svolto per decenni nei confronti delle frazioni di Pisano e Fleri, la chiesa di Bongiardo non fu prescelta. Il titolo di chiesa matrice fu conferito, infatti, alla chiesa di Santa Maria della Provvidenza, poiché ritenuta dotata di "quelle prerogative, preminenze e attributi competenti ad una Chiesa Maggiore". Tale decisione fu motivata anche dalla collocazione centrale della chiesa di Santa Maria, dalla sua maggiore capienza e dalla disponibilità di strutture e funzioni liturgiche più articolate, che meglio rispondevano alle esigenze di un comune in espansione.
Il presunto miracolo della Madonna del Carmine Nel novembre del 1841, la chiesa di Bongiardo fu teatro di un evento che la tradizione locale tramanda come miracoloso, accrescendo il legame spirituale tra la comunità e la Madonna del Carmelo. Leonardo Musumeci, un abitante della zona, fu vittima di un grave avvelenamento dopo aver consumato dei funghi raccolti nei dintorni. Le sue condizioni si aggravarono rapidamente, tanto che i familiari, disperando ormai della sua salvezza, decisero di trasportarlo a Bongiardo, presso la chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo, alla quale la comunità era profondamente devota. Secondo le testimonianze dell'epoca, i parenti di Leonardo "gli fecero fare dei voti alla Madonna del Carmine, che si venera nella Chiesa di Bongiardo, e gli fu posto al collo un abitino della medesima. (...) Alla mezzanotte (del giorno successivo) cominciò a star meglio e la mattina, verso le ore quindici, fu alla Chiesa del Carmine per soddisfare il suo voto". Questo episodio rafforzò ancora di più il culto della Beata Vergine del Carmelo a Bongiardo.
Gli interventi di manutenzione del 1846-47