Le Raccolte d'arte dell'ospedale Maggiore sono una collezione artistica di proprietà dell'ospedale Maggiore di Milano, costituita da una serie di ritratti dei benefattori dell'ente ospedaliero, considerata il nucleo principale e di maggior valore, e da altre raccolte di varia natura., attualmente collocate nella sede storica dell'Ospedale, la Ca' Granda, oggi sede centrale dell'Università statale di Milano.
I ritratti dei benefattori Origini e sviluppo storico della raccolta La collezione di ritratti prese avvio nel XV secolo, subito dopo la costituzione dell'ospedale da parte di Francesco Sforza (1456). L'intenzione era omaggiare gli illustri personaggi autori di significativi atti di liberalità verso il nosocomio. La frequenza di tali gesti di gratitudine era tuttavia limitata a coloro che si distinguessero sia per prestigio personale che per l'eccezionalità dei benefici elargiti, economicamente oppure sotto forma di concessioni di ordine politico o religioso..
Diversamente, a partire dal '600 quella del ritratto divenne un'abitudine più diffusa fra le classi sociali più abbienti, e questo si riflesse sulla frequenza con cui l'ospedale concesse questo onore ai suoi benefattori. Non solo, in quegli anni cadde il requisito del prestigio sociale: ad essere ritratti poterono essere tutti coloro, illustri o meno, che avessero reso particolari benefici al nosocomio..
La tendenza continuò nei secoli, tanto che nel 1810 si stabilì che a seconda dell'entità della donazione o dei lascito, si aveva diritto ad un ritratto di diverso prestigio: con 40.000 lire si acquisiva il diritto ad un mezzo ritratto, con 80.000 lire si poteva avere il ritratto a figura intera. Questa venalità da un lato fece prevalere fra i benefattori le intenzioni dettate da convenienza su quelle a scopo di pura liberalità (e lo dimostra la grande quantità di donazioni alla cifra minima necessaria per l'onoranza), ma nello stesso tempo generò un notevole incremento dei lasciti e un conseguente drastico arricchimento della collezione artistica. Un altro effetto di questa politica fu la consuetudine di lasciare somme che consentissero più ritratti, per il benefattore e per i suoi congiunti..
A seguito della prima guerra mondiale, una forte svalutazione e il mancato adeguamento delle cifre previste generarono un ulteriore aumento delle liberalità e quindi dei ritratti eseguiti. Da allora sono stati comunque innalzati e periodicamente aggiornati i requisiti economici per aver diritto al ritratto..
La scelta dei pittori a cui affidare l'esecuzione dei ritratti non fu vincolata prima del XX secolo a nessuna precisa regola: a decidere era il Consiglio, ma si teneva in genere conto anche della volontà del benefattore o dei suoi eredi. Nel 1906 venne istituita un'apposita Commissione costituita da eminenti personalità artistiche lombarde, e ad essa vennero delegate le scelte in proposito. Sedettero in commissione personaggi quali Luca Beltrami, Carlo Bozzi, Ettore Modigliani, Aldo Carpi e Mario Sironi...
La Commissione fu anche incaricata di risolvere l'annoso problema del giusto collocamento delle opere, problema reso particolarmente spinoso dall'enorme incremento di quadri eseguiti a partire dall'inizio del '900. Prima di allora, i ritratti venivano esposti con cadenza biennale nel cortile della Ca' Granda, sede dell'ospedale, in occasione della Festa del Perdono. Ma questa soluzione, oltre a permettere l'esposizione per un solo giorno ogni due anni, divenne col tempo sempre meno percorribile a causa dell'elevato numero di opere e della ristrettezza degli spazi. Papa Pio XI ammonì: «fare i ritratti non basta: bisogna esporli in modo permanente e decoroso, perché siano d'incitamento a donare». Con il trasferimento della sede ospedaliera nelle aree dove sorgono attualmente il Policlinico e l'Ospedale Niguarda, l'amministrazione dell'ente ospedaliero destinò nel 1940 la crociera "Macchio"La crociera "Macchio" è una delle due grandi crociere dell'edificio, costruita in stile neoclassico fra il 1797 e il 1804 a seguito del lascito del notaio Giuseppe Macchio. Vedi all'esposizione della raccolta, nonostante l'infuriare del conflitto. Nel 1942 il nuovo allestimento venne smantellato per motivi precauzionali, salvando la raccolta dal bombardamento che colpì duramente la Ca' Granda nella notte fra il 14 e il 15 agosto 1943. Al giorno d'oggi, non è ancora stata trovata un'adeguata sistemazione per la collezione., che attualmente ammonta a oltre 900 ritratti.
