Il Carnevale di Putignano è una manifestazione che si svolge con cadenza annuale nella Città di Putignano, in Puglia. Nel 2026 è giunto alla sua 632ª edizione. La maschera caratteristica della manifestazione è Farinella, che deve il suo nome all'omonima pietanza tipica di Putignano. La manifestazione è organizzata con cadenza annuale dalla Fondazione Carnevale di Putignano.

Storia

Le origini

Secondo la tradizione, il Carnevale di Putignano risale al 1394, quando le scorrerie saracene sulle coste della Puglia imposero di spostare le reliquie del protomartire Santo Stefano, protettore della Città di Putignano, dall'abbazia di Monopoli verso l'entroterra, per poterle difendere più facilmente.

Putignano venne scelta come meta per il trasferimento: all'arrivo delle reliquie i contadini, in quel periodo impegnati nell'innesto della vite (la cosiddetta propaggine), lasciarono i campi e si accodarono festanti alla processione, abbandonandosi a balli e canti. Ci furono poi alcuni che recitarono in vernacolo scherzi, versi e satire improvvisati. Secondo gli storici, nascevano in quel momento le Propaggini, ancora oggi cuore della tradizione carnevalesca locale ed evento che segna l'inizio della manifestazione ogni 26 dicembre.

Secondo alcuni studiosi, il Carnevale di Putignano affonderebbe le radici negli ultimi secoli a.C., al tempo in cui la città era colonia della Magna Grecia ed erano frequenti i riti propiziatori verso il dio Dioniso. In questo caso, il 1394 rappresenterebbe il passaggio di “cristianizzazione” di una festa pagana già esistente.

Nel '900

È solo nella prima metà del ‘900 che la maestranza artigianale del paese fa il suo ingresso da protagonista nel Carnevale di Putignano, mettendo arte, passione e competenza a totale disposizione del ludico spasso carnascialesco.

Con il tempo, i piccoli carretti sormontati da pupazzi di paglia e stracci, lasciano il posto ai primi carri allegorici dall’anima in ferro e il rivestimento di carta.La sfilata dei carri richiama l’intero paese e diverte tutti i ceti, il Carnevale, non più appannaggio esclusivo dei contadini, chiama chiunque a buttarsi nella mischia: è la festa di tutti. Il trionfo della cartapesta si raggiunge negli anni ’50 con l’introduzione di innumerevoli tecniche lavorative; al filo di ferro e alla carta di giornale inizia ad affiancarsi la lavorazione dell’argilla, facilmente reperibile in loco a basso costo.

Tradizioni e riti Dura dal 26 dicembre al martedì grasso, passando per la caratteristica Festa dell'Orso: il Carnevale di Putignano è un susseguirsi di riti, tradizioni, sfilate e processioni, in un continuo fondersi e alternarsi di sacro e profano. Ne è un esempio il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano e anche delle Propaggini, così come il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate ma anche inizio degli appuntamenti del carnevale dai ritmi più sfrenati.

La Festa dell'Orso La Festa dell’Orso, celebrata il 2 febbraio in occasione della festa cristiana della Candelora, è uno degli eventi più simbolici del Carnevale di Putignano. Radicata in antiche tradizioni precristiane, questa ricorrenza unisce il rito religioso della benedizione delle candele con un "oracolo meteorologico" popolare, secondo il quale se nel giorno della Candelora piove o nevica l’inverno sta per finire, se invece il clima è mite la primavera è ancora lontana.

La rappresentazione teatrale, organizzata dall’Associazione Teatrale Hybris, ruota attorno alla figura dell’Orso, emblema del Carnevale e simbolo di ambivalenza: da un lato, una bestia pericolosa e minacciosa da cacciare; dall’altro, un presagio positivo di rinascita e prosperità legato all’arrivo della primavera. Il rito rievoca l’ancestrale rapporto tra uomo e natura, mostrando come l’Orso, pur spaventando, richiami sentimenti di familiarità e affinità. Questo animale, presente nei miti di diverse culture indo-europee e uralo-altaiche, rappresenta un ciclo di morte e rinascita, simboleggiando la fine dell’inverno con il suo “letargo” e il ritorno della vita con la primavera.

Lo spettacolo, organizzato da oltre 30 anni dall'associazione Hybris, coinvolge circa 50 figuranti tra attori, danzatori, musici e figuranti che interagiscono con due enormi orsi di cartapesta alti tre metri, durante un'azione scenica organizzata in più atti: la caccia, la cattura, il processo, l’uccisione dell’orso e la pronuncia del suo oracolo meteorologico. L’Orso, nella sua veste di bestia primitiva, irrompe nello spazio urbano suscitando terrore e minacciando la comunità. La sua figura rappresenta i mali della società, il pretesto per metterli in pubblica piazza, la trasgressione delle leggi primordiali e l’eterna paura dell’ignoto e del subconscio, a cui si contrappone una reazione collettiva e virile. Il rito drammatico si conclude con un atto simbolico di purificazione e rinnovamento, evocando il passaggio dalla paura al coraggio, dall’inverno alla primavera. Questa rappresentazione teatrale, unica nel suo genere, ha ricevuto riconoscimenti anche fuori dai confini italiani, richiamando spettatori da tutta Europa e rinnovando una tradizione che mescola memoria storica e creatività contemporanea.

I "Giovedì" del Carnevale Ufficialmente il periodo carnascialesco decorre dal 26 dicembre, giorno delle Propaggini, ma è a partire dal 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate, che il Carnevale entra nel vivo. Nella tradizione secolare del Carnevale di Putignano, a partire dal 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate (‘a fést də Sant’Andùun, masckər i sùun), l’avvicendarsi delle settimane è scandito dalla centralità dei giovedì: in tempo di Carnevale, a Putignano i giovedì hanno una loro precisa identificazione di costume e sono storicamente dedicati ai diversi strati sociali della città. Se in passato il giovedì era sinonimo di banchetti e balli in maschera nei sottani del centro storico di Putignano (i cosiddetti jos’r), oggi è sinonimo di dissacrante satira: come si suol dire, semel in anno licet insanire, una volta l’anno è lecito impazzire.

Tra ironia e celebrazione, a partire dalla festa di Sant’Antonio fino alla conclusione del periodo carnascialesco, quando il calendario lo consente, ciascun giovedì è dedicato, in base a un ordine assolutamente immutabile, a:

Monsignori (U sciuvədèiə di mənsignóor) Preti (U sciuvədèiə di prìvət) Monache (U sciuvədèiə di mónəch) Vedovi e vedove (U sciuvədèiə di cattéev) Pazzi, giovani non ancora sposati (U sciuvədèiə di pacciarìdd) Donne sposate (U sciuvədèiə di fémmən accasàat) Uomini sposati, i cosiddetti "cornuti" (U sciuvədèiə di chərnótər)