Peculiarità della collezione La consuetudine degli enti ospedalieri di rendere omaggio ai propri benefattori si diffuse nell'Italia settentrionale già dall'epoca medievale: ne sono esempi l'Ospedale Civile di Vigevano, l'Ospedale di Sant'Antonio Abate di Gallarate, l'Ospedale San Giovanni di Torino, l'Ospedale Civile di Alessandria e l'Ospedale di Sant'Andrea di Vercelli. Di minor importanza storica e artistica sono inoltre le raccolte di altri nosocomi d'Italia e d'Europa, quali l'Ospedale di Santo Spirito a Roma o quelli di Spoleto e di Ginevra. La raccolta della Ca' Granda rappresenta tuttavia un unicum quanto a dimensioni, continuità storica ed importanza degli autori presenti..
La quadreria dell'ospedale rappresenta anche un interessante spaccato nella storia della moda e del costume lombardo dei secoli passati, anche a causa dell'eterogeneità di estrazione sociale e ruolo professionale dei personaggi raffigurati. I ritratti costituiscono infine una fonte iconografica unica, anche data l'assenza in Italia di «musei del ritratto» quali le National Portrait Galleries di Londra, Canberra, Edimburgo, Ottawa o Washington, per la conoscenza fisionomica dei protagonisti della storia milanese e lombarda..
Le opere del Quattrocento Tra le opere del XV secolo si segnalano principalmente due grandi tele commissionate nel 1470 all'oscuro pittore Francesco Da Vico (o Di Vico), entrambe commemorative della nascita dell'ospedale: la prima rappresenta i duchi Francesco Sforza, fondatore dell'ospedale, e Bianca Maria Visconti, sua consorte, inginocchiati di fronte a Pio II, con la facciata della Ca' Granda sullo sfondo. La seconda mostra invece il loro primogenito Galeazzo Maria Sforza con la consorte Bona di Savoia, inginocchiati davanti ad un altare nell'atto di consegnare del denaro alla presenza di sant'Ambrogio, sempre con la facciata dalla Ca' Granda sullo sfondo. I soggetti ritratti in questo secondo dipinto non corrispondono però a quanto testimoniato dal contratto stipulato con il pittore, né risulta che i due coniugi abbiano mai elargito all'ospedale denaro o altri benefici; essendo il fondatore e la moglie già morti all'epoca dell'esecuzione, non è da escludere che fossero essi i soggetti ritratti e che alla loro morte il pittore, per ordine superiore o per spontanea piaggeria, abbia modificato i volti in omaggio ai nuovi Duchi..
Le opere del Cinquecento
Fra le opere del XVI secolo è degno di menzione un Ritratto di Marco Antonio Rezzonico della Torre, pervenuto all'ospedale, di cui Rezzonico fu anche consigliere, insieme alla sua intera eredità. Il dipinto era attribuito a Tiziano sulla base della vistosa iscrizione nella parte bassa della tela («Tiziano Vecellio fece in Venezia nel 1558»; un'altra iscrizione, quasi illeggibile, a cui sembra rivolgersi la mano del soggetto, indica nel 1557 la data di esecuzione), ma anche in considerazione del fatto che in una lettera del 1758 in cui i consiglieri dell'ospedale pregavano l'arcivescovo di Milano di portare il loro compiacimento al nuovo papa Clemente XIII, al secolo Carlo Rezzonico, si ricorda che alla Ca' Granda è conservato un ritratto del suo antenato ad opera «del celebre Tiziano». Tuttavia, l'iscrizione si è rivelata posticcia e fu probabilmente questa a trarre in inganno i consiglieri. Il ritratto è stato attribuito da Paolo D'Ancona a Paris Bordon, ma nemmeno questa ipotesi è unanimemente accettata, mentre è certa la contestualizzazione alla scuola veneta del XVI secolo..
Gli altri ritratti del XV secolo, non numerosi, sono generalmente eseguiti a mezzo busto o a mezza figura e presentano le caratteristiche di austerità e semplicità tipiche dell'ambiente culturale e sociale milanese dell'epoca: «un'età che ebbe di mira la compostezza classica di vita»..
Le opere del Seicento Con il XVII secolo e il dilagare della moda del ritratto fra le classi sociali più abbienti si assiste ad un notevole incremento quantitativo della raccolta: un'ottantina di nuovi ritratti entrano nella collezione dell'ospedale. I dipinti appartenenti a questo secolo presentano una certa uniformità stilistica: l'austerità del secolo precedente viene sostituita da un gusto per i costumi sontuosi e per le ricercate ambientazioni di sfondo, tipicamente barocco e spagnoleggiante e fortemente influenzato dalla pittura fiamminga. La formula più seguita diviene il ritratto a figura intera. Fra gli autori a cui l'ospedale si rivolse si ricordano soprattutto Andrea Porta, Fede Galizia, Carlo Francesco Nuvolone, Salomon Adler e Giacomo Santagostino..
Le opere del Settecento Il XVIII secolo fu meno proficuo del precedente sul piano quantitativo (si conservano sessantuno ritratti) e ne fu per molti aspetti una prosecuzione priva di peculiarità stilistiche. All'influsso della pittura fiamminga si affiancò quello della pittura inglese, osservabile soprattutto nella presenza di scorci di vedute urbane e di paesaggi usati come sfondo, caratteristiche comunque non estranee alla pittura lombarda di quegli anni. In questo segmento temporale della raccolta spiccano quattro ritratti di Antonio Lucini e ben dodici di Anton Francesco Biondi, dipinti fra il 1774 e il 1801: gli ultimi due in ordine cronologico manifestano già tendenze neoclassiche e impero..
Le opere dell'Ottocento
Il XIX secolo rappresentò un altro momento di forte incremento della raccolta. Appartengono a questa epoca più di duecento ritratti, a testimonianza di tutte le principali correnti pittoriche del secolo: neoclassicismo, romanticismo, impressionismo e divisionismo.
Il momento più alto del neoclassicismo presente nella raccolta è probabilmente toccato da Ritratto del sacerdote Francesco Bossi eseguito fra il 1821 e il 1822 da Pelagio Pelagi., nel quale «non solo l'artista ha reso a perfezione le esteriori fattezze, ma in quel volto, dai riflessi dorati, è riuscito ad incarnare un ideale di mitezza e di candore»..
Esempi del «primo romanticismo» di Francesco Hayez, costituito da uno «stile neoclassico in cui il colore torna a vivere», sono tre tele eseguite fra il 1816 e il 1823, quando il pittore era ancora giovane ma già accompagnato da una discreta notorietà: si tratta dei ritratti del sacerdote Carlo Calvi, del conte Giambattista Birago e del conte Pietro Francesco Visconti Borromeo..
Del pieno Ottocento, consistenti sono i gruppi di opere di Giuseppe Bertini (ben sette, fra le quali è degno di nota il Ritratto dell'avvocato Giuseppe Calcaterra, dipinto che «racconta, senza fare del contenutismo») e di Sebastiano De Albertis (ancora sette, nelle quali la consueta «spigliatezza impressionistica» con la quale l'autore trattava le sue celebri scene di battaglia lascia il posto ad un romanticismo più austero), come notevoli sono gli apporti di Angelo Inganni, Giuseppe Molteni e dei fratelli Domenico e Gerolamo Induno..
Della corrente più rivoluzionaria del romanticismo lombardo, quella rappresentata da Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e dai primi lavori di Gaetano Previati, non vi è traccia alcuna, a testimonianza di quella scelta di fondo di privilegiare artisti legati ad un verismo contenuto, austero, in linea con la tradizione lombarda e per questo più gradito alle famiglie dei benefattori, scelta che sarà ben più evidente nella politica artistica della Commissione nel secolo successivo..