Il famoso giovedì dei Cornuti, animato dall’Accademia delle Corna, è senza ombra di dubbio il più sentito e folcloristico giovedì del Carnevale di Putignano. Dalle prime ore del mattino un allegro gruppo di uomini si riunisce inneggiando a canti e balli: è il “Cornèo”, il corteo dei cornuti. Alle 6,30 gli allegri figuranti si riuniscono nel Chiostro Comunale per lucidare le proprie corna e far visita al "Gran Cornuto dell’anno", eletto a sorpresa dai membri dell’Accademia: un irresistibile momento goliardico, concluso da una rinfrancante colazione a base, ovviamente, di cornetti. In serata il rituale prosegue in Piazza Plebiscito con l’Ammasso, luogo in cui si raccolgono le corna tagliate: le corna vengono misurate ed eventualmente tagliate per mano di esperti “parrucchieri”. È questo il momento in cui si consuma il tanto atteso, solenne, purificatorio rito del Taglio delle Corna, uno spettacolo davvero esilarante. L’ultimo giovedì del Carnevale di Putignano continua con abbondanti scorpacciate di carne di maiale. Dal 2012 l'Accademia delle Corna conferisce l'onorificenza di Gran Cornuto dell'anno a personaggi distintisi nel proprio settore professionale o sociale per competenza e proattività. La scelta, oltre che a personalità locali, è in alcuni anni ricaduta su personaggi politici o del mondo dello spettacolo, tra i quali: Paolo Rossi, anno 2014 Michele Placido, anno 2016 Vittorio Sgarbi ("in contumacia"), anno 2017 Aldo Patruno, anno 2018 Antonio Decaro, anno 2019 Uccio De Santis, anno 2020 Luciana Littizzetto, anno 2021 Fiorello, con titolo di "Cornuto magnifico", anno 2023 Nunzia Caputo, anno 2024 Antonio Maria Vasile, anno 2025 Una serie di appuntamenti, i "Giovedì" del Carnevale, che intrecciano sacro e profano e ci portano indietro nel tempo. In passato, infatti, proprio questi giorni rappresentavano l'occasione per improvvisare all'interno degli "jos'r", tipici locali (cantine e sottani) del centro storico, balli sfrenati e banchetti in maschera. Oggi tale tradizione viene ripresa e arricchita da sagre, spettacoli, musica e divertimento per le strade del centro storico.

Carri allegorici in cartapesta Tre domeniche prima del mercoledì delle ceneri si allestisce la prima delle quattro tradizionali sfilate dei carri allegorici di cartapesta, rappresentanti il mondo della politica, della cultura o della società. Il fascino dei carri allegorici e delle tipiche maschere del Carnevale di Putignano si basa sull'originalità, la raffinatezza, la delicatezza delle rifiniture della cartapesta ricca di particolari, realizzata con un procedimento che la "scuola putignanese" ha forgiato nel tempo e ha custodito gelosamente, tramandandone la tecnica da generazioni. La lavorazione della cartapesta è uno dei passaggi finali indispensabili nel lungo e variegato lavoro artistico. Il procedimento della lavorazione è un prodigio artistico e tradizionale, che si realizza modellando e plasmando con arte gli strati di carta dei quotidiani ammorbidita dall'usuale colla di farina. La prima fase è quella della creatività, indispensabile per definire l'oggetto da costruire e i particolari del manufatto da realizzare. Prima di tutto si modella una sagoma d'argilla, che poi darà forma e dettagli al prodotto finito. Completata, si passa al calco in gesso, che, come un negativo, conterrà la cartapesta depositata per dare le sembianze alla scultura. A questo punto si esegue una colata di gesso caldo sull'argilla in modo che avvolga tutta la struttura per assumere la forma voluta sin nelle più piccole sfumature. Il gesso raffreddato consentirà il distacco dall'argilla e allora si potrà iniziare con la cartapesta. Per la sua leggerezza e porosità si usa la carta dei quotidiani, imbevuta nella colla composta di acqua, aceto e farina: tagliuzzata in spesse striscioline, viene fatta aderire al calco, unto d'olio per evitare che la cartapesta si attacchi alle parti gessate e per favorire il distacco della cartapesta quando sarà asciutta. A questo punto il manufatto in cartapesta, che ha assunto le sembianze del primitivo modello d'argilla, viene rivestito di cartacemento per darle più resistenza, tenuta e impermeabilità e quindi dipinto con colori idrosolubili. Grazie alla leggerezza dei materiali sono stati creati carri di dimensioni maggiori e con movimenti effettuati, originariamente attraverso leve mosse da uomini.

Più tardi, si è ricorso a movimenti elettromeccanici che hanno reso quasi autonomo e più spettacolare il movimento. Negli ultimi anni, l'innovazione tecnologica ha permesso il passaggio a movimenti elettronici, attraverso il ricorso a computer che guidano l'alternarsi dei movimenti. La struttura dei carri di Putignano è realizzata in ferro, la cui preparazione dura circa quattro mesi.